

i pesce sono
senza numero, con
tutto che Plinio non ne conti se non centoquarantaquattro per nome. E
sono di diverse maniere. Chè l'una generazione vivono in mare
solamente, ed altri conversano in terra ed in aqua, e vivono secondo
suo luogo. Havvi generazioni che fanno uova, e gittanle in acqua, e
l'acqua le conserva, sì che ne nascono li pesci. Ed è
generazione che vivi escono di corpo, sì come sono le balene e
il delfino, e molte altre generazioni. E quando la madre li vedi nati,
ella li va guardando molto dolcemente e molte teneramente. E quando
ella vede alcun pesce che sia di preda, per temenza che'suoi figlioli
non li siano tolti e divorati, sì li si ritorna in quel luogo
medesimo ov'ella gli ha conceputi; e quando vede che non ha alcun
dubbio, ed ella gli mette fuori al tempo e'l luogo. E sappiate
che'pesci non sanno che sia lussuria, imperciò che in nulla
maniera si congiunge l'uno con l'altro carnalmente, secondo che fa
l'asino con la cavalla, o'l cavallo con l'asina, nè alcuno puote
vivere che sia si lungi dal suo lingnagio. E sonne che si nutricano in
diversi modi: chè tali sono che si nutricano mangiando li minori
di loro, e tali che vivono di vermicelli di fondo di mare. La balena
è di maravigliosa grandezza, che gitta l'acqua più alta
che niuna generazione di pesce, il suo maschio quando concepe, e
maschio concepe.
occodrillo
è uno animale con quattro piedi, e di colore giallo, chiamato
corobel. E nasce nel fiume del Nilo, cioè quello che corre nella
terra d'Egitto, sì come il conto ha divisato a dietro, là
ove parla di quella contrada; ed è lungo venti piedi, ed
è armato di grandi denti e di grandi unghie. Il suo cuoio e
sì duro, che non sente colpo di pietra che uomo li gittasse con
mano. Il dì sta in terra, e la notte ritorna nel fiume, che non
vi
puote ire; e sappiate ch'egli non ha lingua. E non è animal al
mondo se non questo che muovo la mascella di sopra, e quella di sotto
rimanga ferma. E se vede alcuno uomo egli lo piglia e sì lo
mangia, e poi che l'ha mangiato egli lo piange. Or avviene che
quando uno uccello chiamato sconfilions vuole carogna, va a questo
animale, e ponesi alla bocca, e grattali la gola sì dolcemente
ch'egli apre la booca. Allora viene un altro animale ch'ha nome
calcatrice, ed entrali dento lo corpo, ed esceli dall'altra parte,
compendolo tutto in tal modo ch'ella l'uccide. Il simigliante fa il
dalfino, che quando il vede venire sì se li fa a rincontro, e
gettaseli
addosso e poi gli entra, e fiedelo in tal modo ch'ella l'uccide. E
sappiate che la calcolatrice, con tutto ch'ella nasca in acqua e viva
nel Nilo, ella non è pesce, anzi è serpente d'acqua, che
ella uccide l'uomo se'l puote ferire, se fegato di bue non lo guarisce.
Ed in quella contrada abitano uomini molto piccioli, ma elli sono
sì
arditi ch'elli la contrastono col coccodrillo, ch'è di tal
natura, ch'egli chiunque fugge. E quelli che fuggono gridano, e fanno
in modo ch'ellino il
pigliano alcuna volta, e quando è l'hanno presso, elli perde
tutta la sua fierezza, e diviene sì umano che'l suo signore lo
puote cavalcare su vuolo, e fallo fare ciò che vuole. E quando
è dentro dal fiume vede poco, e quando è in terra vede
molto bene. E nel fondato verno non mangia, e non fa lordura, e quattro
mesi dell'anno sta senza mangiare.
a balena
è di maravigliosa grandezza, e molte genti la chiamano graspios.
E molte volte rimane in secco, per basso di fondo. E questo è
perchè'l mare cresce e scema trenta piedi, sì come noi
avemo detto di sopra. E questo è il pesce che recevette Giona
nel ventre suo, secondo che le storie del vecchio Testamento ne
contano, che li parea essere ito in inferno, per lo grande luogo
ch'egli
era. E questo pesce si salta tanto dall'acqua, che'l suo dosso
si pare di sopra a tutte l'onde del mare, poi il vento vi rauna
suso rena, e nasconvi erbe, tanto che molte volte ne sono ingannati li
marinari, che quando veggiono ciò si credono che sia isola, e
scendonvi suso, e ficcano insuso i pali nella rena per cuocere. E
quando questa balena sente lo palo e il fuoco, sì si muove, e
quelli
che vi sono suso sono a mala condizione, e talvolta ne periscono infino
che sta in questo modo. E quand'ella vuol mangiare apre la bocca e sta
a bocca aperta, e un certo pesce va, e accompagnasi con gli altri
pesci, e sì li mena nella bocca di questa balena, credendosi gli
altri pesci che sieno due sassi, e quando gli ha messi dentro ed ella
se n'esce e la balena gl'inghiottisce. In questa meniera si pasce
alcuna volta.
ochilla
è un pesce di mare, lo quale sta chiuso con due ossa grosse, ed
apre e chiude, e sta in fondo di mare, e la mattina e la sera viene a
sommo, e toglie la rugiada. E poi sta al sole, e indurano alquanto
queste gocciole della rugiada, ciascuna secondo che le sono, non tanto
ch'ella sia compiuta di fermezza; poi quando sono cavate di queste
cochille elle indurano e queste sono quelle che l'uomo
chiama perle, le quali sono pietre di grande nobiltà, e
specialmente in medicina; e come la rugiada è pura e netta,
così sono le perle bianche e nette simigliantemente, sì
si vogliono cavare per chiaro tempo. Anche è in mare un'altra
cochilla d'un' altra maniera, che si chiamano moricche, e le più
genti le chiamano ostrice, in ciò che quando l'uomo gli taglia
intorno, eglino nascono lagrime, di che l'uomo tigne le porpori di
diversi colori, e quella tintura è delle sue carni. Ed un'altra
cochilla è che l'uomo la chiama cancro, però che l'ha
gambe, ed è nimica dell'ostrice, ch'ella mangia la loro carne
per grande ingegno, ch'ella porta una piccola pietra, e va di sopra
all'ostrice, e quando ella apre la bocca, ed ella lascia cadere questa
pietre tra le sue ossa con che ella si chiude, e quando ella vuole non
si può richiudere, sì che ella la si mangia in questo
modo.
alfino
è un grande pesce, e molto leggiere, che salta di sopra
dell'acqua; e già sono stati di quelli che sono saltati di sopra
delle navi, e volentieri seguiscono le navi, e le boci delli uomini, e
non vanno se non a molti insieme, e cognoscono lo mal tempo quando dee
essere, e vanno contro alla fortune che dee essere. E quando li
marinari veggiono ciò, sì so antiveggiono della fortuna.
E sappiate ch'egli ingenera e porta dieci mesi, E quando gli ha
fatti, ed ella li nutrica del suo latte. E quando ella vede pesci di
che li figliuoli temano, ella se li mette un corpo, e tanto vi tiene,
ch'ella vede luogo sicuro. E vivono trenta anni, e
muoiono di piccola fedita ch'elli abbiano. E mutano la lingua. Ed a
nullo altro animale d'acqua addiviene quello che a lui, che mentre
ch'egli sta sotto l'acqua non può inspirare. E però
ispesso viene di sopra dell'acqua, secondo che l'uomo lo puote vedere
quando lo truova in mare. Alla primavera vanno al mare di ponente,
quando fa egli figliuoli, per l'abbondanza dell'acque dolci. E l'occhio
sinistro vede peggio che lo diritto, e lo diritto vede bene. E sappiate
che dal fiume del Nilo è una generazione di dalfini che hanno
sullo spino del dosso una spina con ch'egli uccide lo coccodrillo. Ed
egli si trova nelle storie antiche che uno garzone nutricò uno
dalfino col pane, ed amavalo tanto che'l fanciullo lo cavalcava e
giuocava con lui. 
ortame
è un pesce, ch'è chiamato cavallo fiumatico, però
che'l nasce nel fiume del Nilo. E lo suo dosso e li suoi crini e
la sua boce, è come di cavallo. E le sue unghie son fesse, come
d'uno grande porco salvatico. E ha la coda come cane bretone
ritonda. E va a dietro quando vede l'uomo, per paura che non li faccia
alcuno aguato, e questo fa per sua guardia. E quando mangia troppo, e
conosce ch'è rinfuso per troppo mangiare, egli va suso per le
canne che sono tagliate di novello, tanto che'l sangue li esce de'piedi
in grande abbondanza, per le canne che sono tagliate che li tagliano i
piedi. E in questo modo si medicina della sua malattia.
erena
furono tre, secondo che le storie antiche contano. E aveano sembianze
di femine dal capo infino alla coscia, e dalle coscie in giù
hanno sembianza di pesce, ed aveano ale e unghie. Onde l'una cantava
molto bene con la bocca, e l'altra di flauto, e l'altra di cetera, e
per loro dolce canto e suono facevano perire le navi, che andavano per
mare udendole. Ma secondo la verità, le serene furono tre
meretrici, che ingannavano tutti i viandanti, e mettevanli in
povertade, e dicono le storie che le aveano ale e unghie, a
similitudine dello amore che vola e fiede. E conversavano in acqua,
perche la lussuria fu fatta a modo dell'acqua, che così come
nell'acqua non si truova fine, così nella lussuria non si trova
fine. E alla verità dire, in Arabia è una generazione di
serpenti bianchi, che l'uomo appella serena, che corrono sì
maravigliosamente, che molti dicono ch'elli volano, e loro ferite sono
sì crudeli che s'elli mordano alcuno conviene dee moia anzi
ch'egli senta alcuna dolore. Della diversità
dei pesci e di loro natura non dirà ora più il maestro
che detto ha, anzi dirà degli altri animali che sono in terra, e
prima dirà delli serpenti che sono in molte cose più
simiglianti a'peschi.
erpenti
sono di molta generazione, e hanno diverse nature, ma tutti serpenti
sono di fredda natura. E non fiedono, se primo elli non sono
riscaldati, e però esce di loro più veleno di dì
che di notte, perchè di notte si ricoglie e fa bolge per la
rugiada, e tutto verno giaccono nelle loro tane, e la state n'escono.
