Elizabeth Woodworth, Tomb
of Arnold Savage
Landor
Questo saggio presenta
dei
link con i file che contengono l’elenco dei sepolti del cosiddetto
“Cimitero
degli Inglesi” e del Cimitero "Agli Allori", quest'ultimo fu istituito
nel
1877,
anno
in cui il “Cimitero degli Inglesi” fu chiuso alle inumazioni:
English
Cemetery
Register
A-D,
http://www.florin.ms/cemetery1.html
English Cemetery Register
E-L,
http://www.florin.ms/cemetery2.html
English Cemetery Register
M-R,
http://www.florin.ms/cemetery3.html
English Cemetery Register
S-Z,
http://www.florin.ms/cemetery4.html
Cimitero
agli
Allori
Register
A,
http://www.florin.ms/alloriA.html
through
Cimitero agli Allori
Register
Z,
http://www.florin.ms/alloriZ.html
E' possibile firmare una petizione al seguente indirizzo:
http://www.thepetitionsite.com/takeaction/471134975
'That the Swiss-owned, so-called 'English' Cemetery in Florence be kept open, be restored and be declared a UNESCO World Heritage Site'
'Che il Cimitero 'degli Inglesi' a Firenze di proprietà Svizzera possa ancora essere visitabile, sia restaurato e dichiarato dall'UNESCO Patrimonio Mondiale dell'Umanità'.
Grazie!
Per ulteriori informazioni sull'Appello di Emergenza consultare il blog in inglese all'indirizzo:
http://piazzaledonatello.blogspot.com
e il blog in italiano all'indirizzo http://runelfiche.blogspot.com
Tramite il motore di ricerca 'Google' (box sotto) è possibile compiere una ricerca nell'intero sito Web, http://www.florin.ms:
CIMITERO DEGLI
INGLESI/
ENGLISH CEMETERY/ PIAZZALE DONATELLO, 38
To enlarge, click
here
Aggiornamento
1 – Riapertura Cimitero
Nell’anno 1996, in occasione dell’inumazione del famoso coreografo-ballerino russo Eugenij Poljakov, cittadino elettivo di Firenze, il Cimitero è stato riaperto per consentire l’inumazione di “urne ceneri” e “cassette di resti mortali” di tutti coloro i quali volessero depositare le proprie spoglie, o quelle dei propri cari, in un “Cimitero monumentale”. Il cimitero, attivo dal 1827 al 1877, appartiene alla storia di Firenze e affonda le sue radici nella Toscana granducale.
Sono infatti disponibili, allo stato attuale, circa 500 loculi, già costruiti o in corso di costruzione.
Notizie più dettagliate potranno essere richieste al custode dello storico cimitero, oppure presso gli uffici del cimitero “Agli Allori” con sede in via Senese, 184. I-50124 FIRENZE.
Cimitero di Porta a' Pinti
detto 'degli Inglesi' tel. 055 582608
Sito:
http://www.florin.ms/cimitero.html
2 - Visite
Attualmente, l’orario di apertura del cimitero, per consentire le visite, anche di gruppi guidati, è il seguente:
lunedì
ore
9.00-12.00
dal martedì al
venerdì
compreso ore 15.00-18.00
orario estivo
(ora legale)
ore
14.00-17.00
orario
invernale
Eventuali modifiche del suddetto orario saranno comunque comunicate mediante avviso affisso all’ingresso del cimitero
Other essays on the 'English' Cemetery are:
Historical
Notes on the 'English' Cemetery
The City
and
the Book III: International Conference on the 'English' Cemetery, etc portal
The
Elizabeth
Barrett Browning Website portal
An Old
Yellow Book: Elizabeth Barrett Browning's Death and Burial
New
Death and the
Emperor in
Dante,
Browning, Dickinson and Stevens
Florence
in
Sepia portal
Isa Blagden, 'Félicie
de Fauveau'
The
Swiss
in the Swiss-owned 'English' Cemetery (inviting collaborative
research)
The Swiss
History of the 'English' Cemetery
The
Americans in the 'English' Cemetery (inviting collaborative
research)
The
Russians
in the 'English' Cemetery (inviting collaborative research)
The Irish in the 'English' Cemetery
Participants
in the Battle of Waterloo Buried in the 'English' Cemetery
(inviting
collaborative research)
Michael Ayrton, Ensign
Yelverton's Spoon New
Epitaphs
in the 'English' Cemetery
Poets'
Corner: Aureo
Anello Poets (inviting offerings) New
The
Sculptors
of the English Cemetery (inviting
collaborative
research) New
Ceramic
Fragments in the 'English' Cemetery
The
'English' Cemetery as 'English' Garden (inviting participation)
New
Egyptian
Motifs in the 'English' Cemetery New
Apuleius and the English Cemetery New
A New Spirit of the Age and Florence's English
Cemetery New
A Cemetery in Reykjavik, Iceland
The
following
forthcoming
essays
invite
your collaboration and participation:
Regimental
and
Naval
Burials
in the English Cemetery (forthcoming, and inviting
collaborative
research)
Friends
of
Florence
Nightingale
Buried in the 'English' Cemetery (forthcoming, and inviting
collaborative
research)
Armourial
Bearings
in
the
'English' Cemetery (forthcoming, and inviting
collaborative
research)
The
Historians
of the 'English' Cemetery (forthcoming, and inviting
collaborative
research)
Scriptural
Inscriptions
in
the
'English' Cemetery (forthcoming, and inviting
collaborative
research)
Placement
of
Tombs
in
Florence's English Cemetery (forthcoming, and inviting
collaborative
research)
Aureo Anello and Gabinetto Vieusseux: The City and the Book III Conference on the 'English' Cemetery, June, 2004. ProceedingsRome's Protestant Cemetery is at http://www.dkinst-rom.dk/protcem/
LA
CITTA`
E
IL
LIBRO
III
ELOQUENZA
SILENZIOSA:
VOCI
DEL
RICORDO
INCISE NEL
CIMITERO
'DEGLI
INGLESI',
CONVEGNO
INTERNAZIONALE
3-5
GIUGNO
2004

