FLORIN WEBSITE ę JULIA BOLTON HOLLOWAYAUREO ANELLO ASSOCIAZIONE, 1997-2017: MEDIEVAL: BRUNETTO LATINO, DANTE ALIGHIERI, SWEET NEW STYLE: BRUNETTO LATINO, DANTE ALIGHIERI, & GEOFFREY CHAUCER || VICTORIAN: WHITE SILENCE: FLORENCE'S 'ENGLISH' CEMETERY || ELIZABETH BARRETT BROWNING || WALTER SAVAGE LANDOR || FRANCES TROLLOPE || ABOLITION OF SLAVERY || FLORENCE IN SEPIA  || CITY AND BOOK CONFERENCE PROCEEDINGS I, II, III, IV, V, VI, VII || MEDIATHECA 'FIORETTA MAZZEI' || EDITRICE AUREO ANELLO CATALOGUE || UMILTA WEBSITE || RINGOFGOLD WEBSITE || LINGUE/LANGUAGES: ITALIANO, ENGLISH || VITA
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Illuminations ę Biblioteca Medicea-Laurenziana, Florence: http://www.bml.firenze.sbn.it/ Le Lettere, Florence, 2000; Digitization of manuscript may be viewed internally in the Biblioteca Medicea Laurenziana

 

IL FAGOLETTO

KE MANDO SER BRUNETTO LATINO

A RUSTICO DI FILIPPO
 
 
 

L fine amico caro,
A cui molto contraro 
D'allegraešša e d'affanno 
Par venuto ongn'anno:                    2430
Io, burnetto latino, 
Che nessun giorno fino 
D'avere gioia e pena 
(Come ventura mena
La rota da falsa parte),                   2435
Ti mando in queste carte
Salute e'ntero amore: 
Ch'io non trovo melgliore 
Amico che mi guidi,
NÚ di cui pi¨ mi fidi                       2440
Di dir le mie credenše, 
ChÚ troppo ben sentenše
Quando chero consilglio
Intra'l bene e'l perilglio.
Or m'e venuta cosa                       2445
Ch'io non poria nascosa 
Tener, ch'io non ti dica:
Pur non ti sia fatica 
D'udire in fin la fine
Amico tu ai fine                            2450
Mie parole mondane 
Ch'io dissi ongnora vane.
Per dio mercÚ ti mova
La ragione, e la prova
Che ci˛ che dicer volglio               2455

[Miniature]

 

Da buona parte accolglio.
On sai tu ke lo mondo 
Si dovria dir 'non mondo',
Considerando quanto
Ci anno mondešša e pianto?          2460
Che truove tu che valglia? 
Non vedi tu san'falglia
C'ongni cosa terrena
Porta peccato e pena, 
Ne cosa ci a sý clera                       2465
Che non fallisca e pŔra?
Or prendi un animale 
Pi¨ forte e che pi¨ vale:
Dico che'n poco punto
E' disfacto e digiunto.                    2470
I homo, perchetti vante,
Vecchio, meccano, e fante? 
Di, che vai tu cercando?
GiÓ non sai l'ora ne quando
Vien che chetti porta,                    2475
Quella che non comporta 
Officio o dingnitate. 
Ai deo, quante fiate
Ne portan le corone
Come basse persone!                    2480
Giulio cesar maggiore, 
Lo primo imperadore, 
GiÓ non camp˛ di morte, 
NÚ sanson lo pi¨ forte

2430 divenuto M  2434 fortuna BM  2435 a falsa Pozzi  2450 Amico caro e fina M Amicio cio ch'afine R  2455 dirti M  2458 poria CMR  2465 crera R  2471 Omo, ti esse tirante M
 

[22v] 

 
 

Non visse lungamente;                2485
Alexandro valente,
Che conquist˛ lo mondo, 
Giace morto in fondo;
Ansalon per bellecce,
Ettor per arditecce,                     2490
Salamon per savere,
Attavian per avere 
GiÓ non camparo un giorno 
Fuora del suo ritorno. 
Unque, homo, ke fai?            2495
GiÓ torna tutto in guai;
La manaia non vedi
C'ai tuttora a piedi? 
Or guarda il mondo tutto:
E fiori e folglie e fructo,               2500
Augelli, bestie nÚ pescie 
Di morte for non esce. 
Dunque ben per ragione 
Provao salamone
C'ongne cosa mondana                  2505
E vanitate vana.
Mico, or movi guerra
E va' per ongni terra 
E va'ventando il mare;
Dona robe e mangiare,                2510
Guardangna argento e oro,
Amassa gran tesoro: 
Tutto questo che monta?