Tutti i veneni son freddi, però addiviene che l'uomo n'ha paura,
quando egli n'è ferito, però che l'uomo è di calda
natura, e però fugge la freddura del veneno. Egli è
appellato veneno però che li entra dentro dalle vene, e non
avrebbe podere di malfare se non tocasse lo sangue dell'uomo, e quando
il tocca, tutto l'arde infino che l'uccide, se non vi si fa argomenti.
Le nature dei serpenti son tali che quando egli invecchia, li suoi
occhi diventano torbi e tenebrosi, perchè elli sono coperti, ed
elli s'il conosce bene. Ed allora dimagra tanto che la sua pelle gli
è molto grande e larga, ed allora egli entra per forza tra due
pietre, e spoglia la sua pelle vecchia, e diviene giovane e fresco, e
di buono colore e ritornali il buono vedere, e mangiano finocchi per
avere chiara veduta. E quando elli vanno a bere, elli lasciano il
veneno
in alcuno luogo sicuro; e la sua bocca è piccola, e han la vita
nel capo; chè s'elli è riciso, e rimanga pure due dita,
non more, e per ciò mette tutto il suo corpo in difesa del capo,
e per la grande guardia ch'egli fa del capo, non vede quasi bene. E non
ha gli occhi nel capo, anzi gli ha dallato dalli
orecchi, e non vede guari bene dinanzi, ma vede ben traverso, e se
è ferito tra'l capo e'l collo non può andare se non poco,
e s'egli mangia di corpo d'uomo a digiuno si more, e nascono due uova.
E poi che le serpi hanno fatte le uova, sì le covano sotterra, e
nascono di quelle uova, sì come gli uccelli.
spido
è una generazione di velenosi serpenti che con suoi denti uccide
l'uomo. Tutto che ne sono di più maniere, e ciascuno ha per
propria maniera di malfare, che quel ch'è chiamato difise fa con
suo fiato morire l'uomo. L'altro ha nome prialis, che fa tanto dormire
l'uomo che more. L'altro ha nome emori, e fa tanto sangue uscire
all'uomo che'l fa morire. E quello che ha nome presto, va tutto die con
la bocca aperta, e quando egli istrigne alcuno con li suoi denti, si
cufia tanto ch'egli se ne more, e puzza subitamente, sì
ch'è orribile cosa. E sappiate che l'aspido porta in capo una
pietra preziosa, che ha nome carboncalo, e quando l'incantatore vuole
quella pietra, dice sue parole, e quando l'aspido se ne avvede,
incontanente ficca l'una orecchia in terra, e l'altra si tura con la
coda, sì che non ode le parole dello incantatore. Nel regno
delle femine son serpenti che hanno due teste, l'uno come debbono, e
l'altra nella coda, e va da ciascuna parte e corre prestamente; i suoi
occhi sono lucenti come candela accesa. E sappiate che questo serpente
sole è quello che sta alla freddura tutto dì, e va
dinanzi
a tutti gli altri come guerriere e capitano.
asilischio
sì è una generazione di serpenti e sì pieno de
veleno,
che ne riluce tutto di fuori, eziandio non che solo il veleno, ma il
puzzo avvelena da presso e da lungi, perchè egli corrumpe l'aria
e guasta gli arbori, e'l suo vedere uccide gli uccelli per l'aria
volando, e col suo vedere attosca l'uomo quando lo vede:
tutto che gli uomini anziani dicono che non nuoce a chi lo vede in
prima. E la sua grandezza, e' suoi piedi, e le tacche bianche sul
dosso, e la cresta sono proprie come di gallo, e va la metà
diretto sopra terra, e l'altra metà va per terra come gli
altri serpenti. E con tutto ch'egli sia così fiero, si lo uccide
la bellula. E sappiate che quando Alessandro li trovò, egli fece
fare ampolle di vetro colato dove gli uomini entravano si che vedeano
gli uomini i serpenti, ma li serpenti non vedeano gli uomini e
così gli uccideano con saette, e per cotale ingegno ne fu
deliberata l'oste; e questa è qualità del basilischio.
ragoni
è maggiore generazione di tutti serpenti, ed eziando è
maggiore che nessuna bestia del mondo, ed abitano in India nel paese
d'Etiopia, là ove sempre è grande istate. E quando elli
esce del suo luogo, egli corre per l'aria sì ismisuratamente e
per sì grande forza, che l'aere ne riluce dopo lui, sì
come ardente fiamma. E ha piccola cresta e bocca, e ha una buso aperto
quindi onde cava la lingua il suo spirito. E la sua forza non è
nella bocca, anzi è nella coda, onde fa peggio per battere con
la coda, che per mordere con la bocca. E la forza della sua coda
è sì grande, che nessuno animale n'è sì
grande, n'è sì forte, che s'ella lo stringe con la coda,
non lo uccida. Ed eziandio lo leofante uccide istringendolo, ed
è intra loro odio mortale, secondo che lo maestro dirà
più innanzi, colà ove parlerà del leofante.
sitalis
è una generazione di serpenti, che vanno lentamente, ma egli
è si bene taccato di diversi colori chiari e lucenti, che le
genti lo veggiono volentieri tanto ch'elli se li appressano, e per la
sua paura non si possono partire, e così li prendono. E sappiate
che egli è di calda natura, che eziandio di verno si spoglia la
sua pelle, per calura ch'è in lui.
ipera
è una generazione di serpenti, ch'è sì
fiera di natura, che quando il maschio si congiunge con la femina, egli
mette il capo dentro alla bocca della femina; e quand'ella sente il
diletto della lussuria, ella stringe con denti e morde via il capo, e
quello capo singhiotte dentro dal suo corpo. E quando li figliuoli sono
in tempo che ne vogliono uscire fuori, elli lo rompono disopra dalla
schiena per diritta forza, ed escono fuori in tal maniera, ch'elli
veggiono la lor madre. Di questo serpente dice santo Ambrogio, che
questa è la più crudele bestia, che sia al mondo, e
più di malizia senza pietade. E sappiate che quello serpente,
quando egli ha talento di lussuria, mette il capo nella bocca della
femina, ond'ella l'uccide, sì come detto è di sopra.
usardes
sono di più maniera, tali grandi e tali piccoli, l'una specie
quando è caldo si morde l'uomo con denti malamente, ma quando
lusardes invecchia, egli entra per uno buso di muro stretto, contr'al
sole, e spogliandosi la sua veste, lascia tutta la sua vecchiezza. E
simigliasi alla salamandra, di colore variato. Il suo veleno e
più traffitivo, che tutti gli altri veleni, ch'egli nuoce a
molte cose. Così s'egli avveleno tutti li pomi dell'albore,
uccide tutte le persone che ne mangiano, e s'ella cade in un pozzo,
egli avvelena chiunque ne bee. E sappiate, che la salamandra vive entro
nel mezzo del fuoco, senza alcuno dolore, e senza alcuno dannaggio di
suo corpo, anzi ispegne il fuoco col suo vento. Qui fa fine la storia
e'l parlare di serpenti e di loro natura e di vermini, come sono di
diversa maniera e come nascono in terra e in acqua e in mare e in
caverne e in foglia e in legno e in drappi e in uomo e in altri
animali,
dentro e di fuori, senza congiungimento di maschio e di femina. Anche
che alcuni ne nascono per generazione, non ne dirà più il
conto, però che sarebbe lunga materia, senza grande profitto, e
seguirà altra materia, per parlare degli altri animali, e
primieramente dell'aquila, ch'è podestà di tutti animali,
cioè uccelli.