THE
CITY
AND
THE
BOOK
III
INTERNATIONAL
CONFERENCE
'MARBLE
SILENCE,
WORDS
ON
STONE:
FLORENCE'S'
ENGLISH CEMETERY',
GABINETTO
VIEUSSEUX
AND
'ENGLISH
CEMETERY',
FLORENCE
3-4
JUNE 2004
Gli Atti sono pubblicati in
due
lingue, italiano e inglese ('testo a fronte'), ai seguenti indirizzi:
http://www.florin.ms/gimela.html,
/gimelb.html, /gimelc.html,
/gimeld.html, /gimele.html,
/gimelf.html, in italiano all'indirizzo
http://www.florin.ms/gimel1,
gimel2.html. Per
i testi in lingua originale
utilizziamo i
caratteri
neri,
per la traduzione il colore utilizzato è il grigio.
The Proceedings in both Italian and English (parallel text) are provided here: http://www.florin.ms/gimela.html, /gimelb.html, /gimelc.html, /gimeld.html, /gimele.html, /gimelf.html. The Proceedings are published at http://www.florin.ms/gimel1, gimel2.html in Italian only. The text in the original language is in black, the translation, in grey.
PROGRAMMA
DEL
CONVEGNO,
‘LA
CITTA’ E IL LIBRO III’/ THE
CITY AND THE BOOK III/ ELOQUENZA
SILENZIOSA: VOCI DEL RICORDO INCISE NEL CIMITERO ‘DEGLI INGLESI’/ MARBLE
SILENCE, WORDS IN STONE: FLORENCE'S ‘ENGLISH CEMETERY’
3-4 June 2004, Sala Ferri, Gabinetto G.P. Vieusseux, Palazzo Strozzi
Giovedì 3 giugno 2004/ Thursday 3 June 2004/ Ore 9.00/ 9:00 a.m.
SALUTI/ GREETINGS
Marcello Fazzini, Presidente del
Gabinetto G.P. Vieusseux
Eugenio Giani, Assessore alle
Relazioni
Internazionali del Comune di Firenze
Giannozzo Pucci, Presidente
dell'Associazione
Internazionale ‘Fioretta Mazzei’
Gerardo Kraft, Presidente dei
Cimiteri
Evangelici di Firenze
Vanessa Hall-Smith, Director, The
British Institute of Florence
INTRODUZIONE/ INTRODUCTION
L’internazionalità di Firenze: il ricordo di Vieusseux nel Cimitero detto ‘degli Inglesi’/ Cosmopolitan Florence: Vieusseux's Memorial in the ‘English' Cemetery Maurizio Bossi, Gabinetto G.P. Vieusseux, Firenze [questa relazione è disponibile soltanto in lingua italiana all'indirizzo http://www.florin.ms/gimel1#bossi]
'Tuoni di bianco silenzio': Il Cimitero ‘degli Inglesi’ come biblioteca e come archivio/ 'Thunders of White Silence': The ‘English Cemetery’ as Library, as Archive Julia Bolton Holloway, Aureo Anello Associazione Biblioteca e Bottega Fioretta Mazzei e Amici del Cimitero 'degli Inglesi' [questa relazione è disponibile soltanto in lingua italiana all'indirizzo http://www.florin.ms/gimel1#holloway]
I CIMITERI DI FIRENZE E LA TRASMISSIONE DEL RICORDO NELL’OTTOCENTO/ THE TRADITION OF MEMORY IN NINETEENTH-CENTURY FLORENCE
Il bello sepolcrale/ The aesthetic of tombs, Carlo Sisi, Galleria d'Arte moderna di Palazzo Pitti, Firenze || Vivere con la morte: iscrizioni funebri e monumenti in Toscana/ Living with Death: Tuscan Entombments in the Nineteenth-Century, Anne O’Brien, National University of Ireland, Galway || La letteratura del ricordo/ The Literature of Memory, Laura Melosi, Università di Macerata || Memoria come benedizione: il Cimitero Ebraico a Firenze/ Memory as Blessing: Florence’s Jewish Cemetery, Dora Liscia Bemporad, Università di Firenze|| Architetture dei cimiteri 'degli Inglesi' e 'agli Allori'/ Architecture of the 'English' and 'Agli Allori' Cemeteries, Giampaolo Trotta
Le relazioni sopra sono disponibili soltanto in lingua italiana all'indirizzo http://www.florin.ms/gimel1.html#sisi, #obrien, #melosi, #liscia, #trotta
Ore 15.30/ 3:30 p.m.
I ‘FIORENTINI’ INGLESI E AMERICANI/ ENGLISH AND AMERICAN ‘FLORENTINES’
La
tentazione
di
Eva:
'Paradise Lost' nella scultura di Hiram
Powers/
Eve Tempted: 'Paradise Lost'
in Hiram Powers' sculpture
Katerine
Gaja, The British Institute of Florence ||L’iscrizione
sulla tomba di Walter Savage Landor/ The inscription on Walter Savage
Landor's
Tomb Mark Roberts, The British Institute of Florence ||La
vedova di Arnold Savage Landor: Libri, corpi e l'incisione di memoria
in
Firenze/ Arnold Savage Landor’s Widow: Books, Bodies and Imprinting
Memory
in Florence
Allison Levy, Wheaton College||Fanny
Trollope, la sua famiglia e la cerchia del Villino Trollope/ Fanny
Trollope,
her Family and Circle at the Villino Trollope David
R. Gilbert, The Middle Temple, London
||Elizabeth
Barrett Browning e la Bibbia/ Elizabeth Barrett Browning and the Bible
Stephen
Prickett, The Armstrong Browning Library, Baylor University ||La
pietra e la parola: Elizabeth Barrett Browning a Firenze/ Stone and
Word:
Elizabeth Barrett Browning in Florence
Claudia Vitale [disponibile
soltanto in lingua italiana all'indirizzo http://www.florin.ms/gimel1#vitale]
CENA presso il CIMITERO 'DEGLI INGLESI', Piazzale Donatello, 38/ DINNER in the 'ENGLISH' CEMETERY, Piazzale Donatello 38
Ringraziamo
AGENZIA
PER IL TURISMO FIRENZE
Venerdì 4 giugno 2004/ Friday 4 June 2004/ Ore 9.30/ 9:30 a.m.
Una tomba dal nome svanito: Isa Blagden/ A Faded Inscription: Isa Blagden’s Tomb Corinna Gestri, La Nara di Prato [disponibile soltanto in lingua italiana all'indirizzo http://www.florin.ms/gimel1.html#gestri]||Clough, Horner, Zileri: tombe ricordate in un diario inglese inedito/ Tombs Linked in an Unpublished Diary Alyson Price, The British Institute of Florence||William Holman Hunt per la moglie giovane Fanny/ William Holman Hunt for His Young Wife Fanny Patricia O’Connor, The Pre-Raphaelite Society ||L'arte della memoria: John Roddam Spencer Stanhope e la tomba della figlia Mary/ The Art of Memory: John Roddam Spencer Stanhope and the Tomb of His Daughter Mary Nic Peeters, Vrije Universiteit Brussel– Judy Oberhausen, San Mateo, California||Notti bianche d'Islanda a Firenze: William Morris e Daniel Willard Fiske/ Northern Lights in Florence: William Morris and Daniel William Fiske Kristín Bragadóttir, The National Library, Reykjavik ||Marmo bianco: la vita e le lettere di Hiram Powers, un inedito di Clara Louise Dentler/ White Marble: The Life and Letters of Hiram Powers in Clara Louise’s Dentler’s Manuscript Jeffrey Begeal, The International Baccalaureate Organization
Ore 14.45/ 2:45 p.m. VISITA A CASA GUIDI/VISIT TO CASA GUIDI

Ore 15.30/ 3:30 p.m.
ALLA RICERCA DI ‘FIORENTINI’ DI ALTRE CULTURE NEL CIMITERO ‘DEGLI INGLESI'/ OTHER 'FLORENTINES' IN THE 'ENGLISH' CEMETERY
Religione,
nazione,
affari:
Il
patrimonio della memoria nella comunità
svizzera
di Firenze/ Religion, Nation, Commerce: Memory as Heritage Among the
Swiss
in Florence Alessandro Volpi, Università di Pisa ||
'Sotto
i mirti della dolce Italia': I russi/ 'Beneath the myrtles of sweet
Italy':
The Russians Michail Talalay, Russian Academy of Sciences
||
Da
Mosca a Firenze: i Kudrjavcev e l’Italia/ From Moscow to Florence: The
Kudriavcev and Italy Lucia Tonini, Università
'l'Orientale',
Napoli ||
Le
ragioni di una assenza, i motivi di una presenza: Polacchi e Ungheresi
nel Cimitero 'degli Inglesi'/ Reasons for absence, motives for their
presence:
Poles and Hungarians in the 'English Cemetery' Luca Bernardini,
Università
di Milano ||
Gli
Europei del Nord: dall'Olanda, dalla Scandinavia e dai Paesi baltici/
Northern
Europeans: Holland, Scandinavia and the Baltic Countries Asker
Pelgrom,
Rijkuniversiteit Groningen, Olanda ||
Due
sepolture al Cimitero ‘degli Inglesi’: una traccia per
l’attività
fiorentina di Félicie de Fauveau/ Two Tombs in the ‘English’
Cemetery:
Vestiges of Felicie de Fauveau’s work in Florence Silvia
Mascalchi,
Istituto Statale d'Arte di Firenze ||
Robert
Davidsohn, un autore della memoria storica di Firenze/ Robert
Davidsohn,
Historian of Medieval Florence
Giuliano Pinto, Università di
Firenze.
Le relazioni sopra sono
disponibili
soltanto in lingua italiana all'indirizzo http://www.florin.ms/gimel2.html#volpi,
#talalay,
#tonini,
#bernardini,
#mascalchi
Appendix: Poets' Epitaphs in the 'English' Cemetery
SABATO, 5 GIUGNO/ SATURDAY, JUNE 5
VISITA A VILLA LANDOR, FIESOLE, AL CASTELLO DI VINCIGLIATA, AL MONASTERO DI VALLOMBROSA, A BELLOSGUARDO, VILLA BRICHIERI-COLOMBI, VILLA LO STROZZINO
VISIT TO VILLA LANDOR, FIESOLE, VINCIGLIATA
CASTLE, VALLOMBROSA MONASTERY, BELLOSGUARDO'S VILLA BRICHIERI-COLOMBI
AND
VILLA LO STROZZINO
TEMPO/ SPAZIO/ BIBLIOGRAFIA //TIME/ SPACE/ BIBLIOGRAPHY
MOSTRE CORRELATE A FIRENZE/ RELEVANT EXHIBITIONS IN FLORENCE
Firenze in seppia/ Florence in Sepia, Sala Ferri, Gabinetto Vieusseux. Palazzo Strozzi (The Botticelli detail of the background is from a nineteenth-century sepia photograph that was exhibited in 'Firenze in seppia') We suggest that the photographs of the exhibition be viewed here before the Proceedings to place the Cemetery in its Florentine context.
Botticelli e Filippino: L’inquietudine e la grazia nella pittura fiorentina del Quattrocento/ Anxiety and Grace in Florentine Quattrocento Painting. Palazzo Strozzi: www.botticellipalazzostrozzi.it
I giardini delle Regine: Il mito di Firenze nell’ambiente preraffaellita e nella cultura americana fra Ottocento e Novecento/ The Queens' Gardens: The Myth of Florence Amongst the PreRaphaelites and in Nineteenth and Twentieth Century American Culture. Galleria degli Uffizi and http://www.igiardinidelleregine.it

‘Aureo Anello’ Associazione
Biblioteca
e Bottega Fioretta Mazzei e Amici del Cimitero ‘degli Inglesi’
‘Centro Romantico’ del Gabinetto
G.P. Vieusseux
Cimiteri Evangelici di Firenze
The British Institute of Florence
Associazione Internazionale
‘Fioretta
Mazzei’
Amicizia Ebraico-Cristiana
Gli Atti sono pubblicati in due lingue, italiano e inglese ('testo a fronte'), ai seguenti indirizzi: http://www.florin.ms/gimela.html, /gimelb.html, /gimelc.html, /gimeld.html, /gimele.html, /gimelf.html, soltanto in lingua italiana agli indirizzi http://www.florin.ms/gimel1.html, http://www.florin.ms/gimel2.html. Per i testi in lingua originale utilizziamo i caratteri neri, per la traduzione il colore utilizzato è il grigio.
The Proceedings in both
Italian
and English (parallel text) are provided here: http://www.florin.ms/gimela.html,
/gimelb.html, /gimelc.html,
/gimeld.html, /gimele.html,
/gimelf.html. The Proceedings are published
at
http://www.florin.ms/gimel1,
http://www.florin.ms/gimel2.html
in Italian only. The text in the original language is in black,
the translation, in grey.

