'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice, Richard Holloway, Akita Noek

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DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PURGATORIO I

er correr miglior acque alza le vele             1
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;

   e canterò di quel secondo regno                         4
dove l'umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno.

   Ma qui la morta poesì resurga,                            7
o sante Muse, poi che vostro sono;
e qui Calïopè alquanto surga,       
                  
                                                                     
                                                                     Roman theatre for Terence's Comedies with Calliopius
                                                                                   Luçon Master, c. 1412, Bibl. de l'Arsenale 664, fol. 1v

   seguitando il mio canto con quel suono         10
di cui le Piche misere sentiro
lo colpo tal, che disperar perdono.

   Dolce color d'orïental zaffiro,                             13
che s'accoglieva nel sereno aspetto
del mezzo, puro infino al primo giro,

   a li occhi miei ricominciò diletto,                      16
tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta
che m'avea contristati li occhi e 'l petto.

   Lo bel pianeto che d'amar conforta                  19
faceva tutto rider l'orïente,
velando i Pesci ch'erano in sua scorta.
                                                                                   

   I' mi volsi a man destra, e puosi mente           22
a l'altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch'a la prima gente.

  Goder pareva 'l ciel di lor fiammelle:                25
oh settentrïonal vedovo sito,
poi che privato se' di mirar quelle!

   Com' io da loro sguardo fui partito,                 28
un poco me volgendo a l 'altro polo,
là onde 'l Carro già era sparito,                                                                               

n                                                                                                                                                             

   vidi presso di me un veglio solo,                    31
degno di tanta reverenza in vista,
che più non dee a padre alcun figliuolo.

   Lunga la barba e di pel bianco mista            34
portava, a' suoi capelli simigliante,
de' quai cadeva al petto doppia lista.

   Li raggi de le quattro luci sante                     37
fregiavan sì la sua faccia di lume,
ch'i' 'l vedea come 'l sol fosse davante.

   «Chi siete voi che contro al cieco fiume      40
fuggita avete la pregione etterna?»,
diss' el, movendo quelle oneste piume.

  «Chi v'ha guidati, o che vi fu lucerna,           43
uscendo fuor de la profonda notte
che sempre nera fa la valle inferna?

   Son le leggi d'abisso così rotte?                     46
o è mutato in ciel novo consiglio,
che, dannati, venite a le mie grotte?».

  Lo duca mio allor mi diè di piglio,                  49
e con parole e con mani e con cenni
reverenti mi fé le gambe e 'l ciglio.

   Poscia rispuose lui: «Da me non venni:       52
donna scese del ciel, per li cui prieghi
de la mia compagnia costui sovvenni.

   Ma da ch'è tuo voler che più si spieghi         55
di nostra condizion com' ell' è vera,
esser non puote il mio che a te si nieghi.

   Questi non vide mai l'ultima sera;                 58
ma per la sua follia le fu sì presso,
che molto poco tempo a volger era.

   Sì com' io dissi, fui mandato ad esso             61
per lui campare; e non lì era altra via
che questa per la quale i' mi son messo.

   Mostrata ho lui tutta la gente ria;                  64
e ora intendo mostrar quelli spirti
che purgan sé sotto la tua balìa.

   Com' io l'ho tratto, saria lungo a dirti;          67
de l'alto scende virtù che m'aiuta
conducerlo a vederti e a udirti.

   Or ti piaccia gradir la sua venuta:                  70
libertà va cercando, ch'è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.

   Tu 'l sai, ché non ti fu per lei amara              73
in Utica la morte, ove lasciasti
la vesta ch'al gran dì sarà sì chiara.

   Non son li editti etterni per noi guasti,        76
ché questi vive e Minòs me non lega;
ma son del cerchio ove son li occhi casti

   di Marzia tua, che 'n vista ancor ti priega,  79
o santo petto, che per tua la tegni:
per lo suo amore adunque a noi ti piega.

   Lasciane andar per li tuoi sette regni;         82
grazie riporterò di te a lei,
se d'esser mentovato là giù degni».

   «Marzïa piacque tanto a li occhi miei          85
mentre ch'i' fu' di là», diss' elli allora,
«che quante grazie volse da me, fei.

   Or che di là dal mal fiume dimora,                88
più muover non mi può, per quella legge
che fatta fu quando me n'usci' fora.

   Ma se donna del ciel ti move e regge,           91
come tu di', non c'è mestier lusinghe:
bastisi ben che per lei mi richegge.

   Va dunque, e fa che tu costui ricinghe         94
d'un giunco schietto e che li lavi 'l viso,
sì ch'ogne sucidume quindi stinghe;

   ché non si converria, l'occhio sorpriso       97
d'alcuna nebbia, andar dinanzi al primo
ministro, ch'è di quei di paradiso.

   Questa isoletta intorno ad imo ad imo,     100
là giù colà dove la batte l'onda,
porta di giunchi sovra 'l molle limo:

   null' altra pianta che facesse fronda           103
o indurasse, vi puote aver vita,
però ch'a le percosse non seconda.

   Poscia non sia di qua vostra reddita;        106
lo sol vi mosterrà, che surge omai,
prendere il monte a più lieve salita».

   Così sparì; e io sù mi levai                            109
sanza parlare, e tutto mi ritrassi
al duca mio, e li occhi a lui drizzai.

   El cominciò: «Figliuol, segui i miei passi: 112
volgianci in dietro, ché di qua dichina
questa pianura a' suoi termini bassi».

   L'alba vinceva l'ora mattutina                      115
che fuggia innanzi, sì che di lontano
conobbi il tremolar de la marina.

   Noi andavam per lo solingo piano               118
com' om che torna a la perduta strada,
che 'nfino ad essa li pare ire in vano.

   Quando noi fummo là 've la rugiada           121
pugna col sole, per essere in parte
dove, ad orezza, poco si dirada,

   ambo le mani in su l'erbetta sparte            124
soavemente 'l mio maestro pose:
ond' io, che fui accorto di sua arte,

   porsi ver' lui le guance lagrimose;              127
ivi mi fece tutto discoverto
quel color che l'inferno mi nascose.

   Venimmo poi in sul lito diserto,                  130
che mai non vide navicar sue acque
omo, che di tornar sia poscia esperto.

   Quivi mi cinse sì com' altrui piacque:        133
oh maraviglia! ché qual elli scelse
l'umile pianta, cotal si rinacque

   subitamente là onde l'avelse.                        136



British Library, Add. 19587, fol. 62



William Blake, Purgatorio, Canto 1


1 Dante sees the four stars of the Southern Cross, perhaps learned from Brunetto Latino's acquisition of Arabic knowledge during his embassy to the court of Alfonso el Sabio in Seville, Spain.
2 Pilgrims traditionally wore their beards bi-forked. Here Dante conflates Cato in Egypt with Moses in Egypt.
3 Brunetto Latino constantly wrote about Cato's opposition to the traitor Catiline


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