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TUONI DI BIANCO SILENZIO 

CAPITOLO X: DALLE TOMBE ALLE CULLE



Per aiutare il progetto, http://www.florin.ms/pp.html

https://vimeo.com/139962781
'Daniel in the Island of the Dead' (‘Daniele nell’Isola dei Morti’) Film di Emio Lanini


Bianco Silenzio


                                                                                                 
Scrivere un canto blues
è irreggimentare sommosse
e cogliere gemme dalle tombe.                             Etheridge Knight
                                                                                                  :
E ora fatti il segno della croce: tu incontri cose
che vanno a morire, io cose appena nate.
                                                                                         Shakespeare, Il racconto d’inverno III.iii.115 



Al tempo in cui ne sono divenuta custode nell’anno 2000, da quattordici anni ormai, così appariva il cimitero conosciuto come Cimitero ‘degli Inglesi’. La fotografia che vediamo qui sotto risale a venti anni fa. Al tempo del mio arrivo erano perlomeno già stati piantati due siepi di alloro che nascondevano quanto di peggio l’incuria poteva mostrare, ma al tempo stesso le radici con la loro forza danneggiavano molte delle tombe e la linfa macchiava in profondità il marmo. Il continuo ininterrotto utilizzo di diserbanti per trenta lunghi anni ha allo stesso modo danneggiato i cipressi de
L’Isola dei Morti di Arnold Böcklin ed eroso i basamenti in pietra serena delle tombe. I visitatori, molto critici a motivo di questo, esprimevano disappunto e rabbia per la completa incuria e l’abbandono.   





Molte delle tombe che avevano subito pesanti atti vandalici, giacevano ammassate l’una sull’altra, in particolare le croci intenzionalmente spezzate. L’inquinamento dovuto al continuo intenso traffico che circonda il cimitero al centro di Piazzale Donatello aveva coperto il marmo di una patina nera. Alcune tombe erano state trafugate: tra queste la tomba per Maria Böcklin de 'L’Isola dei Morti'. Siringhe giacevano abbandonate dappertutto, e vi erano tracce di messe nere. Il terreno del cimitero era avvelenato dal trentennale utilizzo di diserbanti e anche coperto da uno strato di ghiaia a scoraggiare qualsiasi forma di vegetazione. Ovunque prosperavano solo pungenti ortiche, e in estate era una sofferenza camminare tra le tombe indossando i sandali. Molto grave era l’erosione sulla collina per il crollo del muro a secco dovuto alle pesanti piogge del 1966, e per la mancanza di apparati radicali atti a sostenerla. Le tombe nei Settori D ed E giacevano pericolanti come figure dell’Isola di Pasqua, in particolare il sepolcro di
THEODORE PARKER (D108). Le recinzioni in ferro battuto erano rotte, attaccate dalla ruggine, o mancanti perché trafugate. Sotto le mura vi erano stati tentativi di suicidio. Era un luogo colmo di disperazione. Un luogo di bruttezza.  

Avendo pubblicato sul Web le notizie relative alle tombe i discendenti e gli studiosi  hanno potuto scoprire il nostro lavoro, alcuni giungendo da luoghi lontani come l’Africa, il Brasile, la Cina, l’Australia, la Nuova Zelanda, aiutandoci con le informazioni e le donazioni per le tombe di
PARKER (D108), DELISSER (B94), CHECCUCCI/GARINEI (E82,86), LYON HERBERT (E48), REID (F71), LUMLEY (E63), GOUGH (A90), LOGAN CAMPBELL (E54), SAVAGE LANDOR (A29) e BARRETT BROWNING (B8). Il Maestro Franco Zeffirelli con una chiamata ha a noi dato il suo supporto, e il Sindaco per la sua sollecitudine ci ha donato strisce pedonali e semaforo dove prima mancavano. Altri hanno incoraggiato il recupero/restauro del giardino, Vieri Torrigiani Malaspina, Anna Porcinai, Katherine Goldsmith, Nicholas Dakin-Elliot, la nipote di Vita Sackville-West. Il giardino è ora traboccante di iris viola, il fragrante giglio di Firenze, di lavanda, rose, papiro, mirto, di fragoline di bosco, di narcisi del giardino del castello di Sissinghurst, e vi crescono le originarie siepi di bosso impiantate a sostituzione di quelle di alloro di epoca più tarda. Un recupero realizzato consultando antiche incisioni e foto. La nostra biblioteca, la Mediatheca 'Fioretta Mazzei' con il suo archivio, nel 2005 è entrata a far parte dello SDIAF (Sistema Documentario Integrato dell'Area Fiorentina). Il Museo Archeologico Nazionale che custodisce il coevo bottino della Spedizione in Egitto e Nubia di Champollion e Rosellini ha creato nel 2007 una mostra sui motivi egizi presenti nel Cimitero degli ‘Inglesi’. Il Gabinetto Viessuex nel 2004 ha tenuto un convegno internazionale sul cimitero,  'The City and the Book III: Marble Silence: Words on Stone, Florence's 'English' Cemetery, e noi nel 2008 un altro convegno, The City and the Book V, The Americans in Florence's 'English' Cemetery, parte della serie di convegni internazionali  The City and the Book, organizzati dalla nostra Aureo Anello Associazione, fondata per sostenere la nostra biblioteca, la Mediatheca 'Fioretta Mazzei, e per il restauro del Cimitero degli ‘Inglesi’. Sono state raccolte 6000 firme a livello internazionale per salvare dal rischio di chiusura il Cimitero degli ‘Inglesi’ di proprietà della Chiesa Evangelica Riformata svizzera allegando poi nel 2011queste firme nella presentazione quell’anno della candidatura per il suo inserimento nel Registro Memory of the World dell’UNESCO. Avevo già parlato del cimitero e dei Rom al convegno del WSIS dell’UNESCO tenutosi a San Pietroburgo nel 2005. Siamo membro fondatore dell’ASCE, Association of Significant Cemeteries in Europa, per la quale ho tenuto molte conferenze sul Cimitero degli ‘Inglesi’ di Firenze, l’ultimo a Cluj, in Romania, e per questo anche parte dell’European Union's Cemeteries Cultural Route. Nel 2011 sono stata invitata a Bruxelles a parlare all’EESC/European Economic and Social Committee sui Rom e il cimitero. Già avevo parlato sui Rom e l’educazione ad Anversa nel 2008, e quest’anno nel 2014 ho parlato, sui Rom di Romania e il cimitero, a Cluj, in Romania. Il Comune di Firenze con Eugenio Giani nel 2006 ha reso omaggio ad Elizabeth Barrett Browning ponendo una corona d’alloro sulla sua tomba, e poi ancora nel 2011con corona d’alloro e Gonfalone, il grande Gonfalone (vessillo) di Giustizia del Comune.



Gonfalone di Giustizia di Firenze alla tomba di Thomas Southwood Smith (C3)

La prima visita di Eugenio Giani, quando il cimitero era ancora un luogo desolato, brullo e tetro dopo trenta anni di avvelenamento del terreno, con le tombe che giacevano precariamente, alcune distrutte e in pezzi, era stata per vedere la tomba di THEODORE PARKER (D108). Obama era appena divenuto Presidente e per lo Studio Ovale della Casa Bianca aveva ordinato un tappeto con le parole di Martin Luther King Jr.: "L’arco dell’Universo Morale è lungo, ma tende verso la giustizia", parole riprese dal sermone di Theodore Parker: "Io non pretendo di comprendere l’universo morale; l’arco è lungo, il mio occhio non può spaziare lontano; non posso calcolare la curva e completare la figura per l’esperienza della vista; posso intuirlo con la coscienza. E per quanto posso vedere sono sicuro che tende verso la giustizia”. Il Presidente Obama avrebbe nuovamente citato queste parole in Sud Africa al funerale di Nelson Mandela. Anni prima, Frederick Douglass, schiavo diventato poi libero, aveva visitato le tombe di Theodore Parker ed Elizabeth Barrett Browning quale riconoscimento per quanto fecero contro la schiavitù. Qui è sepolta anche NADEZHDA DE SANTIS (B58), la schiava nera della Nubia, portata a Firenze nel 1828 a quattordici anni d’età con la Spedizione di Champollion e Rosellini. La sua libertà fu acquistata dallo zio di Rosellini. Ricevuto il battesimo in una famiglia ortodossa russa, muore qui a Firenze trentenne. La sua tomba ne narra la storia in russo in alfabeto cirillico. Qui sepolti sono anche FRANCES TROLLOPE (B80), autrice di Jonathan Jefferson Whitlaw, il primo romanzo antischiavista, e RICHARD HILDRETH (D110), autore del secondo, Archie Moore, or the White Slave. Entrambi copiati poi nel 1852 da Harriet Beecher Stowe nel suo Uncle Tom's Cabin. Il suo libro fu immediatamente tradotto in Rumeno da Theodor Codrescu e stampato a Iasi nel 1853. I Rom, giunti dall’India un millennio prima, hanno vissuto in Romania in schiavitù nei monasteri e al servizio dei nobili sin dal Medio Evo. La traduzione di questo romanzo in Rumeno portò loro la libertà, insieme allo scandalo di un doppio suicidio, quello di uno schiavo posseduto dalla famiglia KANTAKUZIN (D81) e della donna francese che per legge era lui proibito sposare.
  