Giglio fiorentino sul sepolcro di Elizabeth Barrett Browning
Due sono i “Cimiteri degli Inglesi”, dove riposano le spoglie mortali di grandi scrittori inglesi nel loro esilio italiano: il “Cimitero degli Inglesi” a Firenze, e il “Cimitero Protestante” a Roma. Nei due cimiteri, tra i molti altri, hanno trovato sepoltura Elizabeth Barrett Browning e Walter Savage Landor, John Keats e Percy Bysshe Shelley. Per approfondire la conoscenza di questo luogo arricchendo sempre più le conoscenze in nostro possesso, anche a livello storico, porgiamo il nostro invito ai lettori del presente saggio e agli studiosi per loro contributi. Il World Wide Web da polvere e "scritta morta" può trasformarsi in viva carne, sangue, e luce. Il marmo, osava credere Michelangelo, può esser parola.
Le spoglie immortali di questi scrittori vivono nelle biblioteche e nei libri. I loro libri compaiono nella bibliografia che chiude il saggio e sono disponibili nella Biblioteca e Bottega Fioretta Mazzei ospitata nel Cimitero stesso. A quanti sono in viaggio e abbiano come loro meta l’Italia suggeriamo la lettura dei classici della Penguin, ad esempio la poesia di Elizabeth Barrett e Robert Browning, di Lord George Byron e John Keats, i libri di Percy Bysshe e Mary Shelley, di Nathaniel Hawthorne, di George Eliot e Henry James. I viaggiatori dell'età vittoriana, Inglesi e Americani, portavano con sè e leggevano le edizioni Tauchnitz, edizioni in ottavo (in formato tascabile) finemente rilegate.
Il breve profilo storico che segue è tratto dal saggio del Pastore Luigi Santini della Chiesa Valdese "Il Cimtero Protestante detto 'degli Inglesi' in Firenze" redatto per conto della Chiesa Evangelica Riformata Svizzera, quest'ultima ancora oggi propietaria dello storico cimitero. Per ulteriori informazioni e per visitare il cimitero:
CIMITERO
PROTESTANTE, PIAZZALE DONATELLO 38, 50132
FIRENZE,
ITALIA, TEL./FAX 0039 055 582608.

Chiuso nell'ovale d'asfalto dei viali, nella città - che rotto nel 1865 l'anello delle antiche mura - è dilagata fino a ridurlo a un'isola, questo cimitero ormai fa storia, è testimonianza viva di quell'Ottocento fiorentino che oggi andiamo amorosamente scoprendo.
Per il vero, quando nel 1827 il demanio granducale cedeva per 15.214 lire toscane gli 8.000 metri quadrati della montagnola fuori Porta a' Pinti alla Chiesa Evangelica Riformata perchè ne facesse il suo cimitero, non tutti i fiorentini si rallegrarono. S'indignarono i clericali più retrivi, che organizzarono una sorta di spedizione punitiva, distruggendo le prime tombe fresche fresche. Ma più ancora furono contrariati i tifosi del gioco del pallone, i quali perdevano la loro tribuna: ai piedi della montagnola, infatti, vicino alle mura tra la Porta a' Pinti e la Torre del Maglio, (a capo di via La Marmora, per intenderci), c'era una "ghiacciata" che ospitava i giocatori mentre sul poggiolo esplodeva il tifo.
Ma era scritto che quel punto della città dovesse fare le spese di tutti i mutamenti. Quando fu edificata la cerchia muraria del 1284, s'aprì una porta proprio tra un convento dei frati e un monticiattolo: quei frati si dedicavano alla fabbricazione di vetrate colorate, e fu così che la porta fu detta a' Pinti. Era destino, che quelllo fosse un luogo prediletto dai pittori. Dalla porta si partiva la via Fiesolana, e dentro la nuova cinta restavano ampie aree a orti e giardini.
Nel 1530 Michelangelo ordinò tutta una serie di drastiche operazioni per ridurre a miglior difesa la sua Firenze: la porta, opera d'Arnolfo, fu rafforzata e collegata alla nostra elevazione che divenne un bastione difensivo, mentre erano demolite le già scarse costruzioni che si levavano intorno. Poi tutto decadde in abbandono, e fedelmente le carte topografiche del Buonsignori (1584), del Fiorini (1595), del Ruggeri (1731), fino a quella del Merlini (1818) seguitarono a segnalare la curiosa mini-collinetta.
Quando dunque nel 1827 il governo granducale cedè il terreno per questo cimitero, il luogo era isolato: fuor delle mura rare le costruzioni, e dentro - tra le direttrici di Borgo Pinti e Borgo alla Croce - c'erano un paio di villette quasi sperse su viarelle fiancheggiate dagli orti; verso Porta S. Gallo si levava solitaria la Torre del Maglio, che dava il nome a quella strada su cui gli anglicani non molti anni dopo avrebbero costruito la loro Holy Trinity Church .
Nel 1860, ottenuto altro terreno, fu possibile costruire la casetta che ancora si vede all'entrata, ma cinque anni dopo al cimitero fu tolta un'area a nord. Era l'anno in cui s'avviò lo scempio di tanti monumenti, e se non fu scempio l'abbattimento delle mura per dare luogo ai viali di scorrimento, certo lo fu la distruzione della Porta a' Pinti. Cresceva intanto la fame di aree fabbricabili, il quartiere della Mattonaia sorgeva all'insegna della speculazione edilizia; nel 1870 la municipalità dedicava a Donatello la grande piaza attorno al cimitero, mentre tutta la zona veniva ricercata da pittori, scultori. Nel 1878 il cimitero si schiudeva ufficialmente, isola ormai antica emergente in una città sempre più diversa.
I protestanti del primo Ottocento non avevano vita facile in toscana, nemmeno da morti anzi, ogni tumulazione sollevava questioni religiose e perfino diplomatiche. Il primo cimitero protestante fu aperto a Livorno, dagli inglesi, ma quando anche la colonia protestante divenne cospicua, quell'ultimo viaggio fino a Livorno apparve sempre più increscioso.
Verso il 1825 la situazione "esplose" su tutti i piani. E furono i modesti, tenaci svizzeri a muovere le cose. Numerosi, intraprendenti essi trovarono in J.P. Gonin l'uomo che ci voleva: quell'uomo era un riuscito impasto franco-italo-svizzero, e portava in sé l'intelligenza acuta dell'ugonotto francese, la paziente determinazione del valdese italiano e l'equilibrato senso organizzativo del calvinista ginevrino. Nel giro di tre anni - muovendo i protestanti, interessando i diplomatici, cattivandosi la stima delle autorità toscane - impiantò la Chiesa Evangelica Riformata, una Scuola dei Padri di Famiglia, e il Cimitero Protestante.
Pochi sanno che il Cimitero
Protestante
di
Porta
a' Pinti come dice la denominazione ufficiale,
è ancor oggi proprietà della Chiesa Evangelica Riformata
(Svizzera), che lo amministra attraverso il suo "Concistoro", mentre
prevale
l'indicazione di Cimitero degli
Inglesi. Questa denominazione, passata dall'uso popolare a una
sorta di ufficialità, è dovuta al prestigio
dell'Inghilterra vittoriana, al fatto che
allora per il fiorentino medio un protestante era un inglese, come al
numero
cospicuo di personalità anglosassoni che qui hanno trovato
sepoltura.
Le inumazioni vanno dal
1828
al 1877, più tardi furono accolte solo alcune urne cenerarie. Le
1409 tombe ricordano ben 16 nazioni, il nucleo più folto
è
quello inglese, con 760 tombe, seguono gli svizzeri con 433 nomi,
quindi
i nordamericani con 87, gli italiani con 84, i russi con 54.