[Miniature]

 

Ira, fatica, e onta 
Ai messo a l'acquistare;                2515
Poi non sai tanto fare
Che non perde in un motto
Te e l'acquisto tutto. 
Nd'io, in ci˛ pensando
E'nfra me ragionando            2520
Quant'io aggio falluto
E come sono essuto
Homo reo peccatore,
Sý c'al mio creatore
Non ebbi provedenša,                 2525
Ne nulla reverenša 
Portai a santa chiesa,
Anši l'o pure offesa
Di parole e di facto
Ora mi tengo matto,                    2530
Ch'io veggio ed o saputo
Ch'io son d'alma perduto,
E poi ch'io veggio e sento
Ch'io vado a perdimento,
Saria ben fuor di senso               2535
S'io non proveggio e penso
Com'io per lo ben campi,
Che lo mal non mi avampi.
Osý, tutto pensoso, 
Un giorno di nascoso           2540
Intrai in monposlieri,
E con questi pensieri 

                                                  23

  2487 in profondo C  2498 Che tuttora hai d'piedi GV  2499 Guarda come van tutto M  2500 E folglie e fiorie GR  2504 bon Salaomone B Approva M  2515 di butto M  2522 istato MR  2537 Com'i per ben far campi M  2541 puslieri R  2541-2542 in margin Chonfe-sione M


 
 

Me n'andai a li frati 
E tutti miei peccati
Contai di motto in motto.             2545
Ai lasso! che corrocto
Feci quand'ebbi inteso 
Com'io era compreso 
Di smisurati mali
Oltre che criminali!                      2550
Ch'io pensava tal cosa 
Che non fosse gravosa
Ch'era peccato forte
Pi¨ quasi che di morte.
Nd'io tutto a scoverto         2555
Al frate mi converto
Che m'a penitentiato; 
E poi ch'i son mutato,
Ragion Ŕ che tu muti,
Che sai che siÓn tenuti                 2560
Un poco mondanetti:
Per˛ vo'che t'afretti
Di gire a frati santi. 
E pensati davanti 
Se per modo d'orgollio                2565
Enfiasti unque lo scollio, 
Si che'l tuo creatore 
Non amassi di core,
E non fossi ubidenti
A'suoi comandamenti;                2570
Se ti se'vantato

[Miniature]

Di ci˛ c'ai operato
In bene o in follia;
O per ipocresia
Mostrave di ben fare                  2575
Quando volei fallare; 
E se tra le persone
Vai movendo tencione 
Di facto o di minaccie, 
Tanto c'oltraggio faccie;             2580
O setti'nsuperbisti 
O in greco salisti 
Per caldo di ricchešša
O per tua gentilešša
O per grandi parenti                  2585
O perchÚ da le genti
Ti par'esser lodato;
O setti se'isforcato
Di parer per le vie
Millior che tu non sie;               2590
S'ai tenuto a schifo
La gente, o torto il grifo
Per tua gramatisia; 
O se per leggiadria
Ti se'solo seduto                      2595
Quando non n'ai veduto 
Compangnia che ti piaccia;
O s'ai mostrato faccia
Crucciata per superbia, 
E la parola acerba                    2600

2560 siam L sem R  2568 di bon core C  2575 pecare B  2579 D'oltraggio o di minaccie R  2590 Maggior M  2592 Alchuna a N  2593 gran mattesia R

[23v]

 
 
Vedendo altrui fallare, 
E te stesso peccare; 
Se ti se'vantato 
O detto in alcun lato
D'aver ci˛ ke nonn'ai,                  2605
O saver che non sai; 
Amico, or ben ti membra 
Se tu per belle membra
O per bel vestimento
Ai preso orgolliamento;                  2610
Ueste cose contate
Son di superbia nate,
Di cui il savio dice
Ched Ŕ capo e radice 
Del male e del peccato.               2615
E'l frate m'a contato,
Se io ben mi ramento,
Che per orgolliamento 
Fallio l'angel matto
Ed eva ruppe'l patto,                  2620
E la morte d'abŔllo
E la torre babŔllo 
E la guerra di troia;
Cosý convien che moia
Soperchio per soperchio,           2625
Che spešša ongni coperchio. 
Mico, or ti provedi,
Che tu conosci e vedi
Che d'orgolliose prove
 

