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An initial version of this research appeared in "Chancery and Comedy: Brunetto Latini and Dante Alighieri," Lectura Dantis, 3 (1988), 73-94; this form of the paper was read at the Sewanee Medieval Colloquium, April 14, 1989, and critiqued by Richard Kay; a more complete version is published in Twice-Told Tales: Brunetto Latino and Dante Alighieri (New York: Peter Lang, 1993). Yet another version appeared in  'Biblioteche e archivi: Manoscritti e documenti di Brunetto Latino. Una Proposta per la loro digitazzione come edizione internazionale'. A scuola con Ser Brunetto. Ed. Irene Maffia Scariati (Firenze: SISMEL Edizione del Galluzzo, 2008), pp. 535-546; Cornell University (2008) presents it on the Web: http://www.cornell.edu/video/brunetto-latino-maestro-di-dante-alighieri, and a further version was read in Siena at the New Chaucer Society conference, 2010; this first version in Italian was read at the Museo Casa di Dante, 28 May 2013.

*= per le diapositive si veda http://www.florin.ms/BRUNETTOLATINO.ppt

*BRUNETTO LATINO,

MAESTRO DI DANTE ALIGHIERI

   'Sieti raccomandato il mio Tesoro 
                                                          nel qual io vivo ancora'              Dante, Inferno XV.119-120
  *
onostante nell'Ottocento e oggì gli studiosi si riferiscano al maestro di Dante con il nome di 'Brunetto Latini', egli nel riferirsi a se stesso adotta il nome latino 'Burnectus Bonaccursi Latinus', il nome francese 'Brunet Latin', e l'italiano 'ser Burnetto Latino'. Gli stessi suoi contemporanei, come Dante in Inferno XV, lo appellano con il nome di 'Brunetto Latino'.

Il mio lavoro di ricerca in biblioteche e archivi, lo studio di testi e miniature, predilige le fonti dirette, vicine all'epoca in cui Brunetto Latino visse che non congetture e letture critiche successive. Il mio studio attribuisce più credito ai documenti coevi e ignora il nostro accumulo di errori sedimentatisi nel corso del tempo. Per queste ricerche, dunque, il mio grande debito di riconoscenza va agli studi condotti negli archivi da Robert Davidsohn e a Daniela De Rosa.1 Questa conferenza rifiuta le posizioni di Vittorio Imbriani, André Pezard, e altri che hanno falsificato il nostro modo di percepire il maestro di Dante.2 *Le miniature dei manoscritti del Tesoretto, della Rettorica, dell'Etica, de Li Livres dou Tresor, de Il Tesoro, raffigurano Brunetto Latino come maestro con i suoi discepoli. Soltanto in un tardo manoscritto del Tesoro in Veneto si afferma trattarsi di una traduzione in italiano dal francese da parte di Bono Giamboni, collega di Brunetto. Tutti gli altri manoscritti asserivano trattarsi del testo di Brunetto. *Tuttavia, dopo l'edizione del 1839 di Carrer da un'edizione a stampa del 1533 di questo stesso tardo manoscritto, i bibliotecari hanno tramandato l'errore nei manoscritti, anche catalogati sotto il nome di Giamboni, ad esempio 'VIII/ LATINI (Brunetto)/ Tesoro volgarizzato/ da/ Bono Giamboni, &c'. Il manoscritto della Biblioteca Nazionale II.VIII.36, scritto nel 1286, probabilmente da Dante Alighieri, chiaramente non è di Bono Giamboni. La presente conferenza indagherà il legame tra il Cancelliere fiorentino e i suoi discepoli: Guido Cavalcanti, nemico di Corso Donati, Dante Alighieri, amico di Guido, ma che, come Priore, condanna Guido all'esilio causandone la morte, e Francesco da Barberino, che diverrà il notaio di Corso Donati a Treviso, e diffonderà con i suoi i testi di Brunetto e Dante. Esaminerò dapprima i documenti legali, poi i manoscritti con miniature.
 

I. DOCUMENTI NEGLI ARCHIVI
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ocumenti in latino negli archivi attestano che la creazione della Commedia di Dante deriva in parte dalle formulae intertestuali della Cancelleria del suo maestro Latino, che questi a sua volta apprese dallo stile cancelleresco del padre Bonaccursus Latinus, di Federico II di Sicilia, di Alfonso el Sabio di Spagna, e Carlo d'Angiò di Provenza e Gerusalemme. Le fonti di Dante per il suo poema trecentesco, la sua memoria, sono gli archivi duecenteschi. Così fu per Robert Browning, poeta ottocentesco, con il seicentesco Old Yellow Book, da lui scoperto su una bancarella nel mercato di San Lorenzo. Ambedue, Dante e Browning, dalla sordida criminalità del passato hanno creato magnifica poesia. I documenti negli archivi morti e veri rafforzano il poema di finzione e vivo della Divina Commedia. Questo è il disegno dei fili dietro la tela, gli intrecci dell'arazzo, il livello letterale che vive dietro ai quattro sensi allegorici della poesia e della teologia della Commedia.

Nel testo di Dante, in Inferno XIII, incontriamo una figura che va a contrapporsi a Brunetto Latino. In una scena spaventosa, vediamo Dante cogliere un ramo secco che subito inizia a sanguinare e a parlare - potremmo aggiungere a sanguinare inchiostro cancelleresco bruno. Dante poi raccoglie le foglie cadute (folia) e le restituisce al legittimo proprietario. L'ombra, l'albero che parla è il suicida Pier Delle Vigne, Cancelliere dell'Imperatore Federico II di Sicilia. Pier Delle Vigne come Logoteta, capo della cancelleria imperiale, con il suo insegnamento ammaestra i suoi discepoli per così avviarli a questo compito. Parte del suo metodo di insegnamento comprendeva la copiatura delle sue epistole raccolte come exempla in un Epistolarium. Ritroviamo questa collezione di epistole a Firenze tradotta in italiano e continuata da Ser Brunetto Latino per essere copiata dai suoi studenti, con anche inclusa
l' epistola dello stesso Brunetto inviata al Comune di Pavia dopo l'esecuzione da parte dei fiorentini dell'Abate Tesauro di Vallombrosa.
3

Poi, quando Dante incontra Ser Brunetto in Inferno XV da lui conosce i nomi di quanti sono in quel girone, nel canto successivo incontra la triade di fuggitivi, Guido Guerra, Tegghaio Aldobrandi e Jacopo Rusticucci, in vita eminenti cittadini del governo del Primo Popolo di Firenze, la sua prima Repubblica. Negli archivi fiorentini nel corso del lavoro di ricerca su Brunetto Latino, sempre riferendomi ai volumi di Robert Davidsohn, ho scoperto numerosissimi documenti, alcuni di proprio pugno di Brunetto Latino, in tutto dieci, e oltre un centinaio nei quali ricorre il suo nome, tutti riflessi nei canti del poema di Dante. Ad esempio, i documenti su Guido Guerra in riferimento all'atto di vendita del suo castello di Romena, 6 Maggio 1255, con testimone Farinata degli Uberti.4 Si tratta dei Conti Guidi una potente famiglia per la maggior parte ghibellina, con l'eccezione di Guido Guerra, Capitano della Firenze Guelfa. Romena fu associata a maestro Adamo, indotto dai Guidi ghibellini a falsificare i fiorini gigliati di Firenze guelfa che Dante colloca nell'Inferno. Nel Paradiso di Dante vediamo il suo antenato Cacciaguida rammaricarsi per la vendita a Firenze dei castelli dei Guidi. Lo stesso Dante in esilio sarà ospite dei Guidi ghibellini a Poppi e Romena, così annullando la sua formazione di stampo repubblicano guelfo.

** DOCUMENTO I [ASS]. Seppur ancor giovane, forse 24enne, il 20 Aprile 1254, Brunetto Latino, 'Ser Burnectus Bonaccursi Latinus', questo il suo nome nel documento, è il notaio a redigere il trattato di pace con Siena in cui Jacopo Rusticucci e Ugo Spini sono citati come ambasciatori di Firenze. Al suono delle campane, 'ad sonum campanarum comunis', il trattato di pace fu poi firmato e legalizzato a Firenze nella Chiesa di Santa Reparata alla presenza degli Anziani, dei consoli e di tutti gli ufficiali della città e del popolo di Firenze. È scritto in un raffinato latino ciceroniano, nello stile repubblicano, molto discostandosi dalla retorica imperiale di Pier Delle Vigne che emula con sarcasmo la retorica della Curia papale.  

Quel documento successivamente, l'11 giugno 1254, fu utilizzato come base per la firma dei Senesi a Montereggioni, che Dante anche menziona in Inferno XXXI, comparando le dodici sue alte torri feroci ai dodici giganti attorno a Satana nel suo abisso profondissimo. Questo documento redatto di proprio pugno da Brunetto Latino, nella sua chiara bella scrittura ed il sigillo notarile della fontana/colonna 5 è tutt'oggi conservato a Siena. Con questo numerosi altri sono i documenti conservati  in quella città, che ci consentono di essere testimoni delle trame e dei preparativi di guerra da parte di Siena con Farinata degli Uberti e altri ghibellini fiorentini insieme al Re Manfredi di Sicilia, figlio naturale dell'Imperatore Federico. 

In Inferno VI.79-80, Dante domanda a Ciacco, il goloso, di 'Farinata e'l Tegghiaio . . . Iacopo Rusticucci' e altri. In Inferno XVI.34-45, Jacopo Rusticucci gli dice di come con Guerra e Tegghiaio Aldobrandi partecipò alla vita politica di Firenze, aggiungendo:

    E io, che posto son con loro in croce,
    Iacopo Rusticucci fui . . .

'E io . . . ' 'Et ego . . . ' questa la formula legale ad un documento comunale di un trattato politico. Il poema di finzione di Dante è così legalizzato, all'interno del suo stesso testo, da innumerevoli ombre. Ombre che egli poté solo incontrare tra le pergamene, nei documenti della Cancellerria fiorentina. Tegghiaio Aldobrandi, ad esempio, era già morto prima della nascita di Dante.

* DOCUMENTO II [ASF]. Il 25 Agosto 1254, Brunetto Latino redige ancora un altro trattato di pace, questa volta tra i guelfi di Arezzo e Firenze, firmato quello stesso giorno all'usuale suono delle campane nella Chiesa di San Lorenzo. Ne troviamo copia nei Capitoli di Firenze redatto di proprio pugno con attenta cura da Brunetto Latino, con apposto il suo sigillo notarile, la colonna/fontana. 6

In Ottobre, e nuovamente nel dicembre 1254, troviamo Brunetto Latino impegnato per un trattato di pace con Pisa. Dai documenti possiamo constatare anche il coinvolgimento di Genova e Lucca. Il trattato viene firmato il 10 Ottobre, 'Et ego Burnectus Bonacursi Latini notarius et nunc Ancianorum scriba et comunis'. 7 Villani, lo storico della Firenze medievale, asserisce che il 1254 a motivo della propria diplomazia e per il potere militare fu dai fiorentini definito 'l'anno della vittoria'. 8

Quello stesso anno Brunetto si era distinto per lo studio e l'emendamento degli Statuti di Volterra.9

*****Il lavoro di ricerca di Richard Mac Cracken per il suo Fulbright Fellowship, ha dimostrato che nel 1255 il Popolo di Firenze acquisì il terreno dalla Badia per edificare il primo Palazzo del Popolo, oggi il Bargello. Le parole di Brunetto Latino incise sulla lapide della facciata, che Dante sarcasticamente riecheggia ad apertura di Inferno XXVI, corrispondono al canto di Ulisse:

+SUMMALEXANDER S[AN]C[TU]SQUE[M] MVNDVS ADORAT
CV[M] PASTOR MV[N]DI REGNABA[N]T REX[QVE] GVIELMVS.
ET CV[M] VIR SPLENDE[N]S ORNATVS NOBILITATE:
DE MEDIOLANO DE TVRRI SIC ALAMANNVS:
VRBEM FLORENTE[M] GAVDENTI CORDE REGEBAT
MENIA TVNC FECIT VIR CO[N]STA[N]S ISTA FVTVRIS.
QVI PREERAT P[O]P[V]LO FLORENTI BARTHOLOMEVS
MA[N]TVA QVEM GENVIT COGNOMINE DENVVVLONO
FVLGENTE[M] SENSV CLARV[M] PROBITATE REFVLTUM
QUE[M] SIGNA[N]T AQVILE REDDV[N]T SVA SIGNA DECORVM
INSIGNVM P[O]P[V]LI QUOD CO[N]FERT GAVDIA VITE:
ILLIS QVI CVPIVNT VRBEM CONSVRGERE CELO:

QVAM FOVEAT [CHRISTV]S CO[N]SERVET FEDERE PACIS:
EST QVIA CV[N]CTORUM FLORENTIA PLENA BONORV[M].
HOSTES DEVICIT BELLO MAGNO[QUE] TVMVLTV:
GAVDET FORTVNA SIGNIS POPVLO[QUE] POTENTI:
FIRMAT EMIT FERVENS STERNIT NV[N]C CASTRA SALVTE
QVE MARE QVE TERRA[M] QUE TOTV[M] POSSIDET ORBEM.
PER QVAM REGNANTE[M] FIT FELIX TVSCIA TOTA:
TA[M]QUA[M] ROMA SEDET SEMPER DVCTVRA TRIVMPHOS.
OMNIA DISCERNIT CERTO SVB IVRE CONHERCENS:
ANNIS MILLENIS BIS CENTVM STANTIBUS ORBE:
PENTA DECEM IVNCTIS [CHRIST]I SVB NOMINE QVIN[QUE]
CUM TRINA DECIMA TVNC TE[M]PORIS INDITIONE.
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GODI, FIORENZA, POI CHE SEI SI GRANDE,
  CHE PER MARE E PER TERRA BATTI L'ALI,
  E PER L'INFERNO IL TUO NOME SI SPANDE.


Brunetto successivamente, l'8 Maggio 1257, è coinvolto nella stesura di un trattato di pace con Faenza, nel quale a lui si fa cenno come 'Burnecto notario fil. Bonacursi Latini sindico comunis et popule Florentie'.
11 Nel giugno 1257 Firenze e Lucca formano una lega contro Pisa dopo che Alfonso el Sabio di Castiglia fu da Pisa nominato Imperatore Romano, essa anche opponendosi a Firenze. Ma nel Settembre di quello stesso anno in Santa Reparata un trattato di pace fu firmato tra Firenze e Pisa. Successivamente, la Siena ghibellina e Genova formano una lega con Manfredi - l'illegittimo erede di Federico IIcontro la Firenze guelfa. E Genova offre a Manfredi il trono imperiale.

*
**DOCUMENTO III [Capitolo Fiorentino, Santa Maria del Fiore] 20, 22 giugno 1257, i canoni fiorentini e aretini prestano la decima per la guerra del Papa contro il re Manfredi di Sicilia in Puglia.12

Il 14 Ottobre 1258, l'Abate Tesauro di Vallombrosa, sospettato di simpatizzare con i ghibellini, viene ucciso a Firenze decapitato dalla folla. Pavia, sua città natale, protesta. La risposta di Firenze a quella città fu, però, una replica molto aspra. Probabilmente di pugno di Brunetto Latinonon nello stile ciceroniano propugnato dai guelfi, ma nello stile ghibellino ereditato dal Cancelliere imperiale di Federico II, Pier Delle Vigne - l'epistola schernisce i pavesi. In essa vien loro detto di non accumulare i loro 'tesori' in terra ma nei cieli, creando un gioco di parole tra il nome dell'Abate Tesauro, e la citazione dal Vangelo di Matteo 29.16-42. Pier delle Vigne ha usato questo misto di paronomasia e parole della Bibbia, nei suoi scritti, e anche in Dante, dove usa il suo nome, Pier, in riferimento a San Pietro, che apre e chiude il cuore di Federico, e il suo cognome, Delle Vigne, a significare la Vera Vite, Cristo. Brunetto aggiunge questa lettera, così sarcastica, alla compilazione degli exempla nell'Epistolarium delle lettere diplomatiche vignolane che avrebbe poi fatto copiare ai suoi discepoli, compreso Dante, come parte della loro formazione a futuri cancellieri. Per l'assassinio dell'Abate Tesauro Firenze è sotto l'interdetto papale, cui i ghibellini si riferiscono per giustificare la loro guerra contro la Firenze guelfa. Il Papa, tuttavia, continua a servirsi dei banchieri fiorentini per pagare con i fiorini i mercenari contro il ghibellino Manfredi.13 Dante mette Tesauro in Inferno XXXII.  