Young Girl Sculpted Dancing and Skipping
Come singolarità, segnaliamo l'età ben giovane di tanti defunti: 164 avevano meno di due anni, 165 meno di vent'anni, 180 meno di trent'anni, 194 meno di quarant'anni.
La storia del cimitero presenta una sorta di stratificazione: prima abbiamo piccoli commercianti svizzeri e aristocratici inglesi, quindi la Firenze cosmopolita; a metà secolo affiorano i primi protestanti fiorentini, dopo il 1859 i valdesi, con Firenze capitale si perde ogni distinzione di nazionalità o di ceto.
La Firenze della Restaurazione lorenese aveva, nel primo quarto dell'Ottocento, l'aria di una grossa borgata medievale: i suoi 120.000 abitanti vivevano per lo più asserragliati in vicoli e viuzze che, mam mano che dalle porte si calava all'antico centro della città, si facevano più anguste e affossate in una mezzaluce che faceva campeggiare grandiosi, avvolti nell'aria tersolucente, i palazzi della nobiltà recente e vecchia.
Il costo della vita era modesto, favolosamente basso per gli stranieri, ma poco avvantaggiava un artigianato in netta decadenza, quando un'anemia di capitali non consentiva l'impianto d'industrie che assorbissero la manodopera sovrabbondante e semioccupata. Il grigiore della situazione economica era ulteriormente aggravato dal predominio generale d'un clero compatto su posizioni reazionarie, attento custode d'una Toscanina della Restaurazione all'insegna delle aquile asburgiche.
E' in questo ambiente depresso socialmente come sul piano economico e culturale che s'inserisce la presenza delle colonie straniere e incide l'azione di rottura del liberal-protestantesimo.
La colonia svizzera, di cui abbiamo notizia dalla metà del Settecento, non ha ancora avuto il suo storico, eppure è quella che - per numero, per intraprendenza - più vivacemente s'è inserita nel tessuto della società fiorentina e toscana. Per la maggior parte era composta da Engadinesi, modesti economicamente e abituati a una sobrietà che li aiutava a inserirsi in una popolazione sostanzialmente modesta e sobria. Dediti a piccole industrie o al commercio, si chiamavano l'un l'altro e impiantavano a volte reti di negozi sparsi fin nei centri minori; I Cisepp erano a Firenze, Prato e Pistoia; i Gaudenz s'installavano nel Valdarno; i Lanzel da Livorno raggiungevano Pistoia, Arezzo; i Mosca da Firenze andavano fino a Cortona. Una rinomanza acquistarono nel settore del caffè-drogheria: a Firenze, in Por Santa Maria "Il Panone" dei Fent, "L'Elvetico" dei Wital erano famosi, come "L'Elvetichino" di Piazza Duomo e "Il Caffé degli svizzeri" in Piazza S. Croce, e il negozio Gilli in via Calzaioli, quello dei Pult in via della Vigna.
Alcuni di questi imprenditori raggiunsero una forma economica considerevole, come i Wital, che dal loro emporio di Borgo degli Albizi rifornivano i compatrioti a Prato, Empoli, Sesto, Petriolo, impiegando dei toscani che poi a loro volta entrarono nel commercio. I Du Fresne e i Gonin, svizzero-francesi, venivano con capitali più ragguardevoli, e dall'industria passavano al commercio per pervenire alla banca. Sono assenti, in questo periodo, gli svizzero-tedeschi, evidentemente svantaggiati dalla lingua: essi diverranno poi i "protagonisti" dall'ultimo quarto del secolo in poi.
Ma non possiamo dimenticare la presenza di artisti come Müller, Counis, Böcklin; e nemmeno, nella linea della grande cultura dell'italianizzante Sismondi, uno storico come J. Galiffe, un finissimo pedagogo quale fu Enrico Schneider, un grande organizzatore della cultura quale J.P. Vieusseux.
Basta quest'ultimo nome a rendere sacro a Firenze e all'Italia il cimitero che accoglie la sua memoria.
Questi svizzeri abitavano per lo più modestamente mescolati al popolo, nelle viuzze del centro; si notano solo alcuni gruppi - come colonie nella colonia - che si formano a S. Marco Vecchio, a Rovezzano, al Pignone, luoghi che allora parevano borgate della città e - a ricordarlo - s'ha la misura d'una Firenze tutta raggrumata attorno al labirinto del ghetto, tra il Duomo, Santa Croce, S. Spirito (già "lontano") e S. Maria Novella.
Gli inglesi invece, spesso ricchi ma non di rado economicamente ben modesti, avevano altre scelte: o l'alloggio in un palazzo gentilizio o la fetta d'una villa in collina, quando non era tutta. Giungevano col prestigio dell'Inghilterra imperiale, e s'impiantavano per le ville di Bellosguardo, oppure in antiche residenze dei Medici, dei della Gherardesca, dei Palmieri o dei Davanzati. Non di rado riportavano a splendore proprietà in decadenza, (come dei nobili blasoni squattrinati attraverso matrimoni); talvolta, per il vero, procedevano a rifacimenti che ancora fan ghignare i fiorentini.
Sugli anglo-fiorentini
dell'Ottocento
c'è una vasta letteratura, dedicata in particolare agli artisti.
Nel cimitero c'è il ricordo dell'indimenticabile Elisabeth
Barrett
Browning, del delicato A.H. Clough, di quel matto stupefacente di W.S.
Landor, come del coltissimo gruppo familiare dei Trollope e, infine,
della
fedele Isa Blagden. Tutta gente di gran gusto e animata da un sincero
amore
per Firenze e l'Italia: la nostra causa nazionale ebbe per loro merito
a Firenze un centro di diffusione che fermentò l'opinione
pubblica
anglosassone a nostro favore.

Florentine Lily on Elizabeth Barrett Browning's Tomb
Non dimentichiamo quei
medici, come il Dumbreck e il Southwood, che a Firenze portarono la
loro
esperienza nella prevenzione delle epidemie, in un tempo in cui queste
mietevano ancora largamente. Essi, con tanti altri, servirono la patria
d'elezione, provocarono e incoraggiarono iniziative filantropiche,
igenico-sanitarie,
che tornarono a beneficio dell'intera cittadinanza.
Ma c'è un altro aspetto di questo piccolo mondo anglo-fiorentino, quello della finanza, che affiora nel periodo di Firenze capitale. Dopo undici anni di servizio, il ministro inglese J. Hudson si ritira a Firenze e ben presto ha nella mani la Florence Land and Public Works Company che ha l'appalto della distruzione delle mura, della costruzione dei viali, delle nuove piazze. Siamo in un periodo di grosse speculazioni edilizie, e di nomi inglesi ne incrontriamo diversi. Il precursore di questi uomini d'affari era stato Horace Hall, liberale e galantuomo, che con Emanuele Fenzi aveva messo su un gruppo finanziario ch'ebbe un peso nella vita della città.
Nel cimitero abbonda un'altra specie ancora, quella degli evangelicals, quei protestanti attivissimi e fermi nella convizione che il risorgimento d'Italia non potesse compiersi che in un abbandono di Roma papale. Qui abbiamo energici e spericolati presbiteriani come lo Hanna e il Maquay, che con gli svizzeri provocarono l'insorgere d'una dissidenza protestante indigena, e fanatici come la Johnstone e il Walker, che fecero di tutto per dividerla, riportando in casa nostra i dissidi settari del loro paese. Gli anglicani - basti per tutti ricordare il pastore G. Robbins, che per trent'anni curò la congregazione - per la maggior parte fecero vita a sé, staccati tanto dai "papisti" quanto dai "risvegliati".
A proposito di religioni, furono gli anglosassoni a mettere in voga lo spiritismo, e gli unitariani hanno in questo cimitero il loro teologo: Theodore Parker. Era un nordamericano, e per troppo breve tempo s'aggiunse a una colonia che ha dato a Firenze uomini colti e attivi come J. Lorimer Graham, artisti come il Power e lo Hart; fedeli amici del nostro paese quale W.N. Kinney e W.C. Bryant. Gente nuova d'una nazione nuova, fornì l'apporto d'un giornalismo capace di formare una opinione pubblica, cercò il contatto personale con gli uomini nuovi del paese.
I primi italiani che raggiunsero questo cimitero passarono prima per le patrie galere e per l'esilio; Madiai, Massei, il nucleo di Pontedera, era tutta gente che nella clandestinità aveva formato la comunità protestante fiorentina, ed era stata condannata al carcere; l'esilio invece era stato l'appannaggio di buoni teologi come L. De Sanctis, appassionati educatori quale S. Ferretti. Quel primo protestantesimo fiorentino, verso la metà del secolo, contava un nome della nobiltà - Pietro Guicciardini - e un grande numero di popolani: servitori, piccoli artigiani, garzoni. I loro nomi, tra tanti d'altri paesi, fanno pensare davvero a quella universalità che solo il Vangelo sa stabilire aldilà delle frontiere, delle lingue, delle fortune.
Ad essi si aggiunge, dopo il 1859, un gruppo di piemontesi: diciotto valdesi delle Valli pinerolesi e un Robiglio, pasticcere come quel Rivoire che s'impiantò in Piazza Signoria. Di questi valdesi ben otto morirono in tenerissima età, e sei in piena giovinezza: un tributo amaro, pagato da dei gruppi familiari che scendevano a Firenze per impiantare il centro della loro opera d'evangelizzazione.
I russi, principi, naturalmente, e estrosi, calavano come un turbino sulla città tranquilla, alimentavano le gazzette e sparivano: ma lasciavano anche essi il loro tributo di dolore, come dicono le 54 tombe "ortodosse" del cimitero. Ma qui segnaliamo la memoria di Severinus Goedke-Zimbowsky, il patriota polacco morto in esilio fra noi; ed in esilio a Firenze, ma con ben maggior fortuna, fu quel Ferenc Pulszky amico del Kossuth, un altro protestante, che ebbe stretti contatti col Bakunin e fece della sua dimora fiorentina un centro di cultura cosmopolita.
Nella sistemazione urbanistica progettata con la magra avventura di Firenze capitale, era prevista la chiusura del Cimitero di Porta a' Pinti: in effetti il cimitero fu chiuso nel 1877, quando ormai una nuova città "italiana" stava dilagando e, purtroppo, manomettendo anche l'antica. Si concludeva un periodo della nostra storia, e il cimitero chiudeva i suoi cancelli, per custodire la memoria d'un piccolo popolo e d'un Ottocento cosmopolita e noncomformista che onora la nostra città.
VISITA AL CIMITERO

Gatehouse
Si entra dal cancello sul Viale Gramsci. Visite il lunedì ore 9.00-12.00 (orario invernale - orario estivo), dal martedì al venerdì ore 14.00-17.00 (orario invernale) ore 15.00-18.00 (orario estivo). Man mano che si risale la collinetta e s'entra nell'abbraccio dei cipressi i rumori dei viali si fanno lontani, e siamo presi da un suggestivo incanto del luogo.
Durante l'ultima guerra delle bombe provocarono guasti riparati sommariamente; nel 1946 sembrò che la municipalità s'interessasse a questo suo monumento, e la speranza fu ravvivata nel 1963, per le onoranze alla memoria di J.P. Vieusseaux. In concreto Firenze dimentica ancora questo sacrario di tante diverse genti che proprio nell'amore per essa hanno trovato un loro denominatore comune, e l'hanno onorata.
Presso il custode si può consultare un registro alfabetico: ogni tomba ha un numero, il critero generale è d'avere le tombe col numero pari sulla sinistra del vialetto centrale, quello col dispari sul lato verso Fiesole.
Oltrepassata la casetta
del
custode, s'intravede il disegno del cimitero: un vialetto che sale alla
colonna centrale e, in alto, il braccio trasversale della croce; sui
due
lati, lungo le mura esterne, abbiamo una serie di tombe. La colonna
centrale
in marmo, sormontata dalla croce, fu levata nel 1859, dono
dell'imperatore
Federico Guglielmo di Prussia: ha questa scritta in francese: "Io
sono
la resurrezzione e la vita. Chi crede in Me, anche se muore vivra"
(Evang. di Giovanni XI. 25).