Invidia nasce e move,            2630
Ch'Ŕ foco de la mente.
Vedi se se'dolente
Del'altrui beninanša;
O s'avesti allegranša
Del'altrui turbamento;            2635
O per tuo tractamento
Ai ordinata cosa
Che sia altrui gravosa; 
Se sotto'l mantello
Ai orlato il cappello       2640
Ad alcun tuo vicino
Per metterlo al dichino
O se lo 'ncolpi a torto;
O se tu dÓi conforto
De male a' suoi guerrieri;      2645
E quando se'derieri
Ne parli laido male. 
Ben mostri chetti cale
Di metterlo in mal nome,
Ma tu non pensi come         2650
Lo spregio ch'e levato
Si puo esser levato, 
NÚ pur che mai s'amorti 
Lo biasimo chi che'l porti; 
ChÚ tale mal dir t'ode          2655
Che poi nolo disode.
Nvidia e gran peccato;
 Ed o scritto trovato
                                                    24

2601 veggendo  2621 Abel MR  2622 Babel MR  2632 Pensa M  2646 se da rieri B de direri CL  2651 Lo pregio C
 
 

A colui che la vole                     2660
Che prima coce e dole.              2659
E certo chi ben i mira,
D'invidia nasce l'ira:
ChÚ quando tu non puoi
Diservire a colui 
NÚ metterlo al disotto,                 2665
Lo cor s'imbrascia tutto 
D'ira e di maltalento,
E tutto il pensamento
Si gira di mal fare 
E di villan parlare,                     2670
Si che batte e percuote
E fa'l peggio che puote.
Erci˛, amico, pensa
Se tanta malvollienza
Ver' cristo ti crucciasti,                2675
O se lo bestemmiasti,
Osse battesti padre
Od offendesti madre
O cherico sagrato
O sengnore o parlato:                 2680
Cui l'ira da di pilglio,
Perde senno [o] e consilglio 
N ira nasce e posa
Accidia nighiottosa: 
ChÚ, chi non puote in fretta        2685
Fornir la sua vendetta

 

Ne difender cu'vole,
L'odio fa come sole,
Che sempre monta e cresce
E di mente non esce;                 2690
Ed Ŕ'n tanto tormento 
Che nonn'a pensamento
Di neun ben che sia,
Ma tanto si disvia
Che non sa melgliorare              2695
NÚ giÓ ben cominciare;
Ma croio e nighiottoso
Enver dio glorioso. 
Uesti non vae a messa,
Ne sa qual si sia essa,         2700
Ne dicer pater nostro
In chiesa nÚ in chiostro. 
Cosý per mala usanca
Si gitta in disperanša 
Del peccato c'a facto,                2705
Ed Ŕ si stolto e matto 
Che di suo mal non crede 
Trovare in dio mercede;
O per falsa cagione
Pilglia presuntione                     2710
Che'l mette in mala via 
Di non creder che sia 
Per bene nÚ per peccato
Homo salvo o condannato; 

[24v]

2659-2660 transposed CLMS  2666 s'infiama B  2675 Verso iddio M Setanta S  2677-2678 transposed B  2680 o prelato B  2683 Invidia B  2687 offender G  2697 Ma tant'e M  2699 Che gia non ode mess M  2710 Appiglia MR
 
 

E dice a tutte l'ore                   2715
Che giÓ giusto segnore
No'l'averia creato
Perch'e'fosse dannato
E un altro prosciolto. 
Questi si scosta molto                2720
De la verace fede;
Forse che non s'avede
Che'l misericordioso,
Tutto che sia pietosa,
Sententia per giustitia               2725
Intra'l bene e le vitia,
E dÓ merito e pene
Secondo che s'avene.
R pensa, amico mio,
Se tu al vero idio             2730
Rendesti gratia o grato
Del ben che t'a donato;
ChÚ troppo pecca forte
Ed Ŕ dengno di morte
Chi non conosce il bene            2735
Di lÓ donde li vene, 
E guarda, s'ai speranša
Di trovar perdonanša;
S'ai alcun mal commesso,
E nonne se' confesso,               2740
Peccat'ai malamente
Ver'l'alto re potente.