**DOCUMENTI IV, V [ASF Protocollo Compagnie religiose soppresse, Abbazia di Badia a Settimo, Cistercensi]. 14 Ottobre 1259, Brunetto Latino come scriba degli Anziani del Comune di Firenze redige le minute delle delibere per il ripristino dei ponti Rubaconte e Carraia sull'Arno, e della pescaia del Rubaconte. 'Et ego Burnectus Latinus notarius nunc Antianorum scriba predicta domini Capitanei et Antianorum mandato publice scripsi.' 14

DOCUMENTO VI [ASF, Libro di Montaperti] Firenze nel 1260 è sull'orlo della disastrosa guerra con Siena, e la sua Repubblica guelfa appoggia il Papa contro il ghibellino Manfredi di Sicilia. Già Pisa, Genova e Siena si erano rivolte ad Alfonso el Sabio offrendogli sostegno per la sua elezione imperiale in cambio sollecitandone l'aiuto. Alfonso, che nel 1257 viene eletto a parità di voti insieme al suo rivale e pretendente al trono imperiale, Riccardo di Cornovaglia, fratello del re d'Inghilterra (Enrico III), sempre sentirà forte le lusinghe di questa prospettiva.15 Il Libro di Montaperti, l'archivio sul campo di battaglia, preda di guerra con il Carroccio dei senesi, registra ed elenca come i fiorentini siano preparati a provvedere per la guerra. Di pugno di Brunetto sono l'incipit e alcune altre carte del Libro, in cui egli è nominato cinque volte. La prima volta come 'Burnetto Bonaccursi Latini, iudici et notario, sindico ut dixit Comunis et hominum de Monte[varchi]', che sul campo di battaglia ha un vexillum o vessillo, e un padiglione o tenda. Le altre quattro volte, come notaio, a garantire che vari fiorentini provvedano all'invio di un certo numero di uomini.16

Ma Brunetto Latino non sarà sul campo di battaglia. Il Primo Popolo, la Repubblica guelfa di Firenze nel 1260, invia Brunetto, allora suo cancelliere,17 in ambasceria presso Alfonso el Sabio, al tempo stesso che Guglielmo Beroardi, anch'egli poeta e diplomatico, fu inviato all'altro candidato al trono imperiale, Riccardo di Cornovaglia. Con la speranza che l'uno o l'altro accorresse in suo aiuto, la disperata guelfa Firenze offriva a tutte e due il suo aiuto per la conquista del trono imperiale fossero essi giunti in Italia a combattere contro il ghibellino Manfredi. Giovanni Villani a servizio della compagnia dei Bonaccursi della famiglia dei Latino, nella sua Storia di Firenze dedica un'intero capitolo di accurata attenta cronaca su queste ambescerie. 18 *Lo stesso Brunetto Latino nel suo Tesoretto fa una cronaca in versi della sua ambasceria e dell'incontro con il re di Spagna Alfonso el Sabio,19 collocato tra luglio e settembre al tempo in cui Alfonso el Sabio si trova a Siviglia.20 *** L'ambasceria viene ricevuta nel Salón de Embajadores (Salone degli Ambasciatori) all'Alcazar, che la monarchia castigliana conquistò dai Mori. Ambedue, Alfonso el Sabio e Brunetto Latino, sono scrittori. Tra i libri sui quali Alfonso maggiormente concentra il suo interesse la composizione dei tomi della legislazione Las Siete Partidas del rey don Alfonso el Sabio (Madrid: Imprenta Real, 1807), la composizione di una cronaca del mondo, e vari trattati d'alchimia e astronomia, e dopo i manoscritti miniati de *Las Cantigas de Santa Maria e la sua musica. 21

*Brunetto ha già tradotto Cicerone. L'ambasceria risulterà nell'acquisizione da parte di Brunetto delle opere di Aristotele e Alfragano e successivamente nella sua presentazione ad Alfonso del suo *Li Livres dou Tresor, de Il Tesoretto e dell'Etica di Aristotele, che egli crea da questi due. *Plausibilmente per lungo tempo dopo deve aver mantenuto i contatti con il quasi imperatore, perché più tardi Alfonso donerà ai fiorentini una splendida copia del suo Las Cantigas de Santa Maria con l'unica miniatura del miracolo della sua guarigione quando quello stesso libro gli viene presentato in dono. Così anche guarisce dopo una sua malattia alla Battaglia di Victoria. Il manoscritto è ancora oggi conservato nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, e un manoscritto de Li Livres dou Tresor appartenuto al re, è oggi all' Escorial.22 Il Tesoretto è da considerarsi con ogni probabilità un incantevole biglietto 'di ringraziamento'. La Sommetta del 1286, contiene poi la formula notarile per il Papa da riservare ad Alfonso nella comunicazione epistolare: 'Al preclaro et amato figliuolo Anfoso, Re di Castella.'23

*Ma ormai era troppo tardi per l'ambasceria di Latino. La Firenze guelfa subisce una totale disfatta nella sanguinosa Battaglia di Montaperti, 'che fece l'Arbia colorata in rosso'.24 I fiorentini ghibellini esiliati hanno vinto i fiorentini guelfi nella Battaglia di Montaperti il 4 settembre 1260, adducendo a giustificazione della loro guerra la morte di Tesauro. Dante mette Bocca degli Abati - che a Montaperti tradì Firenze troncando il braccio del portainsegna della cavalleria fiorentina così favorendo i senesi - in Inferno XXXII, assieme a Tesauro di Pavia e Vallombrosa, ucciso prima della nascita di Dante, e con Ugolino della Gherardesca, che tradirà Pisa per Firenze e poi divorerà la sua progenie. 

*Brunetto scrive di aver avuto notizia della condanna all'esilio sulla via del ritorno da uno 'scolaio' di Bologna al Passo di Roncisvalle. Giunta a noi è anche un'epistola molto fiorita ed accorata del padre Bonaccorso a Brunetto, a lui consegnata, viene detto, dal fratello. L'epistola si apre con la formula: 'Bonaccursius latinus de florencia dilecto filio Bornecto notario, ad excellentissimum dominum Alfonsum romanorum et hyspanorum regem iamdudum pro comuni florentie destinato, salutem. . .' e prosegue con la cronaca della battaglia e con la notizia della condanna all'esilio comminata alla famiglia.25 Il padre di Brunetto, Bonaccursus Latinus - egli stesso notaio - è al servizio del vescovo guelfo di Fiesole, il figlio del Comune guelfo di Firenze. Ambedue banditi all'esilio, il padre lo trascorre interamente presumibilmente nel quartiere di San Frediano a Lucca, il figlio Brunetto, dapprima a Montpellier, poi ad Arras, il logico rifugio per i guelfi fiorentini, le due città essendo centri per la produzione degli arazzi, e ancora a Bar-sur-Aube, dove anche conoscerà il riccamente miniato Roman de la Rose. In quei luoghi mantenendo intensi contatti con le 'case' di banchieri lombardi i cui tentacoli si estendevano fino al Baltico, le Isole Britanniche, e oltre.26  

La risposta del Papa all'aggressione di Manfredi risultò nella sua detronizzazione e in una crociata intrapresa contro di lui con l'aiuto dei banchieri lombardi, ottenendo dalle chiese in Inghilterra, e altrove, il pagamento della decima per questa guerra 'santa'.27 Per rappresaglia contro Montaperti, i guelfi fiorentini erano anche riusciti a far espellere dalla Corona i mercanti senesi ghibellini presenti in Inghilterra.28 Dai documenti del tempo giunti fino a noi si desume chiaramente che Latino fu un importante membro del governo fantasma guelfo fiorentino in esilio, che sebbene ancora sotto l'interdetto papale per l'assissinio del ghibellino Tesauro de' Beccaria, Abate di Vallombrosa, con i banchieri che paradossalmente furono gli alleati del Papa contro Manfredi 29 cercava di riconquistare la propria città per mezzo di fiorini e marchi sterlinghi, e con il sostegno dei papi dopo il mancato aiuto dei candidati imperiali. Due sono le lettere di pugno di Brunetto Latino in nostro possesso risalenti a questo periodo.

Delle due lettere di Brunetto Latino che ricano la sua firma, la prima è conservata nell'Archivio Segreto Vaticano, la seconda in Westminster Abbey, e molto ci rivelano dei fiorentini guelfi in esilio. 

*DOCUMENTO VII [Archivio Segreto Vaticano]. La prima lettera, scritta per la Curia romana da Arras inerente ad atti che Latino rogò, datati 15 e 24 settembre e concernenti queste operazioni, garantiva la fedeltà dei banchieri fiorentini in esilio - ad Arras e Parigi - alla causa del Papa contro Manfredi, "quondam principis Tarentini". 30; In essa si registrano i nomi dei maggiori banchieri fiorentini: Aymeri Cose, Pietro e Lotterio Benincase, Cante o Cavalcante della Scala, Thomas Spigliati e Ricco Cambi (Rucco di Cambio), alcuni dei quali erano stati in ambasceria presso la Curia romana, e molti di loro menzionati nel documento redatto da Brunetto per il trattato di pace tra Siena e Firenze del 1254 e nel documento redatto a Orvieto che lo ratifica. 31 Un volume del secolo XVI che raccoglie documenti negli archivi intitolato Antiquités d'Arras (Bibliothèque Municipale 1110), fa cenno alla presenza di Lombardi e usurai nei pressi dell'Abbazia di san Vedasto (St. Vaast che oggi ospita quella biblioteca e possiede alcuni manoscritti aristotelici connessi a Latino e un magnifico manoscritto de Li Livres dou Tresor).32

*DOCUMENTO VIII [Westminster Abbey] La seconda lettera, scritta da Bar-sur-Aube datata 17 April 1264, e indirizzata all'Inghilterra, ancora conservata a Westminster Abbey, concerneva proprio il pagamento della decima per la Crociata. I membri della famiglia dei Bellindoti e degli Spinelli, con altri mercanti e banchieri fiorentini contraggono un patto fra i membri delle famiglie Bellindoti e Spinelli e altri mercanti e banchieri fiorentini per la concessione di un prestito di quasi duemila marchi (d'argento sterling) per il pagamento alla Curia romana della decima del Vescovo di Hereford.33 Una frase straordinaria nel documento attesta che il prestito ad interesse da parte dei banchieri fiorentini godeva dell'approvazione papale, e che tale forma di usura persino assicurava (o, piuttosto, acquistava) l'indulgenza della Crociata. Esiste la possibilità che questa somma, duemila marchi d'argento sterling, fosse la somma che la Curia dispose di pagare a Lucca per il diritto d'asilo degli esuli guelfi fiorentini nella parrocchia di san Frediano.34 Altri documenti nominano  Cavalcante Cavalcanti, padre di Guido Cavalcanti, il discepolo di Brunetto e l'amico poeta di Dante. Interessante osservare che uno dei membri della famiglia Bellindoti fosse Palamidesso di Bellindoti del Perfetto, elencato nel Libro di Montaperti come "vessillifero dei balestrieri di Porta di Duomo." Anch'egli poeta, è menzionato da Brunetto nel suo Favolello, e parteciperà nelle tenzoni scritte su Carlo d'Angiò.35 Denaro e poesia sono combinati negli affari fiorentini.

Dante Alighieri, di famiglia troppo insignificante e non abbastanza guelfa per essere esiliata da Firenze, nasce nel maggio 1265. *Nel giugno di quello stesso anno, Carlo d'Angiò, fratello di san Luigi di Francia, la cui madre era sorella di re Alfonso di Spagna, viene nominato Senatore di Roma. 36 Li Livres dou Tresor, composto da Brunetto Latino prima del giugno 1265 nel francese piccardo della contea di Arras, come volume da offrire in dono, contiene un accurato resoconto del giuramento del podestà, e nel caso specifico di Carlo d'Angio al momento del suo insediamento a Senatore di Roma. Nella lettera Latino riversa la sua teoria politica e filosofia etica. L'uomo, egli asserisce, possiede un'innata aspirarazione alla libertà, laddove l'avidità produce danni e distruzione. Un re giusto è necessario. Il re deve far avanzare e progredire gli uomini nobili, controllare malizia e malvagio agire. La lettera invertendo il rapporto feudale medievale del suddito nei confronti del monarca è una lettera con la quale un cittadino 'antico' e 'moderno' predispone i preparativi per la scelta del podestà da parte di un Comune. La scelta di un presidente che prestando giuramento si impegna a mantener fede alla costituzione, e a non violarne le leggi. Carlo, egli continua, dovrebbere giungere in Campidoglio. Qui ricevere i libri della Costituzione e dieci mila libbre di salario, con sé portando dieci giudici e dodici esperti e fidi notai, ed entro tre giorni decidere se accettare il titolo offerto o diversamente lasciare la signoria. 37

*
Coeva al volume è la statua di Arnolfio di Cambio
, l'architetto di Palazzo Vecchio e del Castello di Poppi, che raffigura Carlo d'Angio, al momento della sua investatura a Senatore, assiso in trono, sostenuto dai leoni, al Campidoglio. Egli indossa una toga romana bianca e nella destra impugna i Capitoli, la Costituzione di Roma,  a cui dovrà prestare giuramento e mantener fede. Un'opera non scritta con il pennino su pergamena, ma con lo scalpello modellata nel marmo. Questi due manufatti fiorentini, il documento enciclopedico e il monumento in marmo, attestano e registrano un atto linguistico giuridico, e sono degno tema del nostro studio.38 Entrambi si servono della storia romana repubblicana per educare un nobile francese a governare un comune italiano. Nel libro del Tresor, che combina Cicerone ed Aristotele, come pure nella scultura possiamo scorgere i germi del Rinascimento fiorentino. I banchieri fiorentini ed i loro notai, nel loro esilio, manipolano tempo e spazio per rappresentare un dramma di libertà da contrapporre al timore che essi possano incarnare il potere e l'oppressione. Che il testo del Tesoro sia scritto con sarcasmo sulla ricchezza, continuando l'onomasia su 'Tesoro' di Vallombrosa, l'abate pavese ucciso della lettera scritta da Brunetto come cancelliere di Firenze al comune di Pavia, fa anche riferimento ai problemi che Carlo ha già conosciuto con i suoi sudditi a Marsiglia che nel 1257 contro di lui insorgono per le pesantissime tasse. Questo si ripeterà a Palermo con i Vespri Siciliani, a riprova del fatto che i banchieri fiorentini cercano di controllare l'insaziabile avidità di denaro del loro cliente. Questo spiega il perché un fiorentino scriva il suo magnum opus nel francese piccardo di Arras - il suo intendimento è che Carlo d'Angiò possa leggerlo e capirne gli insegnamenti politici e finanziari.39

**
Carlo, Conte d'Angiò e la consorte saranno incoronati re e regina di Gerusalemme e Sicilia dal Papa in Vaticano il 6 gennaio 1266.
Qui mostro la bellissima scultura di Arnolfo di Cambio della liturgia romana. **Il 26 febbraio nella Battaglia di Benevento, Carlo d'Angiò vince su re Manfredi. Incontriamo Manfredi in Purgatorio III 103-145, dove egli mostra le sue ferite. I suoi soldati gli daranno sepoltura sotto una grande cumulo di pietre ma il Papa ordina che il suo corpo sia dissepolto e gettato sulla sponda di un fiume fuori del suo regno. Dopo Benevento la Firenze ghibellina è compromessa dall'elezione di due frati godenti di Bologna, un guelfo e un ghibellino, che avrebbero dovuto governare la città. Dante li mette in Inferno XXIII, nella bolgia degli ipocriti, condannati a camminare in eterno sotto gravi cappe di piombo dorate. Nel marzo 1266, ambasciatori ghibellini giunti da Firenze, tra cui Buonaccorso Elisei, parente di Dante, suggeriscono al Papa il restauro del governo fiorentino guelfo. In aprile, finalmente, Papa Clemente dopo otto lunghi anni toglie l'interdetto che colpì Firenze per l'esecuzione dell'abate Tesauro di Vallombrosa.

