FLORIN
WEBSITE
©
JULIA
BOLTON HOLLOWAY, AUREO
ANELLO
ASSOCIATION,
1997-2010: FLORENCE'S
'ENGLISH' CEMETERY
|| BIBLIOTECA E BOTTEGA FIORETTA
MAZZEI
|| ELIZABETH BARRETT BROWNING
|| FLORENCE
IN
SEPIA ||
BRUNETTO
LATINO, DANTE ALIGHIERI AND
GEOFFREY
CHAUCER
|| E-BOOKS
|| ANGLO-ITALIAN
STUDIES
|| CITY
AND
BOOK
I,II,
III,
IV || NON-PROFIT
GUIDE TO COMMERCE IN FLORENCE || AUREO
ANELLO, CATALOGUE ©Revd James Lawson, Discorso alla Badia, Repubblica di
San Procolo. For English version.
LA FIRENZE DI GIORGIO LA
PIRA
REVD JAMES LAWSON

‘
rionfante
e sofferente insieme’ secondo le parole di John Henry Newman
è il destino immutabile della Chiesa, ‘portando sempre e
dovunque nel Suo corpo la morte di Gesù, perché
anche la vita di Gesù si manifesti nel Suo corpo’. La causa
di Cristo sempre vive l’ultima agonia. Il tempo della fine
è sempre vicino: questo stesso giorno o un altro. Quasi
deserta di santi è la terra, vicina la Venuta di Cristo, e,
dunque, vicino il Giorno del Giudizio. Della fine di questa storia
i cristiani sono consapevoli. Nella Provvidenza di Dio le nostre
vite sono come corsi d’acqua confluenti l’uno nell’altro, insieme
riversandosi nel grande fiume della storia universale. Di questo
fiume conosciamo la destinazione finale. Tra flussi e riflussi
sotto l’impeto soprannaturale della grazia in modo irreversibile
scorre alla sua foce. La foce della pace, dell’unità, e
della vita. La stessa visione del Profeta Isaia: ‘Tutte le genti
affluiranno verso il monte del tempio del Signore, verso
Gerusalemme, che significa ‘città di pace’. Dio
indicherà le Sue vie ed essi cammineranno per i Suoi
sentieri. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in
falci, un popolo non alzerà più la spada contro un
altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della
guerra’. Al di là delle nostre ansie personali il fiume
della storia scorre verso l’unità delle diverse confessioni
cristiane, verso la riconciliazione tra tutti i figli di Abramo,
ebrei, cristiani, musulmani. Verso la ‘profetica utopia’ di
Isaia. La nostra stessa età dell’ansia, delle guerre
nucleari, dello ‘scontro di civiltà’, dunque, non è
disgiunta dall’infinito empito di speranza che viene da Dio.
Speranza che rende la guerra impossibile, la pace, l’unità,
la giustizia tra tutti i popoli ineluttabile; irresistibile e
irreversibile, nonostante tutto, il viaggio verso nuove frontiere.
L’utopia di Isaia è l’autentico realismo della storia.
‘Casa di Giacobbe’ egli dice ‘ ‘camminiamo nella luce del
Signore’.
Se noi Cristiani con gli altri figli della famiglia di Abramo
siamo insieme chiamati a sperare contro ogni speranza in questa
‘profetica utopia’, anche riceviamo il mandato per cambiare il
mondo. Chi ascolta la Parola è degno di vivere come
profeta. In questa nostra stessa era, tecnologica, atomica,
apocalittica, possiamo far sorgere la luce di Dio sul mondo. Negli
anni Cinquanta del Novecento qualcuno che sa di aver ricevuto
questo mandato viene eletto Sindaco di Firenze. Il suo nome
è Giorgio La Pira.