  


Per il 2012 era accaduto un miracolo. Credo intensamente che la ricerca e il restauro debbano essere condotti simultaneamente e approfonditamente. E anche umanamente, secondo  il principio di Jeremy Bentham del 'bene più grande per il maggior numero possibile', come mi è stato insegnato nella scuola anglicana della mia infanzia. I Rom di Romania, che appartengono alla più grande e povera minorità d’Europa, hanno per più della metà restaurato il cosiddetto Cimitero degli ‘Inglesi’di proprietà della Chiesa Evangelica Riformata svizzera, ed il suo giardino. I visitatori del cimitero da ogni parte del mondo non si mostrano ora più critici ma si prodigano in elogi su come sia ben tenuto e curato. Raccontare la storia di come questo è avvenuto è un altro miracolo. Questo educa i visitatori sciogliendo pregiudizi e paura, che si tramutano in apprezzamento e gioia, inducendo inoltre a trarre rapidamente delle analogie. Se sono Americani, richiama loro alla mente l’Abolizione della Schiavitù e il movimento per i Diritti Civili; se Canadesi, Americani, Brasiliani, e Australiani, la Generazione Rubata dei nativi; se Europei l’Olocausto, se Sudafricani persino l’Apartheid, se Israeliani i Palestinesi. Questo Cimitero - questa piccola isola molto cosmopolita, un sogno di una Lega delle Nazioni, una sorta di Nazioni Unite, fitta di tombe il cui tema è ‘la speranza’ (
NADEZHDA DE SANTIS/ B58, HOPE HAYWARD/ B93, REGINALD ROUTH/ E25, tra le altre) - cancella i crimini contro l’umanità. Un mio vecchio studente a Princeton era stato prescelto come custode dell’eredità culturale degli Hopi, delle loro tradizioni sacre. Il suo popolo crede che la sacra mesa ed i suoi rituali siano il microcosmo dell’universo. Questa è la loro responsabilità morale verso il cosmo. Gli antichi egiziani sognavano un Paradiso come un giardino di cui prendersi cura. Signore anziane mi hanno raccontato che quando erano bambine fragoline di bosco crescevano nel Cimitero degli ‘Inglesi’. Oggi subito dopo aver smesso l’utilizzo dei diserbanti le fragoline sono rispuntate. Un giardino può essere un microcosmo, una visione di sogno. Così può essere un cimitero. È il ‘campo di Dio’ in inglese, un ‘camposanto’ in italiano. Sebbene sia un cimitero protestante, spesso i visitatori, Ortodossi e Cattolici fanno il segno della croce nel varcarne la soglia e nell’uscirne.  




È
a partire dal 2001 che i Rom di Romania iniziano a giungere a Firenze. I Rom Jugoslavi erano già qui, profughi della loro devastante guerra. Io sono fuggita in Italia quando i vescovi anglicani hanno sottratto al mio convento ed alle suore che vi vivevano, che avevano venduto della terra per la costruzione di un ospedale, due milioni di sterline. I vescovi protestanti inglesi, che vivono nei palazzi ed hanno lo chauffeur, hanno avuto il chiostro, le celle, inclusa la mia, la cappella. Hanno demolito e secolarizzato il resto delle costruzioni perché fossero vendute per denaro. Così mi sono trovata in esilio. Mi sono ritrovata a vivere in una stanza senza riscaldamento nelle colline sopra Firenze, camminando a piedi. Una volta al mese venivo a Firenze per ritirare in banca la mia piccola pensione. Un giorno, nella strada appena uscita dalla banca, una Rom jugoslava di dieci anni ha cercato di derubarmi. Presa dal panico ho detto in inglese ‘questo è male’. Sollevata un secondo dopo di non aver detto ‘tu sei il male’. Rendendomi poi conto che quanto aveva cercato di rubare era infinitamente molto meno rispetto a quanto i vescovi avevano già rubato. Guardando nei suoi occhi impauriti, ho compreso e riconosciuto che era mia sorella. È quel giorno che ha avuto inizio la mia amicizia con i Rom, dissipando la paura che avevo avuto nei loro confronti. Quella sera ho menzionato questa storia nella lista di discussione Thomas Merton. Chesko ha risposto, dicendo 'Sono felice che tu sia stata gentile con la mia piccola sorella', e continuava spiegando che sarebbe stata sicuramente picchiata se non avesse rubato. La sua famiglia aveva bisogno del suo aiuto per la propria sopravvivenza. Anche dicendo che lui, Rom, era giunto in America dalla Cina a venti anni per essere monaco certosino, era poi stato eremita, per infine sposarsi. Gli zingari con la loro lingua, il Romanì, sono veramente cittadini del mondo, sono globali, non hanno, tuttavia, un esercito, un Paese, o diritti civili. Attraverso l’iran e la Turchia  sono emigrati dall’India, mille anni fa. La loro lingua, il Romanì, deriva dal Sanscrito, ed ha in sé influssi Persiani e Turchi. Dotati di grande manualità, con rigide norme sull’igiene personale, ovunque vadano sono, tuttavia, temuti e rifiutati, forzati ad un’atroce povertà, loro negando un tetto, acqua, luce, riscaldamento.  


Hedera è stata la nostra prima madre Rom rumena. Nel 2001 la incontravo nella piazzetta nei pressi della Casa di Dante vicino alla Chiesa della Badia Fiorentina. Le donavo cartoline fiorentine e pane benedetto della Messa dei Poveri della Badia. Hedera ha poi iniziato a venire alla Messa dei Poveri, arrabbiata, spaventata. Quando Robert è nato, me lo ha messo in braccio, tutto avvolto in fasce. Quando era nuovamente incinta ho per lei realizzato una culla a dondolo.



Quando Leonardo è nato, non appena lei e il suo bambino sono usciti dall’ospedale, con  suo marito sono venuti qui al cimitero fermandosi, però, davanti al cancello, senza entrare. Io ho portato la culla fuori per loro. Hanno sorriso nel vederla, ma non hanno potuto prenderla perché vivevano in un campo dove non c’era sufficiente spazio. Poi, quando Leonardo aveva solo otto giorni, il giorno di san Lorenzo, nel mezzo di una tremenda tempesta, Andre, suo marito, ha telefonato perché la polizia sotto la fitta pioggia li aveva scacciati dal deposito abbandonato dove stavano con il piccolo. Sono andata alla Badia sotto un grande ombrello per persuadere Hedera a venire a casa con me con il bambino. Lei mi spiegava che sarebbe stato troppo pericoloso portare un bambino non battezzato in un cimitero. Mentre camminavamo passando oltre il Duomo pensavo: ‘potremmo entrare e chiedere a un sacerdote di battezzare il bambino?’ Ma, ben sapevo, purtroppo, nel profondo del mio cuore, che nessun sacerdote avrebbe fatto questo. Così, ho detto ad Hedera ‘Sarò io a battezzare questa sera questo bambino’. Sapevo dal Diritto Canonico che chiunque, e non unicamente il sacerdote, poteva somministrare il battesimo, questo sacramento dei sette dei cattolici, e dei due dei protestanti. Con anche Andre presente, abbiamo battezzato il pacifico Leonardo avvolto in fasce al ‘tavolo della preghiera’ nella mia cella, con l’acqua e la Santa Trinità, nelle parole del rito battesimale includendo ‘Ortodosso’ come pure ‘Cattolico’. Quella settimana ho dormito sul divano mentre questa giovane coppia con il loro bambino è stata accolta nella mia stanza.



Leonardo


L'
Alleluia' era la ninnananna che Hedera cantava per Leonardo e accanto a lui sul letto disponeva delle icone. Era come essere in Paradiso. Un giorno ha così raccontato: 'Egli era così povero che nacque in una stalla con gli animali, con i cavalli. La gente era affamata, e lui ha dato loro pane e patate. E gli invidiosi lo hanno ucciso’. Questo il Vangelo nello stile Romanì. Hedera non sapeva leggere ma spiegava che gli anziani che non lavoravano più in famiglia erano soliti raccontare delle storie. E queste erano le storie che raccontavano. Andrè mi ha detto che sua madre sapeva leggere e che leggeva la Bibbia piangendo nel cuore della notte. La mia collega italiana li ha aiutati con la burocrazia e ad ottenere i documenti per poter far ritorno in Romania. Ma non prima che tutti, cugini e fratelli, avessero riparato con maestria e a regola d’arte metri del muro a secco crollato. Hanno dapprima pulito tutto, poi, nel tempo di due ore - con le donne, che tenevano i bambini a turno, e dirigevano gli uomini (fratelli e mariti) che si lanciavano le pietre l’un l’altro e le posavano afferrandole - hanno formato il muro. Quelle pietre che furono parte delle torri Ghibelline dell’orgoglio e dello spargimento di sangue, usate poi nelle mura merlate alla guelfa della città ad opera di Arnolfo di Cambio per la difesa comune e la pace di Firenze. Sin da allora, con dodici anni trascorsi, la collinetta si è conservata perfettamente senza mai franare, ed ora abbiamo raddrizzato e consolidato le tombe cadenti dell’Isola di Pasqua, inclusa la tomba di THEODORE PARKER (D108). In cambio di questo prezioso lavoro ho aiutato Hedera ed Andre ad acquistare la loro casa a Buzau in Romania.  