Path from Gatehouse to
Column
BALDELLI BIANCA
(1835-1869)
Era figlia di quel conte
Antonio Baldelli che per avere sposato una Walker, inglese ed
evangelica
militante, introduceva per primo nella nobile casata fiorentina quel
filone
protestante che resterà presente e attivo in tutte le iniziative
umanitarie e di riforma religiosa fino al primo quarto del secolo XX.
BLAGDEN ISABELLA
(1818-1873)
E' sepolta vicino alle
amiche
E. Browning e T. Trollope; l'amore per la libertà e una
appassionata
partecipazione alle vicende del Risorgimento italiano cementarono
quest'amicizia
fra scrittrici ospiti di Firenze. Isa Blagden, inglese originaria delle
Inde Orientali, s'era stabilita nel 1843 sulla collina di Bellosguardo:
poetessa e narratrice di larga vena, affidò per il suo ricordo a
quelle qualità umane che la fecero delicata soccorritrice di R.
Lytton (il poeta Owen Meredith) ospite paziente del vecchio bizzarro S.
Landor, osservatrice attenta della cultural toscana del tempo.
Misticismo
esotico e romanticismo narrativo si mescolano nella sua produzione
letteraria,
ormai quasi cancellata, come la scritta sulla sua tomba (n. 1175).
Eppure
resta viva, forte e appassionata personalità di donna fedele al
dono più prezioso: l'amicizia.
BOECKLIN MARIA ANNA
(1877)
Non è che la tomba
di una creaturina di sette mesi, ma ci ricorda il primo soggiorno
fiorentino
del grande pittore basilese Arnold Boecklin (1827-1901), il quale
abitò
per qualche tempo proprio nelle vicinanze di questo cimitero. Sposato
con
la romana Angela Pascucci, il Boecklin poi scelse Firenze come seconda
patria, e moì a Villa Bencistà, ai piedi di Fiesole. Un
suo
celebre
quadro, ora allo Staatsmuseum di Basilea, sembra accertato che sia
stato
ispirato dall'isola di Ponza, ma per il suo stesso nome - l'isola
dei
morti - e il carattere della composizione ha fatto ricordare a
molti
il Cimitero di Porta a Pinti, dov'è seppellita la sua bambina.

BROWNING ELISABETH
BARRETT (1806-1861)
Nel suo nome sembra
riassumersi
l'Ottocento romantico anglo'fiorentino. Il suo sarcofago è ben
visibile
sulla sinistra, appena s'entra nel camposanto: progettato dal marito
Robert
Browning e Lord Leighton, fu eseguito da Luigi Giovanozzi (1791-1870),
lo stesso che con E. Santarelli fece in S. Croce il monumento alla
contessa
d'Albany. Figlia di un ricco possidente della Giamaica stabilitosi in
Inghilterra,
Elisabeth era fuggita di casa per sposare il poeta Robert Browning, al
quale era legata da profonde affinità elletive. Nell'aprile 1847
si stabilivano a Firenze, prima in un palazzo all'angolo di Piazza S.M.
Novella, quindi sulla piazzetta di S. Felice, all'angolo di Via Maggio,
in quella Casa Guidi che tornerà cos' spesso nella sua
corrispondenza,
nella sua poesia. Dalla sua vasta opera letteraria non traspare la
solida
cultura classica di cui era fornita: seppe dire con felice invenzione
la
gioia serena di vivere, di amare la persona, i luoghi, il popolo
italiano
insorto a libertà. I suoi interessi sociali e politici,
alimentati
dal contatto con personalità d'ogni nazione, la fecero portavoce
e paladina della causa italiana nel mondo anglosassone. Era amica di
Cavour
e del Ricasoli, appassionata sostenitrice di Garibaldi e delle sue
imprese.
Da Casa Guidi passarono W.B. Kinney e sua moglie, W.C. Bryant, mentre
lunga
amicizia la legava alla Blagden, ai Hawthorne, ai Trollope. Tutta una
splendida,
indimenticabile pagina dell'amore vero del mondo anglosassone per
Firenze
si riassume nel nome di E.B. Browning: Voglio bene a Firenze, non
posso
lasciare Firenze, ripeteva ancora negli ultimi giorni di vita. E
Firenze
la accoglie per sempre.