 

I neghienša m'avisa 
Che nasce convotisa:
ChÚ, quando per neghienša       2745
Non si truova potenša
Di fornir sua dispensa, 
Inmantenente pensa
Come potesse avere 
Sý de l'altrui avere                    2750
Che fornisca suo porto
A diritto e a torto.
Ma colui c'a dovišia
Sý cade in avarišia,
Che dove de non spende,         2755
Ne gia l'altrui non rende;
Anši a paura forte
C'anši che vengna a morte
L'aver li vengna meno,
E pu'ristringe'l freno               2760
Osý rapisce e fura 
E dÓ falsa misura
E peso frodolente
E novero fallente; 
E non teme peccato                2765
D'avistar suo mercato
Ne di commetter frode; 
Anci'l si tiene in lode;
Di nasconder lo sole,
E per bianche parole.             2770
                                                 25

2720 si cholta R  2726 e malizia M  2728 Siccome si convene  2740 Che non ne sie confesso M  2742 Versi Iddi omnipotente M Ver l'alto Dio potente R  2744 Si getta G  2755 La dove da B l'avere R  2762 mala R  2765 tiene GNZ E non chura M  2766 aguistar BZ
 
 

Inganna altrui sovente
E molto largamente
Promette di donare
Quando no'l crede fare.
Un altro per empiešša     2775
A la šara s'avešša
E giuoca con inganno,
E per far l'altrui danno 
Sovente pingna'l dado
E non vi guarda guado;              2780
E ben presta a unšino
E mette mal fiorino; 
E se perdesse un poco,
Ben udiresti loco 
Bestemmiar dio e'santi             2785
E que'che son davanti.
N altr'e, ke non cura 
Di dio nÚ di natura,
Si diventa usuriere 
E in ongne maniere                 2790
Ravolge suoi danari,
Che li sono molto cari;
Non guardi nÚ festa, 
NÚ per pasqua non resta, 
E non par ke l'incresca,             2795
Pur che moneta cresca.
Ltri per simonia 
Si getta in mala via 
E dio e' santi offende,

 

E vende le prebende             2800
E sante sagramente,
E metton fra la gente
Assempro di malfare;
Ma questo lascio stare,
ChÚ tocca a ta' persone,        2805
Che nonn'Ú mia ragione
Di dirne lungamente. 
Ma dico apertamente
Che l'omo ch'Ŕ troppo scarso
Credo c'a'l cor tutt'arso,        2810
ChÚ in povere persone 
Ne n'omo ke sia in pregione
Nonn'a nulla pietade: 
Tutto in inferno cade.
Er iscarsešša sola           2815
Vien peccato di gola, 
C'om chiama ghiottornia:
ChÚ, quando l'omo si svia
Sý che monti in ricchezza,
La gola sý s'avešša                2820
A le dolci vivande
E far cocine grandi
E mangiar anši l'ora.
E molto ben divora
Chi mangia pi¨ sovente          2825
Che non fa l'altra gente; 
E talor mangia tanto
Che pur da qualche canto 

[25v]

2790 molte R   2793 guardi S  2800 frofende MR   2802 menton C mette'n R   2803 Exemplo CM  2812 in persa B  2818 Ch'e quando uomo s'invia G  2819 vegna G In li fatta schochezza M  2821 le ghiotte M  2825 maggia L  2828 di quel contanto V
 
 

Li duole corpo e fianco,
E stanne lasso e stanco;         2830
E inebria di vino, 
Si c'ongni suo vicino 
Se ne ride d'intorno 
E mettelo in iscorno
Ben Ŕ tenuto baccho             2835
Chi fa del corpo sacco 
E mette tanto in epa
Che talora ne criepa. 
Erto per ghiottornia 
S'apparecchia la via      2840
Di commetter lussuria; 
Chi mangia a dismisura,
La luxuria s'accende, 
Si c'altro non intende 
Se non a quel peccato,          2845
E cerca d'ongni lato 
Come possa compiÚre 
Quel suo laido volere.
E vecchio che s'impaccia 
Di cosi laida taccia                2850
Fa ben doppio peccato
Ed e troppo blasmato.
En Ŕ gran vituperio
Commetere avolterio 
Con donne e con donšelle,    2855
Quanto che paian belle;
Ma chi'l fa con parente 

 
 