La Pira vive il motto del Savonarola – come nello stemma posto sul
frontone di Palazzo Vecchio, il Palazzo della Signoria – e
crede che la Firenze rinascimentale possa divenire la nuova
Gerusalemme: ‘JESVS CHRISTVS REX FLORENTINI POPVLI SENATVS
POPULUSQUE DECRETO ELECTVS’, Cristo, Re del popolo fiorentino,
eletto per decreto del Senato e del Popolo’ ( che i Medici
prontamente mutano in ‘REX REGNVM ET DOMINVS DOMINANTIVM’). Contro
le esigenze delle ‘forze di mercato’, sempre a fianco dei poveri
della città, La Pira scandalizza i potenti. Non era
inusuale vederlo scalzo in pubblico avendo dato via le proprie
scarpe e gran parte del suo stipendio. Le nostre ‘città
cloni’ sempre più sono di dominio delle strade e di mega
centri commercial anonimi. Dopo le devastazioni della guerra, La
Pira vuole, invece, la ricostruzione di una Firenze concepita come
‘città umana’. Una città a misura d’uomo, e questo
crede debba realizzarsi con la creazione di ‘quartieri
autosufficienti’, con piccole botteghe, giardini pubblici,
mercati, chiese, scuole, strade alberate. Cerca così di
sostenere la possibilità di un:
. . . riposato . . . e bello viver di cittadini; [una]
. . . fida cittadinanza, [e] . . .
dolce ostello
quel vivere sulla terra di cui parla nel Paradiso Cacciaguida,
trisavolo di Dante, nel ricordare la Firenze del suo tempo. Ogni
anno La Pira organizza quei convegni ai quali invita i
rappresentanti di tutto il mondo. Dal nord e sud del mondo, da
Washington e da Parigi, da Hanoi e da Algeri, da Tel Aviv e dalla
Gerusalemme orientale e araba. Così parlando loro: Vorremmo
che tutti i tesori di storia, di grazia, di bellezza e di
intelligenza che la Provvidenza ha accumulato a Firenze
costituiscano un gigantesco messaggio di pace rivolto a tutti i
popoli della terra: un messaggio che chiama tutti,
irresistibilmente, malgrado ogni resistenza ed ogni
contrarietà - spes contra spem, sperando contro ogni
speranza – per dare inizio alla storia nuova dei mille anni di
civiltà e di pace. Una civiltà e una pace destinate
a rifrangere pienamente sulla terra, la luce amorevole della
paternità di Dio e la fraternità degli uomini. I
convegni di Giorgio La Pira sono nel concreto il tentativo di
abbattere muri e costruire ponti tra l’Occidente, secolare e
capitalista, e l’Islam. Egli vede nella città di Firenze un
ponte, una città la cui cultura di umanesimo spirituale
possa soccorrere i suoi stessi cittadini a resistere al fascino di
Mammone. Vede Firenze come la nuova Gerusalemme, la città
Santa, La Mecca e Medina, Qom, come la stessa Gerusalemme del
mondo islamico. La sua vita è espressione del senso di una
missione che porta a compimento l’essenza del nostro Battesimo:
una missione per portare il cielo sulla terra, la luce laddove
regnano le tenebre; una missione per trasfondere di grazia la
natura, per portare la città di Dio nella città
degli uomini, per edificare Gerusalemme nella verde, amena terra
d’Inghilterra.
La Provvidenza ha accumulato tesori di storia, grazia, bellezza,
intelligenza tanto a Cambridge quanto a Firenze. E ancora oggi il
nostro ideale di educazione effonde di santo splendore. Anche noi
abbiamo ricevuto un messaggio di pace. Come lo stesso Giorgio La
Pira abbiamo ricevuto la missione di essere ‘luce del mondo’. Non
può restare nascosta una città collocata sopra un
monte. Questa è la nostra vocazione, questo siamo chiamati
ad essere. Nelle nostre scelte come nelle incombenze della vita
quotidiana. Possiamo ‘rendere gentile la vita di questo mondo’,
attivamente partecipare nel flusso della storia verso la
‘profetica utopia’ di Isaia. Anche noi nelle città in cui
viviamo, nelle sataniche, tenebrose fabbriche possiamo edificare
Gerusalemme. Nel nostro pellegrinaggio, nel disordine-disarmonia
di città caotiche, sempre ci saranno momenti bui per
ciascuno di noi, ma
È di notte che è meraviglioso attendere la luce
Bisogna forzare l’aurora a nascere, credendoci.
Noi siamo il Corpo di Cristo. Il Corpo di Cristo trasfigurato, il
cui il volto diviene come il sole. E se crediamo, preghiamo,
perseveriamo, sappiamo che insieme loderemo Dio in cielo. Loderemo
Dio con tutti i Santi che prima di noi hanno pregato in questo
luogo. Loderemo Dio in quella Città nella cui luce
cammineranno tutte le nazioni, quella Città la cui luce
è la gloria di
Dio.
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BOLTON HOLLOWAY, AUREO
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