'aquila
è come la migliore veduta che nessuno altro uccello del mondo. E
vola sì in alto, che l'uomo perde la sua veduta, e vede si
chiaramente che conosce in terra ogni piccola bestia che vola, e li
pesci nell'acqua, e quando vi si abbatte si li piglia. E dura di
guardare verso il sole sì fissamente, che' suoi occhi non muove
niente. E però piglia li suoi figliuolo, e volgeli verso li
raggi del sole, e quello che vi guarda dirittamente
senza mutare suoi occhi, s' è ricevuto e nutricato, sì
come degno, e quello che muta li suoi occhi, sì è
rifutato e cacciato del nido, sì come bastardo. E ciò non
addiviene per crudeltà di natura, ma per giudicamento di
dirittura, che non lo ha per suo figliuolo, anzi come uno strano. E
sappiate che un vile ucello, ch'è chiamato fortezza, ricoglie
quello ch'è cacciato, e mettelo tra suoi figliuoli, e nutricalo
come suo. E sappiate che l'aquila ha lunga vita, che ella rinovella e
spoglia sua vecchiezza. E dicono molti, ch'ella vola sì alto
che le sue penne ardono, e le sue scorze degli occhi, tanto s'appressa
al calore del fuoco. Ed allora si lascia cadera in una fontana, ov'ella
si bagna, ed immantinente torna giovane come dal suo cominciamento.
Anche dicono molti, che quando ella invecchia il becco gli cresce tanto
che si volge in giuso, sì ch'ella non può beccare cosa
che prode le faccia. Ed ella va ad una pietra, e tanto ella vi
percuote, che quello ch'è cresciuto si parte dall'altro, e in
tal maniera che torna così bello e così tagliente, come
egli era quando era giovane.
'astore
è uno ucello di preda che l'uomo tiene per diletto d'uccellare,
sì come l'uomo tiene isparaviere e falconi, ed è di
fazione e di colore simigliante allo sparaviere, ma è maggiore
del falcone. E sappiate che astori e falconi e sparvieri ed altri
uccelli di preda, che l'uomo tiene per diletto d'uccellare, sono molto
fieri ai loro figliuoli; chè quando elli sono in aria che
possano volare, elli li cacciano da loro in tale maniera, che mai quasi
non si ritruovano con loro, perchè vogliono ch'elli medesimi si
pascano, non volendo che lascino quello che debbono fare per natura, e
perchè non diventino nighittosi, e per questo cagioni li
dipartono da loro. E sappiate che astori sono di tre maniere, grande e
mezzani e piccoli. Li minori sono a guisa di terzuolo, ed è
prode e maniero, e bene volenteroso di beccare, ed è leggiere da
uccellare. Lo mezzano ha ale rossette e piedi e corpo ed unghie piccole
e malvagie e gli occhi grossi e scuri. Questi sono molto duri a farli
manieri, e però non vagliono guari lo primo anno, ma al terzo
anno sono buoni e di bona aria. Lo grande astore è maggiore che
gli altri, e più grosso e più maniero, e migliore, e gli
occhi ha begli e chiari e lucenti, e grossi piedi e grandi le unghie e
lieto viso, ed ardito che per nessuno uccello si trae addietro, ed
eziandio dell'aquila non ha paura. Però dice il maestro che
quando l'uomo vuole cognoscere il buono astore, l'uomo dee guardare che
sia grande, e ben fornito di tutto. Ed alla verità dire, in fra
tutti gli uccelli cacciatori li maggiori sono le femine, e li minori
sono li maschi, ciò sono li terzuoli, e sono si caldi per la
maschiezza e sì orgogliosi, che appena prendono se non ne viene
loro voglia. Ma la femina, ch'è fredda per natura, è
tutto giorno volonterosa di prendere, però ch'ella è
fredda, e la freddura è radice di tutta cupidità, e
ciò è la cagione perchè li grandi uccelli rapaci
sono migliori, per ciò che non hanno nullo desdegno di prendere,
anzi desiderano sempre la preda, a più l'un di che l'altro, in
tal maniera che alcune fiate prendono mal vizio, ma nella muda lo
lasciano, e megliorano le penne, e li mali terzuoli vi prendono molte
fiate vizio.
quando
vuoi scegliere astore grande, guarda ch'agli abbia la testa lunga, a
guisa d'anguilla e che la sua ciera sia allegra, e un poco chinata
infino ch'egli è concio. E poi dee essere lo suo viso come
malinconico e cruciato e piena d'ira, e abbia le nare ben gialle, il
mezzo ch'è in tra gli occhi sia ben lungo, e sopra il
ciglio sia ben pendente, e gli occhi sieno in fuori, e grossi, e ben
per ragione coloriti direttamente, che ciò è segno che'l
sia figluolo d'astore che abbia
più di tre mude: onde vive più lungamente quando è
ingenerato da padre che sia vecchioa. Il suo collo sia lungo e
serpentino, il petto grosso e ritondo come colombo, e che le due penne
dell'ale, le quali le più genti chiamano ispade, sieno serrate
con l'ale, sìi che le non li paiano di fuori, e l'ale brune, e
ben
tenente, e gli artigli grossi de nerbora, e non di carne, e l'unghie
grosse e bene forti. E tanto sappiate che quelli che hanno le gambe
lunghe prendono più leggiermente, ma non tegnono così
bene come quelli che le hanno corte.
parvieri
vogliono essere di questa maniera, ch'elli abbiano la testa picciola, e
gli occhi infuori e grossi, il petto ben tondo, i piedi bianchi e
aperti e grandi, e le gambe grandi e corte, e la coda lunga e
sottiletta, e l'ale lunghe infino alla terza parte della coda, e la
piuma di sotto la coda sia taccata. E se egli ha li piedi rostigiosi,
sì è simiglianza che siano boni. E quelli che hanno
tredici
penne nella coda, debbono essere migliori che gli altri. E se t'avviene
bono lo sparvieri, guardati di non farli prender colombo in su torre,
però che spesse volte se ne guasta, per la grande caduta che
elli fanno. E sappiate che tutti gli uccelli feditori sono di tre
maniere, cioè, ramacie, grifagni e nidacie. Il nidacie è
quello che l'uomo cava di nido, e che si nutrica e piglia per
sicurtade. Ramacie è quello che già è volato, e la
preso alcuna preda. Grifagni son quelli che son presi all'entrata di
verno, che sono mudati, e che hanno li occhi rossi come fuoco. E
sappiate che uccello giovane ingenera uccello rossetto, e occhi di
colore ardito, ma elli non vivono ingenera isparviere bruno con minute
teccha, e occhi coloriti, e sono migliori e di lunga vita.
alconi sono
di sette generazioni, e'l primo lignaggio sono lanieri che sono siccome
vani in fra gli altri. E questi medesimi sono divisati in due maniere;
onde quelli che hanno la testa piccola, non vagliono nulla; e quelli
che hanno grosso il capo, e l'ale lunghe, la coda curta e' piedi grossi
e formati, sono buoni, tutte ch'elli siano duri a conciare, ma chi lo
fa mudare tre volte, ne può prendere ogni ucello. Lo secondo
lignaggio son quelli che l'uomo appella pellegrini, perchè
persona non può trovare lo loro nido, anzi son
presi siccome in pellegrinaggio, e sono molto leggieri a nudrire, e
cortesi, e di buon'aria, e valenti e arditi. Lo terzo lignaggio son
falconi montanini, e è nascondente per tutti luoghi, e poi
ch'egli è nascoso non fuggirà giammai. Lo quarto
lignaggio sono falconi gentili che prendono la grue, e vagliono poco a
persona che sia senza cavallo, però che fanno molto lungo
volare. E sappiate che di questi quattro lignaggi, voi dovete
iscegliere quelli che hanno la testa piccola. Lo quinto lignaggio sono
gerfalchi, i quali passano tutti gli ucelli della loro grandezza, ed
è forte e fiero e ingegnoso, bene avventurato in cacciare e in
prendere. Lo sesto lignaggio è lo sagro, e quelli sono molto
grandi, e somiglianti all'aquila, ma degli occhi e del becco e dell'ale
e dell'orgoglio sono simigliante al girfalco, ma trovansene pochi. Lo
settimo lignaggion si è falcone randione, cioè lo signore
e re di tutti gli uccelli, chè non è niuno che osi volare
appresso di lui, nè dinanzi, chè caggiono tutti stesi in
tal maniera che l'uomo li puote prendere come fossero morti. Ed
eziandio l'aquila non osa volare colà dov'egli sia, e per paura
di lui non apare colà dove sia.
merli sono
di tre maniere. L'uno che ha la schierna nera, e l'altro che ha grigia,
e son piccioli e sottili uccelletti. L'altro è grande e somiglia
al falcone laniere bianco, ed è migliore di tutti gli altri
smerli, e più tosto si concia. Ma egli addiviene loro una
malizia, che si mangiano tutti piedi, se l'uomo non li ritiene
dell'uccellare al tempo della sementa del lino e del miglio. Qui lascia
il conto il parlare degli uccelli di caccia, e vuol seguire la natura e
la maniera degli altri animali, cioè d'altri uccelli che non son
da caccia.
lions
è uno ucc ello di mare, a cui Iddio ha donato molta grazia. E
intendete com'egli pone le sue uova in sulla rena presso al mare, e
ciò fa egli nel onore del verno quando le orribili tempestadi
sogliono essere nello mare. Ed egli compie il nascimento de'suoi
figliuoli in sette dì, e in altri sette gli ha allevati,
ciò sono di quattordici, secondo che'marinari che usano quel
paese testimoniano, e hanno tanta grazia, che in quelli quattordici
dì non à tempesta, nè mal tempo, anzi è
sereno e dolce tempo.