Pecca piu laidamente
Ma tra questi peccati 
Son vie piu condannati          2860
Que'che son sodomiti.
De, come son periti, 
Que'che contra natura
Brigan cotal luxura! 
Or vedi, caro amico,               2865
E'ntendi cio ch'io dico:
Vedi quanti peccati 
Io t'aggio contati,
E tutti son mortali;
E sai che ci a di tali               2870
Chenne curiÓn ben poco.
Vedi che non giuoco
Di cadere in peccato;
E pero da buon lato
Consilglio che ti guardi          2875
Che'l mondo non t'imbardi.
R'a dio t'acomando, 
Ch'io non so l'ora nÚ quando
Ti debbia ritrovare;
Ch'io credo pur tornare         2880
La via ch'i m'era messo;
ChÚ ci˛ che m'Ŕ promesso 
Di veder le sette arti 
E altri molte parti, 
Io le vo'pur vedere               2885
E cercare e savere;
                                                   26

2829-2830 omit B   2835 tenuto matto CF   2842 tanto infuria M  2844 attende G  2847 adempiere M  2852 molto M  2854 adulterio M  2855 pulcelle V  2856 ribelle C  2858 gravamente BMR  2864 Commetton M  2868 nominati BMR  2874 da lor M  2875 omit M  2876 E sacchettere guadi M
 
 

Da poi che del peccato 
Mi sono penitentiato,
E sonne ben confesso
E prosciolto e dimesso,       2890
Io metto poco cura
D'andare a la ventura.
Osý un dý di festa 
Tornai a la foresta,
E tanto cavalcai                   2895
Che io mi ritrovai 
Una diman per tempo
In sul monte d'elempo, 
Di sopra in su la cima.
E qui lascio la rima             2990
Per dire piu chiaramente 
Cio ch'io vidi presente:
Ch'io vidi tutto'l mondo,
Si com'elgli Ŕ ritondo,
E tutta terra e mare,            2905
E'l fuoco sopra l'aire;
Cio sono quattro elementi, 
Che sono sostenimenti
Di tutte creature
Secondo lor nature.               2910
R mi volsi da canto
E vidi un bianco manto
Cosi da la sinestra 
D'una grande ginestra;
E io guardai pi¨ fiso,        2915

[Miniature]

 
E vidi un bianco viso
Con una barba grande
Che'n sul petto li spande. 
Ond'io m'assicurai, 
E'nanši lui andai               2920
E feci mio saluto 
E fui ben ricevuto;
Nd'io presi baldanša, 
E con dolce accontanša
Lo domandai del nome,      2925
E chi elgli era e come 
Stava si soletto
Sanša neun ricetto.
E tanto il domandai 
Che nel suo dir trovai        2930
Che lÓ dove fu nato 
Fu tolomeo chiamato,
Mastro di storlomia
E di fisolofia.
Ed Ŕ a dio piaciuto            2935
Ch'io sia tanto vivuto,
Qual che sia la cagione.
E io'l misi arragione 
Di que' quattro elementi 
E de lor fondamenti,         2940
E come sono legati
E insieme formati. 
Ed e', con bella risa,
Rispuose in questa guisa: 

A M E N

2878-2879 omit B  2880 andare R  2886 In parere BMR  2887 Che, poi chel del peccato R  2898 d'olempo BRV  2907 aulimenti R  2913 finestra GV  2914 Dopo una gran L  2915 E riguardando fiso M  2924 contanza GMRV  2933 s'astronomia M  2934 phylosophya B  2936 Ch'i'sia BGL Ch'io sia S  2941 formati BMR  2942 leghati BMR fermati G
 

[26v] 

 
 

Orse lo spron ti move   2945
Che di scritte ti prove
Di far difensa e scudo; 
Ma se' del tutto ingnudo,
Che tu difensione
Somente di ragione,                  2950
FÓllati dirictura: 
Una propia natura 
A diricta benvollienša,
Che riceve crescenša 
D'amare ongni fiata;                 2955
E lunga dimorata 
NÚ paese lontano
Di monte nŔ di piano
Non mette oscuritate 
In verace amistate.                      2960
Dunque pecca e disvia
Chi buono amico obria,
ChÚ tra li buoni amici
Sono li diricti ofici 
Volere e non volere                   2965
Ciascuno, ad atenere,
Quello che l'altro vole
In facto e in parole. 
Quest' amistÓ e certa;
Ma de la sua coverta                 2970
Vae alcuno amantato
Come rame dorato.
Cosi in molte guise