Carlo d'Angiò, ora re di Gerusalemme e Sicilia, nel maggio 1267 è a Firenze. Egli
ha posto Guido Guerra, Vicario per Firenze, sotto il francese Jean Britaudi, Vicario per la Toscana. Brunetto Latino, sembra, abbia trovato un incarico di minore importanza sotto il re angioino, alcuni documenti talvolta lo nominano 'protonotario', oppure solo 'notario'. Due di questi documenti coinvolgono Volterra, 20 agosto 1267. *DOCUMENTO IX [ASF San Gimignano Diploma] Un terzo documento è scritto a Pistoia da Brunetto Latino come 'protonotarius' del vicario per la Toscana, e concerne San Gimignano, 6 dicembre 1269.40

Quantunque Brunetto Latino potesse aver sperato, a motivo del Tresor e del saggio suo consiglio, di rimanere al servizio di Carlo, solo per i primi anni del regno di Carlo, come i documenti attestano, è protonotario del vicario angioino per la Toscana e cancelliere della Repubblica fiorentina. In questi documenti Brunetto è presente principalmente nell'esercizio del suo ufficio per la ratifica dei contratti per la costituzione delle città-stato e la scelta del podestà.41 Successivamente è per proprio conto, prima coinvolto nella concessione di prestiti a membri della sua famiglia in documenti rogati a Bologna,42 poi attivo nelle negoziazioni segrete con Siena per la Lega Guelfa, 25 luglio 1274.43 Trattato segreto che si colloca venti anni dopo l'iniziale trattato di pace di Brunetto tra Firenze e Siena, e dieci anni prima che Latino fosse ufficialmente ed esplicitamente chiamato, per volere di Carlo, a presiedere la Lega contro Pisa.44 Nel 1275 egli è 'nunc absentius', ora assente.45 Nella Pace del Cardinale Latino del 1280, Brunetto è nominato come appartenente al Sesto di Porta del Duomo. Segue uno strano silenzio, una strana assenza di Brunetto negli atti notarili negli anni compresi tra il 1270 e il 1284. Egli scompare nel mondo sotterraneo, e dopo il febbraio del 1275, eccetto che per la 'Pace del Cardinale Latino' del 1280, credo egli si cali in quello che è il mondo della diplomazia segreta, fino allo scoppio dei Vespri Siciliani del 1282. Con la presenza a Firenze di Brunetto nel 1280 per la 'Pace del Cardinale Latino', si registra nello stesso tempo, conformemente alla tradizione delle leggende legate ai Vespri Siciliani, la presenza di Giovanni da Procida a Viterbo, che con Papa Niccolò III è impegnato a condurne le delicate negoziazioni.46

Che cosa è accaduto in questi anni fra il 1270 e il 1284? Brunetto Insegna? A Firenze? A Bologna? (è qui che prende in prestito del denaro per i suoi fratelli e altri parenti) È in Sicilia? A Costantinopoli? In Catalogna? Ad Acri? Dante fu suo discepolo in questi anni o dopo? La produzione dei manoscritti nella regione d'Arras de Li Livres dou Tresor e dopo a Firenze de Il Tesoro, forse dimostra l'attività di Brunetto come maestro egli coniugando la produzione dei libri con l'insegnamento ai discepoli che copiano i suoi libri come conferenze ('E poi il maestro dica . . . '), *una formula araba appresa dalla sua visita in Spagna. I suoi discepoli anche copiano le epistole cancelleresche di Pier Delle Vigne, come quelle del padre su Montaperti, e la sua sull'abate Tesauro di Vallombrosa, modelli del passato per il futuro.*** Sappiamo che questa è la tradizione fra i notai, che trasmettono il mestiere di padre in figlio, che erano loro discipuli, e riferimenti coevi dicono che Guido Cavalcanti, Dante Alighieri e Francesco da Barberino erano i discepoli di Brunetto. *Nell'affresco del Buon Governo a Siena un maestro, un magister che indossa la toga rossa insegna ai suoi discepoli che siedono davanti a lui, in uno dei negozi della Piazza del Mercato. Io credo che Brunetto abbia ricreato un negozio/studio/università simile, in Arras, a Firenze, o ovunque egli fosse. Ad esempio, a Poggibonsi, a Volterra, Pistoia, o a Bologna. In Puglia, in Sicilia, o ad Acri, al servizio di Carlo d'Angiò.

O il suo fato fu ancor peggiore? Fu egli rinchiuso in una prigione angioina, sequestrato a Napoli, senza accesso alle pergamene, a penna e inchiostro? Questo dobbiamo pensare perchè quasi non esistono documenti in questo periodo, tanto documenti legali quanto testi letterari, salvo che le copie dei suoi libri in Francia e in Italia. Quando farà ritorno a Firenze i suoi discorsi in cui vive il ritmo ciceroniano sono incentrati sull'obbligo della liberazione degli schiavi, dei condannati politici, e in particolare delle donne. Così eloquenti erano i suoi discorsi da sempre suscitare approvazione e voti a suo favore.

Contestualmente, la scena politica in relazione al patrono di un tempo di Brunetto, re Carlo, è una scena dominata da grande durezza. Nella conquista di un senso di identità re Carlo ed il fratello san Luigi di Francia sono per carattere diametralmente opposti. L'uno modella la sua vita su san Francesco e Cristo. L'altro per i contemporanei era un Faraone ed un Nerone.47 L'insaziabile avidità di denaro di re Carlo lo condusse a gravare di tasse i suoi sudditi di al di là di ogni possibile sopportazione. Persino prima delle negoziazioni fiorentine, a Marsiglia i sudditi si rivoltano contro di lui.48 'Carlone' come lo appellano gli italiani, già vittorioso a Benevento, nel 1268 sconfigge Corradino a Tagliacozzo, giustiziando brutalmente il biondo giovane principe a Napoli, imprigionando e infliggendo mutilazioni ai capi ghibellini. In particolare al conte Giordano che a Montaperti combattè per Siena contro Firenze.49 Alla morte del fratello san Luigi, il re Carlo abbandona precipitosamente la Crociata tunisina e giunge a Viterbo, determinato ad esercitare la sua autorità sul conclave dei cardinali. In quella città, il suo vicario generale, Guido di Montfort, ed il fratello Simone di Montfort uccidono in chiesa (nella Chiesa di San Silvestro) il principe inglese Enrico di Cornovaglia. Dante anche insinuerà che re Carlo fosse persino arrivato a macchiarsi dell'avvelenamento di Tommaso d'Aquino per poter avere come suo candidato francese Martino IV, Purgatorio XX.61-69.

Carlo opprime il popolo che governa a piacimento dei Papi, per questa sua durezza su di sé anche attirando il biasimo papale. Clemente IV nel 1268 scrive a Carlo esprimendo disapprovazione per la crudeltà mostrata verso Corradino, le donne, i bambini, per il suo rifiuto di accogliere esortazioni, consigli, e per il suo rifiuto del parlamento.50 La Crociata, per la quale raccoglie la decima, spremendo denaro soprattutto dai sudditi siciliani, non era voluta per la riconquista della Gerusalemme saracena ma della Costantinopoli cristiana. Gregorio X cerca un'alleanza con l'Oriente ortodosso, per una politica che si rivelerà non favorevole ai disegni di Carlo. Niccolò III al pari di Gregorio X, cerca l'unione con l'Oriente ortodosso inviando una delegazione di francescani con lettere riguardo a Carlo, apertamente attaccando Carlo, privandolo del titolo di Senatore di Roma e del Vicariato di Toscana, tentando la pacificazione delle due fazioni dei guelfi e dei ghibellini in lotta tra loro.51 Infine la 'Pace del Cardinale Latino', con il forte sostegno dei banchieri fiorentini, riesce a riunire e riconciliare guelfi e ghibellini a Firenze, molto contro il volere di Carlo, che con grande crudeltà aveva perseverato nell'infliggere pene e mutilazioni ai capi ghibellini, troncandone il piede destro, la mano destra, e cavandone l'occhio destro, incarcerandoli 'in perpetuo', come aveva fatto con il conte Giordano.52

Nel 1281 i fiorentini scrivono al vicario dell'imperatore Rodolfo d'Asburgo, asserendo senza mezzi termini che il Comune di Firenze non riconosce l'autorità di alcun imperatore.53 Dietro le quinte si intreccia un gioco diplomatico tra l'Imperatore Michele VIII Paleologo di Costantinopoli ed *il re Pietro III d'Aragona *ad opera di Gianni di Procita e un altro personaggio, nelle vesti di francescani (che il Villani illustrato mostra invece come domenicani), per distruggere dalle fondamenta i preparativi della Crociata di re Carlo.54 *Contro Carlo, il lunedì di Pasqua del 1282 a Palermo scoppiano i Vespri Siciliani. Dal documento diplomatico in latino è chiaro che l'insurrezione dei Vespri Siciliani contro Carlo d'Angio non fu una sollevazione spontanea ma il risultato di un piano ordinato. Non fu l'insurrezione dei sudditi oppressi contro il loro re, ma una sollevazione istigata con cura da papi e imperatori, messa in atto da repubblicani e aristocratici.

Firenze in genere la si ritiene fuori da queste trame. Però documenti in inchiostro bruno, e persino rosso sangue effuso in una piazza di Palermo, ne registrano la caduta conseguente ai Vespri Siciliani per le trame ordite contro Carlo dai vari Papi, da un imperatore, dai genovesi, pisani, senesi, dagli aragonesi, dai siciliani, e dai fiorentini. Qui cercherò di dimostrare la segreta diplomazia verosimilmente esercitata da Brunetto Latino e la sua complicità in questo evento, con i documenti d'archivio associati a lui o che ne citano il nome, con le cospirazioni segrete dei Vespri così come reperibili nei manoscritti di Latino. Brunetto è sarcastico nel suo utilizzo della parola 'Tesoro'. Li Livres dou Tresor è una sorta di tangente a Carlo d'Angiò, che era avaro, avido di denaro, con il forte desiderio di una crociata contro la Costantinopoli cristiana. Invece di essere un Senatore che sotto giuramento preserva la libertà romana - e anche fiorentina, egli è visto come un tiranno. Più crudele, diranno, di Nerone. In un bellissimo manoscritto, purtroppo mutilo, nella Biblioteca Nazionale Centrale, datato fra il 1286 e il 1287 (che credo sia scritto da Dante), il nome di Carlo d'Angiò è cancellato, e il nome del suocero, Raymondo di Berengar, sostuito. Un altro, Plut. 42.19, Biblioteca Laurenziana, parla di Brunetto che scrive l'opera per 'amore del suo nemico', e non del suo 'amico', *questa frase sarà ripetuta nell' editio princeps del 1474 stampata a Treviso.

In un terzo delle trentasei traduzioni del manoscritto italiano del Tresor, il Tesoro, compaiono attenti resoconti, in tre differenti versioni, da Michele Amari edite come I, II, e III. 55 Le versioni più complete includono le lettere diplomatiche ed i resoconti di prima mano delle conversazioni segrete intercorse tra Gianni di Procita (Giovanni da Procida), cavaliere e medico napoletano, cancelliere d'Aragona, e un certo Accardo Latino. I due, nelle vesti di francescani, viaggiano, divisi tra l'imperatore di Costantinopoli Michele VIII, il Papa, re Pietro III d'Aragona, i nobili siciliani in esilio, cospirando i Vespri. Di un racconto che troviamo in un manoscritto del Tesoro in toscano alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, VIII.1375 e *anche in due in siciliano a Palermo, 56 due (uno in toscano, Il Tesoro di Brunetto Latino, l'altro in siciliano) danno la versione che vuole i Vespri Siciliani come provocati dalla rivolta contro il pagamento della decima per la Crociata di Carlo alla conquista di Costantinopoli, e il terzo di questi resoconti dà la versione di Giuseppe Verdi che vuole l'assalto francese come una provocazione ai danni di una giovane nobildonna siciliana. Gli Archivi della Corona d'Aragona custodiscono documenti da parte dei da Procida ad Alfonso el Sabio relativi a quest'opera diplomatica. 57 Il padre di Brunetto, Bonaccursus Latinus, è al servizio di Filippo da Perugia, francescano e vescovo di Fiesole che Niccolò III inizialmente inviò come legato apostolico presso l'mperatore greco Michele VIII Paleologo.58 Una conferma della veridicità in riferimento a questa notizia è reperibile anche nella Cronica di Villani e nella Commedia di Dante. Ad esempio, quando in Inferno XIX Dante condanna il pontefice Niccolò III per aver accettato denaro inviato dall'imperatore bizantino Michele VIII Palaeologo per il tramite di questi due legati per opporsi a Carlo d'Angio:

Però ti sta, chè tu se' ben punito;
e guarda ben la mal tolta moneta
ch'esser ti fece contra Carlo ardito. Inf. XIX.97-99
E dove in Paradiso VIII egli descrive come i Vespri Siciliani fecero lievitare il danaro a questo scopo pagato:  

        E la bella Trinacria . . .

        attesi avrebbe li suoi regi ancora,

        nati per me di Carlo e di Ridolfo,

        se mala segnoria, che sempre accora

        li popoli suggetti, non avesse

        mosse Palermo a gridae: "Mora, mora!"
Par. VIII.67-75


Questa prova mi induce a credere che Accardo Latino potrebbe essere identificato con Brunetto Latino, che incoraggiato dal padre e delegato dal Cardinale Latino, questa diplomazia segreta compie presso i guelfi e i Papi nella politica segreta di opposizione a Carlo.59 Ancor più di questo persuasa considerando la partecipazione di Brunetto con altri poeti in una serie di tenzoni scritte contro Carlo. 60 Come pure i manoscritti Epistolaria - che includono le epistole di Pier delle Vigne seguite da quelle di Brunetto sull'Abate Tesauro di Vallombrosa, le epistole dei Papi che per le gravi ingiustizie verso il popolo inveiscono contro Carlo, e la lettera del Comune di Palermo diretta al *Comune di Messina, scritte nello stile delle lettere del Primo Popolo, anch'esse incluse in queste collezioni brunettiane,61 e la Sommetta di Latino contenente la formula notarile che Papi e imperatore dovevano riservare a Carlo d'Angio, ad Alfonso el Sabio, all'Arcivescovo Ruggieri di Pisa e altri. 62 E ancora i numerosi resoconti della diplomazia segreta dei Vespri Siciliani quali si ritrovano in così tanti manoscritti italiani del Tesoro,63 la proliferazione del materiale di Latino - in due casi anche in versioni siciliane, in un caso legato ad un altro resoconto in catalano dei Vespri nel Regno d'Aragona - 64 il costante coinvolgimento della famiglia dei Latino Bonaccursi con le 'case' d'Aragona e d'Angio,65 la conoscenza della complicità da parte di Dante Alighieri e Giovanni Villani.66

Subito dopo i Vespri Siciliani a Firenze fu stabilita la nuova forma costituzionale del governo fiorentino, il Priorato - come se l'una cosa fosse diretta conseguenza dell'altra. Il Governo del Priorato era fondato sull'elezione di dodici Priori (reminiscenza della lettera di Latino nel Tresor in cui si fa riferimento a dieci, o nella versione italiana, Il Tesoro, a dodici giudici e dodici notai), che eletti per due mesi, durante il periodo del loro ufficio risiedevano chiusi nella *Torre della Castagna, lontani da ogni tipo di ascendenza e corruzione. Il giovane Dino Compagni coinvolto nel disegno di riforma del governo fiorentino, ne offre un resoconto accurato nella sua Cronica, e Giovanni Villani, osserva che il concetto di Priore 'fu tratto dal Santo Vangelo, ove Cristo disse a' suoi discepoli: "Vos estis Priores" (Voi siete i Priori).67

Troviamo un riferimento a Brunetto Latino nel 1282, poco dopo la costituzione del Priorato delle Arti in quello stesso anno. Sebbene si tratti di un documento non datato a causa della parte superiore strappata, riguardo all'Arte di Calimala, DOCUMENTO X [ASF documento non datato con precisione]. Poi ancora silenzio fino al 1284, quando egli è figura eminente nella Lega tra Genova, Lucca, Firenze ed altre città contro Pisa. Da questa data e fino alla morte ripetutamente ricorre il nome di Brunetto, quarantadue volte tra il 1285 e il 1292 nelle Consulte o Libri Fabarum nell'ufficio di consigliere su questioni costituzionali, sulla diplomazia segreta, per le inequivocabili orazioni sulla libertà repubblicana e comunale, orazioni che echeggiavano quelle sulla libertà di Cicerone contro Catilina.68

Carlo d'Angiò, ora solo re di Gerusalemme e Napoli, avendo perduto la Sicilia, scrive ai guelfi fiorentini, 10 aprile 1283, chiedendo 'guerra viva' contro Pisa. Brunetto Latino è il principale ambasciatore in questa guerra contro Pisa, *affamando la città privata delle derrate alimentari.

Vinum                                           Milium              Nuces  
Granum seu frumentum      Pamthum        Avellane seu nocesse
Ordeum                                        Faseola            Amigdale
Sigala                                             Carnes             Oleum
Scandella                                     Caseus             Fabe
Spella                                             Mel                    Cicera et
Avena                                            Figus                 Cetera legumina

Ma in segreto Brunetto e altri fiorentini negoziano anche con il Conte Ugolino della Gherardesca, il Signore di Pisa.69 Brunetto in apparenza a sostegno della politica di Carlo d'Angiò, in segreto agisce contro. Egli è il prototipo di Macchiavelli.

Pisa apprende di questo tradimento nel 1288 e, successivamente, per una terribile carestia, per disperazione arriva alla prigionia di **Ugolino e della sua progenie. Guido da Montefeltro getterà le chiavi della torre in Arno, lasciando la famiglia morire a causa della stessa fame inflitta alla propria città. La Cronica di Firenze, tradizionalmente attribuita a Brunetto Latino, parla d'un fiato del cannibalismo del Signore pisano della sua propria famiglia e **dei fiorentini che edificano la loggia in pietra con dieci colonne del granaio di Orsanmichele, per nutrire, spiega Villani, anche i nemici della città in tempo di carestia, e che nel Trecento sarà ricostruita dopo un incendio. La loggia del mercato del grano, del granaio della città, sembra copiare le miniature del tabernacolo miracoloso della Madonna del manoscritto, **Las Cantigas de Santa Maria donato a Firenze da Alfonso el Sabio nel 1280. *Brunetto ha composto una bellissima lauda per la  Compagnia dei Laudesi di Orsanmichele e la figlia, Biancia, ha lasciato la maggior parte del suo patrimonio al granaio. Tutte queste cose troviamo insinuate nell'Inferno XXXII-XXXIII.

Tra il gennaio del 1285 e il luglio del 1292 Brunetto tiene dozzine di discorsi davanti ai vari corpi del governo comunale fiorentino, su affari costituzionali e ambascerie, diplomazia e legge, e i suoi discorsi quasi sempre sono approvati all'unanimità e i suoi consigli sempre accolti con voti a favore. Libri Fabarum e altri documenti custoditi negli archivi fiorentini ne annotano 42. Brunetto fu eletto uno dei dodici Priori, dimorando, come anche Dante dopo di lui, nella *Torre della Castagna dal 15 Agosto al 15 Ottobre 1287. Molti di questi documenti sono relativi ai preparativi per una guerra contro Arezzo. L'11 giugno del 1289 Dante partecipa alla Battaglia di Campaldino, in cui Firenze vince su Arezzo, anche uccidendo il suo Vescovo in battaglia (Inferno XXII.1-5). In questo periodo a Brunetto, oramai in età avanzata, il giovane Dante offre in dono la Vita Nuova, permeata di averroismo islamico, che Brunetto stesso portò dalla Spagna, e colma di poesica provenzale, portata da Brunetto a Firenze dalla Provenza, con l'accompagnamento del sonetto 'Messer Brunetto, questa pulzeletta'.

