FLORIN
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JULIA
BOLTON HOLLOWAY, AUREO ANELLO
ASSOCIATION,
1997-2010: FLORENCE'S 'ENGLISH' CEMETERY
|| BIBLIOTECA E BOTTEGA FIORETTA MAZZEI
|| ELIZABETH BARRETT BROWNING || WALTER SAVAGE
LANDOR || FLORENCE
IN SEPIA || BRUNETTO
LATINO, DANTE ALIGHIERI AND GEOFFREY
CHAUCER
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STUDIES
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BOOK
I,
II,
III,
IV,V || NON-PROFIT
GUIDE TO COMMERCE IN FLORENCE
|| AUREO
ANELLO,
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COMMEDIA.
INFERNO XXXIII
a bocca
sollevò dal fiero
pasto
1
quel peccator, forbendola a' capelli
del capo ch'elli avea di retro guasto.
Poi
cominciò: «Tu vuo'
ch'io
rinovelli
4
disperato dolor che 'l cor mi preme
già pur pensando, pria ch'io ne favelli.
Ma se le mie
parole esser dien
seme
7
che frutti infamia al traditor ch'i' rodo,
parlar e lagrimar vedrai insieme.
Io non so chi tu
se' né per
che
modo
10
venuto se' qua giù; ma fiorentino
mi sembri veramente quand' io t'odo.

Tu dei saper
ch'i' fui conte
Ugolino,
13
e questi è l'arcivescovo Ruggieri:
or ti dirò perché i son tal vicino.
Che per l'effetto
de' suo' mai
pensieri,
16
fidandomi di lui, io fossi preso
e poscia morto, dir non è mestieri;
però quel
che non puoi avere
inteso,
19
cioè come la morte mia fu cruda,
udirai, e saprai s'e' m'ha offeso.
Breve pertugio
dentro da la
Muda,
22
la qual per me ha 'l titol de la fame,
e che conviene ancor ch'altrui si chiuda,
m'avea mostrato
per lo suo
forame
25
più lune già, quand' io feci 'l mal sonno
che del futuro mi squarciò 'l velame.
Questi pareva a
me maestro e
donno,
28
cacciando il lupo e ' lupicini al monte
per che i Pisan veder Lucca non ponno.
Con cagne magre,
studïose e
conte
31
Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi
s'avea messi dinanzi da la fronte.
In picciol corso
mi parieno
stanchi
34
lo padre e ' figli, e con l'agute scane
mi parea lor veder fender li fianchi.
Quando fui desto
innanzi la
dimane,
37
pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli
ch'eran con meco, e dimandar del pane.
Ben se' crudel,
se tu già
non ti
duoli
40
pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava;
e se non piangi, di che pianger suoli?
Già eran
desti, e l'ora
s'appressava
43
che 'l cibo ne solëa essere addotto,
e per suo sogno ciascun dubitava;
e io senti'
chiavar l'uscio di
sotto
46
a l'orribile torre; ond' io guardai
nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.

William Blake, Ugolino,
Cambridge, Fitzwilliam Museum
Io non
piangëa, sì
dentro
impetrai:
49
piangevan elli; e Anselmuccio mio
disse: ``Tu guardi sì, padre! che hai?".
Perciò non
lagrimai
né rispuos'
io
52
tutto quel giorno né la notte appresso,
infin che l'altro sol nel mondo uscìo.
Come un poco di
raggio si fu
messo
55
nel doloroso carcere, e io scorsi
per quattro visi il mio aspetto stesso,
ambo le man per lo
dolor mi
morsi;
58
ed ei, pensando ch'io 'l fessi per voglia
di manicar, di sùbito levorsi
e disser:
``Padre, assai ci fia men
doglia
61
se tu mangi di noi: tu ne vestisti
queste misere carni, e tu le spoglia".
Queta'mi allor
per non farli
più
tristi;
64
lo dì e l'altro stemmo tutti muti;
ahi dura terra, perché non t'apristi?
Poscia che fummo
al quarto
dì
venuti,
67
Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,
dicendo: ``Padre mio, ché non m'aiuti?".
Quivi morì; e
come tu mi
vedi,
70
vid' io cascar li tre ad uno ad uno
tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond' io mi diedi,
già cieco,
a brancolar sovra
ciascuno,
73
e due dì li chiamai, poi che fur morti.
Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno».
Quand' ebbe detto
ciò, con
li occhi
torti
76
riprese 'l teschio misero co' denti,
che furo a l'osso, come d'un can, forti.
Ahi Pisa,
vituperio de le
genti
79
del bel paese là dove 'l sì suona,
poi che i vicini a te punir son lenti,
muovasi la
Capraia e la
Gorgona,
82
e faccian siepe ad Arno in su la foce,
sì ch'elli annieghi in te ogne persona!