Florentine Lily on Elizabeth Barrett Browning's Tomb
BRUSCHI M. ANGELA
FORTUNATA
nei FERRETTI (1821-1861)
Moglie di Salvatore
Ferreti,
del quale aveva condiviso la dura avventura: nel 1841era fuggita a
Losanna
con Salvatore che, già avviato al sacerdozio, attraverso una
crisi
religiosa giunse al protestantismo. Con lui conobbe l'esilio, la
povertà;
con lui svolse l'apostolato per i bambini italiani sfruttati a Londra.
Di ritorno a Firenze, fu fedele collaboratrice nella organizzazione di
un istituto per bambine orfane, più tardi intitolato a Salvatore
Ferretti.
CARUEL C. TEODORO
(1797-1853) EERNESTO
(1868-1869)
Nonno e nipote, fra loro
si inserisce quel Teodoro Garuel che ebbe parte attiva nella vita della
Chiesa Ev. Riformata fiorentina: vicepresidente della Società di
Beneficenza (1859), nel 1869 lo troviamo segretario del Concistorio. I
Caruel erano francesi, ugonotti.
CLOUGH ARTHUR HUGH (1819-1861)
Originario di Liverpool,
nel 1843 visitava per la prima volta Firenze nel corso d'un classico
itinerario
mistico: con Th. Walrond e il pastore Th. Bursbrisge raggiungeva
Vallombrosa,
Camoldoli, La Verna. Marito d'una cugina di Florence Nightingale, si
dava
anch'egli alla causa dei feriti di guerra, in un tirocinio letterario
fervido
e serrato. La sua esistenza intellettuale, tormentata dalla malattia
che
doveva portarlo precocemente alla tomba, è ricca e complessa:
problemi
religiosi, conflitti e insoddisfazioni, si intrecciano e fanno di lui
una
personalità che anticipa la rivolta all'epoca vittoriana.
Anch'egli
fu compartecipe della cause della libertà italiana, e i suoi
versi
ne sono testimonianza. Di ritorno da un viaggio in Grecia, moriva a
Firenze;
l'epitaffio della sua tomba è tolta da un poemetto del suo amico
Matthew Arnold (1822-1888).
COTTRELL ALICE E.
(1849)
E una piccola creatura
d'un
anno, che porta una epigrafe sulla tomba (418) dettata da Elisabeth B.
Browning. Dice: "E qui, tra le tombe inglesi, noi la deponiamo in terra
toscana, dove l'azzurro cielo toscano raccoglie le nostre espressioni
inglesi
di preghiera". Elizabeth Barrett Browning's Aurora Leigh
(I.101-108)
gives a similar Florentine epitaph:
CRAWFORD ANNA
HOLLAND
(1787-1845)
AND CRAWFORD ARTHUR SANDERS
(1834-1854)
Appartenevano a quella
famiglia
gentilizia inglese che fece di Villa Palmieri un centro vivissimo della
vita mondana e intellettuale della Firenze cosmopolita. La villa - in
bellissima
posizione a ridosso di S. Domenico di Fiesole, nobilitata da ricordi
letterari
del Boccaccio - fu da loro restaurata con finissimo gusto e arricchita
d'un parco magnifico. Tra i loro ospiti si ricroda la Regina Vittoria
in
visita a Firenze.
DAVIDSOHN ROBERT (1853-1937)
La sua tomba, un'urna
cineraria,
si trova al limite alto del cimitero, dove sono accolte solo alcune
salme
cremate
dopo la chiusura dello stesso. Originario di Danzica, avviato al
giornalismo,
giunse a Firenze per una duplice vocazione: il mondo latino, e studi
storici.
Dopo una esplorazione al mondo ispanico, dedicò tutte le energie
alla storia di Firenze, e fra il 1896 e il 1908 pubblicò i
risultati
imponenti delle sue ricerche archivistiche, mentre nel 1927 giungeva a
compimento l'opera fondamentale sulla storia di Firenze. Quel suo posto
nel cuore della città amata e servita con tanto lavoro ha dunque
un significato, è un omaggio di riconoscenza. I
suoi libri in traduzione italiana sono disponibili nella Biblioteca
Fioretta
Mazzei .
DE SANCTIS LUIGI (1808-1869)
Ex-sacerdote romano
convertito
al protestantesimo, ebbe parte di rilievo nel movimento clandestino e
quindi
nella formazione delle prime comunità in Italia. Teologo e
polemista,
scrisse opuscoli e trattati che per lunghi decenni restarono un punto
di
riferimento nel confronto fra le confessioni. Nei suoi ultimi anni
insegnò
dogmatica nella Facoltà Teologica valdese, allora in Firenze.
DRUMMOND GRIFFITH
GIACOMO
(1829-1872)
Scozzese, di una facoltosa
famiglia che impegnò larghi mezzi per la diffusione della Bibbia
in Italia prima delle libertà statutarie, e favorì la
formazione
di comunità pietiste a Ginevra come fra noi.
DU FRESNE, famiglia. Sei membri di questo gruppo familiare svizzero, originario di Vevey, riposano nel cimitero. I più noti sono i fratelli Adolfo (1807-1879) e Luigi (1808-1873), che fondarono a Firenze una casa missionaria divenuta poi più tardi una banca. La famiglia ebbe parte attiva nella vita della città, partecipando con generosità ad ogni iniziativa di bene.
DUMBREK DAVID,
K.C.B.
(1806-1876)
Ispettore generale degli
ospedali militari inglesi e medico onorario della regina, si distinse
durante
la guerra di Crimea, dove allacciò contatti di collaborazione
con
Florence Nightingale. Anglicano guadagnato dal movimento degli
"evangelicals",
fu in rapporto con quegli ambienti ginevrini che originarono la Croce
Rossa
Internazionale.
FANTOZZI,
famiglia.
Le tombe di Rosa
(1804-1861)
e Vincenzo (1807-1871) ci ricordano un episodio della evangelizzazione
protestante in toscana nella prima metà del sec. XIX: la
formazione
di un gruppo che, nonostante persecuzioni e galera, si manteneva saldo
nella cittadina di Pontedera (Pisa).
FERRETTI SALVATORE (1817-1874)
Eminente personalità del protestantesimo fiorentino nascente, maturò le sue idee religiose nell'esilio a Losanna e Ginevra, a Londra. In questa città fu fervido collaboratore del Mazzini in un'opera di difesa dei bambini italiani, nelle scuole. Rientrato in patria, organizzò un istituto femminile che poi ebbe il suo nome nella villa del Gignoro, diresse le scuole evangeliche di Piazza Santa Croce in Firenze. Sua moglie M.A. Brischi e due suoi piccoli bambini sono anch'essi in questo cimitero.
JACQUES AUGUSTIN GALIFFE (1773-1853)
Jacques Augustin Galiffe, storico e genealogista givevrino. Soggiornò in Olanda, Germania e Russia per introdursi nei commerci, ma nel periodo napoleonico rientrava a Ginevra per partecipare alle vicende della sua città. Datosi alla storia, fu in certo modo il primo storico ginevrino a servirsi delle fonti documentarie archivistiche, con intento scientifico. Per finire, i risultati d'un lavoro storico spogliato d'artifici e intenti celebrativi gli procurarono polemiche e inimicizie tali che preferì trasferirsi a Firenze. L'Italia deve a lui la prima ricerca sistematica sugli esuli di religione italiana del secolo XVI. Nel cimitero sono sepolte anche sua figlia Sophie A.M. (1825-1885) e la seconda moglie Amèlie Françoise Pictet (1790-1872), figlia di quello Charles Pictet che fu ministro plenipotenziario elvetico al Congresso di Vienna.
GILLI, famiglia
Troviamo un Luigi Gilli tra i sottoscrittori della prima cappella evangelico - riformata in Firenze (1826), ma questa famiglia Gilli - che ha quattro tombe nel cimitero - è unita al ricordo d'uno dei più celebri caffè fiorentini dell'Ottocento, in via Calzaioli. Come tanti altri nello stesso commercio, i Gilli erano grigionesi.
SEVERINUS GOEDKE (1840-1864)
Patriota polacco, si distinse nella clandestinità e quindi nell'insurrezione del suo paese: giunto in esilio a Firenze, non sopravvisse a lungo alle ferite, dopo i patimenti che avevano fiaccato la sua giovane fibra. Per non voluta ironia, il registro del cimitero segnala: 'Patria. Russia'.
JEAN PIERRE GONIN (1783-1854)
D'origine ugonotta, suo nonno fu pastore in Francia e martirizzato, suo padre crebbe in esilio nelle Valli Valdesi, egli nacque a Ginevra e in gioventù si trasferì a Firenze per intraprendere un lavoro industriale. Nella sua casa al Pignone si radunava nella clandestinità quel gruppo protestante che nel 1826 richiedeva al Governo granducale l'apertura di una cappella. Calvinista convinto, fu energico e devoto presidente del Concistoro della Chiesa Evangelica Riformata dal 1827 al 1846. Un suo bambino, Jean Marc (1812-1823) fu il primo ad essere sepolto in questo cimitero; altri due figli, Costantino e Antonio, furono a lungo attivi in ogni iniziativa a favore della comunità evangelica.
JAMES LORIMER GRAHAM (1836-1876)
Studioso e diplomatico, fruiva di conoscenze e amicizie nei più diversi ambienti culturali. Nella sua città, Nuova York, si fece editore d'una quotata rivista, la Graham's Magazine che guidò l'avanguardia culturale americana a metà secolo XIX. Nella sua casa aveva raccolto una collezione favolosa di opere d'arte e di manoscritti antichi. Il presidente Grant lo nominò Console Generale a Firenze, ed egli si stabilì a Villa Orsini, in via Valfonda, col suo museo privato. Prese parte a iniziative benefiche per la città e in particolare per le opere protestanti: fu membro del comitato per le scuole evangeliche, iniziò l'uso del 'bazar' della colonia americana per beneficenza, diffuse l'uso dell'albero di Natale. Il poeta Swinburne, che gli era amico, scrisse una elegia in suo ricordo.
CAROLINA GUARDUCCI (1818-1875)
Moglie di quell'Angelo Guarducci, contabile della banca Fenzi, che fu implicato nel processo contro P. Guicciardini per propaganda protestante: processato e in esilio negli Stati Sardi, il Guarducci rientrava nel 1852 ed era di nuovo esiliato.
GIULIA GUICCIARDINI MAROCCHI (1806-1874)
Figlia del conte Giulio e sorella di Piero: verso la metà del secolo Piero e Giulio si convertirono al protestantesimo, e finirono con l'essere coinvolti in un processo clamoroso, concluso con l'esilio del fratello. Giulia ospitava nel 1856 l'evangelista ginevrino H. Bettex che, dopo aver organizzato la dissidenza a Nizza, si adoperava ora per tenere le fila del movimento fiorentino sotto il fuoco della reazione.
HORACE HALL (1789-1867)
Figlio di un cappellano anglicano, nel 1718 accompagnava in Toscana lo Ellen, che propagandava le scuole lancesteriane di mutuo insegnamento. Stabilitosi a Firenze, diventava socio del banchiere Emanuele Fenzi, del quale sposava la cognata nel 1832. Lo troviamo fra gli iniziatori d'un culto pubblico evangelico in città, era legato agli ambienti liberali; nel 1850 era eletto nel consiglio comunale.
GEORGE B. HAMILTON (+1850)
Ministro plenipotenziario di S.M. Britannica alla Corte toscana, intervenne a varie riprese a favore d'una interpretazione liberale delle leggi sulla libertà religiosa. Di confessione anglicana, perseguì in Toscana quegli obbiettivi che con ben maggiori risultati ricercava il suo collega James Hudson alla Corte di Torino.
ROBERT MAXWELL HANNA (1821-1857)
Era pastore presbiteriano in Scozia quando, per ragioni di salute, decideva di trasferirsi a Pisa. Ma qui lo raggiungeva l'invito pressante del rev. Steward di Livorno, il quale lo coinvolgeva nell'azione protestante clandestina. Dal 1849 organizzava a Firenze quella cappella scozzese che ebbe assidui frequentatori anche i Browning. Fece giungere dalla Scozia materiale di propaganda e più volte ebbe diffide e scontri con la polizia per la sua attività religiosa sovversiva.
JOEL TANNER HART (1810-1877)
Scultore e poeta nordamericano, visse a Firenze dal 1849: nella zona di Piazza Indipendenza - dove aveva la sua casa, tra il villino dei Trollope e lo studio del Grenought - era conosciuto come 'il piccolo signor Hart'. Riservato, alieno dalla vita mondana, lavorava con grande impegno; si ricorda come dallo studio di ben 150 modelle e tipi fiorentini giunse a creare, in 30 anni, la 'Donna trionfante' una scultura di 'donna senza passione, piena di amore'. Fu seppellito in questo cimitero, ma resta ora la tomba vuota, perché la salma fu reclamata da Winchester, la città natale.
FANNY WAUGH HUNT (1833-1866)
Morì a trentatre anni, quand'era sposa da appena un anno, serena nella bella dimora di Villa Medici a Fiesole. Il marito stesso volle fare il suo sarcofago, collocato vicino a quello della Browning. Holman Hunt (1827-1910), il marito, aveva guidato i primi passi di Dante G. Rossetti, con lui aveva fondato nel 1848 giovanissimo quella Pre-Raphaelite Brotherhood così affascinata dallA Firenze dei primitivi, del medioevo crudo e sognante. Non poche pitture dello Hunt furono accolte nella Royal Academy di Londra.
CONSTANT JACOTET (1812-1870)
Letterato francese, si adoperò per stabilire dei ponti culturali fra il suo paese e l'Italia. Fu il fondatore e direttore del giornale L'Italie.
MARIA JOHNSTONE (1770-1856)
Inglese, insieme a due compatriotti ebbe larga parte a Firenze nella diffusione delle idee 'plymuttiste' provocando già nel 1853 una prima secessione all'interno del movimento protestante.
KUBLI GIAN GIACOMO (1787-1875)
Svizzero tedesco, rappresentò per lunghi anni il suo settore linguistico nella comunità riformata, ottenendo che fosse tenuto regolarmente un servizio in tedesco (1837). L'anno seguente lo troviamo nel nucleo che organizzò l'Istituto dei Padri di Famiglia. Numerosi suoi figli hanno sepoltura nello stesso cimitero.
WALTER SAVAGE LANDOR (1775-1864)
Aristocratico,
repubblicano
e ribelle,
Walter Savage Landor
lasciava l'Inghilterra nel 1821 per stabilirsi a Firenze. Giungeva con
la fama d'artista ormai affermato: poemi e prose rivelano la sua fine
cultura
classica, mentre l'epigramma ha una forza esaltante. Di carattere
irrequieto,
bizzarro, mutò più volte dimora; con le sue trovate,
stravaganti
e generose, riuscì a divertire i fiorentini (quando non li
spaventò).
Nel 1835 lasciava la dimora di Villa Gherardesca in Fiesole al figlio
Arnold
(1819-1871), anch'egli sepolto in questo cimitero, e tornava a Londa,
per
ricomparire a Firenze nel 1858. Alla fine, scacciato dalla famiglia,
trovò
prima un rifugio presso la buona Isa Blagden, ma finì
l'esistenza
squallidamente
in un alloggio di via della Chiesa, ch'era allora nella zona preferita
dagli artisti. Maestro del primo romanticismo inglese, ha lasciato una
conspicua produzione letteraria; appassionato della causa italiana, che
aveva capito attraverso i Browning, raccolse anche fondi per le
iniziative
garibaldine. Morì a tarda età, patriarca ormai quasi
dimenticato
dalla nuova generazione, ma il suo nome - come Swinburne ha scritto per
la sua lapide tombale - resta per sempre unito a quello della
città
d'elezione, Firenze.
ARNOLD LANDOR (1819-1871)
Arnold Landor, che cacciò il padre dalla Villa Gherardesca da lui ricevuta in dono, è sepolto sul lato opposto del cimitero rispetto a Walter Savage Landor. La madre, consorte di WSL, eresse per lui questo monumento (si veda immagine), una figura di donna vestita in gramaglie. Si possono osservare i finissimi dettagli, la frangia dello scialle, le foglie della ghirlanda, le ruge delle mani, i capelli sotto la cuffietta lavorata all'uncinetto, i gradini sui quali è salita per inginocchiarsi. Realtà virtuale in marmo bianco.