rdes sono
generazione d'uccelli che più genti li chiamano tantalus, e tali
imairon. E tutto ch'egli prenda sua vivanda in acqua, niente meno fa
suo nido pure in arbore. E la sua natura è tale che incontanente
che tempesta dee essere, egli vola in alto, cioè in aria, e si
alza su in aere che la tempesta non ha podere di farli noia o male. Per
lui cognoscono molte genti che tempesta dee essere quando il veggiono
levare in aria.
natre e
oche quanto sono più bianche tanto son migliori, e più
dimestiche. Oche o anatre che sono taccate, o nere, sono nate di
salvatiche, e però non ingenerao siccome le bianche. E sappiate
che anitre e oche non potrebbero vivere, se non dove avessero acqua o
erba, ma molto danno fanno con loro becco alle biade, e molto guastano
tutte erbe con loro uscito. Il tempo ch'elle si congiungnono
carnalmente si è dal marzo infino a'grandi dì d'istate. E
alle boci dell'oca puote l'uomo conoscere tutte le ore della notte. E
non è nessuno altro animale che si senta l'uomo come fa l'oca. E
alle lor grida furono sentiti li Franceschi quando voleano imbolare lo
castello di campidoglio di Roma.
pe son
quelle che fanno il mele e la cera, e nascono senza piedi e senza ali,
e poi le mettono quando sono grandi. Queste api portano grande
diligenza a fare lo mele e la cera, la quale elle cogliono di diversi
fiori, e fanno elleno diverse magioni, e diverse camere, onde ciascuna
ha su proprio nome e luogo quivi dov'elle tornano. Elle fanno re e oste
e battaglia. E fuggono per lo fumo, e rannansi per suono di ferro, o di
pietre, o di cosa che faccia grande romore. E cotanto sappiate che tra
tutti gli altri animali del mondo solamente l'api hanno loro lignaggio,
e tutte le cose comunalmente, per ciò ch'elle abitano tutte in
una magion, e quindi escono e vanno pasturando per la contrada; e il
lavorio d'alcune è comun a tutte. E tutte raunanze e frutti e
pomi sono comuni a tutte. E anche più che loro figluoli sono
comuni a tutte. Elle sono tutte caste e vergeni, e senza nulla
corruzione di loro corpo di lussuria. E fanno figliuoli in grande
quantità. Elle ordinano lor popolo e loro comune. Ed eleggono
loro re; e non eleggono per sorte, anzi che è più nobile
ne' costumi e più bello e maggiore e di miglior vita, quelli
è eletto re e signore dell'altre. E perchè egli sia re e
signore, di ciò egli è più umile e di grande
pietade. Ed eziandio lo suo pungiglione, ovvero spina, non usa contra
alcuno malvagiamente. E non pertanto ch'egli sia signore, l'altre sono
tutte franche e hanno di loro libera signoria. Ma la buona
voluntà ch'elle hanno, le fa amare insieme e ubbidire al lore
maggiore in tal modo, che niuno esce di sua magione infino tanto che il
loro signore non è fuori, e piglia la signoria del volare dove
li piace. Ma le loro api novelle non si osano posarsi, infino a tanto
che'loro mastri non son posti. E quando è posto, le giovane si
posano intorno di loro e osservano diligentemente loro leggi, e quando
alcuna di loro fa alcuna cosa che sia contra a loro signore, fa ella
medesima vendetta di sè, chè ella si leva e rompe il suo
pungiglione, secondo che soleano fare quelli di Persia, che sa alcuno
rompea la sua legge, non attendeva sentenza di sè, anzi si
uccideva egli medesimo per vendetta di suo fallo. E in somma sappiate
che le api amano il loro re sì ferventemente e di tanta fede,
quanto elle hanno intenzione che ben sia, e mettonsi alla morte per
aiutare e per difendere il loro re. E tanto quanto lo re è con
loro sano e salvo, non sanno mutare fede nè pensiero. Ma quando
egli è morto e perduto, elle perdono la fede e'l giudicamento in
tal modo, ch'elle non empiono il loro mele, e gustano loro abitazione.
E sappiate che ciascuna sta al suo ufficio, che tale va per ricogliere
la rugiada del fiore, e tali iscelgono la cera del mele, e mettonlo per
le camere. E tali istanno a guardare lo re il dì e la notte, il
tempo che sia dolce, nè no con nuvoli, nè con vento. E
quando nasce alcuna tra loro che sia negligente, cioè che non
voglia stare a niuno di questi officii, lo re la fa cacciare di fuora
da loro magione, in tal modo che non ve la raccolgono più. E se
l'uomo fa loro male, o poco o assai, si se ne mettono alla morte per
vendicarsi di quello ch'è loro fatto.
alandra
è
un
uccello piccolo, e'l suo polmone schiara li occhi a chi gli
ha turbati. Elle sono di cotal natura, che se uno uomo infermo la va a
vedere, s'ella li pone mente diretto nel viso, egli è certo di
guarire, e s'ella non li pone mente, si è significanza che dee
morire di certo del male ch'egli ha a quel punto. E sono molti di
quelli che dicono, che quando ella il guarda per lo viso, sì li
leva tutto il male e va in aria, e'l calore del sole consuma quel male,
sì che non rimane appo lui.
olombi sono
uccelli di molto maniera e di molti colori, che usano intorno agli
uomini, e non hanno niente di fiele, cioè il veleno che hanno
gli altri animali appiccato al fegato. E movono la lussuria per lo
baciare, e piangono in luogo di canto, e'loro nidi sono in grotte di
pietre, o in fori di muro, e non in arbori. E quando perdono la veduta
per vecchiezza, o per alcuna malizia, elli la ricovrano poi per grande
studio. E volano a grande turma insieme. E la loro natura è
cotale, che se gli uomini che li tegnono fanno una bella figura di
colombo, quivi dov'elli hanno a stare, quando elli smontano, se elli le
pongono mente, li figiuoli che fanno somigliano quella figura. E se
l'uomo prende li funi, con che l'uomo è stato impiccato, e
gittsle dinanzi di loro, indi mai non si partirebbono d'intorno. E se
l'uomo dà loro beccare comino, e
ungeli l'ale di balsamo, elli menano grande torma di colombi ad albergo
al loro colombaio. E se l'uomo dà loro beccare orzo cotto e
caldo, elli ingenerao figliuoli assai. E vuolsi mettere per li cantoni
delle colombaie spine e altre cose, sì che mala bestiuola non vi
possa
andare. E sappiate che si trova nella santa Scrittura tre colombe;
l'una che portò l'olivo a Noè, quando era nell'arca:
l'altra a Davit; e l'altra che si accorse del battesimo del nostro
signore Gesù Cristo.
orbo
è uno uccello grande, ed è tutto nero. E quando vede
nascere i suoi figluoli con la calugini bianche, sì non crede
che siano suoi figliuoli, e partesi dal nido e poi a pochi ddì
vi torna. E vedendo che quelle penne vegnono annerando, sì li
comincia da capo a nudrirli. Elli vivono di carogna, e quando trovano
la
carogna la prima cosa che beccano sono gli occhi, e dopo l'occhio
beccano il cervello. E sappiate che'l corbo fu quello uccello che
Noè mandò per cercare la terra, e non tornò. E
molti sono che dicono, che egli rimase per beccare carogna. E altri
dicono ch'egli annegasse per la grandissima moltitudine dell'acqua.
ornacchie
sono di molto grande vita. E dicono molti uomini ch'essi indovinano
quello che dee addivenire all'uomo. E questo soleano molto dire gli
antichi, e mostravando per molti ragioni. Se l'uomo n'è maestro
di conoscere quelle dimostrazioni, ch'elle fanno alle fiate, puote
l'uomo conoscere quando dee piovere, che le gridano molto, e fanno
grande sbattere d'ali. E amano tanto li loro figliuoli, che poi che
sono grandi usciti del nido, sì li vanno molto seguitando, e
imbeccando
siccome fossero piccoli.
otornice
è uno uccello che'Franceschi chiamano greoce, però che fu
prima trovato in Grecia. E l'astore piglia tuttavia la prima ch'esce e
si dimostra dinanzi all'altre. E però eleggono per lor capitano
e
per lor guida un uccello d'altro lignaggio, perchè l'astore
abbia che prendere, e ch'elle vadano a salvamente. E sappiate che le
loro vivande sono velenose semenze, per ciò li savi antichi
hanno vietato che nullo uomo ne mangi, per ciò che quello solo
è quello animale il quale cade in parlasia, e cade si come fa
l'uomo paralitico. Elle ardono molto del vento all'ostro, sì
com'elle mostrano; e molto s'adagiano del vento a tramontana,
perchè è secco, e molto leggiero.
icogna
è uno grande uccello, e sono senza lingua, e per ciò
fanno gran romore col becco, battendolo molto insieme. E sono nimiche
delle serpi; e però dissero li savi antichi che nessuno ne
mangiasse. E tornano delle parti di Europe alla primavera. E fanno loro
nidi sopra alle grandi abitazioni. E mettono grande studio a nutricare
loro figliuoli, che ad alcune caggiono tante penne che non puote
volare, sì che conviene che li figliuoli nutricano lei, com'ella
ha nutricati loro, infino ch'ella ha remesse le sue penne. E questo si
è spesse volte. L'arcivescovo di Milano mise uno uovo di corbo
un uno nido di cicognia; quando questo fue nato, il maschio vi
menò una grande quantità di cicogne. E quando lo videro
così divisato a loro natura, elle corsero addosso alla femina, e
ucciserla villanamente. E' la state quando elle si partono della
contrada di Europe a grande compagnia insieme, e vannosene in
Mauritania cioè in Africa dalla parte di mezzodì. E
quelle che giungono troppo dietro all'altre sono prese e spennate e
percosse dall'altra malamente.