Prima che potessimo completare il muro a secco è giunto l’ordine di fermarci. I Rom di Romania erano allora clandestini. Io potevo finire in prigione perché davo loro lavoro. Inoltre ho chiesto al priore della Basilica di San Lorenzo riguardo al battesimo del bambino Rom, che a sua volta ha chiesto in Curia. Ne è nata una lunga discussione. Loro non avrebbero battezzato Leonardo è stata la risposta. Perché genitori poveri, perché la madre era analfabeta, perché erano Ortodossi rumeni profondamente devoti, non sarebbero stati in grado di allevare il bambino nella fede cattolica. Sacramentalmente, concordavano, il battesimo era valido, ma non era legale. Non ci sarebbe stata nessuna registrazione. Agli occhi di Dio sì; agli occhi degli uomini, no. Io ho dovuto promettere di non farlo più. Ma ho registrato Hedera che cantava l’'Alleluia' al suo bambino. Anni più tardi ho dato quella registrazione in MP2 a RaiUno per la loro trasmissione sugli eremiti della Domenica di Pasqua del 2008 e ne è divenuta la musica di sottofondo per la Messa dei Poveri alla Badia. Abbiamo anche cercato di insegnare ad Hedera l’alfabeto e lei ha scritto il Padre Nostro, apprendendo a scrivere le lettere ma non comprendendo che le lettere sono suoni, che costruiscono blocchi per le parole. Che la parola è un insieme di suoni. Le abbiamo anche insegnato la marmorizzazione della carta donandole il kit del materiale, poi acquistando la bellissima carta da lei marmorizzata che ci veniva spedita dalla Romania.


  
Nadia, Leonardo, Robert in Romania con la nostra culla.        Con Hedera e Andre                              



Il 'Padre Nostro' di Hedera

Dopo Hedera, la nostra altra famiglia Rom è stata Doina, suo marito, e Stefano, il loro bambino. Ora sapevamo che non potevamo dare lavoro ai Rom se non desideravamo vedere l’interno di una prigione. Doina è venuta da me, con ancora al polso il braccialetto dell’ospedale, cercando di dirmi che il suo bambino in ospedale le era stato sottratto. La storia era così strana che ho avuto molte difficoltà a crederci. Quando è nuovamente venuta da me le ho chiesto di quale ospedale si trattasse. Sono così andata a trovare Stefano allora già di quattro mesi per scoprire che era sul punto di essere dato in adozione. Abbiamo fatto incontrare Doina e Luca, suo marito, con dei giovani avvocati, ed io sono andata con loro al Tribunale dei Minori, avendo ad entrambi insegnato la sera prima a scrivere i loro nomi. Il giudice, una donna, avendo ascoltata la storia raccontata da noi e dall’Assistenza Sociale, ha deciso che il bambino dovesse tornare con i suoi genitori. Avevamo già trovato il necessario ovetto, gli indumenti, i soldi per il Titolo di viaggio, e i biglietti così che potessero far ritorno con Stefano in Romania. Uscendo dal tribunale siamo andati con loro direttamente in ospedale e poi con l’autobus alla stazione. Per tutto il  tempo Luca ha continuato a baciare Leonardo che stava nel suo ovetto. La foto da loro inviataci tempo dopo dalla Romania ci mostra il più curato e bel bambino, radiosamente felice, completamente diverso dall’inespressivo neonato istituzionalizzato che avevo visto in ospedale.




Stefano, Buzau

Già prima avevamo aiutato Hedera a non perdete i suoi due bambini che rischiavano di esser loro sottratti dall’Assistenza Sociale. Abbiamo finora salvato 28 bambini Rom che sono ora con i loro genitori. Togliere i bambini alla loro gente è una forma di genocidio, ‘la generazione rubata’ dei nativi in Canada e in America, degli Aborigeni in Australia. Bambini privati dei loro genitori, della loro famiglia, della loro lingua, della loro cultura e delle loro capacità di sopravvivere ecologicamente. Noi diciamo che loro rubano i nostri bambini. La verità è che noi rubiamo i loro. Per prevenire questo rischio li aiutiamo con i documenti necessari e le foto (utilizzando la stessa macchina fotografica,  presa in prestito, con la quale documentiamo il restauro delle tombe). Procedure che questi genitori analfabeti non riuscirebbero altrimenti a gestire, o non potrebbero permettersi. Abbiamo realizzato sedici culle, tenendone una in biblioteca per illustrare il progetto e qui utilizzata quando c’è con noi un bambino durante la Scuola di Alfabetizzazione. Tutte le altre sono usate dalle famiglie che hanno fatto ritorno in Romania. Una l’ho inviata a Philadelphia per il mio nipotino Luca. Una è andata in Islanda per un altro bambino.

Questi bambini non piangono quasi mai, sentendosi sicuri in quel mondo che è frutto di saggezza ancestrale. Sono fasciati, cullati, tenuti in braccio, allattati, si cantano loro ninne nanne. Ed è una gioia stare con loro sotto lo stesso tetto. Anche i loro genitori rendono una stanza bella, tengono tutto pulito - Hedera ha così tanto pulito la nostra padella fino a togliere il rivestimento in Teflon! La cortesia dei Rom nasce dal fatto che pensano più agli altri che a se stessi, ti leggono nel pensiero su quanto deve essere fatto e agiscono prima che venga loro chiesto. In loro predomina l’emisfero destro del cervello, vivono nel momento presente, il passato ed il futuro sono troppo terribili per pensarci. Hanno vissuto la schiavitù dal Medio Evo e fino all’Ottocento - per un tempo più lungo che per i neri in America -  poi l’orrore dei Gulag in Ucraina, e l’Olocausto, senza alcuna forma di riparazione. Tutto questo ha fatto dimenticare, i bellissimi amati colori, la musica, la danza, le celebrazioni per i funerali, i matrimoni, i battesimi.



Marcella, Vandana, Maria


Modelle per gli artisti


Successivamente, Vandana, sua madre, sua sorella, e sua cognata si sono occupate del giardinaggio. Nello stesso tempo abbiamo persuaso i giardinieri responsabili della cura del cimitero di smettere l’utilizzo dei diserbanti. Vandana e sua sorella hanno anche realizzato assieme a me gli scaffali per la biblioteca e un’altra culla. Con il lavoro di giardinaggio di Hedera e della sua famiglia loro hanno acquistato il terreno per edificare una casa, spiegando che vivevano in dodici in una sola stanza senza finestre. Abbiamo loro chiesto di farci vedere dove vivevano, invece, all’Osmannoro e abbiamo visto le cinque stanze che avevano costruito per sette persone, due di loro sposate. Il cibo, che consumavano su un tavolo all’aperto, pendeva dai rami di un albero, così come l’acqua per la doccia e per bere.



Osmannoro

Più tardi la polizia ha demolito quella solida baracca perché inidonea come abitazione. Nella nostra biblioteca, la Mediatheca 'Fioretta Mazzei', siamo circondati da foto dei Rom a Firenze, Bologna e in Romania. Le foto sono di Karen Graffeo, la cui famiglia è stata fotografata da Walker Evans per il libro di James Agee Now Let Us Praise Famous Men.



Karen Graffeo è anche amica dei Rom musulmani giunti qui prima dalla Jugoslavia. Karen con l’aiuto di questi Rom ha creato due chuppa per il matrimonio di ebrei americani, i quali hanno ricamato con filo d’oro su seta bianca i nomi dei loro antenati, e una sposa, quando gli è stato detto che sono stati i Rom musulmani a ricamare i nomi per la chuppa ebraica insieme ad una suora cattolica che ha disegnato le lettere, ha detto ‘Bene, questa è credo la pace mondiale’!


Intanto nel 2007 i Rom di Romania sono diventati cittadini europei. Non sarei più dovuta andare in prigione se avessi dato loro lavoro. Tuttavia questo non mi era ancora permesso. Non potevo assumere chi non aveva una fissa dimora e non era assicurato. Lo Statuto della nostra Aureo Anello Associazione scritto dal nostro avvocato permette l’attività economica tra i suoi membri. La soluzione è stata così quella di far diventare i Rom membri dell’associazione  costituita per la biblioteca e per il cimitero. Così i Rom sono diventati lettori della biblioteca e restauratori del cimitero. Molti nello scrivere il proprio nome nel libro soci, facevano questo per la prima volta, ponendo la propria firma accanto a quella di nobili discendenti inglesi e di studiosi internazionali. 




Tutti i nostri soci hanno accettato questo. Paghiamo l’assicurazione per loro. Molti dormono ancora in strada e non hanno una fissa dimora. Il nuovo sistema con i Voucher permette loro ora di lavorare legalmente. Mi è permesso di dare alloggio ad una sola persona, al massimo tre in una famiglia che lavora nel cimitero se c’è un’emergenza con un neonato, e fino a quando essi non ottengono il certificato di nascita necessario per il rilascio del Titolo di Viaggio dal Consolato Romeno per poter far ritorno a casa con il bambino. Senza un’abitazione idonea il bambino sarebbe loro sottratto dall’Assistenza Sociale, e mendicare con il bambino in strada per la propria sopravvivenza significherebbe rischiare la prigione.