 
 

Sono l'amista divise, 
Perche la gente invišia          2975
La verace amicišia: 
'Amico che maggiore 
Vuol essere a tutt'ore,
Parte come leone; 
Amor bassa e dispone,             2980
Perche in fina amanša 
Non cape maggioranša.
Dunque riceve inganno,
Non credo sanša danno, 
L'amico, cio mi pare,            2985
Ch'Ŕ di minore affare,
C'ama veracemente
E serve lealmente, 
Donde si membra rado
Colui ch'e'n alto grado.         2990
En sono amici tali 
Che saettano strali,
E dÓnno grande lode
Quando l'amico l'ode,
Ma null'altro piacere              2995
Si pu˛ di loro avere.
Cosý fa l'usingnolo: 
Serve del verso solo,
Ma giÓ d'altro mestero
Sai che non val guero.         3000
N amici m'abatto
Che m'aman pur a patto
                                              27


 
 

E serve buonamente, 
Se vede apertamente
Com'io riserva lui                    3005
D'altrettanto o di plui.
Ltrettale ti ridico
De lo ritroso amico
Che a la comincianša
Mostra grande abbondanša,     3010
Poi a poco a poco allenta,
Tanto che anneenta,
E di detto e di facto
GiÓ non osserva patto.
Osý o posto cura             3015
C'amico di ventura 
Come rota si gira,
Che mi pur guarda e miri 
Come ventura corre:
E se mi vede porre                 3020
In glorioso stato,
Servemi di buon grato; 
Ma se caggio in angoscie, 
GiÓ non mi riconoscie.
Cosý face l'augello                  3025
C'al tempo gaio e bello
Con noi gaio dimora 
E canta ciascun' ora;
Ma quando vien la ghiacia, 
Che non par che li piaccia,      3030
Da noi fugge e diparte. 

 

Ond'io n'aprendo un'arte:
Che, come la fornace
Pruova l'oro verace,
E la nave lo mare,                 3035
Cosý le cose amare
Mostran veracemente
Chi ama lealmente.
Erto l'amico avaro, 
Come lo giocolaro,        3040
Mi loda grandemente
Quando di me ben sente;
Ma quando noli dono, 
Portami laido s˛no.
Questi davante m'ungne,       3045
E di dietro mi pungne,
E come l'ape in seno
Mi da mele e veleno.
L'amico di vetro
L'amor getta di dietro    3050
Per poco offendimento, 
E pur per pensamento
Si rompe e parte tutto
Come lo vetro rotto.
L'amico di ferro           3055
Mai non dice 'diserro'
Infin che pu˛ trappare; 
Ma e non vorria dare
Di molt' erbe una cima: 
Natur'e de la lima.                3060

[27v]
 
 

A l'amico di facto 
╚ teco a ongni patto,
E persona e avere 
Puoi tutto tuo tenere, 
ChÚ nel bene e nel male          3065
Lo troverai leale:
E se fallir ti vede,
Unque non sine ride,
Ma te stesso riprende
E d'altrui ti difende:                3070
Se fai cosa valente,
La spande fra la gente
E'l tuo pregio radoppia.
Cotale Ŕ buona coppia.
C'amico di parole                   3075
Mi serve quando vole
R, che ch'io penso o dico, 
a te mi torno, amico
Rustico di filippo,
Di cui faccio mi' ceppo.            3080
Se teco mi ragiono, 
Non ti chero perdono, 
Ch'i' non credo potere 
A te mai dispiacere: 
Che la gran canoscenša            3085
Che'n te fa residenca 
Fermat' a lunga usanza, 
Mi dona sicuranša 
Com'io ti possa dire

 

E per detto profferere.            3090
E ci˛ che scripto mando
A cagione addimando
Che ti piaccia dittare
E me scripto mandare
Del tuo trovato adesso:           3095
ChÚ'l buon palamidesso
Dice, ed'o'l creduto,
Che se'n cima saluto;
Ond'io me n'allegrai.
Qui ti saluto ormai:                   3100
E quel tu di latino
Tien' per amico fino
A tutte le carate
Che voi oro pesate. 

Qui Ŕ compiuto il fagolet- 
  to ke mando ser burnet- 
  to latino a rustico di fi- 
  lippo 
 


 
 
 
 
 
 

                                                           28


 
 
 
 
 

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