Da questo materiale emerge un quadro dell'abilità fiorentina guelfa a mantenere e riconquistare le sue libertà comunali per mezzo di un bilanciamento del potere, contrapponendo un candidato imperiale ad un altro. Al contempo segretamente cospirando per negare quelle medesime rivendicazioni imperiali o regali con un moderno governo costituzionale.70

*II. MANOSCRITTI NELLE BIBLIOTECHE
al Tesoretto apprendiamo di come la scelta fosse in principio caduta su Alfonso el Sabio che in cambio riceveva il premio dell'appoggio di Firenze per la corona imperiale a Roma. Questo testo poetico enciclopedico, scritto in italiano e comprensibile al monarca spagnolo, è dedicato a lui. Ma è un testo incompleto, caduto oramai l'appoggio dei banchieri fiorentini risoluti a non più sostenere Alfonso come candidato imperiale.
*La Rettorica di Latino è dedicata ad un ricco banchiere fiorentino, di nome Manecto (forse Manecto Spine), anch'egli in esilio, patrono e protettore di Brunetto, 'suo porto' nella tempesta come egli l'appellava. 71 Successivamente Brunetto mette mano all'opera in prosa, in francese piccardo, Li Livres dou Tresor. Questa monumentale enciclopedia che contiene la Bibbia, una astronomia, una storia universale, una geografia, un bestiario, un'etica, una retorica, e una politica, è un manuale per la formazione di un re e per il giusto governo, sul modello dell'educazione di Aristotele di Alessandro e dell'educazione di Cicerone alla Repubblica Romana. La parte sulla Politica parla spesso dei papi e degli imperatori. *Separatamente egli anche pubblica l'Etica. Una sua splendida copia è custodita a Madrid.

Brunetto Latino, per salvare la Firenze repubblicana, ha dovuto sedurre re e imperatori. Egli ama il Cicerone repubblicano e odia l'Aristotele imperiale, tutore di Alessandro. Ma ha dovuto copiare il secondo, creando enciclopedie per re e imperatori, nelle quali infonde e cela i suoi insegnamenti sulla democrazia repubblicanaIl Tesoro apprendiamo dal testo stesso è stato in parte compilato attingendo dal lavoro di ricerca che Brunetto compì negli archivi notarili e della Curia. Nel trattare dello storico rapporto tra Papato e Impero, egli con accuratezza asserisce quanto le sue conoscenze siano il frutto dello studio dei registri pontifici: 'Or dist l'istore, et li registre de sainte eglise le temoignent . . . .'72 E continua con la presentazione, nel cuore della sezione sulla Politica, della lettera embrionale indirizzata a Carlo d'Angio, con la quale gli vien chiesto di assumere la carica di Senatore di Roma per opporsi al ghibellino Manfredi. Nella prima redazione dei manoscritti, scrive Brunetto, che dopo Federico II non vi è più stato un vero Imperatore. Manfredi, suo figlio naturale, usurpa la Corona di Puglia e Sicilia contro Dio, il diritto, la Santa Chiesa, perseguitando gli italiani fedeli alla Chiesa, ed in specie i guelfi fiorentini. Questa la ragione, egli aggiunge nel testo, della condanna all'esilio di 'Maistre Brunet Latin', che questo libro scrive in Francia 'per amore del suo amico', Carlo d'Angiò, Conte di Provenza. Più tardi, quando quell'amico si rivelerà in realtà essere un nemico, Brunetto riscriverà quella frase in italiano, che diverrà 'per amore del suo nemico'.73 Egli predilige il romanico classico, la scrittura libraria bolognese con forme rotonde, e non lo stile gotico che imita la scrittura quadrata ebraica e l'achitettura islamica. Tuttavia ai suoi discepoli, Guido Cavalcanti, Francesco da Barberino, e Dante Alighieri egli insegna Aristotele e Averroè, loro donando il dolce stil nuovo gotico, creato dai contatti dei crociati franco-normanni con l'Oriente, dalla presenza condivisa dell'Islam e dell'ebraismo nei regni di Sicilia e Spagna.

È un'enciclopedia e una parte è un bestiario. Già nel *Tesoretto abbiamo visto la Natura come Natura Naturans coperta di animali. Ora nel **Li Livres dou Tresor e poi più tardi *ne Il Tesoro ritroviamo le medesime osservazioni zoologiche.74

Jean de Meun, come Guillaume de Lorris prima di lui, era originario della Champagne, vicino a Bar-sur-Aube. Sia Jean de Meun sia Brunetto Latino parlano esplicitamente della Rettorica di Cicerone. Da qui, dunque, pare
che i due si conoscessero anche influezandosi reciprocamente. 75 Altra contea francese strettamente legata a Carlo d'Angio è la Contea d'Artois e la Piccardia, in particolare Arras.76 Associato a Carlo ancora un altro poeta di Arras (in questo periodo Arras è culturalmante vivace e straordinariamente attiva nella produzione letteraria), Adam de la Halle, o Adam de Bossu
, suo Poeta Laureato che con lui persino viaggia in Italia, partecipando agli eventi che ruotano intorno ai Vespri Siciliani del 1282, e al servizio del Conte d'Artois muore nel 1288 a Napoli. Adam de la Halle è il primo a scrivere della leggenda delle quattro figlie del conte di Provenza Raimondo Berengario IV e del pellegrino Romeo divenuto suo ciambellano, che queste riuscì a far sposare a quattro re. Tra loro Beatrice con Carlo d'Angiò, futuro re di Sicilia, Margherita con Luigi IX, re di Francia (san Luigi). Leggenda nuovamente riferita da Dante in Paradiso VI e da Giovanni Villani nella sua Cronica.77 Una cerchia di poeti francesi, in Francia e in Italia, è così intrecciata con la politica italiana.

Nella parte della Cronaca il testo del Tresor include un racconto degli eventi della Battaglia di Montaperti e degli eventi riguardanti Carlo d'Angiò, aggiornati in più tarde redazioni del testo. Nella versione originale la sezione della Cronaca inizia con la morte dell'imperatore Federico II:
Et quant il fu traspases de cist siecle, si com a deu plot. Lempire vaca longuement sens Roi et sens empereor. ia soit ce qe Manfrois. fils dou devant dit frederic. non mir de droit marriage tint le roiaume de puille et de cecilie contra dey et contre rason. si come celui qi del tot fu contrante a sancte yglise. perce si stil mainte guerre et diverses persecusions contre toz les ytaliens qi se tenoient devers scte yglise, meesmement. contra la guelfe partie de florence. tant qil furent chachies hors de la ville. et lor cosses furent misses a feu. et a flante et a destrucion. et avec els en fucachies maistre Brunet latin e si estoit parcelle guerre essillies en france. quant il fist ces livres por amor de son amis, selonc ce qil dist a prologues devant.78
Anche nella Cronaca del testo che ha influenzato Il Tesoretto, Le Roman de la Rose, compare Carlo. In Jean de Meun Ragione racconta all'Amante non storie del passato ma moderne.
c'est de Mainfrai, roi de Secile,
qui par force tint et par guile
lonc tens em pez toute la terre,
quant li bons Charles li mut guerre,
contes d'Anjou et de Provance,
qui par devine porveance
est ore de Secile rais,
qu'ainsinc le veut Dex le verais.79
Oltre che per mezzo di questi resoconti quasi cronachistici nel Roman de la Rose e nel Tresor i poeti italiani associati con le varie famiglie di banchieri in esilio tra loro interloquiscono scrivendo tenzoni politiche, in esse dibattendo se la scelta di Carlo d'Angiò ad imperatore potesse essere desiderabile o meno. Brunetto aveva concluso il Tesoretto con il Favolello, un trattato in versi sull'amicizia indirizzato a un poeta ghibellino, Rustico di Filippo, nel quale egli fa menzione del guelfo Palamidesse di Belindotti del Perfetto.
E ciò che scritto mando
è cagione e dimando
che ti piaccia dittare
e me scritto mandare
del tuo trovato adesso
ch'e'l buon Palamidesso
mi dice, ed ho creduto,
che se''n cima saluto;
ond'io me n'allegrai.
Qui ti saluto ormai:
e quel tuo di Latino
tien per amico fino
a tutte le carrate
che voi oro pesate. 149-163
Rustico di Filippo, forse in risposta a questa opera, scrive una tenzone.

A! voi che ve ne andaste per paura
Sichuramente potete tornare,
da che ci é dirizata la ventura,
ormai potete guerra inconinzare.
E più non vi bisogna stare a dura,
da che nonn é chi vi schomunicare,
ma ben lo vi tenete n'ischiagluira,
che non avete più casgion che dare.

Ma so bene, se Carllo fosse mortto,
che voi ci trovereste ancor casgione;
però del Papa nonn ò gran confortto.
Ma io non voglio con voi stare a tenzone
ca llungo temp'e ch'io ne fui accorto
Che'l ghibellino aveste per garzone.80

Questa serie di tenzoni, giochi seri e sempre più virtuosi, includono le tenzoni scritte da
Guglielmo Beroardi, che accompagnò Brunetto nella sua ambasceria in Spagna nel 1260, e da altri.81 Queste poesie sono servite a dissipare l'odio tra guelfi e ghibellini, e al tempo stesso a far decrescere l'ansia e il disagio nei confronti di Carlo d'Angiò. Giocavano sui romanzi del ciclo di re Artù, e sul nome arturiano del poeta Palamidesse di Bellindoti del Perfetto della famiglia di banchieri italiani in esilio in Inghilterra.82 Sono un gioco poetico e diplomatico; cronache e lettere di stato mutati in sonetti, scritti nei contesti di notai e banchieri.

A questo punto volgiamo l'attenzione ai manoscritti franco-italiani di questo periodo e alla loro intertestualità, intrecciandoli con le rotte percorse dai banchieri e notai lombardi, che con i loro libri di conto e le loro lettere di credito e di cambio viaggiavano per tutta la Francia, o con Carlo sulla via del ritorno in Italia. Gli studiosi hanno osservato l'affinità tra le due lingue e letterature. 83 Questo è anche vero in senso inverso, vale a dire dei copisti italiani in Francia. 84 Ma gli italiani mostrarono maggiore flessibilità, versatilità e apertura rispetto ai francesi; sono stati capaci di bilinguismo, laddove i francesi al contrario hanno solo mantenuto la propria lingua. Gli italinai in esilio si adattono al nuovo contesto, apprendono la langue d'oil e la langue d'oc con l'imitazione della poesia del nord e del sud della Francia. I francesi come conquistatori rifiutano la mescolanza, non apprendono l'italiano, né impiegano gli italiani. Cause prime queste dell'insurrezione dei Vespri Siciliani.

La maggior parte dei manoscritti del Tesoretto, compilati in Francia durante l'esilio, sono oggi conservati nelle biblioteche italiane, otto a Firenze, altri nella Biblioteca Vaticana, a Brescia e Venezia. Quattro in Francia, Belgio, Polonia, e America. Un altro pare fosse nella collezione Marques de Santillana in Spagna. 85 Tre sono rilegati con la Commedia di Dante. È chiaro che questo manoscritto non ebbe una grande circolazione nelle aree francofone. Prima di Dante, testi francesi erano letti in Italia. Non era così, invece, per i testi italiani in Francia. Questa probabilmente la ragione principale alla base della decisione di Brunetto di lasciare incompiuto il Tesoretto - inteso presumibilmente come opera da offrire in dono al candidato al trono imperiale, Alfonso el Sabio di Castiglia, che avrebbe potuto leggere e capire l'italiano scritto - e di cimentarsi nell'impresa di scrivere, nel dialetto piccardo della regione di Arras,  Li Livres dou Tresor, come libro da donare al candidato al titolo di Senatore di Roma, Carlo di Provenza e d'Angiò, che poteva essere tollerante solo verso il proprio francese. 

Del Tresor di Latino in francese possediamo una moltitudine di manoscritti. Sono finora a conoscenza dell'esistenza di 80 manoscritti sparsi in tutta Europa, due addirittura in America. Manoscritti questi che per la maggior parte si trovano ancora oggi in situ, nei centri bancari e mercantili ove furono collocati sotto il controllo della Compagnia degli Spigliati-Mozzi, ad Arras, Lione, Rouen, Bruxelles, Cambrai, Amiens, Rennes, Saint Omer, Saint Quentin, Parigi, Londra, Cambridge, Oxford, Escorial, Roma, Torino, Milano, Napoli, Verona, Bergamo, Ferrara, Modena, Udine (in queste ultime cinque città presumibilmente per i viaggi dei discepoli di Brunetto, per l'esilio di Dante, e per Francesco da Barberino, notaio al servizio di Corso Donati, podestà di Treviso, e poi maestro a Padova 86), Karlsruhe, Strasburgo, Monaco, e solo uno a Firenze, dove giunge molto tardi. Due sono le redazioni in francese: la prima redazione dà la storia del mondo fino all'esilio di Brunetto da Firenze dopo la Battaglia di Montaperti; la seconda prosegue con la cronaca della vittoria di Carlo su Manfredi nella Battagli di Benevento, la sconfitta e la morte di Corradino dopo la Battaglia di Tagliacozzo. 87 È evidente che questi manoscritti della seconda redazione in francese provengono dagli scriptoria e dalle botteghe in Artois-Picardia, con ogni probabilità dopo il ritorno di Brunetto a Firenze. Questo dà prova dell'inalterato interesse da parte dei banchieri francesi - e della stessa famiglia di Brunetto - nella disseminazione di questo libro enciclopedico piccardo-fiorentino.

Questi manoscritti sono anche propagati in volgare fiorentino (45 manoscritti), in dialetto siciliano, volgare bergamasco, catalano, castigliano. John Gower una parte del Tresor anche tradurrà in inglese.88 In Spagna prolifereranno nei dialetti castigliano e catalano influenzando il Don Quixote di Cervantes, con Sancho Panza che diviene il podestà ideale nella sua isola.

Uno studio dei manoscritti franco-italiani, delle enciclopedie e della poesia posseduti dai mercanti banchieri fiorentini e, in particolare, uno studio dell'ambiente del fratello di san Luigi, Carlo Conte di Provenza e d'Angiò, può aiutarci a spiegare gli elementi di multiculturalismo in essi presenti. Ad esempio, la coesistenza di miniature francesi e scrittura italiana, l'inclusione di poesia provenzale o materiale che concerne Arras o la Champagne, oppure tutti questi insieme. E, inoltre, a spiegare il perché Dante Alighieri - che ebbe come suo tutore dopo la morte del padre, e come suo maestro, Brunetto Latino,89 conoscesse testi letterari francesi sia nella langue d'oil, quali l'enciclopedico Roman de la Rose, sia nella langue d'oc, quali la poesia lirica provenzale. E il perché egli abbia intrecciato questi testi e il loro ricco multiculturalismo nel suo testo, se stessso riflettendo, quale novello Narciso/Amant, in quelle cristalline pagine importate (lucenti per il piombo) - con Francesca lettrice di romanzi in Inferno V quale sua novella Eco, rispecchiando e riecheggiando attraverso questo racconto italiano, un racconto britannico in francese, lungo il trascorrere della vita nello spazio e nel tempo.90



**III. DISCEPOLI DI BRUNETTO: GUIDO CAVALCANTE, FRANCESCO DA BARBERINO, DANTE ALIGHIERI
a tradizione coeva parla di tre discepoli di Brunetto Latino, Guido Cavalcante, Francesco da Barberino e Dante Alighieri, nonostante Vittorio Imbriani.
Il dolce stil nuovo e la dedica di Dante a lui della Vita Nova rimandano Guido Cavalcante alla cerchia di Brunetto. Già il padre Cavalcante Cavalcanti faceva parte di questa cerchia. Un manoscritto de Li Livres dou Tresor, Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, II.280, termina con un racconto dei luoghi santi del pellegrinaggio a Gerusalemme, e con un compendio di poesia italiana, che include tenzoni sui re d'Inghilterra e di Francia, su Carlo d'Angiò, e i versi del sonetto di Dante 'Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io' (fol. 1). **Tragicamente Guido sarà bandito in esilio da Dante Priore nella Torre della Castagna. Muore perché lotta contro Corso Donati, suo nemico e guelfo nero che nella storia di Firenze si contrappone all'ideale del podestà de Il Tesoro di Brunetto.