L’anno successivo, nel 2008, Vandana è ritornata in Italia con il marito, Daniel-Claudiu. Ho trovato la cosa strana, perché aveva affermato di non essere sposata e noi sappiamo, invece, che i Rom si sposano molto giovani. Si erano infatti sposati giovanissimi. Mi ha spiegato più tardi di aver mentito perché pensava che non avrei approvato. Sottopongo i Rom ad una prova, assegno loro un compito, e se è ben eseguito a questo segue un lavoro vero e proprio. La Syracuse University desiderava il restauro delle quattro tombe dei conti
MARIO E  GIOVANNI GIGLIUCCI e delle loro mogli inglesi EDITH MARGARET E CHARLOTTE SOPHIA GIGLIUCCI (C19-22). Ho chiesto a Daniel, che è il nipote del miglior fabbro del rame nella sua parte della Romania, di eseguire il restauro conservativo delle recinzioni in ferro attaccate dalla ruggine. Daniel ha eseguito questo lavoro manualmente, raschiando via tutta la ruggine, anche portando alla luce i pomelli decorativi in ottone. Il nostro restauratore, Alberto Casciani, ha poi suggerito due mani di antiruggine e due mani di vernice, e per l’ottone la lucidatura. Il lavoro è stato eseguito in modo eccellente ed a questo è seguito un contratto di lavoro con il nostro commercialista. Ho dato a Daniel la mia levigatrice elettrica e durante l’estate ha eseguito il restauro conservativo di tutte le recinzioni in ferro battuto del cimitero e anche le tombe con parti in ghisa. Tra le molte, le quarantuno che si possono vedere in PowerPoint , e qui di seguito in ordine alfabetico le immagini di alcune prima e dopo l’intervento: AGUET (D17), CROSBIE (A20), DELLA TORRE (E97), FIERZ (D3), GILLES-GERMAIN (AB14), GIGLIUCCI (C19-22), GOLIKOVA (F9), GRAY (E40), HARRIS (E36), JARVES (C5), DENNIS (D111), KELLETT (B111-113), TOD (C32), KOEMMETTER (D153), LEMMI (F33), KLEINKAUF/MACDONELL (B96-B97), D'OUSSOW (B12), POWERS (B32), le tombe dei figli di POWERS (E56), ROSE (E43), REBESOV (E18), ZUKOVSKY (D36), BERNOVA (D78), WOOD (A98), MEYRVEIS/MEJEAN (D140-142), TRINGHAM SMITH (E23), VIDLER (E42), MORGAN (A96), UNKNOWN (E106), WITAL (D125).  Immediatamente il cimitero ha cominciato ad avere un aspetto migliore. Daniel e Vandana che vivevano fuori Firenze, dove con altri Rom avevano costruito delle baracche, andavano avanti e indietro dal lavoro con l’autobus. Il primo maggio hanno persino fatto ritorno alla loro baracca con la mia bicicletta perché gli autobus non circolavano. Era illegale per loro vivere sotto il nostro tetto. Daniel e Vandana hanno realizzato una culla per il loro bambino che doveva ancora nascere. 





Nello stesso periodo un giorno i carabinieri costringono con le minacce Vandana a salire nella loro macchina, che in seguito a questo partorisce prematuramente. A questo punto gli svizzeri a cui il cimitero appartiene hanno permesso che Vandana e Daniel con la piccola Gabriela stessero con noi. Sono stati accolti nella mia cella, mentre io dormivo di nuovo sul divano, come prima era accaduto con Hedera, Andrè e il piccolo Leonardo. Daniel ha così portato a termine il lavoro di restauro del ferro battuto. Ho denunciato la loro presenza in questura come richiesto dalla legge perché tutto fosse legale. Si sono mirabilmente presi cura della piccola Gabriela, così come hanno fatto Hedera e Andre con il piccolo Leonardo. Io mi svegliavo molto presto per la recita dell’Ufficio delle Ore e trovavo Daniel alle quattro di mattina in cucina a riscaldare amorevolmente il latte per la bimba nata prematura. Vandana e Daniel studiavano e leggevano libri in biblioteca, e nel tempo in cui sono stati qui hanno anche realizzato dei libricini in quattro lingue, Romanì, Rumeno, Italiano e Inglese, corredati dai disegni di Daniel. Un dizionario Romanì, un libricino sulla costruzione delle case, un libricino sui pannelli solari, e un libricino sulla salute, che poi  abbiamo stampato con il mio computer. Questo è il disegno di Daniel nel Dizionario in Romanì per la parola Chiesa in lingua Romanì, Rumeno, Italiano e Inglese:


Cangheri,
Biserică, Chiesa, Church
. 



Daniel ha poi disegnato sul tavolo della nostra biblioteca il progetto per la casa che desiderava costruire con quattro finestre e tre stanze.




Desiderando sapere se le loro storie fossero vere, Karen Graffeo ed io siamo andate in Romania e qui abbiamo scoperto che era tutto vero. A Buzau abbiamo visitato la famiglia di Daniel e Vandana, e davvero in dodici dormivano in un’unica stanza senza finestre, e il cavallo stava nella sua stalla accanto a loro. Ci hanno offerto delle patate ciascuno dal proprio piatto, semplicemente delle patate bollite, cotte a metà sul fuoco all’aperto. Così la storia ('Egli era povero ed era nato in una stalla con gli animali, con i cavalli. La gente era affamata, e lui ha dato loro pane e patate. E gli invidiosi lo hanno ucciso'
), che Hedera ci aveva raccontato, con il cavallo e le patate, ha acquisito una nuova più profonda dimensione. A Ramnicu Sarat siamo andate a far visita anche alla vedova Constantsa, vedendola prendersi cura di dieci bambini in una casa malridotta in cui entrava acqua dal tetto. Abbiamo visto la bella casa di tre stanze di Hedera, sogno che noi abbiamo reso possibile, senza che ella vivesse più in una baracca. In Buzau abbiamo fotografato la sorella di Vandana e il cognato tenere in mano la foto della piccola Gabriela in un campo fiorito, la terra che avevano acquistato per costruire la casa.




Quando sono ritornati a casa, Daniel, sua madre, sua moglie, e i suoi suoceri, hanno costruito i muri.  






L’anno successivo, il 2009, è stato un disastro. Era sorta una gelosia crudele e razzista, e ci veniva proibito di far venire i Rom. Avevano un grande bisogno di lavorare per avere le risorse necessarie per realizzare il tetto, i muri della casa sarebbero altrimenti stati danneggiati. Noi eravamo 'in cantiere', il cimitero era stato chiuso mentre venivano costruiti i nuovi loculi per accogliere urne cinerarie. Vandana, sua sorella, e Daniel-Claudiu venivano comunque, arrivando fino al cancello. Un ricattatore aveva trattenuto i loro passaporti e prima di riaverli indietro avrebbero dovuto pagare € 300,00. Nei giorni in cui gli italiani non lavoravano ho fatto ricostruire a Daniel il sentiero distrutto dall’erosione della collina terrazzata lungo le tombe dei russi e dei rumeni. Per questo lavoro ha ricevuto un compenso di € 300,00 per poter riavere i loro passaporti e far ritorno a casa. Daniel è riuscito ad identificare le tombe dei due nobili rumeni poste sul sentiero, quella di
JOAN KANTAKUZIN (D81), e quella di POLYDORE VENTURA (D83), che avevano posseduto degli schiavi Rom fino alla pubblicazione di Uncle Tom's Cabin in Rumeno. Il tetto della casa non è stato realizzato quell’anno. Ho invece inviato loro del denaro perché potessero proteggere i muri con della plastica.


L’anno successivo, nel 2010, Viscount Gough ha voluto il restauro della tomba di una sua quasi antenata,
SARAH ELISABETH GOUGH (A90). La tomba era annerita con un grosso pezzo mancante. Ne ho predisposto il restauro chiedendo l’intervento di Alberto Casciani, uno dei migliori restauratori di Firenze, il quale ha preso Daniel come suo apprendista, insegnandogli a come eseguire l’intervento di pulitura e a come realizzare il calco del lato opposto integro da riprodurre, per riempirlo poi con polvere di marmo e resina epossidica. È oggi quasi impossibile dire quale sia la parte restaurata e quale l’originale. Alberto Casciani per il restauro della sola tomba aveva richiesto € 3.000,00. Daniel, che ha ricevuto solo € 300,00 di quella cifra, ha insistito per restaurare le colonne in marmo e la recinzione in ferro, con un ripristino completo della tomba. Si veda la documentazione in PowerPoint di questo progetto. Una tomba russa per ELIZAVETA PAVLOVA FROLOVA (A74), accanto a questa, è ancora coperta da un patina nera, e la differenza tra le due è quella che esiste tra il giorno e la notte. Immediatamente dopo Daniel, con un apprendistato per la conservazione e il restauro del marmo, tomba dopo tomba ha continuato con le operazioni di pulitura di tutti gli altri monumenti nel cimitero. Nel frattempo altre famiglie hanno preso parte al nostro progetto. Margarita si occupava del lavoro di giardinaggio e veniva a fare il bucato così che il figlio potesse frequentare la scuola edile con i vestiti puliti. Le abbiamo chiesto di farci vedere la sua baracca, che aveva fatta costruire ad un altro Rom con il pagamento di € 50,00. Era inaccettabile come abitazione. Per la mancata rimozione dei rifiuti  tutt’attorno i serpenti strisciavano nell’erba e dappertutto saltavano i ratti. Margarita per tagliare l’erba e proteggere la sua famiglia tenendo lontani i serpenti prendeva in prestito la nostra falce.  