CHARLES SIDNEY LEVER (1837-1863)
La sua storia è quella di diversa persone di questo cimitero: l'Italia e Firenze erano un sogno sognato nei libri, dall'adolescenza; poi le circostanze facevano del viaggio nel Sud un approdo per sempre. Il padre di questo giovane, uno scrittore dedito alla letteratura di consumo, aveva passato sette anni a Firenze, sulla collina di S. Leonardo: il figlio, da poco fra noi, fu stroncato dalla malattia nella terra che aveva amato e sognato leggendo i racconti paterni.
ROSA MADIAI PULLINI (+1871)
Era una modesta popolana, e si trovò col marito al centro d'una questione internazionale: commozione pubblica, interventi della diplomazia in mezza Europa, biografie e pezzi su giornali. I Madiai, convertiti al protestantesimo come il conte Guicciardini, furono condannati al carcere; la pena fu commutata nell'esilio per l'enorme reazione provocata da tanto severa condanna. Esuli a Nizza, rientrarono a Firenze nel 1859, per concludere la loro modesta esistenza in un alloggetto di Piazza del Carmine. La tomba di Rosa è fra quelle di altri testimoni della primavera evangelica fiorentina.
ELISABETTA MAQUAY (1761-1845)
Appartenne a una famiglia che visse a Firenze per generazioni, partecipe della vita pubblica e religiosa della città. Suo figlio Giorgio appartenne al gruppo di lavoro che col past. Hanna si adoperava per la propaganda evangelica nella clandestinità. Più tardi troviamo una Maquay tra le dame della società brillante di Firenze capitale del nuovo regno.
CATERINA MARKO` NICARY (1789-1877)
I Markò erano una famiglia d'artisti ungheresi, stabilitasi nella villa ai Lappeggi (Antella) dal 1840. Marito, tre figli e una figlia: tutti dediti alla pittura. Il marito Kàroly Markò raggiunse fama di ottimo paesaggista, morì ai Lappeggi nel 1860; i figli si dispersero nell'Europa orientale.
EUSEBIO MASSEI (1809-1859)
Era un popolano di Pontedera, condannato a un anno di carcere nel 1854 per offese alla religione di Stato e propaganda ereticale. Malato di tuberculosi, dalla galera uscì definitivamente debilitato. E' fra i bei nomi della protesta religiosa dell'Ottocento.
JEAN CHARLES MULLER (1768-1832)
Originario di Losanna, era assai giovane quando decise di dedicarsi alla pittura e partì per l'Italia. Passò molti anni a Serravezza, in Apuania, ospite degli amici Angiolini. Passò quindi a Firenze, diventando presto noto come ottimo paesaggista, non alieno da riprendere motivi settecenteschi. Morì a Pitigliano, durante una escursione sugli Appenini. I suo nome è scritto anche Mullener o Melluner; con quello di Muller è segnalato nel nostro cimitero.
CHARLES (1796-1867) AND THOMAS W. (1794-1868) OTLEY
Inglesi, i fratelli Otley erano cercati nella Firenze-bene del tempo, che volentieri acclimatava usi e sport anglosassoni. Furono loro, e 'il biondo Enrico', figlio di Charles, ad animare quello Jockey Club di via Strozzi che organizzava negli anni sessanta le corse dei cavalli alle Cascine.
LAURA PANDOLFINA TEMPLE (+1877)
Grossa famiglia dell'aristocrazia inglese quella dei Temple, principesca la casata dei Di Pandolfina, che in Sicilia aveva un feudo. Nel 1848 suo marito era primo 'pari' del Regno, e come tale era stato mandato a offrire la corona sicula a un Savoia. A Porta a' Pinti hanno sepoltura altri due membri della famiglia Temple.
THEODORE PARKER (1810-1860)
Nato a Lexington, Mass. da modesta famiglia, fece i suoi studi alla Harvard Divinity School, specializzandosi nella conoscenza della teologia tedesca. Le sue simpatie andavano a Coleridge, Carlyle, Emerson. Nel 1842 le sue difficoltà sboccarono in aperta rottura con l'ortodossia: egli sottolineava l'immanenza di Dio e considerava la chiesa una comunione di uomini che guardano a Cristo come la massima espressione di Dio. A Boston organizzava le prime comunità, dette 'unitarie', a partecipava alla lotta per l'abolizione della schiavitù. Gravamente ammalato, cercò Firenze come un rifugio, legato d'amicizia agli anglo-fiorentini Browning, Blagden, F.P. Cobbe. Ma appena a un mese dall'arrivo a Firenze lo coglieva la morte. Frances P. Cobbe si faceva editrice delle sue opere, raccolte in 14 volumi; il suo connazionale Joel Hart scolpiva il bassorilievo per la sua tomba.
CHARLES PLENDERBEATH (1781-1854)
Tenente colonnello dell'esercito inglese, in amicizia con alcune personalità protestanti legate ai valdesi. Nel 1821 e nel 1823 aveva visitato le Valli Valdesi del Piemonte e elaborato un programma per l'istruzione popolare. Di fatto, nel primo Ottocento i valdesi fruirono d'un sistema esemplare d'istruzione di base.
HIRAM POWERS (1805-1873)
Hiram Powers , americano, anche indiano americano, giungeva nel 1837 a Firenze per studiare scultura e lavorare; con la moglie e due figli si stabiliva in via Serragli, la strada degli artisti d'allora. Lavorò in particolare la statuaria, arrivando a fama internazionale; amava scegliere egli stesso il marmo e seguire la cavatura. Fece i busti di diversi presidenti degli Stati Uniti, ed ebbe notevoli riconoscimenti. Il cimitero porta anche i segni del suo dolore di vivere: James G. (1838), Frances A (1857) e Firenze (1857) sono i figli che lasciarono la vita a cinque, otto e diciassett'anni nella patria di adozione.
GIULIO PULSZKY (1849-1863)
Era figlio di quel Ferenc Pulszky, seguace del Kossuth ch'era stato condannato a morte in contumacia dopo la rivoluzione ungherese. Nell'autunno del '63 s'era trasferito a Firenze, e per due anni il suo salone - in una villa a S. Margherita a Montici - fu il più animato della città. Di larga cultura, democratico convinto, finanziò il giornale popolare Il Progresso; nel 1864-65 ospitò il Bakunin, col quale era da tempo in rapporto. Rientrò in Ungheria nel 1866.
GIOVAN PIETRO REVEL (1810-1871)
Originario delle Valli Valdesi, seguiva il ministero pastorale e nel 1848 - in un momento cruciale per l'avvenire del Valdismo - era eletto Moderatore. Col suo concorso si iniziava la penetrazione valdese nella penisola. Nel 1855 iniziava l'insegnamento in quella Facoltà di Teologia che era trasferita a Firenze un lustro più tardi. Guadagnato al risveglio, portava nel suo ministero l'entusiasmo per l'apostolato e la forza d'una illuminata vita interiore. Nel cimitero si trovano anche tre figlioletti di Alberto Revel, insegnante molto stimato d'Antico Testamento: morirono d'epidemia nel 1871.
GEORGE ROBBINS (1809-1873)
Pastore inglese, nel 1843 era chiamato a servire la comunità anglicana che a Firenze si andava rapidamente affermando come la più cospicua fra le protestanti straniere. Per trent'anni esercitava un ministero fedele e largamente apprezzato.
HUGH JAMES ROSE (1795-1838)
Hugh James Rose ebbe fama di ottimo teologo nella Chiesa Anglicana, le sue predicazioni erano seguite a Londra da grandi assemblee. Fu per alcuni anni prefetto del Collegio Reale. Minato nella salute nel pieno della maturità intellettuale.
FRANCESCO ENRICO ROSTAGNO (1839-1871)
Di una devota famiglia 'pastorale' delle Valli Valdesi, compì gli studi teologici, si affermava già come sicura speranza per la missione valdese quando la morte lo colse. Lasciò di sé un ricordo sereno, profondamente evangelico.
SAMUEL REGINALD ROUTH (1813-1860)