Ma Francesco da Barberino, il secondo discepolo di Brunetto Latino, sarà notaio al servizio di Corso Donati, podestà di Treviso, e poi insegnerà a Padova,
Prima tratto del Fiore nel
manoscritto franco-italiano, Montpellier Faculté de Medecine H 438, in passato rilegato insieme
all'Ashburnham 1234, Biblioteca Medicea Laurenziana. Il primo manoscritto contiene il Roman de la Rose in francese, e il Fiore - compendio di sonetti in italiano che raccontano il Roman - il secondo il Detto d'amore. Il Roman de la Rose in questo manoscritto è chiaramente di scriba italiano, il quale utilizza le lettere capitali in rosso e azzurro alternate non nella scrittura gotica francese ma nella libraria bolognese. I sonnetti del Fiore invece sono in scrittura cancelleresca, come quella di Francesco da Barberino, lo scriba del codice Trivulziano della Commedia.91 Questa mano - o una ad essa affine - si trova nel Detto d'amore Laurenziano, frammista con la libraria bolognese. Il codice Trivulziano, il più antico codice in nostro possesso del testo di Dante, dà come suo copista un certo, 'Ser Franciscus Ser Nardi de barberino,' che scrive il testo non nella libraria bolognese ma nella scrittura cancelleresca degli uffici notarili. Un altro codice dantesco in questa stessa mano è il Laurenziano Plut. 40.16. Questa mano è simile all'Etica, Yale University, Marston 28, manoscritto correlato a Brunetto Latino. Simile a questo Roman de la Rose è l' E.152=alpha.K.2.48, Biblioteca Estense, Modena, che dà quattro carte del Roman de la Rose, anch'esse con lettere capitali in libraria bolognese. Scoperto nell'archivio storico del Monferrato, dono di Debenedetti a Giulio Bertoni, fu da questi deposito nella Biblioteca di Modena.

Non sempre custodito a Montpellier 92, il Fiore acquisito da Etienne Bouhier, nel 1611 studente a Padova, fu inizialmente portato a Digione, poi a Troyes. 93 Che fosse giunto in Veneto è da ricondurre alla presenza in quella regione di due discepoli di Brunetto, Francesco da Barberino e Dante Alighieri. Il manoscritto nel suo complesso è esattamente il tipo di manoscritto che avrebbe potuto essere stato prodotto dagli insegnamenti della scuola di Brunetto, prima nel suo esilio in Francia, o, successivamente, al suo ritorno in Italia. Che il manoscritto in sé incorpori entrambe le scritture, la scrittura cancelleresca e quella librariane denota la genesi nei contesti giuridici - e persino i diagrammi astronomici ed i motivi ornamentali della sezione del Detto d'amore Laurenziano sono tipici degli scriptoria di Latino in Francia e in Italia. *******Francesco da Barberino, suo discepolo, in una vena simile, avrebbe scritto i Documenti d'amore, 94 nel quale la sua allegoria della 'Sapienza'  è esattamente la medesima delle figure allegoriche nella Biblioteca Laurenziana, Plut. 42.19, Tesoro. Manoscritto questo credo copiato e miniato da Francesco da Barberino. Con Quentin Skinner ho studiato queste figure allegoriche nella Cappella dell'Arena a Padova e nella Sala della Pace di Siena. Francesco da Barberino era coinvolto anche negli affreschi a Treviso, dove il figlio di Dante, Pietro Alighieri, è sepolto. Credo ora che le miniature del Tesoretto laurenziano siano altrettanto opera di ser Francesco da Barberino. (In passato avevo suggerito fossero da attribuire a Dante.) *****Recentemente è stato ritrovato l'Officiolum, bellissimo manoscritto, scritto e miniato da Francesco da Barberino. Egli in questo manoscritto si trova in un magnifico paessaggio allegorico. *Anche la tomba del Vescovo Antonio dell'Orso di Tino da Camaino nel Duomo fiorentino fu commissionata da Francesco da Barberino. Di fondamentale importanza, ritengo, dunque, studiare questi manoscritti, ricollocandoli nel proprio contesto degli uffici notarili, delle cancellerie, tra notai e banchieri - in particolare in connessione con i discepoli di Brunetto Latino, nelle fonti primarie sempre detto essere il maestro di Guido Cavacanti, Dante Alighieri, Francesco da Barberino - per poter così più profondamente capire questi testi e i loro autori.  

Il terzo discepolo fu Dante Alighieri che nella dialettica e nell'amarezza del suo più tardo esilio diverrà ghibellino, piuttosto che non guelfo. Una risposta trovando nella monarchia e nell'impero virgiliano e non nella ciceroniana repubblica romana, riflessa nel Comune fiorentino. Il discepolo fu per la pace; il maestro per la libertà.

Nonostante Dante punisca ridicolmente Brunetto con un gioco di parole sotto la grandine di fiamme, dove il corpo nudo del suo maestro brucia, dove egli è Aristotele nei confronti di Dante/Alessandro, la Commedia è totalmente intrecciata con il Tesoretto e Il Tesoro. Dante che smarrisce la via in Inferno I deriva da Brunetto che smarrisce la via nel Tesoretto. Le pagine raccolte e rilegate in un unico volume in Paradiso XXXIII trasmutano il timore di Brunetto per le sue pagine sciolte e gettate via da scolai nel Tesoretto. Il Tesoro che dà una formazione universitaria tra le pagine di un unico libro, insegna la grammatica, la logica, la retorica, l'aritmetica, la geometria, la matematica, l'astronomia, la musica, la storia, la geografia, l'economia, l'ecologia, l'etica, la politica, la teologia. Così è la Commedia. Nelle pagine de Il Tesoro troviamo Babilonia ed Egitto poste sullo stesso piano, incontriamo giganti, quali Nembrot, troviamo i quattro fiumi del Paradiso, incontriamo Boezio, Pseudo Dionigi, Clitennestra, Oreste, Paride, Tolomeo, Salomone, Aristotele, Alessandro, Ulisse, Catilina, Cicerone, Cesare, Catone, Pompeo, Cornelia, Terenzio, Virgilio, Enea, Re Artù, Tristano, Isolde, Fiesole e Firenze, i Libri della Bibbia, Carlo d'Angiò, Federico II, Manfredi, fiumi, sorgenti, mari, maree, le Colonne d'Ercole, la zoologia, anche sirene (Purgatorio XIX) e serpenti (Inferno XXIII), Gerione, stormi di uccelli, come gru e rondini, le sette stelle, il gioco dei dadi. Esistono molti antichi manoscritti in italiano de Il Tesoro ancora a Firenze, ma un solo manoscritto della versione francese, Li Livres dou Tresor. È chiaro che è Il Tesoro in Italiano il testo che Dante conosceva. Ma di questo testo manca una edizione accademica se si esclude Il “Tesoro” volgarizzato da Bono Giamboni, curato da Luigi Carrer (Venezia: Gondoliere, 1839). Questa edizione basata su una edizione veneziana a stampa del 1533, lo attribuisce a Bono Giamboni, ripetendo un errore da un tardo manoscritto veneziano. Tuttavia portando fuori strada Pietro Beltrami, Paolo Squillacioti, Plinio Torri e Sergio Vatteroni che hanno curato una edizione del testo francese, Li Livres dou Tresor, con traduzione italiana a fronte (Torino: Einaudi, 2007), di un manoscritto de Li Livres dou Tresor in Verona, invece del testo de Il Tesoro. Per correggere l'errore ho ora pubblicato sul Web il facsimile e la trascrizione dell'editio princeps de Il Tesoro (Treviso, 1474), che, come i manoscritti, è attribuita al solo Brunetto Latino, probabilmente composta da un manoscritto di Francesco da Barberino da lui stesso portato in quella città quando era notaio al servizio di Corso Donati. Il testo gemello è conservato alla Biblioteca Laurenziana, Plut. 42.19 ed è raffinatamente miniato. Ad esempio con serpenti che strisciano tra le righe del testo.  

La Commedia di Dante presenta immagini autoreferenziali sulle carte bruciate, sul 'lato pelo' e 'lato carne' delle pagine in pergamena, sullo scriba e il miniatore, *Dante e Oderisi, che  l'uno accanto l'altro, aggiogati come due buoi trascinano l'Arca santa, quando parlano di Cimabue e Giotto, Dante e Giotto essendo soci della stessa Arte dei Medici e Speziali, su tutti i fogli sparsi dell'universo raccolti e rilegati in un unico volume, come un'enciclopedia di tutta la sapienza. Credo che la sua Commedia è anche un poema intorno ai notai e ai loro uffici, intorno ai banchieri e ai loro libri, intorno ai cancellieri e alle loro cancellerie, con la ragnatela di condivise reciprocità, sulle entrate e uscite internazionali e paneuropee, registrate in inchiostro nero e rosso, sul suo maestro e i suoi compagni, discepoli come lui. Da questo Dante crea la Commedia, costruendo un teatro della memoria, una casa/prigione di parole e pergamena. Egli è come il Bartleby di Hermann Melville, lo scrivano che lavora nell'ufficio delle lettere giacenti, oramai morte. È come i monaci di Umberto Eco nella loro immensa, apocalittica biblioteca effimera. Tuttavia, da questi mondi legali e letterari, dove non si è certi se carne e sangue possano essere pergamena e inchiostro, ancora abbiamo i documenti autografi di Brunetto Latino - anche se, fino ad oggi, nessuno di Dante. *E questi documenti negli archivi - di cui dieci autografi, scritti in inchiostri bruno e autenticati con il sigillo di Brunetto, la colonna/fontana/giglio - chiaramente dichiarano 'Et ego Burnectus Bonaccorsi Latinus notarius', come se fossero stati scritti non sette secoli or sono ma oggi. 


NOTE

1Robert Davidsohn, [Geschichte von Florenz (Berlin: Mittler, 1896-1927)]; Storia di Firenze, trans. Giovanni Battista Klein (Firenze: Sansoni, 1957). La mia riconoscenza anche a  Daniela De Rosa per il suo prezioso aiuto con i doumenti archivistici fiorentini e senesi.
2Vittorio Imbriani,
'Dimostrazione che Brunetto Latini non fu maestro di Dante', Giornale napoletano di filosofia e lettere A VII (1878), 1-24, 169, 198; rpt. come 'Che Brunetto Latini non fu maestro di Dante'. StD (Firenze: Sansoni, 1891), pp. 335-80; André Pezard, Dante sous la pluie de feu: Chant XVI (Paris: Vrin, 1950); Richard Kay, Dante's Swift and Strong. Essays on "Inferno" XV (Lawrence: Regents Press of Kansas, 1978). Un grazie speciale e il mio debito di riconoscenza al National Endowment for the Humanities e all'American Association of University Women per i miei viaggi in Europa per compiere il lavoro di ricerca nelle biblioteche, e al Graduate Council of the University of Colorado, Boulder, per la pubblicazione del volume Twice-Told Tales: Brunetto Latino and Dante Alighieri. Per gentile concessione dell'Archivio di Stato di Firenze e di altri archivi le immagini delle diapositive che accompagnano questa presentazione, alcune anche tratte da Il Villani illustrato: Firenze e l'Italia medievale nelle 253 immagini del ms. Chigiano L.VIII.296 della Biblioteca Vaticana, a cura di Chiara Frugoni (Firenze: Le Lettere, 2005).
31258, Vaticano lat. 4957, fols. 79-80; Riccardiano 15438, fols. 199v-200v; Vaticano Chigiano L.VIII.267, attesta che la lettera è di Brunetto Latino, fol. 177v.
4Julia Bolton Holloway, Twice-Told Tales: Brunetto Latino and Dante Alighieri (Bern: Peter Lang, 1993), p. 327.

5Twice-Told Tales, pp. 317-318.
6Twice-Told Tales, pp. 321-325.

7Twice-Told Tales, pp. 325-326.
8Giovanni Villani,
Istoria di Firenze (Firenze, 1823; Roma: Multigrafica Editrice, 1980), VI.lviii.82-84.
9Villani, VI.lvii; Twice-Told Tales, pp. 30-31.