Ho chiamato l’Ufficio del Sindaco di Sesto Fiorentino chiedendo il perché non ci fosse la rimozione dei rifiuti. E la risposta che ho ricevuto è stata che 'loro’, i Rom, ‘non lavorano’. Loro non pagano le tasse. Noi non rimuoviamo i loro rifiuti'. Ma per la legge italiana non è loro permesso di lavorare, a loro è solo permesso di mendicare. Poi l’Osmannoro, il campo dove erano state Hedera e la sua famiglia, e Vandana e la sua famiglia, è stato raso al suolo dalla polizia nel giorno più freddo dell’anno, così Margarita e la sua famiglia sono stati costretti a vivere in strada nei pressi della Santissima Annunziata. E così anche Lupascu Copalea ammalato di TBC e la sua famiglia. Nicolae, che chiedeva l’elemosina fuori dal nostro cancello, e la sua famiglia dormivano, invece, vicino alla stazione di Santa Maria Novella. La polizia ha loro sottratto le coperte nelle notti più fredde dell’anno per scoraggiare in tutti i modi la loro presenza a Firenze.  


Ho iniziato la Scuola di Alfabetizzazione per queste famiglie l’estate in cui Lupascu insegnava loro sotto la croce al centro del cimitero vicino alla tomba di
THOMAS SOUTHWOOD SMITH(C3) con il suo epitaffio sulla necessità di aria fresca e luce nelle case dei poveri. La famiglia di Lupascu, che è composta di 28 persone, vive a Constantsa in due stanze senza finestre, e molti sotto quel tetto, bambini e adulti sono ammalati di TBC. Ho ora pagato perché avessero una finestra nella loro casa. Le finestre sono più economiche e molto meglio degli ospedali e delle medicine.
 

 


                                                                                                               

                                                                                                                    Lupascu, Gheorghe, Mihai

Il fratello di Margarita, Gheorghe, e suo figlio sedicenne Comitet hanno restaurato tre tombe italiane distrutte da atti vandalici - un ripristino ritenuto impossibile dai restauratori italiani - facendo con cura combaciare i pezzi servendosi delle lettere delle iscrizioni, una in russo (
A55), le altre due, svizzere (B13, A99), così permettendoci la trascrizione di ciascuna iscrizione e l’identificazione delle tombe che prima pensavamo sarebbero per sempre rimaste anonime. Sia Gheorghe che Comitet sono analfabeti. Gheorghe con i suoi guadagni aveva acquistato della terra e una casa diroccata. L’Assistenza Sociale a Buzau minacciava di sottrarre loro i bambini per le condizioni della casa. Il suo lavoro per noi gli ha consentito di riparare la casa e salvare i suoi tre figli.  

  

Aurica di Buzau possiede della terra ma la sua casa è crollata a causa delle infiltrazioni d’acqua che ne hanno danneggiato i muri. Il tetto mancava delle grondaie che avrebbero dovuto proteggerli. Sebbene in questo terribile stato i muri venivano con cura imbiancati ogni Pasqua. Daniel ha scritto un libricino in quattro lingue su come costruire meglio le case, utilizzando questa immagine. Il nostro sogno è che questa famiglia – le donne e i bambini partecipano alla scuola di alfabetizzazione - riescano ad avere abbastanza risorse per ricostruire la loro casa, invece che mendicare per le strade di Firenze.





Nicolae di Ramnicu Sarat e Bancuta di Iasi curavano a turno il giardino, Margarita e la sua famiglia, spaventati dalla minaccia di finire in prigione, hanno fatto ritorno a casa lasciando piazza Santissima Annunziata. La demolizione della loro baracca all’Osmannoro aveva bloccato Comitet, che non ha più potuto continuare a frequentare la sua scuola di formazione.


Immediatamente dopo aver pulito la tomba di
SARAH ELIZABETH GOUGH (A90) Daniel ha anche pulito quella di Sir DAVID DUMBRECK (A48). Robin Dumbreck ci ha inviato le foto a colori delle medaglie che egli aveva guadagnato in Crimea come responsabile degli ospedali da campo dove operò Florence Nightingale, medaglie che lo scultore prese in prestito dalla vedova per scolpirle nel bianco marmo.


   
Sir David Dumbreck Commander dell’Ordine di Bath Medaglia di Crimea con 4  fermagli                      Medaglia turca, Crimea               Ordine di Medjidie

 

In quell’anno, 2010, Daniel, sotto la supervisione di Alberto Casciani, ammirato e stimato restauratore, ha eseguito gli interventi di pulitura sulle tombe di
GOFFREDO BETTINI (A61), ROBINA WILSON CAVALCANTI (A3), Captain JAMES CHUTE (B14), PHILIPINA SIMONA CIAMPI (F27), ARTHUR HUGH CLOUGH (F8), SAXON COCKER (F1), Major MICHELANGELO GALEAZZI (A77), JAMES LORIMER GRAHAM (E12), ELIZABETH DAUBENEY (F3), ROBERT DAVIDSOHN (C1), SEVERINUS GOEDKE ZIMBOWSKY (F7), JEAN DAVID MARC GONIN (il primo seppellimento nel Cimitero, C106), FANNY HOLMAN HUNT (B9), ANNE SUSANNA HORNER (A15), LOUISA FLORENCE LOWE (B122), MARIA MERCADANTI (D52), CESARE PAGANINI (B23), EDWARD PORTEUS (B65), HELEN FLORENCE OLDHAM (scolpita da HIRAM POWERS, B101), GYULA PULSZKY (A60), Revd GEORGE ROBBINS (E101), HARRIET ROBBINS INGHIRAMI (F21), GEORGINA SLOPER (B102), ELEANOR AUGUSTA TULK (B103), Principessa LAURA TEMPLE BOWDOIN PANDOLFINA (E141), SOPHIA TENNANT (D18), AUGUSTUS WALLIS (A64), CHRISTOPHER WEBB SMITH (A14), MARY YOUNG (A6), come la pulitura della tomba di SARAH ELISABETH GOUGH (A90) e Sir DAVID DUMBRECK (A48), per un totale di 30 grandi tombe in marmo. Il progetto per il restauro della tomba di EDWARD PORTEUS (B65) ha ricevuto i fondi dal Waterloo Committee per una somma pari a € 400,00, si veda per questo la presentazione in PowerPoint. Con il compenso ricevuto Daniel era ora in grado di costruire le parti in legno del suo tetto, le travi che avrebbero sostenuto infine il tetto in ferro contro la caduta della neve. L’Assistenza Sociale aveva minacciato di sottrarre loro le bambine e questo era fondamentale per non perderle.

Nel gennaio 2011, su loro invito, ho presentato all’EESC/European Economic and Social Committee of the European Commission a
Bruxelles  il progetto di lavoro/studio con i Rom di Romania a Firenze denominato 'Dalle tombe alle culle'. Il progetto è stato ben accolto, e considerato ‘buona e miglior pratica’, perché il progetto più concreto. La nostra Aureo Anello Associazione ha costituito un’associazione gemella in Romania, l’Asociaţia Agrustic Somnacuni - Inel de Aur, di cui Daniel è Presidente e Vandana, Vice-Presidente. Mentre la nostra è nata per il mantenimento della Mediatheca 'Fioretta Mazzei' e il restauro del Cimitero degli ‘Inglesi’, la loro è nata per preservare le famiglie Rom, e la loro lingua, il Romanì, mentre ne apprendono molte altre, attraverso l’aiuto reciproco nella riparazione delle case e per l’alfabetizzazione. Il 29 giugno 2011 il  Comune di Firenze con le autorità cittadine ha reso omaggio ad Elizabeth Barrett Browning con il Gonfalone, il grande Gonfalone gigliato di Firenze, e così anche celebrato il restauro del cimitero con i Rom. Sono di Daniel le bellissime foto che documentano l’evento.

In quell’anno Daniel ha portato con sé gli attrezzi ereditati dal nonno, ed ha sostituito le lettere mancanti in piombo sulle tombe, un resoconto completo di questo lavoro si può vedere in questo
PowerPoint.
   