bes
è uno uccello simigliante alla cicogna, ed usa in Egitto per
lungo il fiume del Nilo. E non si pascono se non di pesci che trovano
morti, e d'uova di serpente, e di bestie morte, ch'elle trovano lungo
la riviera. E questa addiviene perchè non mette piede in acqua,
chè non sa notare. E quando si sentono alcuna malizia nel loro
corpo, per le vivande ch'elle mangiono, sì se ne vanno al mare e
beono dell'acqua, ed empiesene bene la sua gorgia, e mettesi il becco
di
dietro a modo di cristeo, a caccia sì quell'acqua in corpo, e in
quel modo purga la sua malizia. E però dicono che Ipocras, lo
grande medico, trovasse il cristeo a quello esempio. E però
potemo noi conoscere che uccelli e bestie hanno cognoscimento, secondo
che loro natura gli ammaestra.
ecino
è uno molto grande uccello, con le penne tutte quante bianche, e
con la carne nera, ed usa a fiumi, ed a tutte acque grandi notando. E
portano il capo alto che non lo mette in acqua, e quando li marinari
lo trovano dicono chè' buono iscontro; e hanno il collo molto
lungo, e
cantano molto dolcemente, e volentieri ascolta. Quando oda cantare, o
sonare suono di zampogna, dolcemente vi sì raunano; e quando
viene al morire una penna del capo gli si rizza al cervell, ed egli lo
cognosce bene, ed allora comincia a cantare infino che muore, ed in
questo modo finishe sua vita.
enice
è un uccello il quale è in Arabia, e non è
più in altro mondo, ed è in grandezza d'aquila. E ha la
testa due creste, cioè una da ciascuna lato sopra le tempie, e
le penne del collo sono molto rilucenti come di paone, dalle spalle
infino alla coda ha colore di porpre, e la coda è di colore di
rose, secondo che dicono quelli che abitano in Arabia, che per loro
è veduto molte volte. E dicono alcuni ch'egli vive
cinquecentquaranta anni. Ma li più dicono ch'egli invecchia in
cinquencento anni. Altri sono che dicono ch'ella vive mille anni. E
quando ella è cotanto vivuta, ed ella cognosce alla sua natura
che la sua morte s'appressa, ed ella per aver vita sì se ne va a
a'buoni arbori savorosi e di bono odore, e fanne un monticello, e favvi
apprendere il fuoco. E quando il fuoco è bene acceso, ella
v'entra dentro dritto al sole levante, e quando è arso, in quel
dì esce della sua cenere uno vermicello. Al secondo dì
è creato come uno piccolo pulcino. Al terzo dì è
grande sì come dee essere, e vola in quel luogo ove usò,
ed ov'è la sua abilitazione, e si dicono molti che quel fuoco fa
un prete d'una città che ha nome Eliopolis là ove la
fenice si arde, sì come il conto ha diviso dinanzi.
pupa
è uno uccello con una cresta in capo, e vivono di cose putride e
laide, e però è il loro fiato puzzolente molto. E quando
le loro
madri invecchiano tanto che non possono bene volare, e li loro
figliuoli le prendeno e mettonle nel nido, e spennanle tutte ad ungono
loro occhi, e tengonle coperte con le loro ale, e tanto le portano
beccare, infino ch'elle possono bene volare, sì come è
mestiero.
elicano
è uno uccello in Egitto di cui li Egiziani dicono che li
figliuoli tradiscono i padri, e fediscondo con l'ali per mezzo il
volto, ov'egli se ne crucia in tal maniera ch'elli gli uccide, e quando
la madre li vede morti sì li piange tre dì, tanto ch'alla
fine si fiede nel costato col becco, tanto che ne fa uscire molto
sangue, e fallo cadere sopra agli occhi de'suoi figliuoli, tanto che
per lo calore di quel sangue risuscitano e tornano in vita. Ma altri
sono
che dicono che nascono quasi senza vita, e il padre li guarisce col suo
sangue in tal maniera ch'egli non muore. Ma come sì sia, la
santa Chiesa lo testimonia, là ove David per bocca di Cristo
disse: Io
sono a similitudine del pellicano. E sappiate che di pellicano sono due
maniere. L'una che usa alle riviere, e vivono di pesci, e gli altri
che sono in boschi ed in campestre, e vivono di lucerte e d'altre serpi
e bisce.
ernice
è uno uccello che per bontà di sua carne sempre è
cacciata per gli uccellatori. Ma molto sono peccatrici per lo calore
della lussuria. Elle si combattono per la femine in tal maniera ch'elle
perdono la conoscenza della nua natura. Ed usano li maschi insieme
sì come con le femine. E si dicono molte genti, che quando le
femine sono di calda natura, elle concepono di vento, che viene da lato
del maschio. E sì dicono molti di loro malizie, ch'elle furano
l'uova l'una all'altra, e quando sono nate, udendo la boce della
diritta madre, sì si partono da quella che l'ha covate, e
vannosene con lei. E sappiate che la pernice fa suo nido di spine e di
piccoli stecchi, e le loro uova cuoprono di polvere. E spesso volte la
madre tramuta li suoi figliuoli d'un luogo in un altro per paura del
suo maschio, e quando alcuna s'approssima al nido loro, ella si mostra
di presso e fa sembianza che non possa volare, infino
a tanto che l'è allungata dal nido.
appagallo
è una generazione d'uccelli verde, e hanno il becco torto a modo
di sparviere, e hanno maggior lingua e la più grossa che nessuno
altro uccello, secondo la sua grandezza, perchè egli dice parole
articolato, sì come l'uomo, se gli è insegnato l'anno
ch'egli nasce, perchè dal primo anno innanzi sono sì duri
e sì ingrossati, che non imprendono cosa che sia loro insegnata,
e sì 'l debbe l'uomo castigare con una piccola verghetta di
ferro. E dicono quelli d'India, che non ha in nessuna part se non in
India. E di sua natura salutano secondo il linguaggio di quella terra.
E quelli che hanno cinque dita sono più nobili; e quelli cha
hanno tre sono di vile lignaggio. e tutta sua forza hanno nel becco e
nel capo. E tutti i colpi e cadute ricevano nel capo s'elli non li
possono ischifare.
aone è uno
uccello grande, di colore biadetto la maggior parte, ed è
semplice e molto bello, ed ha testa di serpente, e voce di diavolo, e
petto di zaffiro e molto ricca coda, e di diversi colori, ove egli si
diletta maravigliosamente, tanto che quando vede gli uomini che
guardano la sua bellezza, ed egli rizza la coda in suso per avere lode.
E tanto la dirizza che mostra la parte di dietro villanamente, e
molto ha a dispetto la laidezza de' suoi piedi, e la sua carne è
molto dura maravigliosamente, e di suavissimo odore. 
ortola
è
uno
uccello di gran castitade, che dimora ne' buchi delli
arbori, e volentieri dimorano dilungi da gente. E quando le penne le
sono cadute, fa cinque buchi e fa il nido de'suoi figliuoli, e questo
nido murano, e fasciano d'una erba, che ha nome sacchiel, perchè
alcuna cosa che contraria sia loro, non vi puote andare. E sappiate che
la tortola è si amabile al suo marito, che quando ella il perde
per alcuna cagione, mai non s'accosta a nessuno altro, per castitade,
o per paura ch'ello non torni; chè per certo elle il vanno molto
cercando, e quando non lo possono trovare, che è perduto, allora
osserva castitade, e più non bee acqua chiara, e non si posa mai
in alcun ramo verde, anzi sempre in secco.
voltoio
è uno uccello molto grande simigliante all'aquila, e, secondo
che dicono molti, egli sente oltre più che niun altro animale;
ch'egli sente la carogna più di cinquecento miglia. In quella
parte ov'elli usano di stare è molta uccisione d'uomini, o
grande mortalità di bestie. E concepono senza congiungimento di
maschio e di femina, e fanno li figliuoli che vivono più di
cento anni. E sappiate che elli non beccano di nessuna carogna, s'elli
non la levan prima di terra. E volentieri vanno per terra per li grandi
unghioni ch'elli hanno.
truzzolo
è uno uccello grande, tutto che molti uomini l'assomigliano a
una bestia, ed ha le penne sì come uccello, e gambe, e piedi,
sì come camelle, ma egli non vale niente, ma egli sta grande di
sua complessione, ed è dimenticato molto, chè non li
soviene delle cose passate, però gli avviene sì come per
molestamento di natura, e non è si pesante, che un buon cavallo
non abbia assai di giungerlo, di tal giusa corre. E di state, intorno
al mese di giugno, quando li conviene pensare della sua generazione,
egli isguarda in una stella che ha nome Vergilia, e quando ella si
comincia a levare, egli posa le sue nova, e cuoprele di sabbione, e
vassene a procacciare di sua pastura in tal maniera che mai non se ne
ricorda, nè poco nè molto. Ma il calore del sole, e'l
temperamento dell'aria, gli fa venire a compimento, che scalda
ciò che la madre dee scaldare, tanto che suoi pulcini nascono si
grandi che incontanente procacciano lor vita. Il padre loro, quando li
truova, che dovrebbe lor far bene e nudrirli, egli fa loro male e noia,
e fa loro di crudeltà tanto quanto più puote. E sappiate,
contro a quelli che dicono che gli è bestia, cioè
perch'egli hanno due unghie come le bestie, egli hanno ale, onde si
fiede e batte sè medesimo, come con due sproni, quando egli ha
grande fretta di correre. Lo suo stomaco è forte, più che
stomaco di niuno altro animale. E tutto che beccano biade, e molte
altre cose, niente meno elli beccano lo ferro, e sonne molto vaghi, e
si 'l consumano come un sottile pasto. E questi uccelli abitano nelle
parti di verso mezzodì, sì come avemo detto di sopra,
quivi ove si dice delle parti del monte Chiaro; e sappiate che'l suo
grasso giova molto a tutte doglie che suole avvenire agli uomini.