10Richard Mac Cracken, The Dedication Inscription of the Palazzo del Podestà in Florence (Firenze: Leo S. Olschki, 2001).
11
Twice-Told Tales, p. 327.
12
Twice-Told Tales, pp. 327-333.
13
Twice-Told Tales, pp. 35-38.
14
Twice-Told Tales, pp. 333-335.
15 Davidsohn, II. 617-8, 687; Pisa aveva chiesto aiuto proponendo Alfonso all'elezione imperiale con lui creando una lega contro Lucca, Genova, Firenze, 1256; Archivio Segreto Vaticano,  Instr. Misc. 87, 1257/1268, "Articuli propositi a procuratoribus Alphonsi regis Castellae coram Clem. IV. ad probandum eius electionem in Regem Romanorum a nonullis Electoribus Imperii facta an. 1257, contra Riccardum, fratrem Regis Angliae, qui ab aliis Electoribus inauguratus fuerat. Exemplar membr. 9 paginorum"; 1 Febbraio, 1264, Alfonso scrive al Papa chiedendo di essere incoronato imperatore, Archivio Segreto Vaticano, A.A. Arm. 1-18, n. 167, epistola  pubblicata in Bruno Katterbach e Carolus Silva-Tarouca, Epistolae et Instrumentum saeculi XIII, in Exempla scriptorum edita consilio et opera procuratorum bibliothecae et tabularii vaticane, Fasc. II (Roma: 1930), Tavola 22a; il vescovo spagnolo, Garcìa di Silves, inviato al Papa a Roma per perorare questa causa, nel Dicembre 1267, fu ucciso da Ranieri de' Pazzi, riferimento in Inferno XII. 137-8; Instr. Misc. 46, 23 Marzo, 1276: "Innocentius PPV concedit Regi Castellae et Legionis ecclesiasticarum decimarum . . . pro subsidio contra Saracenos. Bullo orig. carens plumbo."
16Brunetto è citato nel Libro di Montaperti e di suo pugno sono alcune carte, versione pubblicata, Libro di Montaperti (An MCCLX), a cura di Cesare Paoli (Firenze: Vieusseux, 1889): 26 Febbraio, 1260, fol. 11, p. 34; 20 July, fol. 50v, p. 123; 22 July, fol. 65v, p. 148; 24 July, fol. 65v, p. 148; 23 July, fol. 74v, p. 172; Renato Stopani, 'Libro di Montaperti: l'unica fonte documentaria della celebre battaglia', http://www.florin.ms/beth2.html.
17 Demetrio Marzi, La Cancelleria della Repubblica Fiorentina (Rocca S. Casciano: Capelli, 1910), p. 35, afferma che Latino fu prima "Dettatore e Cancelliere della Republica"; Daniela De Rosa osserva che questo potente ufficio non era concentrato nella mani di un unico individuo ma condiviso tra i vari notai durante il periodo del Primo Popolo.
18 Giovanni Villani, Istoria di Firenze (Firenze, 1823; Roma: Multigrafica Editrice, 1980), VI. lxxiv; ripetuto in ASF MS 225, fol. 9; Lapo da Castiglionchio, Biblioteca Laurenziana, LXI. 13, fols. 14v-15.
19 Brunetto Latini, Il Tesoretto, ed. and trans. Julia Bolton Holloway (New York: Garland, 1981), lines 113-162, Laurentian Strozziano 146, illumination, fol. 2.
20 Carmody, p. xvi, citando Schirrmacher, Geschichte Castiliens im 12. und 13. Jahrhundert, ed. Friedrich Wilhelm Lembke (Gotha, 1881), 476, e Memorial Historico Espanol, I (Madrid, 1851), 134, sulle attività di Alfonso, a Toledo il 2 Febbraio, a Soria il 12 Aprile, a Cordova il 3-6 Giugno, a Siviglia il 27 luglio, ritorna a Cordova il 20 Settembre, mentre Brunetto Latino è presente nel fiorentino Libro di Montaperti fino al 24 luglio e la Battaglia di Montaperti è del 4 Settembre, questo fa collocare l'ambasceria a Siviglia.
21 Las Siete Partidas del rey don Alfonso el Sabio (Madrid: Imprenta Real, 1807); "Titulo XXIV: De los romeros et de los Peregrinos, Ley I," molto affine alla defizione dei pellegrini di Dante nella Vita Nova, forse trasmessa per il tramite di Latino. Brunetto deve essere venuto a contatto con le più importanti traduzioni dell'Etica Nicomachea e della Politica di Aristotele, come dell'Almagesto di Alfraganus (al-Farghānī,) e Tolomeo. È probabile che da Alfonso Brunetto avesse ottennuto queste opere, che negli anni del suo esilio tradurrà in francese.2492
22 È possibile che la presenza a Firenze di uno dei due più sontuosi manoscritti regali de Las Cantigas de Santa Maria ne disveli il suo valore di dono diplomatico da parte del pretendente alla dignità imperiale ad un Comune che si sapeva grandemente coinvolto nella politica papale. Biblioteca Nazionale, Banco rari 20; Antonio G. Solalinde, "El Còdice florentino de la Cantigas y su relaciòn con los demàs manuscritos," Revista de Filologia Espanola, 5 (1918), 143-179.
23
Li Livres dou Tresor, Madrid, Escorial L.II.3; Il Tesoro, Firenze, Biblioteca Nazionale, Magl. II.VIII.36, fol. 75 (manoscritto forse copiato da Dante).
24 F. Donati, "Lettere politiche del secolo XIII sulla Guerra del 1260 fra Siena e Firenze," Bulletino senese di storia patria, 3 (1896), 230-232, che trascrive il MS 342, documento 73, Bibilioteca Breslau, distrutto dalla guerra (Un sentito grazie ad Anthony Luttrell per questa informazione); Dell' Historia di Siena scritta da Orlando Malavolti (Venezia, 1599), fine del primo volume, "che fece l'Arbia colorata in rosso."
25 Armando Petrucchi, Notarii: documenti per la storia del Notariato italiano (Milano: Guiffré, 1958), p. 17, osserva che il mestiere di notaio era trasmesso di padre in figlio. 
26 Menzionato nel Tesoretto, verso 2451; gli Archives de la Ville de Montpellier: Inventaires et Documents, III: Inventaires des Cartulaires de Montpellier, (980-1789) (Montpellier: Serre et Roumégons, 1901-7), pp. 101-2, #712, 715, 716, dimostrano l'importanza del mercanti italiani che collegavano quella città con la grande fiera nella Champagne a Bar-sur-Aube.
27 Edouard Jordan, Les registres de Clement IV (Paris: Thorin, 1893), numeri 1456, 1469 (naminano Thomas Spigliati, Manecto Spine e altri banchieri fioretini connessi a Brunetto Latino), 1472 (12 Settembre, 1265, Perugia: "Regis Sicilie et omnium contra Manfredum et Sarracenos Lucerie crucesignatorum terras sub sedis Apostilice protectione suscepit"), 1473, 1475, tutti relativi alla crociata contro Manfredi e alla raccolta della decima a questo scopo e frequentemente coinvolgendo la chiesa parigina di Ste. Geneviéve.
28 Lettera di Andrea de Tolomei, Troyes, 4 Settembre, 1262, in Lettere volgare del secolo XIII scritte da Senesi, a cura di Cesare Paoli, E. Piccolomini (Bologna: Romagnoli, 1871), p. 41, citato, F. Donati, "Lettere politiche del secolo XIII sulla Guerra del 1260 fra Siena e Firenze," Bulletino senese di storia patria, 3 (1896), p. 259.
29 Villani, "e mandarono loro ambasciadori a papa Clemente, accioché gli raccomandasse al conte Carlo eletto re di Cicilia, e profferendosi al servigio di santa Chiesa," VII.ii.
30 Archivio Segreto Vaticano, Instr. Misc. 99, Settembre 15 e 24, 1263; M. Armellini, "Documento autografo di Brunetto Latini relativo ai ghibellini di Firenze scoperto negli archivi della S. Sede," Rassegna italiana, V/I (March, 1885), p. 359-363; Hans Foerster, Mittalterliche Buch und Urkundenschriften auf 50 Tafeln mit Erlauterungen und Vollstÿaundinger Transkription (Berne: Haupt, 1946), Plate XXV, commenti, trascrizione, pp. 64-5 (un grazie a David Anderson per questo riferimento); Bruno Ketterbach e Carolus Silva-Tarouca, Epistolae et Instrumentum saeculi XIII, in Exempla scriptorum edita consilia et opera procuratorum bibliothecae et tabularii vaticane, Fasc. II (Roma, 1930), p. 20, Plate 21.
31 Gino Arias, "Sottomissione dei banchieri fiorentini alla Chiesa, 9 dic., 1263," in Studi e documenti di storia del Diritto (Firenze: Le Monnier, 1901), pp. 114-120, dà un importante documento connesso, che nuovamente nomina Thomas Spigliati, Ricco Cambi, Pietro Benincasa, Hugo Spine, Jacopo Lecci, Jacopo della Scala, Maynecto Spine, Diritto Cambi, Aymeri Cose, Lotterio Benincase, etc.; E. Jordan, De Mercatoribus camerae apostolicae saeculo XIII (Paris, 1909), p. 97, osserva che Thomas Spigliati era associato con Arras, anche parla di Hugo Spine, pp. 25-30; si veda anche Richard Kay, "Rucco di Cambio de' Mozzi in France and England," Studi danteschi, 47 (1970), 49-57; R. Bower, "Italian Merchants in the Reign of Henry III," Southern Quarterly, 6 (1968), 191-202, esp. 196, 201. Documento di Siena, esibito e catalogato in Le Sale della Mostra della Mostra e il Museo delle Tavolette dipinte, catalogo: Publicazione degli Archivi di Stato XXIII (Roma: Ministero dell'interno, 1956), #6, p. 117; trascritto in Il Caleffo Vecchio del Comune di Siena, ed. Giovanni Cecchini (Firenze: Olschki, 1935), #567, II. 779. Villani analogamente esplicita che i guelfi in esilio si alleano con Carlo d'Angio ed il Papa Clemente IV contro Manfredi.
32Si veda Catalogue général des manuscrits des Bibliothèques des Départments, IV: Arras-Avranches-Boulogne (Paris: Imprimérie Nationale, 1872), p. 414. Per questo riferimento un sentito grazie a  Charles J. Ermatinger. 
33Westminster Abbey Muniment 12843, April 17, 1264. Peter de Egeblanke, vescovo di Hereford, con la Curia e i fiorentini in esilio dopo Montaperti, raccoglie fondi contro Manfredi, Davidsohn, II, 608-9.
34 Davidsohn, II.754; III.30, rileva nel 1268 il pagamento di 6000 marchi sterling da Lucca dati in prestito a Carlo d'Angiò, da restituire alla fiera di Bar-sur-Aube nella Champagne con il pagamento della decima della crociata della Francia, II.607-9,701,741, anche tratta delle relazioni con la Curia, e delle relazioni in Inghilterra dei Mozzi-Spini e Spigliati, Ardinghelli, Aymeri Cose. Un manoscritto del Tesoretto, il Riccardiano 2908, in dialetto Lucchese, fu in genere utilizzato quale testo base per edizioni di quel poema.
35
Davidsohn, II.681,III.43; Ruggero Palmieri, "Palamidesse Bellindote poeta fiorentino del secolo XIII," Giornale dantesco, 23 (1915), 132-140.
36 Archivio di Stato di Firenze, MS 225, fol 10, "Nel medesimo anno [1265] Papa Urbano quarto per sodisfare à Guelfi di Toscana, fece in Roma un gran concilio, nel quale privò Manfredi di Regni di Sicilia, et di Puglia, et ne investa Carlo d'Angiò, et di Provenza Fratello del Re Luigi di Francia"; fol. 10v, "Nel detto tempo i Guelfi usciti di Firenze mandarono à Papa Clement à offeriva in servizio di s[anc]ta Chiesa per essere raccomandate . . . Conte Carlo nuovo Re di Sicilia."
37 Li Livres dou Tresor, ed. Francis J. Carmody (Berkeley: University of California Press, 1945), III.ii.v, pp. 396-6. Carmody, p. xviii, doubted the importance of the letter, despite Davidsohn; perhaps because E. Jordan, Les origines de la domination angevine en Italie (Paris: Picard, 1909), p. 458, had discounted it: "Je ne tiens pas de compte de la lettre des Romains à Charles d'Anjou, inserée dans le Tresor de Brunetto Latino. Contrairement à l'opinion de Sternfeld, Karl von Anjou als Graf der Provence, 183, n. 2, elle me semble etre un simple exercise de style. La preuve en est qu'elle parle d'une élection pour un an, alors que nous savons que le comte fut élu à vie." However, there are passages specifically directed at Carlo in the "Rettorica" section of the Tresor, ed. Carmody: "Li tiers est sa vile: raison coment: nous devons croire que cis hom soit bons drapiers por ce k'il est de Provins. Li quars est de sa lignie: raison comment: bien doit estre Karles loiaus, car il fu fius le roi de France," III.lii, pp. 360-361; "sachies que nous somes in Franche . . . je ti pri ke tu soies prodom en ceste guerre," III.lxxi, p. 390.
38 Davidsohn, III, 586-7, II, Piatto 33, Roma, Palazzo dei Conservatori; Alexis Guignard comte de Saint Priest, Histoire de la Conquete de Naples par Charles d'Anjou, frère de Saint Louis (Paris: Amyot, 1858), II, 149; Michele Amari, La guerra del Vespro siciliano (Paris: Baudry, 1845), I.46.
39
1257,
Saint Priest, II.53. 1282, Vatican Chigiano L.VII.267, fols. cxxiii verso-cxxv, in Italian; Paris, Bibliothèque Nationale, lat. 4042, fols. 92v-95v, in Latin. Saint Priest, II. 149; Amari, Vespro siciliano, I, 46-47. In his place Charles made Henry, the traitor exile brother to Alfonso X el Sabio of Castile, Senator of Rome. True to his treacherous nature, Henry was to welcome and receive the young Conradin in Rome: Charles-Joseph Hefele, Histoires des Conciles, trans. H. Leclercq (Paris: Letouzey, 1914), VI, 57.
40Twice-Told Tales, pp. 350-355.
41
Twice-Told Tales, pp. 82-86, 350-357
42Twice-Told Tales, pp, 358-359.
43
Twice-Told Tales, p. 90.
43 Davidsohn, III. 116, 149; ASS Cons. gener. 19, fol. 9v; Twice-Told Tales, pp. 88-89, 361-362. Un sentito grazie a Daniela De Rosa che ha letto il documento in questione e osservato che la trattazione continua nei fogli 4v, 24v, 42, 57v-58.
44 Amari, Vespro siciliano, II, 365-6, dando gli Archivi di Napoli, segn. 1283, Reg. Carlo I, A, fol. 130, come fonte. Gli Archivi di Napoli furono distrutti da un incendio nel 1944. Tuttavia, Palermo, Bibl. Com. Qq Gl e Roma, Bibl. Angelica D.VIII.17 transcrivono documenti che si riferiscono alla Sicilia e a Carlo. The documents survive, Genova, Liber Iurum Reipublicae Genevensis II, in Historia Patriae Monumentum (Torino, 1836-84), II, cols. 60 ff, transcribing 13-21 October, 1284; Codex A, fols. 437-441; ASG Codex C, fols. 126-131; #424, Busta 6/42; ASF Capitoli di Firenze, 43 (in precedenza XLIV/XLVI), fols. 29-39, Brunetto Latino citato, fols. 34, 37v, 38. La morte di Ugolino e della sua progenie per fame come risultato delle trame fioretine su Pisa determineranno forse la costituzione di Orsanmichele come granaio per i tempi di carestia.
45Twice-Told Tales, pp. 89, 362.
46 Sir Steven Runciman, The Sicilian Vespers (Cambridge: Cambridge University Press, 1958 ), pp. 206-7.
47
Frasi trovate nella retorica associata a Gianni di Procita contro Carlo passim, in manoscritti a Palermo e nella Biblioteca Angelica e in resoconti dei Vespri Siciliani ne Il Tesoro.
48 Saint Priest, II. 28.
49 Amari, Vespro siciliano, p. 115; il resoconto del Tesoro sui Vespri si conclude con il toccante lamento del Conte Giordano, che alla sua continua miseria preferisce la morte, il quale si rivolge alla sua mano mozza che aveva colpito così tanti onesti cavalieri.
50 Palermo, Bibl. Com., Qq Gl, fols. 100v-102; Hefele, Histoire des Conciles, VI. 59.
51 Hefele, Histoires des Conciles, VI. 153-268; Archivio Segreto Vaticano, Instr. Misc. 157, 158, 159, 160, 592; Gaetano Salvemini, Magnati e Popolani in Firenze dal 1280 al 1295 (Firenze: Carnasecchi, 1899), p. 19; la Sommetta di Latino contiene la formula notarile per il Papa Niccolò III da usare nel rivolgersi a Carlo d'Angiò e Alfonso el Sabio.
52 Si veda Amari, Vespro siciliano, p. 115.
53
Richard Kay, p. 21 afferma che la lettera è di Brunetto.
54
Villani, VII.lvii, p. 236, cita la lettera inviata dal Papa all'Aragona con il suo Sigillo cardinalizio; pergamene genovesi relative a questo periodo attestano che Genova e i fiorentini erano in contatto con l'Impero greco per opporsi a Carlo d'Angiò; Pasquale Lisciandrelli, Trattati e negoziazione politiche della repubblica di Genova (958-1797) (Genova: Società ligure di storia patria, 1960), #338, Archivio di Stato di Genova, Busta 5/20, anche 5/38,39,40, 1261, Genova con Manfredi di Sicilia, Michele Paleologo di Constantinopoli, 10 luglio, Alfonso el Sabio, 1262, 15 & 16 agosto, Carlo d'Angiò, 21 luglio; 1273, 7 febbraio, #383, Busta 6/2, su ambasciatori genovesi che fanno accordi con il Papa ad Orvieto e con Venezia per opporsi a Carlo contro l'elezione imperiale del re di Boemia; 1275, Genova e l'Imperatore greco ratificano gli accordi del 1261 (Busta 3/39) tra i due stati, #415, Busta 6/34, quell'accordo prorogato poi il 7 febbraio 1281, per cinque anni ancora o più; l'Archivio Segreto Vaticano e Archivio della Corona d'Aragona analogamente attestano l'esistenza di relazioni amichevoli tra questi Stati latini e l'Impero greco, nel contrastare le ambizioni di Carlo. Il materiale vaticano sottolinea il bisogno dei portavoce greci di partecipare alle delegazioni, Instr. Misc. 160, 592, 30 Novembre, 1276. Il lat. 4042, Bibliothèque Nationale, Parigi, dà le lettere di Pier delle Vigne, di Brunetto Latino/Tesauro e dei Vespri Siciliani, fols. 92v-95v, il colophon riporta che è stato compilato come una "summa dictaminis" da Tommaso di Capua, notaio della Curia Romana, 1294. Nel frattempo, i testi di Brunetto proliferano in Catalogna e Aragona, come pure in Castiglia e Andalusia, a conferma della sua vicinanza sia ad Alfonso el Sabio che a Pietro d'Aragona. Si veda Deno Geanakoplos, Emperor Michael Paleologus and the West, 1258-1282: A Study in Byzantine Latin Relations (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1959).
55 Manoscritti, Sigla A, Milano, Biblioteca Ambrosiana, G 75 sup. Amari I; As, Florence, Biblioteca Laurenziana, Ashburnham 540, Amari I, Br, London, British Library, Addit. 26105, Cronica del 1285; De Visiani, MS andato perduto, Amari I; F4, Firenze, BN, Magl. VIII.1375, Amari III, corrispondente con il Siciliano Lu Rebelntu di Sichilia, ed. Sicardi; G1, Florence, Bibl. Laur. Gaddiano 26, Amari II; G2, Bibl. Laur. Gaddiano 83, Amari II; L1, Bibl. Laur. 42.20, Amari II; L4, Bibl. Laur. 42.23, Amari I; R1, Firenze, Bibl. Riccardiana, 2221, Amari I; S, San Daniele del Friuli, Bibl. Communale, 238, Amari II; V1, Vaticano, Biblioteca Apostolica, lat. 5908, Amari II; mentre il 1286 Firenze, BN, Magl. II.VIII.36, parla de Il Tesoro scritto per amore del suo nemico. 
56 Il neo ghibellino Michele Amari ha curato questi resoconti in Altre narrazione del Vespro siciliano scritte nel buon secolo della lingua (Milano: Hoepli, 1887), rifiutando l'attribuzione a Brunetto. Enrico Sicardi li anche pubblicati nelle loro versioni siciliane, Due Chronache del Vespro in volgare siciliano del Secolo XIII, in L. A. Muratori, Rerum Italicarum Scriptores: Raccolta degli storici italiani (Bologna: Zanichelli, 1917) 39.91-126. http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/bibliotecacentrale/tesori/immagini/t58a.jpg, offrono un estratto digitale tratto dal resoconto siciliano dei Vespri Siciliani, che ha un equivalente nel manoscritto di Brunetto Latino de Il Tesoro in volgare toscano conservato nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Geanakoplos, Michael Paleologus, cites De Michaele et Andronico Paleologis, ed. I. Dekker (Bonn, 1835), 2 vols, una storia bizantina contemporanea di George Pachymeres parla  di queste delegati che si presentano sotto le mentite spoglie di Francescani . Un resoconto cronachistico dei Vespri Siciliani anche occorre con un manoscritto catalano de Il Tesoro, Biblioteca Seminar Conciliar de Barcelona, MS. 74.
57 Isidoro Carini, Gli Archivi e le Biblioteche di Spagna in rapporto alla storia d'Italia e di Sicilia in particolare (Palermo: Statuto, 1884), II, 45-46, contiene del Febbraio, 1280, del 1 Aprile, 1282, e del 19 Maggio, 1282, le scuse di Giovanni di Procita ad Alfonso el Sabio.
58 Davidsohn, III, 210-211; Archivio Segreto Vaticano, Instr. Misc. 157, 158, 159, 160, 592; Archivio vescovile della Diocesi di Fiesole MS II.B.4, Atti, prefato da versi di Buonaccursi di Lastra"  a "Phylippus Perugine"; Scipione Ammirato, Vescovi di Fiesole, di Volterra, et d'Arezzo (Firenze, 1637), pp. 28-29.
59 Geanakoplos, p. 292, citando M. Laurent, Innocent V, 411, osserva che un passo scritto da Charlesper un altro membro di questa  for one member of this delegation was for a mysterious "L." Egli anche fa cenno ai documenti greci che citano come coinvolti "Calado" o "Kladas". Bartholomeus de Neocastro, Historia Sicula, in Lodovico Antonius Muratorius, Rerum Italicum Scriptores (Milano, 1728), III, col. 1049, osserva "Et Carolus Rex . . . staret pedibus ante Ecclesiam . . . Magister Bonaccursus tenta balista terribili in eum projiciens." Si tratta di un parente di Latino che tira a casaccio al suo re?
60Il Vaticano 3793 contiene tenzoni di Palamidesse Bellindoti, Guglielmo Beroardi, Rustico di Filippo, Brunetto Latino, ecc. Un altro compare sul risguardo di un manoscritto di Ferrara del Tresor, insiema al sonetto di Dante a Guido Cavalcanti, Biblioteca Comunale Ariostea, II.280.*
61 Paris, BN, lat 4042, fols. 92v-95v; Palermo, Biblioteca Comunale Qq G1.
62 Firenze, Biblioteca Nazionale, Magl. II.VIII.36, fol. 75.
63 Published in Michele Amari, Altre narrazioni; Due Cronache del Vespro in volgare siciliano del Secolo XIII, a cura di Enrico Sicardi, in L. A. Muratori, 39.91-126.
64
Biblioteca Episcopal del Seminar Conciliar de Barcelona, 74.
65 Due dei figli di Brunetto, Bonaccursus and Perusgio (Perseo), saranno coinvolti con la corte angioina di Roberto di Napoli, il primo come ambasciatore di Firenze, il secondo come cortigiano. La famiglia dei Bonaccursi erano banchieri a Napoli e altrove fino a quando la loro banca nel 1312 fallì, Romolo Caggese, Roberto d'Angiò e i suoi tempi (Firenze: Bemporad, 1922), I, 598. A Perseo sarà concesso di avere sul suo stemma il giglio degli Angiò da aggiungere alle sei rose dello stemma di suo padre.
66 Inf. XIX.97-99; Par. VIII.67-75; Villani, VII.liv, p. 227.
67 Dino Compagni, La Cronica, a cura di Isidoro Del Lungo (Firenze: Le Monnier, 1924), p. 14-15; Villani, VII.lxxix, pp. 265267. Anche Brunetto Latino come Dante Alighieri fu tra i suoi Priori.
68 Le Consulte della Repubblica Florentina dall'anno MCCLXXX al MCCXCVIII (Firenze: Sansoni, 1898), pubblica l' ASF Libri Fabarum, e i Documenti dell'Antica Costituzione del Comune di Firenze: Appendice: Parte Prima, 1251-1260, a cura di Pietro Santini (Firenze: Olschki, 1952), dà molti documenti associati a Brunetto.