 


E ha anche eseguito gli interventi di pulitura e ripristino sulle seguenti cento tombe
: JULES UGUST AGUET (D17), EUGENIJ FEDOROVIC ALLISSOF (E116), ELIZABETH BARRETT BROWNING (B8), Vicomte HENRI DE LA BELINAYE (A43), EDMUND BENNETT (E83), ISABELLA BLAGDEN (B42), EMILE EMANUEL BOSIO (A7), MARIE FANNY BOSIO (A8), EDUARD BOSSE (D107), ERNST GOTTHILF BOSSE (D107), ELOISE BOSSE (D109), JAMES BOURNE (B21), EDWARD BRIND (C65), BEATRIX FANNY MARY CAMPBELL SPENCE (A10), KATIE ISABEL CAMPBELL SPENCE (A9), Vice-President SALOMON GUILLAUME COUNIS (D13), CARLO COUNIS (B48), ELIZABETH CRAFT (C64), JAMES CRAIGIE, M.D. (C99), Rev GEORGE BRICKDALE CROSSMAN (B99), LOUISE LAURIE SOPHIE ALICE DALGAS/ RODOLPHE GUILLAUME DALGAS (C39), ELIZABETH JUDGE D'ARCY IRVINE (C44), EMILY D'ARCY IRVINE (F24), JAMES LUKIN DAVIS (A63), PHILIPPE DELAPIERRE (A66), FREDERIQUE DUPLAN (C40), SALVATORE FERRETTI (AB27), ELEANORA FRAPPA (D14), Capt. JACOB ANTON GANZONI (D73), ancora  JEAN DAVID MARC GONIN (C106), JANE MILLER DICKSON GORDON (A49), MARCELLINA AND VETURIA VOTA/GRECO (B86), Rev HENRY GREENE (A51), GRACE GREENWOOD (E115), ANNE HARRIS (C59), Lieut Commander ISAAC HARRIS (E36), JEAN CHRISTIAN HEINSMANN/GUSTAV HEINZMANN/FRANZ HEINZMANN (C88), RICHARD HILDRETH (D119), FRANCIS WEMYSS HOWE (C45), MARGARET SMITH BOYLE THOMPSON (A52), LUCY OLIVER IVES (A54), CONSTANT JACCOTTET (F25), HUGH WILLIAM JONES (A53), CHARLES EDWARD KERRICH (D143), Dr AUGUSTUS KIRCH (AB6), FREDERICH ADOLPH KLEINKAUF (B96), ARNOLD HENRY SAVAGE LANDOR/WALTER SAVAGE LANDOR ii, JOHN LANDOR, M.D. (F128A), PIERRE DE LARS (A87), LOUISE LEBRUN (E133), le tombe LESSONA (C14-16), IVAN LEONTEVIC LEVITSKY (F6), MILLICENT ANN LLOYD (A11), CHARLES EDWARD LUSHINGTON (B61), BARTOLOMEO MALFATTI (C36), MARIA MALFATTI/LUISA MALFATTI (C35), PAOLO MALFATTI (C37), ANATOLIJ MICHAIJLOVIC MASLENNIKOV (A42), ROLAND JAMES MCDOUALL (E30), HUGH MCDONNELL (B97), MARY BEATRICE MCCLEOD (A56), MONICA SALVADOR MEGATTI (F), JENNY MORELL WALTON (B60), ELIZABETH ANNE MORICE (A50), ADOLFO MUSSAFIA/REGINA MUSSAFIA (C27), KALIMA NADEZHDA DE SANTIS (B58), CAROLINE BENNETT NAPIER (F23), ROBERT NICHOLSON (B44), Dott. BARTOLOMEO ODICINI (A47), Rev. GEORGE ALGERNON PEYTON (E39), una tomba piramidale non identificata (C70), EVGENII POLYAKOV (C8), HIRAM POWERS (B32), SAMUEL REGINALD ROUTH (E25), MARY ANNE SALISBURY (F2), HUGEN G. SCHMID (C68), WILHELM PHILIP LUDVIG SCHWARZENBERG (D76), JOHN CROSSLEY GAYLE SEYMOUR (E37), JOHN SINCLAIR (C41), JOHN MCHARDY SINCLAIR (C33), Captain ROBERT GEORGE SUCKLING SMITH (D21), Contessa ELEANORE EMILIE STENBOCK-FERMOR (D74), MARIA STEVENS (B72), ANNA/ANNINA STUPAN (E114), HARRIET THOMPSON (E13), ROBERT VINCENT THURBURN (B59), THOMAS TOD (C32), Hon. FRANCES TOLLEY (B131), THOMAS TRINGHAM SMITH (E23), PAUL VIEUSSEUX (C101), GIAMPIETRO VIEUSSEUX (F48), JOHN MAURICE WALKER (D75), LOUISE MARY YARNOLD (E84), EDWARD WILLIAM YOUNG (B29). Si veda per questo Restauri2011.

Per nostra esperienza sappiamo che i restauratori italiani chiedono un compenso che varia dalle € 300,00 alle € 3.000,00, fino a € 10,000,00 e persino € 40.000,00 per il restauro di una tomba, lavorano lentamente e non concludono mai. Daniel possiede un diploma di Scuola tecnica. Guadagna € 5.000,00 per un anno di lavoro. Accurato e veloce porta ogni intervento a termine. Tutto questo alzandosi presto la mattina, lavando anche i piatti e i pavimenti, imbiancando i muri. Riparando tubi ed elettrodomestici, facendo lavori di carpenteria e falegnameria, rilegando libri, con me dirigendo la Scuola di Alfabetizzazione, studiando la sera con il computer e leggendo libri. Con quanto guadagnato quell’anno è stato in grado di ricoprire la sua casa con un tetto in ferro di protezione contro la neve. L’Opificio delle Pietre Dure per il parziale restauro del cimitero, con la pulitura di alcune delle tombe, e il giardinaggio, di cui ora si occupano Daniel ed altri Rom, aveva stimato necessaria una cifra intorno agli 800,00 milioni di lire, l’equivalente di 400.000,00 euro, mentre l’architetto del Comune di Firenze aveva calcolato una somma pari a 1.684.100,00 euro. Restauro che Daniel ha realizzato per circa sette mila euro raccolti con le donazioni dei discendenti.
 


Nell’anno 2012, Daniel ha continuato a lavorare con l’Istituto 'Nello Carrara' del CNR per il loro maggior progetto di ricerca per la pulitura con l’impiego del laser della statua dell’‘Allegoria’ della Speranza di Odoardo Fantacchiotti posta sulla tomba di
SAMUEL REGINALD ROUTH (E25). Ed ha anche pulito, usando acqua e piccoli pennelli, le 38 tombe di ELISA MARIA STISTED WOOD (A98), LYDIA MATILDA GOFF (A97), ISABELLA SCOTT (A95), THOMAS TIGHE (B6), Captain JAMES JOHNSTON MCCLEVERTY (B88), CARL JULES HEINZMANN/ELISA ADELAIDE HEINSMANN (C102), JULES FRIEDRICH GENAND (C100), THOMAS TOD (C37), HENRY BROCKHOLST LIVINGSTON (C38), GIOVANNI STUPAN (C26), CHARLOTTE MARY FLORENTIA CLIVE (D20), EVERETTA LOUISA AULDJO (D162), ARTHUR WILLIAM CASTELLANI (D113), ANNIE DALLAS (F19), JAMES ROBERT MATTHEWS (E100), MARY ANNE OCTAVIA MATTHEWS (E99), FLORENCE, FRANCES, & JAMES POWERS (E56), Cavalier JOHAN HEDENBERG (E90), ALBERT, ERNESTO, EUGENIO REVEL (E145), ALICE MARY ORR SLAYTON (E143), MARY ISABELLA JEFFERSON PAGE (E142), JOHN EDWARD ELLIOTT (E10), EMMA MATILDA BALL (E2), CHRISTINE TEMPLE-BOWDOIN (E1), ANN ALICE HOLT (F4), DOMENICA PEER, LETA, PLACIDO STALVIES (F126), ESTHER SUSAN AMELIA BANKES (F125), FRANCES JANE WHYTE MOYSER (F31), FLORENCE FLETCHER WALKER WHYTE (F30), EMIL OTTO ADOLF ALBERT VON PARPART (F81), CHARLES THEODORE GIPNER (F130), EMMA GAMBREE CAPEI (F67), ELIZABETH OKELL GRAZZINI (F133), JOEL TANNER HART (F28), SARAH LEE (F107), ANNA HERMANN (F109). Si veda per questo Restauri2012.

   

Al tempo stesso in cui Daniel eseguiva la pulitura della statua dell’‘Allegoria’ della Speranza, la scultura di Odoardo Fantachiotti (
E25), ci veniva detto di un’altra opera dello stesso scultore, la tomba per Teresa Spence in una cappella del cimitero di Fiesole, prima nella Villa Medici a Fiesole. Seppur straordinariamente bella, era sporca di escrementi di topo, con la porta rotta, le due sfingi del sepolcro, che avevano subito atti vandalici, erano state staccate e trafugate. Un discendente Blundell Spence ci ha incoraggiati ad iniziare il restauro. Così Daniel si è messo al lavoro raggiungendo Fiesole ogni giorno in autobus con i suoi attrezzi, pulendo il marmo, riparando e restaurando la porta in ferro. Per dorare le iniziali sul cancello ho dato a Daniel la foglia oro per la rilegatura dei libri. Hebe e Agnes che sono state con noi per due settimane hanno, poi, insegnato ai Rom ad incidere le lettere sul marmo per le iscrizioni sepolcrali e a fare la doratura.   









Nel 2013 abbiamo creato il facsimile della coperta del Libro del Chiodo di Firenze, il libro che condanna Dante Alighieri all’esilio e alla morte tre volte, che abbiamo donato al Museo Casa di Dante a sostituzione della foto del libro in formato ridotto e in bianco e nero che prima veniva esposta. L’UNESCO successivamente ci ha chiesto di presentare due foto di Firenze per celebrare i 40 anni del progetto World Monuments. Ho per questo fotografato Daniel-Claudiu Dumitrescu e Alberto Casciani nei loro camici bianchi sotto la bellissima statua dell’‘Allegoria’ della Speranza dopo la pulitura, e, nella bottega Oltrarno di Enrico Giannini, Daniel-Claudiu Dumitrescu con Enrico e il facsimile del Libro del Chiodo. Entrambe le foto sono state accettate dall’UNESCO.