Uno storico del cimitero, il Dalgas, segnala che sulla tomba di questo anglosassone si leva la statua della speranza, capolavoro dello scultore Odoardo Fantacchiotti (1809-1877), un canoviano di maniera.
FRANCESCA SOFIA (1826-1849) AND LORENZO PIETRO (1846-1847) SCARLETT CAMPBELL
Nel cimitero abbiamo i resti di Francesca Sofia (1826-1849) e di Lorenzo Pietro (1846-1847), parenti di quel Scarlett Peter Campbell che nel 1851-55 difese gli interessi dei protestanti in Toscana, intervenne presso la Corte granducale. Era incaricato d'affari d'Inghilterra e, come tale, ebbe particolarmente a cuore la nascente comunità anglicana.
JOHANN SALOMON SCHMIDT (1811-1862)
Pastore riformato svizzero, esercitò a lungo il suo ministero a Frauenfeld, in Turgovia. Non è ricordato fra i pastori che servirono a Firenze, dove probabilmente si trovava in soggiorno privato quando lo colse la morte.
ENRICO SCHNEIDER (1817-1864)
Venne in Italia per collaborare con l'abate Lambruschini nell'istituto che questi aveva fondato a S. Cerbone. Collaborò anche alla Guida dell'educatore, fiducioso sempre nei risultati d'una impostazione pedagogica di tipo pestalozziano. Molto sperava per l'Italia dal movimento liberal-cattolico, e non poco ebbe a soffrire per le delusioni che seguirono.
BEATRICE SHAKESPEARE E CLAUDE SHAKESPEARE CLENCH
Ultimi discendenti di William Shakespeare

THOMAS SMITH SOUTHWOOD (1788-1861)
Ebbe notorietà come medico, promotore di riforme sanitarie e iniziative filantropiche sostenute dalla colonia anglo-fiorentina. La sua tomba, non lontana da quella di Th. Parker, del quale condivideva le idee filosofiche, fu scolpito da Joel Hart, mentre i versi sono di Leigh Hunt, il terso poeta del primo romanticismo inglese.
THOMAS STIBBERT (1770-1846)
Colonnello dell'esercito inglese, si trovava temporaneamente a Firenze quando nacque suo figlio Frederick (1838-1906) il quale doveva fare di Firenze la seconda patria. In villa Davanzati, a Montughi, Frederick impiegherà cultura e danaro per dare vita al più grande museo d'armi antiche che sia al mondo, facendone poi dono alla città.
FRANCES TROLLOPE-MILTON (1780-1863)
Madre di una nidiata di scrittori: due figli e due nuore. Giunse a Firenze nel 1843 col figlio Thomas Adolphus e prese casa in Piazza S. Croce, stabilendo subito rapporti d'amicizia con personalità della Corte della colonia inglese. Nel 1848 si trasferiva col figlio e la nuora Theodosia Garrow in un villino in Piazza Barbano (ora Indipendenza); si occupò di teatro, organizzò la vita sociale degli ango-fiorentini, scrisse molto. La sua casa divenne un punto d'incontro e riferimento obbligato anche per artisti come Dickens, Th. Hardy, Thackeray. Il figlio ha lasciato in un libro autobiografico -What I remember London 1887 (in biblioteca) - una splendida testimonianza d'una Firenze cosmopolita e colta.
THEODOSIA TROLLOPE-GARROW (1825-1865)
Theodosia Garrow era arrivata a Firenze nel 1845 col padre, un abile violinista, e la madre che entrò in amicizia con i Trollope, vicini di casa, dopo una visita del comune amico Dickens. Nel 1848 sposava Thomas Adolphus Trollope e si trasferiva nel villino di piazza Barbano. Fu scrittrice di talento, dotata di una magnifica padronanza della lingua italiana; tradusse testi del Giusti e di G.B. Nicolini. Addirittura fanatica per la causa dell'indipendenza italiana; sull'Atenaeum di Londa pubblicò una storia della rivoluzione toscana.
JEAN PIERRE VIEUSSEUX (1780-1863)
Fra le personalità delle quali si conserva il ricordo in questo cimitero, è certo Jean Pierre Vieusseux a cui Firenze e l'Italia debbono di più. La sua tomba, riordinata in occasione del centenario della morte, è sulla destra di chi entra nel camposanto. J.P. Vieusseux, ginevrino di famiglia esulata dalla Francia per causa di religione, nacque a Oneglia, dove la famiglia esercitava un commercio; avviato egli stesso ai commerci, viaggiò a lungo, facendosi una rara esperienza umana e pratica. Si stabilì a Firenze all'indomani della Restaurazione e divenne organizzatore della cultura: così egli contribuiva alla formazione d'un comune patrimonio ideale per la nazione risorgente. Attorno alle sue riviste, alle iniziative editoriali, si raccolse il meglio della cultura d'ogni regione italiana: uomini diversi per temperamento e preparazione impararono a stimarsi, a collaborare una crescita comune. Palazzo Buondelmonti, in piazza S. Trinita, ospitò quel Gabinetto di Lettura che richiamò ingegno, divenne una finestra aperta sul mondo, utile a sprovincializzare le intelligenze del paese e a diffondere i motivi del risorgimento nazionale. Il Vieusseux fu estraneo alla brillante società anglo-fiorentina; le sue amicizie erano fra i connazionali della Chiesa ev. riformata e gli italiani impegnati culturalmente. Su di lui e sulla sua attività v'è una ampia pubblicistica. Non fosse che per il solo nome di J.P. Vieusseux, questo cimitero è monumento d'un amore, d'una appassionata dedizione alla causa della nuova Italia che ebbe in Firenze il suo centro ideale.
PAUL DE LA VILLESTREUX (1828-1871)
Impiegato nella carriera diplomatica, era a Firenze, allora capitale, quando la sinistra garibaldina premeva per l'acquisto di Roma. Per l'assenza del titolare, svolse funzioni d'incaricato d'affari di Francia durante la crisi di Mentana (1867).
WALKER FAM.
Inglesi trapiantati in Toscana agli inizi dell'Ottocento, i membri di questa famiglia presero parte attiva nell'evangelizzazione protestante. Tre di essi sono nel nostro cimitero. Si ricorda in particolare un Noè Walker che, dopo avere studiato medicina a Pisa, si trasferiva a Firenze e entrava nel vivo del movimento evangelico.
WITAL, FAM.
Il cimitero conserva il
ricordo
di ben otto membri di questa tipica famiglia engadinese giunta in
Toscana
alla fine del '700. Stabilitisi alle porte della città di allora
-
da S. Marco Vecchio a S. Andrea in Percussina a Rovezzano - gestivano
drogherie
e negozi di alimentari. Essi per primi reclamarono l'organizzazione
d'un
culto riformato, e poi di una scuola. Fra i firmatari della richiesta
d'una
cappella nel 1826 si rilevano 'i fratelli Wital, Borgo degli Albizi.
Gli
operai dei magazzini Wital'.
Si raccomanda una visita a Casa Guidi, dimora dei Browning, in Via Maggio, Piazza San Felice, nei pressi di Palazzo Pitti. Fu qui che Elizabeth Barrett Browning scrisse Casa Guidi Windows (Le finestre di Casa Guidi), parte I, e II, ed il suo poema epico e romanzo ottocentesco in nove libri, Aurora Leigh. Sempre qui Robert Browning portò 'The Old Yellow Book' ('Il vecchio libro giallo') da lui acquistato al mercato di San Lorenzo e da cui trasse ispirazione per il suo The Ring and the Book (L'anello e il libro), scritto subito dopo la morte di Elizabeth.

Nella casetta all'entrata, edificata nell'Ottocento, è ospitata una biblioteca. Molti dei suoi libri sono stati scritti da e su coloro i quali in questo cimitero hanno trovato sepoltura.

Bodleian Library, showing chained books of circa 1598-1602, similar to Laurentian-Medicean Library, Florence
Shelf bracket, strengthening and hiding joins
The Protestant Cemetery in Florence:
Andre, Tony. L'Eglise Evangélique Reformée de Florence depuis son origine jusqu'à nos jours. Florence, 1899. Volume II, pp. 283-308.
Enrico Barfucci. Il camposanto degli Inglesi. Guida e memoria. Florence, 1951.
Dalgas, Gustave. Notice
historique sur le Cimitière de l'Eglise Evangélique
Reformée
de Florence a' Porta Pinti . Florence, 1877.
Si veda http://www.florin.ms/libtau.html
PROTESTANT CEMETERY,
PIAZZALE
DONATELLO 38, 50132 FIRENZE, ITALY, PHONE 0039 055 582608

English
Cemetery
Register
A-D,
http://www.florin.ms/cemetery1.html
English Cemetery Register
E-L,
http://www.florin.ms/cemetery2.html
English Cemetery Register
M-R,
http://www.florin.ms/cemetery3.html
English Cemetery Register
S-Z,
http://www.florin.ms/cemetery4.html
Cimitero
agli
Allori
Register
A,
http://www.florin.ms/alloriA.html
through
Cimitero agli Allori
Register
Z,
http://www.florin.ms/alloriZ.html