uculo
è uno uccello di colore e di grandezza di simiglianza di
sparviere, salvo che à più longo, ed ha il becco teso, ed
è sì nigligente e si pigro, che eziandio le sua nova non
vuole covare. E quando viene il tempo di fare le sue uova, egli va al
nido d'un piccolo uccello che ha nome scerpafolea che de'maggiori ha
paura, e bee uno de'suoi uovi, e favvi entro undo de'suoi in quel
cambio. Ed in questo modo pone le sue uova, e così ha li suoi
figliuoli che non vi dura fatica. E sappiate che'l cuculo non canta di
state, poi che le cicale cominciano loro canto, che lo odiano molto,
che quando le cicale l'odono cantare, incontanente vanno ov'egli
è, ed entrambi sotto l'ali, e non ha podere di levarsile da
dosso, e tanto li fanno noia, mordendoli le sue carni, che non sta in
luogo fermo, anzi va volando di uno arbore in altro, e non becca mai, e
se si lascia morire. In questo maniera ha la cicala potere d' uccidere
il cuclo.
icchio
è uno uccello della grandezza della ghiandaia, ed è molto
lungo, secondo le sue membra, ed è di diversi colori, e'l suo
becco è si fermo che in qualunque arbore egli vuol fare suo
nido, per covare le sue uova, egli vi fa col becco un gran buco, e
quivi fa le sue uova, e covale. E chi li chiude con una caviglia ben
duramente e forte, e serri quanto puoi la detta buca, l'altra mattina
la retroverai fuori; e non si può sapere, se ne la cava con
erba, o con altro ingegno.
eone
è appellato secondo la lingua de' Greci, che vale tanto a dire
come re, chè il leone è appellato re di tutte le bestie.
E però là ov'egli grida fuggono tutte le bestie,
sì come la morte le cacciasse, a là ove egli fa cerchio
con la coda, nulla bestia non osa poi passare. E sappiate che' leoni
sono di tre maniere. L'una maniera son corti, e li velli crespi, e
quelli non sono molto fieri. E li altri sono lunghi e grandi, e li
velli distesi, e quelli sono di maravigliosa fierezza. E'l suo coraggio
si può conoscere nel suo piglio e nella coda, e la sua forza
è nel petto, e la sua fermezza è nel capo. E tutto
ch'egli sia temuto da tutti animali, niente meno egli teme di gallo
bianco, e le grida delle alte voci; il fuoco teme molto, ed anche lo
scorpione li fa gran male se il fiede, ed eziandio lo veleno del
serpente l'uccide. E quegli che non volse che nessuna cosa sia senza
contrario, volle bene. Il leone, ch'è forte e orgoglioso sopra
tutte le cose, e per la sua fierezza è sì fetido ciascun
dì, che ispezza la sua grande crudeltade, onde non ha podere che
si defenda, onde per ciò è malato tre dì della
settimana di malattia sì come di febbre, che molto abbassa lo
suo
orgoglio. Ma nientemento natura gl'insegna a mangiare lo sugo che'l
guarisce delle sue malattie. E tutto che'l leone sia di sì
grande coraggio e potenza, nientedimeno egli ama l'uomo, e sta
volentieri con lui; e se avviene che egli si crucci con l'uomo, gran
maraviglia è la sua pietade; chè quando egli è
più crucciato incontro all'uomo e più d'ira pieno e di
mal talento contro a lui, allora gli perdona più tosto s'egli si
gitta in terra e fa atto di dimandarli mercede; ed appena si cruccia
contro a femina, o contro a' fanciulli, e non li tocca mai, se non per
grande talento di mangiare. E l'ordine di sua natura sì è
di mangiare l'uno dì e l'altro bere, però ch'egli
è di sì grande pasto che appena lo può cuocere nel
suo stomaco, onde la bocca gli pute molto malamente. Ma quando egli si
conosce che'l pasto non è tutto consumato dentro alle sue
forcelle, sì gli fa noia. Ed egli il prende con le sue
unghie, e cavalo fuori della sua gorgia. E quando egli ha molto
mangiato, e che'l suo ventre è bene satollo, e li cacciatori lo
cacciano, egli gitta fuori tutto il suo pasto, per deliberarsi della
gravezza del suo corpo. E così si fa eglim quand'egli ha troppo
mangiatom per sanità del suo corpo, e non mangià l'altro
dì nè poco nè molto. E non mangia carne che sia di
bestia stata
morta da un dì innanzi. E quando egli va di notte per
procacciare sua vivanda ed alcuno le sente, sì gli va dietro
mugghiando, facendoli noia, e se'l leono li puote porre mano per niuno
modo non l'uccide però, ma rompeli le gambe, e scompiscialo per
farli più onta. E sappiate che'l leono giace con la femina a
rivescio come fa il lupo cerviere, e come il cammello e come il
leofante e l'unicorno e come il tigro. Lo leone ingenera la prima volta
cinque figliuoli, ma la fierezza ch'elli hanno nell'unghie e ne' denti
sì guasta la matrice della loro madre, tanto come vi sono dentro
al corpo della loro madre. E quando n'escono n'escono altresi in tal
modo che alla seconda volta quivi ove concepe il seme del maschio non
ha potere di concepere se non quattro figliuoli, alla terza volta tre,
alla quarta due, ed alla quinta uno, e poi niuno, però che
quello luogo è ì sì guasto che non ritiene il seme
più; e però dicono alcuni che per lo grande dolore ch'e'
leoni hanno al nascimento, nascono quasi tutt isgomentati, ch'elli
giacciono tre dì, quasi come tramortiti, sì come s'elli
non
avessero vita, il quarto dì viene il loro padre, e grida loro si
fortemente, e sì fieramente in capo, ch'elli si levano in loro
natura. L'altra maniera di leoni sono ingenerati da una bestia che ha
nome Prende, e questi leono sono senza velli e senza nobiltà, e
sono conti in tra l'altre vili bestie. Ma tutte maniere di leoni
tegnono li occhi aperti quando dormono, e là ovunque vanno
cuoprono le orme de'loro piedi con la loro coda, e quando cacciano
sì saltano e corrono molto isnellament, e quando son cacciati
non hanno podere di saltare, e le loro unghie guardano in tal maniera,
che non le portano se nonne a rivescio, e il loro tempo è
conosciuto.
ntelous
è una fiera bestia, la quale non può pigliare niuno uomo
per alcuno ignegno, e le sue corna sono grandi, e son fatte a maniera
di sega, e tagliano con esse grandi arbori. Ma egli avviene che elli
vanne a bere al fiume di Eufrates, là ove è un piccolo
bosco di piccoli arbuscelli lunghi, che sì menano e piegano a
tutte parti, sì che per la loro fiebolezza, non li possono
tagliare, sì come cosa che non sta ferma al loro colpo. E
perchè non li puote tagliare, si vi iniquitisce suso, e
mescolasi
con essi, ed impacciavisi in quelle verghe, che non ne puote uscire,
nè non si può partire, credendole poter tagliare. E
quando egli conosce che non si può partire nè andare,
grida molto forte, credendosi aver aiuto. E quando gli uomini l'odono
gridare, ellino vi corrono, e sì l'uccidono, e così il
pigliano.
rnes sono di due
maniere, cioè dimesitche e salvatiche. Di dimestiche non
è cosa da contare, se non la sua negligenza, e del suo
allentamento, che gli uomini ne contani molti proverbi, che danno molti
esempli altrui di ben fare. L'altra ch'è salvatica, che si trova
in Africa, è si fiera che l'uomo non li puote dimesticare. E
sì è sufficiente uno maschio a molte femine. E
quelli ha sì quell'uso, che quande vede che nessuno figluiolo li
nasca maschio, incontinente li corre a dosso, per levarli
li coglioni, se la madre non se ne prende guardia, sì ch'ella lo
tegna nascoso in luogo salvo e riposto. E sappiate che questo arnes
salvatico, che l'uomo chiama onagro, a ciascuna ora del dì e
della notte grida ina volta, si che l'uomo può bene conoscere le
ore, e sapere
certamente quando è pare il dì con la notte e quando no.