Enrico Giannini e Daniel-Claudiu Dumitrescu




Facsimile, Libro del Chiodo, Museo Casa di Dante


Nello stesso anno Daniel si procura un paranco che porta dalla Romania e anche il ferro per la tomba di JOHN LOGAN CAMPBELL (E54), mentre gli svizzeri acquistano per lui quanto necessario per realizzare un ponteggio che avrebbe potuto utilizzare. In quest’anno Daniel ha raddrizzato le tombe di JAMES LORIMER GRAHAM (E12), MARGARET HOYLE THOMPSON (A52), EDWARD WILLIAM YOUNG (B29), MARGARET MCNAB (E4), ERNST JONAS FREDRIK KJELLANDER (F39), ha restaurato la tomba di JOHN LOGAN CAMPBELL (E54), pulito le tombe di ZAIDA FFRENCH (B1), BENTINCK AND MARY YELVERTON (B2), CECILIA MARY YELVERTON (B3), ELENA NIKITCINA DIK (B4), ANTHONY MEEK SAPTE (B5), ANNA BROWN (E24), BIANCA BALDELLI (F14), FLORENCE EVELYN JULIA FLEETWOOD-WILSON (F13), THOMAS BRUNKER (F72), THOMAS WATSON AND CHARLES OTLEY (F47), FREDRIC GOODBAN (E28), MARTHA REBECCA MOORE (F12), RALPH HENDERSON MOORHEAD (A12), THEODORE & GUILLELMO D'OUSSOW (B12), MARIA DOROTHEA JAFFRAY (B11), ricostruito il muro a secco crollato, riparando le tombe di SOPHIE MEYRVEIS (D141), GEORGINE MEYRVEIS (D142), e FLORENCE AMY CHARLOTTE HAIGH (D137). Si veda Restauri2013. Sempre in quest’anno Esprit blocca molto del lavoro di Daniel per inserirlo in un progetto di formazione mai avviato. Alla fine, con Vandana ammalata per la perdita della loro casa, siamo stati costretti a rinunciare al rigido progetto burocratico con un compenso di solo € 3,00 all’ora per lui, per tornare al lavoro concreto del restauro del cimitero. Posso solo dire che quello che Daniel sta facendo è miracoloso. Tutti sono soddisfatti dell’efficienza dei risultati, del suo eccellente accurato lavoro al più alto livello, sia che si tratti dell’Opificio delle Pietre Dure o della Commissione del CNR per il restauro. Daniel ed io lavoriamo insieme per la schedatura, il catalogo descrittivo delle tombe, per le Belle Arti (MIBAC). Daniel misura e fotografa ogni tomba, e per questo progetto anche digitalizza gli archivi svizzeri.   


Nel 2015 Daniel è stato assunto da Alberto Casciani per lavorare con lui al restauro del pulpito rinascimentale di Donatello a Prato, raggiungendo così il massimo livello della professione dopo sette anni del suo apprendistato con lui. Apprendistato per la conservazione del marmo iniziato nel nostro cimitero con la tomba della quasi antenata di Viscount Gough. Mi sconvolge molto che per quanto Daniel fa non riceva una paga sufficiente per vivere. Il compenso di € 5000,00 all’anno, di cui un quarto per le tasse, non è abbastanza per una famiglia di sei persone, ora diventate sette. Lui, la moglie Vandana, le loro quattro figlie, Elena, Alexandra, Gabriela, Anna Maria, e la nonna Amanda.  


In questo primo capitolo dell’e-book abbiamo parlato dell’affinità di questo cimitero con il cervello umano e i suoi due emisferi. I Rom, constato, devono l’eccellenza del loro lavoro, la loro abilità a comprendere un progetto nel suo insieme, all’intuizione, ad una gestalt (conoscenza immediata), all’armonia tra l’emisfero sinistro e destro del cervello. Comprendono la totalità, e con cura lavorano con i particolari in tale totalità. Vedono e operano su aspetti che invece gli specialisti intenti ad applicare una sola tecnica ben conosciuta trascurano. In parte perché appartengono ad una cultura orale, il loro emisfero sinistro non tiranneggia sul destro, sono uomini e donne rinascimentali. La nostra educazione in molti modi menoma e impastoia il nostro cervello.
Ci impoverisce invece di rafforzarci. Si veda per questo Elizabeth Barrett Browning, An Essay on Mind (la cui pubblicazione fu pagata dalla schiava della famiglia in Giamaica, Treppy), Julian Jaynes, The Origin of Consciousness in the Breakdown of the Bicameral Mind, e Iain McGilchrist, The Master and His Emissary: The Divided Brain and the Making of the Western World. Forse mi sbaglio nel vedere nell’educazione un modo per uscire dalla povertà per i Rom. Forse, tuttavia, se possiamo insegnare questo aspetto insistendo sul mantenere l’equilibrio tra l’emisfero sinistro e destro del cervello, l’armonia tra lavoro manuale ed intellettuale, noi e loro, il nostro Altro, potremo godere del meglio di entrambi i mondi.

 

​La Scuola di alfabetizzazione, che si tiene la domenica, quando è meno probabile che arrivino i Carabinieri vedendo le donne con le loro gonne, iniziando a controllare tutti i nostri documenti, convinti che i Rom siano lì per rubare, è ora fiorente. Desideravo così tanto fin dall’inizio che le donne la frequentassero, sapendo che l’alfabetizzazione  avrebbe ridotto la mortalità infantile e aumentato l’aspettativa di vita sia degli uomini che delle donne Rom, ma loro se ne tenevano lontane tirandosi indietro.  





Poi Daniel mi ha spiegato che le donne Rom non avrebbero mai tollerato di stare nella stessa stanza con uomini che non fossero i loro mariti e che se avessi fatto scuola per le donne in biblioteca e per gli uomini fuori mettendo un tavolo sotto l’arco, anche le donne vi avrebbero partecipato. Aveva ragione, moltissime sono ora le vedove, le madri, e i bambini che la frequentano. E quando, se piove, chiedo se un uomo può unirsi a loro, il risonante coro è ‘No’. Le donne Rom sono molto caste, molto fedeli, molto rigide. Per il retaggio indiano, se vedove non si risposano. Così invece di far stare Nicolae in biblioteca l’ho fatto sedere nel mio ufficio con un blocco per appunti sostenuto da una tavoletta perché potesse scrivere.



 

Sia gli uomini che le donne hanno un buon coordinamento mente/occhio/mano ed amano copiare le lettere dell’alfabeto, le parole del Padre Nostro e dell’‘Alleluia’ in italiano, lingua che conoscono solo oralmente. Sono Cristiani, appartengono alla Chiesa Ortodossa Romena, e desiderano ardentemente andare in chiesa – però possono non entrarci. Non insegno loro formalmente, dò loro dei fogli con l’alfabeto, il Padre Nostro e l’alleluia stampati in rosso e blu. Mi ispiro alle idee di san Gerolamo 347-420, Galfridus Grammaticus di Lynn, 1440, Jean-Jacques Rousseau, 1712-1778, Johann Heinrich Pestalozzi, 1746-1827,
Joseph Lancaster, 1778-1828, Elizabeth Fry, 1780-1845, Enrico Schneider, 1817-1864, Salvatore Ferretti, 1817-1874 (entrambi sepolti nel nostro cimitero), Agnes Mason, C.H.F., 1849-1941, Maria Montessori, 1870-1952, Jean Piaget, 1896-1980, Don Lorenzo Milani, 1923-1967, Paulo Freire, 1821-1997 (per la maggior parte, e questo appare appropriato, di nazionalità svizzera e inglese), e al programma degli anni ’60 delle Pantere Nere per le colazioni ai bambini neri, in consonanza con il World Open Educational Resources (OER) Congress dell’UNESCO tenutosi a Parigi nel 2012. Offro loro nutrienti crostini di fegatini di pollo preparati con il pane benedetto, mele, acqua, e a ciascun partecipante dono due euro. Tutti scrivono in gioioso silenzio. Amano i libri, le incisioni dell’Encyclopedia di Diderot/D'Alembert, un Dante illustrato per bambini, i libri d’arte dove baciano le immagini di Madonne e santi quasi fossero icone. Dopo avere finito i bambini spontaneamente, senza che venga loro chiesto, spazzano la biblioteca. Le vedove e le madri estirpano le erbacce nel cimitero, e con loro anche i bambini, tutti assieme giocosamente. Fanno una doccia. Tutti i Rom pur essendo loro negato l’accesso all’acqua amano essere puliti. Deponiamo i fogli della lezione e le matite nella culla da noi realizzata. Le foto di Karen e questa culla suscitano molte domante ai fiorentini e agli stranieri che apprendono così molto della cultura Rom e del suo valore visitando la nostra biblioteca.

Cosa interessante, ho scoperto che in Romania nell’Ottocento era nei cimiteri vicino alle chiese che si tenevano le lezioni, erano i preti ad insegnare e nella scuola erano ammessi solo i ragazzi. Non gli schiavi, non i Rom, non le donne.



