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CERAMICHE RINASCIMENTALI

DAL CIMITERO EVANGELICO DI PORTA A PINTI

MARINO MARINI
 
 
 

I frammenti ceramici che frequentemente vengono recuperati nelle zone di alta frequentazione urbana, solitamente contribuiscono a dare uno spaccato delle quotidiane attività svoltesi nel corso dei secoli. In Firenze questo è particolarmente usuale ed ogni escavazione operata all’interno dell’antica cerchia muraria restituisce queste testimonianze di “cultura materiale” diversificate per tipologia e per epoca di utilizzo. Numerose sono le documentazioni storiche che attestano in area urbana fornaci di maioliche in epoca tardo-medievale e rinascimentale, per lo più condotte da vasai provenienti da Montelupo, che inducono ad ipotizzare una prolifica produzione ceramica destinata al fabbisogno locale delle diverse classi sociali, di enti religiosi ed assistenziali, di spedali (compare a proposito, fra i materiali del Cimitero evangelico di Porta a Pinti, una porzione di ciotola, usata comunemente per il nutrimento dei degenti, con la “gruccia” di S.Maria Nuova dipinta in azzurro), etc. Purtroppo a tutt’oggi non è possibile stabilire con certezza le tipologie prodotte dalle botteghe fiorentine poiché non si conoscono ritrovamenti con la presenza di scarti di fornace che sono l’indicatore certo di una attività maiolicara. Anche nel caso dei frammenti ritrovati all’interno del Cimitero evangelico di Firenze si osserva la consueta composizione variegata delle tipologie ceramiche che vanno dal XIV al XIX secolo, con una presenza sporadica di un anforaceo tardo-romano. Sono presenti sia le forme soltanto invetriate, o acrome, adibite ad usi di cucina, per la cottura dei cibi e per la dispensa, e le maioliche smaltate che dal XIV secolo, sempre più raffinate, sono destinate prima a far bella mostra sulle tavole dell’aristocrazia cittadina e poi a diffondersi copiosamente nei vari strati sociali. Montelupo risulta il centro produttivo maggiormente rappresentato con i tipici decori rinascimentali (fine XV-primo trentennio XVI secolo) degli “Ovali”, dell’ “Imitazione del lustro”, della “Porcellana”, dei “Monticelli”, e con le più attardate “Foglie di vite”, le “Losanghe”, oltre ad un piatto figurato (probabilmente un “Arlecchino”). Altre importazioni provengono da centri dislocati fuori dalle vicinanze della città come Bacchereto, sul Monte Albano, con una porzione di catino decorato in giallo e verde con contorni graffiti (fine XV-inizio XVI secolo), Borgo San Lorenzo, con alcune ceramiche graffite ed arricchite con elementi dipinti in azzurro (metà XVI secolo), la zona Empolese e medio-valdarnese, per alcune graffite decorate a “Fondo ribassato” con il tipico motivo centrale della “girandola”; probabilmente invece sono da ascrivere a fornaci di area fiorentina alcuni frammenti di “Maiolica Arcaica” e di “Italo-moresca”, databili fra la metà del XIV e la metà del XV secolo. Due frammenti di piede di una grande coppa e di un bacino in ceramica invetriata e “schizzata” con colature dei colori verde, azzurro e bruno, fanno ipotizzare un approvvigionamento dalla fornace di Cafaggiolo, situata a fianco della villa Medicea nel Mugello, che ha restituito esempi di tecnologia simile su esemplari musealizzati (metà XVI secolo). Ancora una segnalazione per un frammento di cornice a “foglie di acanto” in terracotta smaltata tipica della bottega dei Della Robbia; probabilmente si tratta di lacerto di un rilievo circolare o di una lunetta posta in prossimità della Porta a Pinti. L’estrema frammentarietà dei reperti non consente una ricostruzione delle forme ma comunque ne permette almeno il riconoscimento per una collocazione spazio-temporale. Probabilmente i frammenti, quasi tutti provenienti da una zona ristretta, erano inseriti nel terreno di riporto che in epoca moderna (nel momento della riorganizzazione stradale di Firenze con la costruzione dei Viali di circonvallazione e la conseguente distruzione di buona parte della cinta muraria medievale) è stato addossato alla porzione di muratura prossima alla Porta a Pinti che ancora si conserva nella zona occidentale del cimitero; si tratta così di materiale erratico, senza contesto di provenienza, ma che può fornire alcune indicazioni sui fornimenti di stoviglie (si veda la presenza di più centri produttivi in contemporanea) e sulle presenze di elementi architettonici in zona, come indica il frammento robbiano.


 
 


 


 

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