uoi sono di
molte maniere. Una che nasce nelle parti d'Asia, ed ha chioma e crini
come cavallo. E le sue corna sono sì grande, ch'elle si
avvolgono intorno alla testa, sì che nullo lo può ferire,
se non sullo corno. E quando l'uomo, o altra bestia lo caccia, egli
scioglie lo suo ventre, e gittasi da dietro una feccia, una grande
pezza di lungi da lui, sì putente, che arde come bragia
ciò che tocca. Un'altra n'ha India, che non ha se non un corno,
e le sue unghie sono intere come di cavallo. Uno altro bue salvatico
nasce in Alamagna, che ha sì grande corna, che sono buone per
sonare e per portare vino. Li altri sono chiamati bufali, e dormono
ne'fondi di grandi fiumi, e vanno così bene per lo fondo
dell'acqua, come per terra. Ma i buoi che son dimestichi, e lavorano la
terra, son dolci e pietosi, e amano loro compagnoni teneramente, e di
buona fede, secondo che mostrano al grido che fanno spesse volte,
quando lo suo compagno è perduto. E però ch'elli sono
mlto utile a lavorare la terra del signore della magione, sì si
vogliono iscegliere buoi che sieno giovani e che abbiano tutte le
membre belle, e sieme giovani e che abbiano tutte le membra belle, e
sieno grandi e quadrati, e grandi occhi ed allegri, e le corna nere e
ferme, e non sieno avvolte, nè a modo di luna, e le nare aperte
e larghe, e la pagliolaia molto pendente, e largo petto, e grandi
spalle, e larghissimo ventre, e lunga la schiena, diritta e piena, le
gambe lunghe, e dure nerbora, e piccole unghie, e coda grande e pilosa,
e tutti i polsi del corpo bene disposti, cioè corti e spessi. E
sia di pelo rosso. Ma le vacche deve l'uomo scegliere molto alte, e
lunghe di grandissimo corpo, che abbian la fronte alta, ed occhi grossi
e neri, e la gorgia pilosa, la coda grandissima, e l'unghie piccole, le
gambe corte e nere, e siano di tempo di tre anni ed infino a dieci anni
porteranno figliuoli migliori che mai poi e prima. E dicono li Greci
che se di questa bestia tu vuoi far fare nascere figuliuol maschio,
sì si vuol legare il coglione manco al toro quendo egli va alla
vacca, e se vuoli ch'egli ingeneri femina legali il diritto.
onnola
è una bestiuola piccola, più lunga alcuna cosa che'l
topo, e odiala il topo molto, e la serpe, e la botta. E quando si
combatte con loro, ed ella è morsa da loro, ella incontanente
corre al finocchio, ovvero alla cicerbita, e mangiane, ovvero ch'ella
ne dentecchia. E quando ha presa questa sua medicina, ella incontanente
torna alla battaglia. E sappiate che le donnole sono di due maniere,
l'una che usa nelle case con gli uomini, ed un'altra
ch'è campestra. Ma ciascheduna ingenera per li orecchi, e
figlia per la bocca secondo che molti dicono; ma il più dicono
ch'elli dicona falso. Ma come si sia, spesse
volte tramutano li loro figliuoli, perchè l'uomo non li sappia,
e se l'uomo li trova morti, ella li fa resuscitare, e non può
l'uomo sapere come si fa, se con erba o con altra cosa.
ammeli si
sono di due maniere. L'una maniera sono più piccoli che gli
altri, li quali si chiamano dromedari. E sono molto grandi, e
portano sì grande peso che n'avrebbero assai due cavalli di
portarlo. E quando l'uomo li vuole incaricare, elli si coricano in
terra, e stanno cheti e soavi, infino a tanto che sono caricati; e con
la soma si levano senza alcuna aiuto. Ed è di piccolo pasto,
secondo la sua grandezza, e secondo la sua potenza. E vivono di pasture
sì come e'buoi; e più, che mangiano spini e cardi e
quello che alcuna bestia non osa toccare. E simigliantamente mangiano
noccioli di datteri, e stanno senza bere più di dieci dì.
E quando trovano alcuna acqua beono molto, tanto quanto egli avrebbe
bevuto in quelli dì che è stato senza bere. Anche bee
più per la sete che dee venire e che aspetta. E quando egli ha
molto bevuta, se l'uomo li fende la pelle delle coste e pone la bocca,
e tiri a sè come una mammella, sì ne esce acqua chiara e
fresca, come
d'una fontana. E più ama acqua torbida che chiara; e se la
truovano chiara la intorbidano con i piedi s'elli possono. E sono molto
umili bestie e soavi, salvo che nel tempo da congiungersi con le loro
femine, che allora mordano fieramente. E li lor piedi sono quasi callo,
ed hanno poca unghia, ed è sfessa, e non si guastano per cammino
ch'elli facciano. Ma in loro cammino non vogliono trovare pietre
nè fango. E molto temono neve e grande freddo. E'l grande
serigno ch'elli hanno sul dosso li Arabi che li tengono, fendono la
pelle per mezzo la schiera, e scorticanlo infino al terzo delle coste,
e cavano quello scrigno, ch'è tutto grasso, e quello insalano, e
serbanlo molto, e condiscono loro vivande. Secondo li savi antichi
quest cammelli erano fiere bestie, e divoravano ogni cosa, anzi che'l
popolo d'Israel uscisse del reame di Faraone. E quando Moises ne li
cavò, e mennoli in terra di promessione, cioè in
Ierusalem, si domandò a Dio, che desse loro bestie che
portassero loro fanciulli e loro masserizie. E che portassero assai e
mangiassero poco. E Dio dette loro queste fiere bestie come avete
inteso. E vivono longamente.
astore
è una bestia che conversa nel mare di ponente, chiamato can
pontico, perch'egli è quasi simigliante di cane. E suoi coglioni
sono molto caldi, ed utili in medicina. E però li prendono i
cacciatori. Ma natura che insegna tutte proprietadi agli animali,
l'insegna la cagione perchè l'uomo li caccia; e quando vede che
non possa fuggire, egli stesso se li schianta co'denti, li coglioni, e
gittali dinanzi a'cacciatori, e così campano loro corpi. E
l'allora innanzi se l'uomo lo caccia egli apre le coscie, e mostra
apertamente com'egli non ha coglioni.
avriuoli sono una
maniera di bestie di nobile conoscenza, che da lungo conoscono le genti
per sottiglienza di veduta, se sono cacciatori o no; e così
conoscono le buone erbe e le rie, solamente per lo vedere. E sappiate
che se l'uomo il fedisse in niuna maniera incontamente va ad una erba
che ha nome dittamo, e toccane le sue piaghe, ed incontanente è
guarito e sana.
ervio è una
bestia salvatica di cui li savi dicono che non ha mai febbre in vita
sua, per ciò sono alcune genti che mangiano la sua carne ogni
dì innanzi mangiare, e sono sicuri di non avere febbre in loro
vita, e certo vale assai prendendone un poco senza più; e nel
core ha un osso molti medicinale, secondo ch'e' medici dicono. Lo
cervio medesimo c'insegna la dieta, ch'ellino non mangiano quando
l'uomo gli ha fediti, che la virtù di quella erbe leva loro da
dosso, e guarisceli delle loro fedite. E tutto ch'l cervio sia grande
nimico del serpente, nientemeno il serpente li vale molto a medicina.
Or intenderete come egli va alla buca del serpente con la bocca piena
d'acqua, e gittavela entro, e quando egli ha ciò fatto, egli la
trae a sè per ispiramento di suo naso e di sua bocca, tanto
ch'egli ne fa uscire fuori, a suo mal grado, e poi l'uccide co'piedi. E
quando il cervio vuole lasciare la sua vecchiezza, o sua malatia, egli
mangia lo serpente, e per la paura del veleno se ne va ad una fontana
e bee molto. Ed in questa maniera muta suo pelo, e gitta le sue corna,
e la vecchiezza; e però vivono lungamente, secondo che
Alessandro provò, quando egli fece prendere molti cervi e fece
mettere a ciascheduno nelle corna un cerchio d'oro o d'ariente, che poi
furon presi e trovati per gran tempo appresso di cento anni. E sappiate
che quando il cervio tiene le orecche chinate, egli non ha gotta, e
quando le dirizza ha grievamento. E quando elli passano per alcuno gran
fiume, quello di drieto porta il capo sopra alla groppa di quel
dinanzi, e così il sostiene s'egli si travagliasse niente. E
quando il cervio è ammalato, e commosso di fiera lussuria quando
è stagione, la femina non concepe se non si leva una stella,
ch'è chiamata Arturo
ovver
il
carro. E quando è la stagione ch'e'figliuoli debbono
nascere, elli vanno a fare lo loro letto nel più nascoso luogo
ch'elli possono trovare, là ove il bosco è più
profondo e più spesso, e qui insegna a'suoi figliuoli correre e
fuggire, ed andare per ripe e per montagne. E loro natura è che
là ov'elli sentono abbaiare cani che li caccino lì
dirizzano la loro andatura, acciò che li cani non sentano loro
odore. E non per tanto che là ov'è li cacciatori che li
cacciano li tengono sì corti e dispari, che non conta di
più potere salvarli, egli ritorna indietro correndo e battendo
quella parte, là onde li cacciatori vegnono per morire dinanzi
da loro più leggermente.
ani
non
veggono
quando nascono, ma per ricoverano loro veduta secondo
l'ordine di sua natura, e tutto ch'ellino aman l'uomo più che
niun altro animale del mondo, elli non conoscono le strange genti, se
non coloro con cui usano, e si conoscono bene loro nome alla boce di
loro signore. Le sue piaghe guarische forbendole con la sua lingua
spesso. E gitta il suo pasto e poi il rimangia. E quando elli porta
carne in bocca, e egli vada sopra acqua che veggia la sua ombra
nell'acqua di quello che ha in bocca, incontanente lascia quello che
porta per quello
che vede nell'acqua. E sappiate che quando si congiungono insieme cane
e lupo egli ne nasce una maniera di cani, ch'è molto fiera. Ma
li molto fieri cani nascono di cagna e di tigro. E sono sì
leggieri e sì aspri, che ciò è forte meraviglia.