69 Twice-Told Tales, pp. 147-155, 385-402.
70 Una probabile soluzione veniva data dalla costituzionalità del monarca, che per l'esercizio delle funzioni di podestà per contratto (per un periodo limitato nel tempo) avrebbe dovuto mantenere fede ai patti giurati senza alcuna violazione delle leggi del Comune, un modello che Jefferson, probabilmente per il tramite dell'amico toscano Filippo Mazzei, adotterà per la carica di Presidente degli Stati Uniti. Un altro membro della famiglia Mazzei fece erigere la targa commemorativa a Brunetto Latino nella chiesa di Santa Maria Maggiore posta oggi in alto sopra la tomba restaurata:
BVRNETTO.LATINO.PATRITIO.FIORENTINO/ELOQVENTIA.AC.POESEOS.

RESTAVRATORI/ DANTIS.ALIGHERII.ET.GVIDONIS.CAVALCANTIS/MAGISTRO.

INCOMPARABILI.QVI.OBIT.AN.DOM.MCCLXXXXIV/HANC.EIVS.SEPVLCHI.

COLUMELLAM.DEPERDITAM/HVIVS.COENOBI.PATRES/ADNVENTE.P.M.IOSEPHO.

MARIA.MAZZEIO.VIC.GENERALI/RESTITVTO.FLORENTINIS.CIVIBVS.TANTO.

SPLENDORE/AD.P.R.M.PONENDAM.CVRARVNT.AN.D.MDCCCLI.
71 Kay, "Rucco di Cambio," osserva, p. 200, che Manectus Spine nel 1249 aveva sperimentato la "discutibile ospitalità della prigione del re" in Inghilterra al tempo in cui il re aveva tentato di sopprimere l'usura. Poi, nel 1253, il re espulse tutti i mercanti, eccetto due senesi, Manectus Spine e Rucco di Cambio.
72 Li Livres dou Tresor, ed. Francis Carmody (Berkeley: University of California Press, 1945), p. 73.
73
Tesoro (Treviso: Flandrino, 1474), caplo [capitolo] lxxxxi. Un importante antico manoscritto del Tesoro fornisce questa redazione, Firenze, Biblioteca Laurenziana 42.19, fol. 19, un altro, Bibl. Nazionale, Magl. II.VIII.36, sopprime il nome di Carlo.
74 Tra gli studi su questo enciclopedismo si ricordano Michele Scherillo, Alcuni capitoli della biografia di Dante (Torino: Loescher, 1896), pp. 116-221; Charles Victor Langlois, La Connaissance de la nature et du monde au Moyen Age d'aprés quelques écrits français à l'usage des laics (Paris: Hachette, 1911); Aristide Marigo, "Lo Speculum ed il Tresor: cultura letteraria e preumanistica nelle maggiori enciclopedie del Dugento," GSLI, 68 (1916), 1-42, 289-326, esp. 315-316; Paul Renucci, L'aventure de l'humanisme européen au Moyen Age (Paris: Les Belles Lettres, 1953); L. Jenaro MacLennan, "Autocomentario en Dante y comentarismo latino," Vox romanica, 19 (1960), 102-117; Michelangelo Picone, "Glosse al 'Detto d'Amore'", Medioevo Romanzo, 3 (1976), 402; connesso a questo materiale è il tema concernente il "Dizionario delle Idee," Paul Zumthor, "Pour une histoire du vocabulaire français des idées," ZRP, 72 (1956), 350; P.A. Messelaar, Le Vocabulaire des idées dans le 'Tresor' de Brunet Latin (Assen: Van Gorcum, 1963); Siegfried Heinimann, "Zum Wortschatz von Brunetto Latinis Tresor," Vox romanica, 27 (1968), 96-105. Christian Bec, Les marchands écrivains à Florence, 1375-1434 (Paris: Mouton, 1967) descrive il più tardo contesto del milieu letterario e di produzione di questi banchieri/mercanti. Un grazie a Judson Boyce Allen per questa informazione. 
75 Il Fiore e Il Detto d'Amore, a cura di Gianfranco Contini (Milano: Mondadori, 1984); Gianfranco Contini, "Un nodo della cultura medievale: la serie Roman de la Rose - Fiore - Divina Commedia," Lettere italiane, 25 (1973), 162-189; anche in Un' idea di Dante: saggi danteschi (Torino: Einaudi, 1976); Earl Jeffrey Richards, Dante and the "Roman de la Rose": An Investigation into the Vernacular Narrative Context of the "Commedia" (Tubingen: Max Niemeyer, 1981), Beihefte sur Zeitschrift für Romanische Philologie, 184; "Dante's Commedia and its Vernacular Narrative Context," Ph.D. Thesis, Princeton University, 1978; Julia Bolton Holloway, Brunetto Latini: An Analytic Bibliography (London: Grant and Cutler, 1981), pp. 91-95, 110-112, ora aggiornata all'indirizzo http://www.florin.ms/BrunLatbibl.html.
76 Tra gli studi in quest'area Robert Davidsohn, Geschichte von Florenz (Berlin: Mittler, 1896-1927); Storia di Firenze, trans. Giovanni Battista Klein (Firenze: Sansoni, 1957); Giovanni Ferretti, "Banchieri fiorentini in Francia nel Dugento, Fanfulla della domenica, 31 (1909), n. 32, citato in Ferdinando Neri, Gli studi franco-italiani nel primo quarto del secolo XX (Roma: Leonardo, 1928), p. 36; Christian Bec, Les marchands écrivains: affaires et humanisme à Florence, 1375-1434 (Paris: Mouton, 1967). Si veda anche Joan Ferrante, "Exchange and Communications, Commerce and Language in the Comedy," The Political Vision of the Divine Comedy (Princeton: Princeton University Press, 1984), pp. 311-379; R. A. Shoaf, Dante, Chaucer and the Currency of the Word: Money, Images, and Reference in Late Medieval Poetry (Norman, Oklahoma: Pilgrim Books, 1983); The Poem as Green Girdle: Commercium in Sir Gawain and the Green Knight (Gainesville, Florida: University Presses of Florida, 1984).
76 Per ulteriori testi letterari associati con Arras si veda Albert Pauphilet, Jeux et Sapience du Moyen Age (Paris: Gallimard, 1951, Bibliothèque de la Pléiade, 61), p. 42, Jean Bodel di Arras; pp. 109 ff, Courtois d'Arras; p. 159, Adam de la Halle o le Bossu. Si veda anche l'elenco dei manoscritti di Latino connessi ad Arras.
77 Saint Priest, II.26, 304-6.
78 Riporto qui la trascrizione di Napoli I.G.17, fols. 8,8v. Per questo passo si veda anche Li Livres dou Tresor, I, part II, cap. xcix, ed. P. Chabaille (Paris: Imprimérie Impériale, 1863), p. 102. Cosa interessante da osservare è che esiste l'opera francese intitolata Le comte d'Anjou, la cui trama è costruita con lettere diplomatiche e il Conte è l'infame incestuoso. (analogia con il 'Racconto del Sergente della legge' di Chaucer) H.J. Chaytor, From Script to Print: An Introduction to Medieval Vernacular Literature (New York: October, 1967), pp. 86-87, 145-146, citando Paris, 1931, Classiques français du Moyen Age, edition.
79
Guillaume de Lorris et Jean de Meun, Le Roman de la Rose, ed. Félix Lecoy (Paris: Honoré Champion, 1976), 3 vols, I. 203-4. Enrico era il fratello traditore di Alfonso el Sabio che poi anche tradirà Carlo.

Et se les prueves riens ne prises
d'ancienes estoires prises,
tu les as de ton tens noveles,
de batailles fresches et beles
(de tel biauté, ce doiz savoir,
conme il peut en bataille avoir),
c'est de Mainfrai, roi de Secile,
qui par force tint et par guile
lonc tens em pez toute la terre,
quant li bons Charles li mut guerre,
contes d'Anjou et de Provance,
qui par devine porveance
est ore de Secile rais,
qu'ainsinc le veut Dex le verais,
qui tourjorz s'est tenus o li.
Cist bons rais Challes l'en toli,
non pas sanz plus la seigneurie,
ainz li toli du cors la vie.
Quant a l'espee qui bien taille,
en la prumeraine bataille,
l'assailli por lui desconfire,
eschec et mat li ala dire
desus son destrier aufferrant
d'un tret de paonet errant
ou mileu de son eschequier.
De Corradin parler ne quier,
son neveu, don l'exanple est preste,
don li rais Challes prist la teste
maugré les princes d'Alemaigne.
Henri, frere le rai d'Espaigne,
plein d'orgueill et de traïson
mist il morir en sa prison. 6601-6632 

80 Ernesto Monaci, Crestomazia italiana dei primi secoli (Roma: Albrighi, Segatie, 1912), pp. 290-1; Le Rime di Rustico di Filippo, a cura di Vincenzo Federici (Bergamo, 1899), sonnetto xxxix, p. 22; Mario Marti, "La coscienza stilistica di Rustico di Filippo e la sua poesia," Cultura e stile nei poeti giocosi del tempo di Dante (Pisa: Nistri-Lischi, 1953), pp. 41-58; Con Dante fra i poeti del suo tempo (Lecce: Milella, 1971), p. 117; Joan H. Levin, Rustico di Filippo and the Florentine Lyric Tradition (Berne: Peter Lang, 1986); si veda anche le tenzoni politiche in Poeti del Duecento: Poesia cortese toscana e settentrionale, a cura di Gianfranco Contini (Torino: Einaudi, 1976), II.284-286, sul problema dell'elezione imperiale tra Alfonso el Sabio di Spagna, Riccardo di Cornovaglia, e Carlo d'Angiò; il Vaticano MS 3793 contiene canzoni e tençioni di Palamidesse Bellindoti, Guglielmo Beroardi, Rustico di Filippo, Brunetto Latino, ecc. Di Rustico di Filippo anche parla Francesco da Barberino nelle glosse ai Documenti d'amore, a cura di Francesco Egidi (Roma: Società Filologia Romana, 1905-1927), I.190-191.
81
Davidsohn, II.687
.
Si trovano in Vaticano lat. 3793, dove la poesia di Brunetto Latino è ai fogli 57v, 58, di Rustico Fillippi, fogli 141 ff., di Palamidesse, foglio 148v, di Francesco da Barberino (discepolo di Brunetto con Dante Alighieri), fogli 159 ff., ecc, come pure componimenti di Pier delle Vigne e Federico II. Vatican, Biblioteca Apostolica, Reg. lat. l603, fogli 35v-45, e Biblioteca Casanatense 818, contengono altre liriche di Latino in una più tarda raccolta. 
82
Davidsohn II.681, III.43; Julia Bolton Holloway, "Brunetto Latini and England," Manuscripta, 31 (1987), 11-21; Twice-Told Tales, pp. 54, 56, 78-79, 80, 119.
83
Si veda Alessandro Barbero, "Il mito angioino nella cultura italiana e provenzale fra Ducento e Trecento," Bolletino storio-bibliografico subalpino, 1 (1981), 110-210.
84
Charles Le Grand d'Aussy afferma: "En effet, l'établisement des princes Normands en Italie y avoit singulièrement propagé l'usage de la langue française." Notices et Extraits des Manuscrits de la Bibliothèque Nationale et autres bibliothèques (Paris: Imprimérie de la République, An. VII), V, 276.  Mayer, p. 85, rileva l'Arsenal MS 3645, composto in francese, di mano italiana, del XIII/XIV secolo. Diversi manoscritti di Brunetto Latino, incluso l'Arsenal 2677, condividono questi tratti.
85 Brunetto Latini, Il Tesoretto, ed. Holloway, xxx-xxxv e altra ricerca.

86
Gerolamo Biscaro, "Francesco da Barberino al seguito di Corso Donati," Nuovi studi medievali 1 (1923), 255-262.
87
Carmody, p. xxxvi.

88
James J. Murphy, "John Gower's Confessio Amantis and the First Discussion of Rhetoric in the English Language," Philological Quarterly, 41 (1962), 401-411; James R. East, "Book Three of Brunetto Latini's Tresor: An English Translation and Assessment of its Contribution to Rhetorical Theory," Ph.D. Dissertation, Stanford University, 1960.
89
Seppur questione controversa, questo asserivano le fonti coeve più vicine. Pratica comune tra i notai era trasmettere il mestiere di padre in figlio o avere presso di sé degli apprendisti. Pier delle Vigne, Cancelliere al servizio dell'Imperatore Federico II è il contromodello di Brunetto Latini, è Professore di legge all'Università di Napoli e poeta: Armando Petrucchi, Notarii: Documenti per la storia del Notariatio italiano (Milano: Guiffré, 1958), p. 17 e passim.
90
Renato Poggioli, "Paolo and Francesca," Dante: A Collection of Critical Essays, ed. John Freccero (Englewood Cliffs: Prentice Hall, 1965), pp. 61-77. Qui subisco l'influsso del mio collega Edward Peter Nolan, Now Through a Glass Darkly: Specular Images of Being and Knowing from Virgil to Chaucer (Ann Arbor: University of Michigan Press, 1991), sugli specchi e sui testi classici e medievali.
91
Ed. Ferdinand Castets, "Il Fiore": Poème italien du XIIIe siècle, en CCXXXII sonnets imité du "Roman de la Rose" par Durante (Montpellier: La Société pour l'Etudes des Langues Romanes, 1881); ed. Gianfranco Contini; per una bibliografia più esaustiva si veda Gianfranco Contini, "Un nodo della cultura medievale: Roman de la Rose-Fiore-Divina Commedia," pp. 162-189, e la sua edizione; anche Holloway, Brunetto Latini: Bibliography, pp. 91-95, 110-112.
92
Jole Ruggieri, "Uno sconosciuto frammento del 'Roman de la Rose,'" Archivium romanicum, 15, fasc. 3, pp. 417-436, erroneamente registrato come #162, invece di #152, considera la scrittura erroneamente francese.
93
Albert Ronsin, La Bibliothèque Bouhier: Histoire d'une collection formée du XIVe au XVIIe siècle par une famille de magistrats bourguignons (Dijon: Académie des Sciences, Arts et Belles Lettres, 1971).
94
Vatican MS Barberino 4076, 4077; a cura di Francesco Ubaldini (Roma: Mascardi, 1640); a cura di Francesco Egidi (Roma: Società Filologica Romana); Thomas Antoine, Francesco da Barberino et la litterature provençale en Italie au Moyen Age (Paris: Thorin, 1883)

APPENDICE:  Censimento manoscritti strettamente pertinenti all'argomento trattato:

A1. Ginevra, Bibliothèque Publique et Universitaire, 179. Libraria bolognese, miniature bottega Maître Honoré, provenienza Parigi. XIII/ XIV secolo. Sion Segre-Amar, "Su un codice parigino del 'Tresor,'" Studi francesi, 71 (1980), 256-261, che commenta, p. 258, anche, sul Bibliothèque Nationale, fr. 566, 567, 570, 571, 726, 1109, 1110, 1113, 2024, 12581 e il Tresor di Leningrado.