Una domenica Esmeralda di soli dieci anni si è avvicinata al mio computer mentre stavo trascrivendo un testo italiano medievale del maestro di Dante, e ha letto perfettamente il testo, in quella che era la sua terza lingua, già parlando il Romanì e il Rumeno. Era Brunetto Latino, il maestro di Dante, che traduceva l’Etica di Aristotele sulla giustizia. Un’altra volta il fratello dodicenne, Fernando, ha trovato il libro illustrato della Commedia di Dante e se ne è innamorato. E così anche la loro mamma.  



Fernando ed Esmeralda





Zoita con Dante

Un’altra volta per la festa della loro grande santa, santa Parascheva di Iasi, la pastorella di dodici anni che rubava il cibo ai genitori per darlo ai poveri, si sono tutti accalcati attorno al mio computer. A Firenze toccavano lo schermo come i pellegrini toccavano l’urna di vetro a Iasi, tutti credendo che questo li avrebbe guariti dai loro mali. 
  


 

In questo contesto di lavoro/studio con i Rom è anche possibile amalgamarli ai turisti stranieri che visitano il cimitero, e - come vediamo sopra nella foto di Fernando ed Esmeralda - ritrovarli assieme agli studenti universitari americani che partecipano con loro alla Scuola di Alfabetizzazione.
È nostra speranza poter condividere queste esperienze con i fiorentini, i toscani, gli italiani, per dissolvere i secolari pregiudizi e quelli del presente.
 

 

Ho imparato molto dei Rom in questi quattordici anni. E molto ho ancora da imparare. Il loro più grande valore è la famiglia, la loro gente. Se qualcuno ha bisogno di aiuto l’altro è pronto a darlo, anche se questo dovesse significare la perdita del proprio lavoro. La loro priorità è l’umanità piuttosto che la ricchezza. Ho imparato quanto sia meglio e meno costoso lasciare che si prendano cura dei loro bambini preservando la famiglia, assicurando un lavoro, un tetto, l’educazione, piuttosto che sottrarre loro i figli. Per gli anni di schiavitù che hanno vissuto non importa loro di vivere in strutture chiuse come le nostre, non importa loro che gli si diano degli ordini e a questi obbedire. Ricordo che quando tenevo delle lezioni su Dante all’interno del carcere di massima sicurezza di Attica se veniva chiamato il numero di un detenuto, quella persona inizialmente si irrigidiva, senza fare alcun movimento, dandosi un piccolo spazio di libertà, poi obbediva perché questo era ciò che doveva fare. I Rom sono così. I Rom ti leggono nel pensiero, sapendo quanto è necessario fare, e lo fanno liberamente, eccellentemente, velocemente, ed efficientemente, prima che venga loro chiesto. La povertà crea ingegnosità. I Rom possiedono grandissime capacità di sopravvivenza.  Si prendono cura degli attrezzi, riparandoli quando è necessario. Sono fabbri, muratori, carpentieri, giardinieri, con il minimo utilizzo dei macchinari rendono il massimo. Ragazzini di dieci anni sono capaci di chiedere un ago per rammendare i pantaloni. Gli uomini ricamano, le donne costruiscono case. Non vivono le categorie di genere. Bisogna lodare queste iniziative. Questo è liberante. Bisogna rallegrarsi con loro. Questo dissolve la tragedia. I Rom preferiscono lavorare tutti assieme. Preferiscono lavorare in gruppo, parlando nella loro lingua che deriva dal Sanscrito. Da soli, separati dagli altri Rom, perdono energia e lasciano. Non si può pensare ai Rom seduti in fila sui banchi di scuola segregati per età; imparano invece meglio, assieme giovani e non, attorno a un tavolo, in uno scambio intergenerazionale. Sono collaborativi, cooperativi, e non competitivi. Le donne sono caste e non vorranno studiare nella stessa stanza con gli uomini, o lavorare assieme a loro se non sono della stessa famiglia. Le donne Rom possono essere povere fino all’indigenza ma non si umiliano alla prostituzione. Le donne Rom non indossano pantaloni, ma portano ampie gonne, foulard in testa e scialli, e in casa anche bellissimi grembiuli. Una delle ragioni per la bellezza delle loro gonne, è dovuta al fatto che per i Rom la parte bassa del corpo è legata alla contaminazione, alla defecazione, al sangue. Le gonne sono dunque una forma di mimetizzazione. Si veda il bel saggio di Charles Kemp sul parto in ospedale e i Rom. I Rom, che si sposano molto giovani, sanno molto bene come prendersi cura di un bambino appena nato, facendolo sentire sicuro, avvolgendolo in fasce, cullandolo, allattandolo, tenendolo in braccio. I loro bambini non piangono. I primi mesi sono proprio i mesi in cui il carattere del bambino si forma più rapidamente; se si sente sicuro la sua personalità sarà resiliente, se si sente abbandonato, come nella mostra cultura, sarà mentalmente fragile con l’emisfero sinistro del cervello dominante. I Rom sanno naturalmente trasmettere con l’esempio tutte le loro doti ai bambini. Non si allarmano se un bambino tocca degli attrezzi pericolosi perché sanno che il bambino imiterà la loro cura e abilità nel maneggiarli con calma. Nei Rom predomina l’emisfero destro del cervello, amano i colori, la musica, le immagini, la danza, il presente, in contatto con l’intero cosmo. Non hanno un forte senso della proprietà e del sé. Ogni cosa appartiene a tutti. I Rom possiedono rigide norme ancestrali sulla pulizia. Due pezzi di sapone devono essere usati uno per lavare la parte superiore  del corpo senza toccare la parte bassa e viceversa. Lavano le mani, i polsi, e gli avambracci con la stessa cura di un moderno chirurgo prima di un intervento. Questo previene il colera. Se non hanno accesso all’acqua buttano via gli abiti sporchi piuttosto che indossarli ancora. Questo previene il tifo, causato dai pidocchi che vivono e proliferano nelle cuciture dei vestiti sporchi. I Rom non amano essere costretti ad accettare un particolare indumento scelto da un altro per loro; desiderano scegliere liberamente l’indumento di cui hanno bisogno. I Rom sono come gli Ebrei, per i quali noi siamo i Gentili. Per loro noi siamo i Gagé, siamo gli impuri, i non civilizzati. I Rom buttano via lontano dalla propria dimora tutto ciò che è considerato fisicamente e spiritualmente contaminante; questo è il motivo per cui i campi Rom appaiono così sporchi. Ma all’interno, lo spazio abitato è immacolato. I Rom hanno il loro tribunale interno, la 'kris', e non tollerano come comunità nessuna forma di criminalità. Hanno un particolare orrore della morte e un cimitero è per loro un luogo pericoloso, fisicamente e spiritualmente impuro. È un miracolo che questo cimitero sia divenuto per loro un santuario che gli dà dignità, rispetto, lavoro, educazione. Ed è grazie alla fiducia reciproca che abbiamo costruito questo. Molto abbiamo da imparare gli uni dagli altri, molto da dare gli uni agli altri. Daniel ha ora portato a termine la pulitura della bella e imponente scultura dell’‘Allegoria’ della Speranza (E25) prima completamente annerita. Ed è meravigliosa.




Ma nell’estate del 2011, dopo una telefonata della moglie di Daniel, cresceva la nostra disperazione. La polizia era arrivata nella loro casa per comunicare che non erano più i proprietari di quella terra. La ricca famiglia cui apparteneva prima del regime comunista gliela aveva tolta. Avevamo già pagato €1.000,00 per la registrazione al catasto della terra e anche della casa. Abbiamo poi dovuto pagare €900,00 agli avvocati per ciascuno dei due processi nel tentativo di difendere il loro diritto. Ma i ricchi hanno più potere dei poveri. Per il 15 settembre 2012 Daniel e Vandana hanno dovuto smantellare la casa di tre stanze con quattro finestre che loro stessi avevano edificato. Così hanno perduto la terra che avevano regolarmente acquistato, e in sei, con un altro bambino in arrivo, si sono dovuti spostare in una stanza presa in affitto. Non hanno per questo ricevuto alcuna forma di risarcimento. Inoltre l’Assistenza Sociale e la polizia ancora minacciavano di sottrarre loro le figlie, perché non era accettabile che sette persone vivessero in una stanza. Vandana a causa dello shock è finita nuovamente in ospedale. All’udienza in Tribunale Daniel è stato in grado di dimostrare che avevano acquistato dell’altra terra, promettendo di costruire la casa non appena fosse stato, umanamente e finanziariamente, possibile. Ma l’avvocato – per vincere la causa – ha loro richiesto € 1.200,00, tutto quello di cui disponevano. Le quattro figlie, la piccola ancora allattata al seno, sono state loro sottratte dall’Assistenza Sociale per essere date in affido. Ho racimolato i fondi necessari per l’acquisto dei materiali così che Daniel potesse ultimare la casa, e la famiglia è ora nuovamente riunita. La mia preghiera è riuscire a trovare delle soluzioni, qualche forma di giusta riparazione per tutti loro, che, dotati manualmente, intelligenti, lavorano duramente e tanto hanno contribuito con il loro talento a che Firenze sia apprezzata dai visitatori da ogni parte del mondo.





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