Che se 'l conte
Ugolino aveva
voce
85
d'aver tradita te de le castella,
non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.
Innocenti facea
l'età
novella,
88
novella Tebe, Uguiccione e 'l Brigata
e li altri due che 'l canto suso appella.
Noi passammo
oltre, là 've
la
gelata
91
ruvidamente un'altra gente fascia,
non volta in giù, ma tutta riversata.
Lo pianto stesso
lì pianger
non
lascia,
94
e 'l duol che truova in su li occhi rintoppo,
si volge in entro a far crescer l'ambascia;
ché le
lagrime prime fanno
groppo,
97
e sì come visiere di cristallo,
rïempion sotto 'l ciglio tutto il coppo.
E avvegna che,
sì come d'un
callo,
100
per la freddura ciascun sentimento
cessato avesse del mio viso stallo,
già mi
parea sentire
alquanto
vento;
103
per ch'io: «Maestro mio, questo chi move?
non è qua giù ogne vapore spento?».
Ond' elli a me:
«Avaccio
sarai
dove
106
di ciò ti farà l'occhio la risposta,
veggendo la cagion che 'l fiato piove».
E un de' tristi
de la fredda
crosta
109
gridò a noi: «O anime crudeli
tanto che data v'è l'ultima posta,
levatemi dal viso
i duri
veli,
112
sì ch'ïo sfoghi 'l duol che 'l cor m'impregna,
un poco, pria che 'l pianto si raggeli».
Per ch'io a lui:
«Se vuo'
ch'i' ti
sovvegna, 115
dimmi chi se', e s'io non ti disbrigo,
al fondo de la ghiaccia ir mi convegna».
Rispuose adunque:
«I' son
frate
Alberigo; 118
i' son quel da le frutta del mal orto,
che qui riprendo dattero per figo».
«Oh»,
diss' io lui,
«or se' tu ancor
morto?». 121
Ed elli a me: «Come 'l mio corpo stea
nel mondo sù, nulla scïenza porto.
Cotal vantaggio
ha questa
Tolomea,
124
che spesse volte l'anima ci cade
innanzi ch'Atropòs mossa le dea.
E perché
tu più
volentier mi
rade
127
le 'nvetrïate lagrime dal volto,
sappie che, tosto che l'anima trade
come fec'
ïo, il corpo suo
l'è
tolto
130
da un demonio, che poscia il governa
mentre che 'l tempo suo tutto sia vòlto.
Ella ruina in
sì fatta
cisterna;
133
e forse pare ancor lo corpo suso
de l'ombra che di qua dietro mi verna.
Tu 'l dei saper,
se tu vien pur mo
giuso:
136
elli è ser Branca Doria, e son più anni
poscia passati ch'el fu sì racchiuso».
«Io
credo», diss' io
lui, «che tu
m'inganni; 139
ché Branca Doria non morì unquanche,
e mangia e bee e dorme e veste panni».
«Nel fosso
sù»,
diss' el, «de'
Malebranche, 142
là dove bolle la tenace pece,
non era ancora giunto Michel Zanche,
che questi
lasciò il diavolo
in sua
vece
145
nel corpo suo, ed un suo prossimano
che 'l tradimento insieme con lui fece.
Ma distendi oggimai in
qua la
mano;
148
aprimi li occhi». E io non gliel' apersi;
e cortesia fu lui esser villano.
Ahi Genovesi, uomini
diversi
151
d'ogne costume e pien d'ogne magagna,
perché non siete voi del mondo spersi?
Ché col peggiore
spirto di
Romagna
154
trovai di voi un tal, che per sua opra
in anima in Cocito già si bagna,
e in corpo par
vivo ancor di
sopra.
157
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