A3. Lione, Bibliothèque Municipale, 781. Manoscritto francese del Tresor di mano italiana. L'Explicit poema francese, anch'esso di mano italiana. Spiegabile per la presenza di scribi italiani in Francia impiegati nelle cancellerie e nei contesti bancari. Brunetto implicato con Gregorio X, che nel 1274 convoca il Concilio di Lione per l'unificazione delle Chiese d'Oriente e Occidente, al quale intervengono e sono presenti anche il futuro Innocenzo V,  Giovanni XXI, Niccolò IV. La sezione della Cronica del Tresor pone l'accento su Papi e Imperatori. 

A5. Lione, Bibliothèque Municipale, 948. Correzioni interlineari, scrittura italiana. secolo XIII.

D2. Oxford, Bodleian Library, Douce 319. Appartenente Thomas Woodstock, Duca di Gloucester, dono di William Montague, Conte di Salisbury. Del secolo XIII in francese piccardo (della contea di Arras), scrittura italiana, in libraria bolognese con caratteristiche della cancelleresca. La presenza in Inghilterra di questo codice è riconducibile agli affari dei banchieri lombardi per la raccolta della decima per combattere Manfredi di Sicilia e per far questo pagare Carlo d'Angiò, come attesta il Westminster Abbey Muniment 12843. Presumibilmente, dunque, fu un volume dono ad un re o nobile. La sua unica mappa mundi introduttiva a piena pagina pone in evidenza le Isole britanniche. Otto Pächt e J. J. G. Alexander ritennero fosse stato prodotto in Italia con elementi di contaminazione francese. Illuminated Manuscripts in the Bodleian Library, Oxford (Oxford: Clarendon Press, 1973), II, # 154. Un grazie  ad Albinia de la Mare e alla Bodleian Library, Oxford. Oggi lo si può considerare prodotto da fiorentini in esilio in Francia con l'intento di influenzare politicamente l'Inghilterra. 

M2. Ne fa menzione Carlo Morbio, "Novissimi studi su Brunetto Latino, Dante e Petrarca e sul loro soggiorno in Francia", come manoscritto appartenente al Principe Albani (ora venduto). Archivio storico italiano, 3 ser, 17 (1873), 192. Divenuto New York, Columbia University, Plimpton 287. Il manoscritto è tardo, l'elemento di interesse i manoscritti del Tresor e del Tesoro, sua traduzione italiana.

M3. El Escorial, Biblioteca, ii.L.3. Testo francese con miniature fiorentine scritto in libraria bolognese, seconda redazione, presumibilmente copia dono per Alfonso el Sabio, con numerose glosse in latino sui margini per le parti di particolare interesse per quel monarca. Forse come dono diplomatico in relazione alla continua richiesta di appoggio per la conquista della corona imperiale, Firenze possiede una splendida copia de Las Cantigas de Santa Maria, Biblioteca Nazionale, Banco rari 20. Antonio G. Solalinde, "El Còdice florentino de la Cantigas y su relaciòn con los demàs manuscritos," Revista de Filologia Espanola, 5 (1918), 143-179; John E. Keller e Richard P. Kinkade, "Iconography and Literature: Alfonso Himself in Cantiga 209," Hispania, 66 (1983), 348-352, una miniatura del suo manoscritto de Las Cantigas raffigura lo stesso Alfonso guarito per miracolo dalla sua malattia quando una copia con rilegatura in pergamena color rosso gli viene presentata in dono e mentre si solleva a sedere sul letto per riceverlo. 

N. Parigi, Bibliothèque Nationale, Fr. 570. Scriba italiano, libraria bolognese, miniature francesi. 

P. Parigi, Bibliothèque Nationale, Fr. 571. Di mano affine a mano italiana, bei disegni francesi, anche miniature a foglia d'oro. Fol. 122, colophon, explicit, Valenciennes; fol. 147v, riferimento Arras, Fauvel. Catalogo, Bibliothèque Nationale, datato XIII secolo. 

R. Bibliothèque Nationale, Fr. 726. Francese Faits des Romains, "Ici comencent li tests romains compile ensenble de Sallust, de Suetone de lucan. de Julius Cesar," e Tresor. Paul Meyer, Romania, 14 (1885), 23-6, ha suggerito Brunetto quale autore/traduttore dei Faits des Romains. Questo spiega il perché Dante in Inferno XV accenni a Catilina e Fiesole. M.-J. Mincwitz, "Notice de quelques manuscrits du Tresor," Romania, 38 (1909), 112-119, intervento su alcuni Faits des Romains e frammenti del Tresor a Berna, Svizzera. Desta interesse il fatto che questi testi anche si ritrovano in manoscritti italiani come Fatti dei Romani. Il Tresor tende anche a porre l'accento su Berengario dei Lombardi, in riferimento al suocero di Carlo d'Angiò, Raimondo Berengario di Provenza. Carmody osserva trattarsi di scribi italiani. La  miniatura per l'assassinio di Cesare "par les synnatores" raffigura Cesare con una corona d'oro, la toga tirata su fino a coprire gli occhi, i senatori come italiani del tempo con copricapi con lunghe orecchie. Lo stesso copricapo indossato da Dante, foglio cviij.

R3. Vaticano Reg. lat. l320. Miniature miste, alcune francesi, fogli 1 (sul margine conigli, cervo con corna, affini al manoscritto del Fiore dei Filosofi), 20, 28v, altre fiorentine, fogli 19v, 23, 24, 27v, 33, glosse in francese e italiano, foglio 36. Exciplit, foglio l34v, "Li dit iulius cesar," foglio 155, "des governeours des chites", poi foglio. 176, metodi per la datazione della Pasqua, oroscopo, annotazioni aggiunte databili al XIV secolo sulle nascite in una famiglia italiana. 

R5. Vaticano lat. 3203. Manoscritto francese, appartenuto successivamente ad un italiano, con glosse in italiano del Cardinale Bembo nel testo francese, nota di possesso, acquistato in Guascogna nel 1472, seconda redazione. 

S. Bibliothèque Nationale, Fr. 1109. Mano italiana, miniature Francesi. Foglio 311, riferimento ad "Adam le Bocu d'Arras," Adam de la Halle, poeta di Corte di Carlo d'Angiò, come colophon eccetto il Tresor.

T2. Torino, Biblioteca Nazionale, L.II.18. Antico Tresor, integro, danneggiato da un incendio, scrittura tra la Gotica francese e la libraria bolognese, miniature chiaramente francesi, come colophon componimento provenzale.

Y. Parigi, Bibliothèque Nationale, 2024. Scriba italiano, XIII secolo, come colophon componimento italiano, fogli 293, 293v.

Ferrara, Biblioteca Comunale Ariostea, II.280. Prima redazione, testo francese del Tresor, che termina con un resoconto dei luoghi santi del pellegrinaggio a Gerusalemme, fogli di guardia, componimenti taliani, includendo tenzoni sui re d'Inghilterra e Francia, e Carlo d'Angiò, il 'Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io' del sonetto di Dante, fol. 1 e altrove.  "Glosse al 'Detto d'Amore,'" p. 402, correlazione per mezzo delle note tra questa lirica  e l'endecasillabico Mare amoroso di 333 versi, in passato attribuito a Brunetto Latino; Il Mare amoroso di Brunetto Latini, ed. Giusto Grion (Bologna: Fava e Garagnani, 1869, e Il Propugnatore, I, pp. 3-30; Il Mare amoroso, a cura di Emilio Vuolo, Cultura neolatina, 12 (1952), 103-30; 16 (1956), 147-77; glossa, 17 (1957), 74-174; note, 18 (1958), 5-52, e Il Mare amoroso (Roma: Istituto di Filologia Moderna, Università di Roma, 1962); Leo Spitzer, "A proposito del Mare amoroso," Romanische Literaturstudien, 1936-1956 (Tubingen: Niemeyer, 1959, p. 508; e Cultura neolatina, 16, 179-199, 17, 175-6, che autore del testo considera Richard di Fournival; Cesare Segre, "Per un'edizione del mare amoroso," Giornale storico della Letteratura italiana, 140 (1963), 1-29; Joy M. Potter, "La struttura del Mare amoroso," Cultura neolatina, 23 (1963), 191-204. Come con il Fiore, possiamo certamente affermare che questi poemi sono il prodotto di una scuola, una comunità testuale in esilio, quantunque sia  molto difficile accertare con esattezza qualsiasi attribuzione. 

Napoli, Biblioteca Nazionale, I.G.17. Tresor francese, prima redazione, in origine nella Collezione Farnese, Roma, poi passato alla Biblioteca Palatina di Parma, prima di pervenire a Napoli. Miola, Notizie di manoscritti neolatini della Biblioteca Nazionale di Napoli, I (1895), 2-3.

Bergamo, Cassaforte 2.5. Tresor, scrittura italiana, termina con Tenzoni, poesia Catalana/Provenzale. O. Capasso, "Di un presunto originale de 'Li Livres dou Tresors,'" Bergamo, Civica Biblioteca, Bolletino, 2 (1908), 252-263.

Verona, Biblioteca Capitolare, DVIII. Questo tardo manoscritto francese fu chiaramente acquisito da italiani da destinarsi come dono diplomatico ad un congiunto del Doge di Venezia. Belle miniature francesi, legatura italiana. 

Udine, Archivio di Stato. Frammento del Tresor di 31 fogli scoperto in contesto cancelleresco in Veneto. Scrittura Francia del Nord. Cesare Scalon, Libri scuole e cultura nel Friuli medioevale: "Membra Disiecta" dell'Archivio di Stato di Udine (Padova: Antenore, 1987), pp. 209-213. Un grazie al Professor Cesare Scalon per aver portato a mia conocenza l'esistenza del manoscritto. 

Modena, Biblioteca Estense E.5=alpha.P.G.l. Estratti in piccardo della sezione dell'Etica del Tresor, in libraria bolognese. Giulio Camus, "Alcuni frammenti in antico dialetto piccardo dell' Etica di Aristotele compendiata da Brunetto Latini," Memorie della Regia Accademia di Scienze, lettere ed arti in Modena, ser. 2, vol. 7 (Modena: Società tipografica, 1890), p. 8.

Un'opera importante, che gli studiosi non sono stati molto inclini ad associare a Brunetto Latino, è il manoscritto franco-italiano che contiene Fiori e vita di filosafi e d'altri savi e d'imperadori. Alfonso d'Agostino, il curatore, è arrivato alla conclusione che il testo fosse più tardo della Flores historiarum di Adam de Clermont portato a termine nel 1267/1270. Fiori e vita di filosafi e d'altri savi e d'imperadori, a cura di Alfonso d'Agostino (Firenze: La Nuova Italia Editrice, 1979), pp. 29, 39. Si veda anche "Uber die 'Fiore e Vita di Filosafi ed Altri Savii ed Imperadori," ed. Harmann Varnhagen (Erlangen: Junge, 1893). Mentre rileva che la segnatura Na era una dei cinque manoscritti integri del testo, non si trova egli a proprio agio con il dialetto toscano con echi della parlata di Lucca e Pisa, Arezzo e Cortona. Credo abbia fallito nel suo intento. L'esame del manoscritto risulta infatti insufficiente e deludente. Na, Firenze, Biblioteca Nazionale, Conv. Soppr. F.4.776, proveniente da Santo Spirito, è un manoscritto affascinante, prodotto a Parigi nel 1268, "traslato e volgarizzatto ne la città di parigi negli anni di dio .M./cc.lx.viii." (Fol. 26v), da Andrea da Grosseto per un possessore italiano. Il manoscritto si apre con il Liber consolationis et consilii di Albertano da Brescia, incluso il capitolo del Racconto di Melibeo che diverrà il racconto di Chaucer nei Canterbury Tales (I Racconti di Canterbury), Geoffrey Chaucer, The Riverside Chaucer, ed. Larry D. Benson (Boston: Houghton Mifflin, 1987), pp. 217-239. Conv. Soppr. F.4.776, fol. 8, "Qui e compiuta lo primo libro de la dottrina del parlare e del tacere facto de albertano giudice & avogado di leggio de la cata di brescia del a contrada di santa agatha translatata in volgançata da andrea da grosseto ne la città di parigio. Qui si comincia il secondo libro di quegli huomini che non possono avere consolacione dellaversita", poi il Fiore dei filosafi, con l'exciplit "Explicit liber filosoforum," e infine un'eccellente raccolta di poesia provenzale. D'Agostino afferma a p. 10 che il manoscritto fu presumibilmente scritto in francia nella langue d'oc, ignorando l'attestazione dello stesso manoscritto che lo indica come originario di Parigi. Come con il Douce 319 gli studiosi non hanno adeguatamente considerato la possibilità dell'esistenza di enclavi di italiani in esilio dediti alla produzione di libri su suolo francese. I fogli di guardia del manoscritto elencano i vari possessori del libro via via succedutisi nel tempo, tutti discendenti della famiglia dei Latino. Si tratta chiaramente di un testo didascalico, con al foglio 3 una raffinata miniatura della Grammatica in veste di maestro e del suo discepolo nelle sembianze di un giovinetto. Brunetto probabilmente lo ordinò per i suoi figli da Parigi, non necessariamente scrivendo egli stesso il testo ma dando istruzioni perché fosse fatto da altri. Quantunque alcuni studiosi siano propensi a credere che Brunetto potesse essere l'autore del Fiore dei filosafi, questa rimane questione molto dibattuta. Vinceno Nannucci osserva che l'attribuzione a Latino del Fiore dei Filosafi è data da un manoscritto veneziano, Manuale della letteratura del primo secolo della lingua italiana, III (Firenze: Barberà, 1837), pp. 223-76; Antonio Cappelli, Fiore di filosofi e di molti savi attribuito a Brunetto Latini: Testo in parte inedito, citato dalla Crusca e ridotto a miglio lezione (Bologna: Gaetano Romagnoli, 1865, in Scelta di curiosità letterarie inedite o rare dal secolo XIII al XVI, vol. LXIII), p. vii, rileva l'anonimo Magliabechiano, Biblioteca Nazionale, Firenze, Magliabechiano, i manoscritti dell'anonimo Gaddiano, Biblioteca Laurenziana, e il manoscritto Farsetti, Biblioteca Marciana, Venezia, con l'attribuzione, "Detti . . . volgarizzati da Brunetto Latino"; D'Agostino, p. 95-6. Né chiaro appare che questa fosse la redazione da cui Dante trasse il racconto di Papa Gregorio, dell'imperatore Traiano (nel manoscritto scritto "Troiano", secondo il modo che sarebbe anche stato di Langland) e della vedova, che egli adotterà in Purgatorio X nella cornice dei superbi. Un altro manoscritto , il Vaticano Chigiano L.VII.267, foglio xxxviij, attesta che Brunetto Latino è l'autore della tenzone tra Cicerone e Sallustio. Quella "tençione" compare qui nel Fiore dei filosafi al foglio 53. Il manoscritto dal foglio 60 in avanti, termina con un'antologia della poesia provenzale, includendo poeti quali Peire Cardenal e Folquet de Marseilha. D'Agostino a p. 10 segnala i seguenti studi del manoscritto, E. Stengel, "Studi sopra i canzonieri provenzali di Firenze e di Roma," Rivista di Filologia Romanza, 1 (1872), 20-45; P. Savj-Lopez, "Il canzoniere provenzale J," Studi di Filologia Romanza, 9 (1903), 490-8; C. Brunel, Bibliographie des manuscrits littéraires en ancien provençal (Paris, 1935), p. 88.

Un'altra bella raccolta di poesia provenzale è conservata a Modena nella Biblioteca Estense, E.45=alpha.R.4.4, 12 agosto 1254, tuttavia scritta oltre un decennio prima, che include  liriche di Arnaut Daniel, Peire Vidal, della Contessa de Dia, di Sordello (il Sordello di Dante e Browning), Bernart de Ventadorn, Fulquet de Marsella, Peire de Corbiac, Matthieu le Juif, e, sorprendentemente un romanzo cortese in prosa di Moniez d'Arras. La scrittura della raccolta è la libraria Bolognese, che, prima dell'esilio di Brunetto, attesta una profonda conoscenza della letteratura francese del sud e del nord, della langue d'oil e della langue d'oc, forse quale maniera privilegiata per comunicare con Carlo d'Angiò e la sua sposa, Beatrice di Provenza. Dobbiamo, inoltre, al contempo, richiamare alla memoria che la famiglia di Simon de Monfort, che ebbe un ruolo centrale nell'infame Crociata Albigese in Provenza, continuò ad essere al servizio di Carlo d'Angiò in Italia insieme ad Adam de la Halle - seppur l'unica prova in nostro possesso è che Brunetto fu al servizio di Carlo per un breve arco di tempo prima di far ritorno ai suoi affari fiorentini. Come Brunetto, sia Pierre de Corbiac sia Sordello scrissero delle opere dal titolo "Tresor." L'altro titolo favorito per queste raccolte di opere è "Fiore." Altre opere, appartenenti a questa cerchia, tuttavia, ricorrono alle ambientazioni dei contesti notarili e bancari dei loro luoghi di produzione e si definiscono "Detto" e "Documenti", come questi manoscrittti combinando scrittura libraria e cancelleresca, libri mastri e poesia, legge e letteratura. Dante, naturalmente, nelle pagine della sua Commedia, attingerà da Arnaut Daniel, Sordello, Bernart de Ventadorn, Folquet di Marseilles, così come dal Roman de la Rose.



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