Gli altri cani che sono di dimestica ragione sono di molte maniere. Che
ci nascono di piccoli, che sono molto buoni a guardare case. E
sì ne sono d'altri piccoli che sono buoni a cacciare, e quelli
che sono generati di picciolo padre puote l'uomo nutrire in loro
gioventude in questa maniera, ch'egli lo metterà in una piccola
paniera, e nutrichilo di poca vivanda, e tirigli spesso gli orecchi
contra a terra, che allora sono più avvenevoli quanto son minori
cogli orecchi pendenti e grandi. E cognoscono al fiato ove passa o
bestia o uccello, e quelli che si dilettano del cacciare li debbono
guardare molto da falsi sem
yene
è una bestia che l'una volta è maschio e l'altra è
femina, ed abita quivi ove abbia presso cimitero di uomini morti, e
cavano li corpi degli uomini, e mangianli, e l'osso della sua schiena
è si duro che non può piegare il collo, e s'egli entra
per alcun luogo stretto non ne può uscire se non è a culo
indietro, sì come egli è entrato. Ma li più
dicono, ch'egli non ritorna quindi ond'egli è entrato, ed usano
nelle case, ove son stalle, e contraffanno le boce dell'uomo e del
cane, e divoranli. E molti dicono che nelli suoi occhi è una
pietra, ch'è di tal virtù che se l'uomo l'avesse
sotto la lingua, egli potrebbe indovinare le cose che debbono venire,
però che la bestia che tocca di sua ombra non si può
movere di quello luogo. E dicono gli antichi che questa bestia è
ripiena d'incantamento e d'arte magica. E sappiate che in Etiopia giace
questa bestia con la lionesse, ed ingenera una bestia che ha nome
cococie, o ver corococte, che contraffa altresì la boce
dll'uomo, e
nella sua bocca non ha niuna gengia nè denti partiti, come le
altre bestie, ma ha tutto uno dente, e strigne come bestia.
i lupi ha
molti Italia e molte altre provincie, e la sua forza è nella
bocca, e nel petto, ma nelle rene non ha punto di forza. Il suo collo
non puote piegare a dietro. E sì dicono molti, ch'elli vivono
alcuna volta di piova, ed alcun'altra di terra, e alcun'altra di
vento. E quando il tempo della lussuria loro viene molti lupi vanno
dopo la lupa. Alla fine la lupa si dà al più laido che vi
sia. E non si congiungono se non dodici dì dell'anno. E non
ingenerano se non del mese di maggio. E per guardia de'loro figluoli
non prende preda in quelle parti vicine al suo nido. E sappiate che
quando egli vede l'uomo prima che l'uomo veggia lui, l'uomo non ha
podere di gridare. E se l'uomo vede prima lui, egli perde tutta sua
fierezza, e non può correre. E nella sua coda ha una lana
d'amore, che la si lieva co'denti suoi, quand'egli conosce ch'egli sia
preso. E quando egli urla, egli si mette li suoi oiedi dinanzi la bocca
per mostrare che sieno molti lupi. Un'altra maniera di lupi sono che si
chiamano cervieri, che sono taccati di nero come leonza, ed in altre
cose sono simiglianti al lupo, e hanno si chiara veduta che li loro
occhì passano li monti, e li muri, e non portano se non un
figluiolo, ed è più dimentica cosa del mondo, che quando
egli mangia il suo pasto, ed egli vegga un'altra cosa, incontanente
dimentica ciò che mangia e non
vi sa ritornare, e così il perde. E dicono quelli che li hanno
veduti che del suo piscio nasce una pietra preziosa che si chiama
ligures. E questo cognosce bene la bestia medesima, secondo che gli
uomini l'hanno veduto coprire col sabbione, per una invidia di natura
che cotal pietra non vegna a mano d'uomo.
occotus
è una bestia, la quale dimora nelle parti d'India, che
d'isnellezza
passa tutti gli altri animali, formata come asina e ha groppa di
cervio,
e gambe di leone e testa di cavallo e piè di bue e ha la bocca
grande,
infino agli orecchi, e'suoi denti sono d'un osso.
enticore
è una bestia in quello paese medesimo con faccia d'uomo, e
colore di sangue, ed occhi gialli, e corpo di leone, e coda di
scarpione. E corre sì forte che nessuno bestia li capa dinanzi.
Ma sopra tutte vivando ama la carne dell'uomo. E ha quattro gambe di
sopra e quattro di sotto. E tal fiata corre con quelle di sopra, e tal
fiata corre con quelle di sopra, e tale con quelle di sotto, tutte che
siano fatte quelle di sopra come quelle di sotto. Ed
avvicendasi sì come li piace quando v'ha alcuna stanchezza, od
alcun corso ch'egli faccia od abbia fatto.
antera
è una bestia taccata di piccole tacche bianche e nere, sì
come piccoli occhi. Ed è amico di tutti animali, salve del
dragone. E la sua natura si è, che quando ella ha presa sua
vivanda si entra nel luogo della sua abitazione, ed addormentasi e
dorme tre dì. E poi si leva ed apre la sua bocca, e fiata
sì dolcemente che le bestie tutte che sentono quello odore
traggono dinanzi a lei, se non il dragone che per paura entra sotto
terra, perchè sa bene che morire gliene conviene. E sappiate che
la pantera femmina non porta figliuoli più che una volta. Ed
udirete perchè. Li figliuoli, quando sono cresciuti dentro al
corpo delle madre, non vogliono soffrire di starvi infino all'ora della
diritta natività, anzi sforzano la natura sì che guastano
la matrice della loro madre con l'unghie, ed escono fuori in tal
maniera che mai la non porta più figliuoli.
arenderes
è una bestia ch'è in Etiopia, e ha capi come cervio, e ha
colore di rosa. Ma quelli del paese dicono ch'ella prende suo colora
diritto per paura secondo la tinta che l'è più presso. E
questo medesimo fanno i polpi in mare, e come lo leone in terra, di che
lo conto fa menzione addietro.
imia
è una bestia che di molte cose somiglia l'uomo, e volentieri
contraffà quello che la vede fare all'uomo, e molto s'allegra
della luna nuova, e della tonda si conturba maravigliosamente. E
sappiate che la simia porta due figliuoli, l'uno ama molto teneramente,
e l'altro odia; e quando li cacciatori la cacciano, ella prende il
figliuolo ch'ella molto ama in braccio per meglio camparlo, e quello
che non ama, sì sei gitta alle spalle. E quando i cacciatori
s'appressano, sì ch'ella vede bene che non puote campare, ella
lascia lo figliuolo ch'ella ama più per guarire la sua persona,
e quello ch'ella non ama le s'attiene alle spalle, e quello scampa
da'cacciatori. E sappiate che la simia passa del gusto tutt altri
animali. Nelle parti di Buggea ne son molti mali, e gli Etiopiani
dicono che in loro paese ve n'è di diverse maniere.
igro
è uno animale che nasce nelle parti d'Organia, ed è
taccata di varie tacche. E senza fallo egli è una bestia molto
corrente, e di gran fieritade. E sappiate che quando egli va alla sua
abitazione, ed ella truova chè cacciatori li hanno tolti suoi
figliuoli,
ella corre prestamente, e seguisce i cacciatori che gliene portano. E
l'uomo che gli ha sì dotta molto della sua fierezza e
crudeltà, ch'egli sa bene che'l fuggire di cavallo o d'altra
bestia nol potrebbe da lui scampare. Ed egli gitta per la via molti
specchi, uno di qua ed uno di là. E quando il tigro vede nelli
specchi la sua imagine, crede che'l sia il suo figliuolo. E va allo
specchio intorno intorno, e vedendo che non sono li suoi figliuoli,
sì si parte, e corre per trovare li cacciatori che ne portano
suoi figliuoli. E quando egli è assai corso, ed egli trova
ancora di questi specchi, che li cacciatori v'hanno posti
simigliantemente, gli va d'intorno credendo trovare suoi figliuoli. E
tanto fa così, che'l cacciatore iscampa la persona.
alpa è una
piccola bestiuola che sempre abita sotto terra, e la cava per diverse
parti, e mangia le radici ch'ella trova. Anco che molti dicono
ch'ella vive pure di terra. E sappiate che la talpa non vede lume, ch'
natura non volle adoperare in lei d'aprire le pelli de'suoi occhi si
che non vede niente, perchè non sono aperti. Ma ella vede con la
mente del cuore, tanto ch'ella va, come s'ella avesse occhi.
ell'unicorno
voglio
dire,
il quale è bestia fiera, ed ha il corpo simigliante
al cavallo, ed ha li piedi del leofante e coda di cervio, e la sua boce
è fieramente ispaventevole, e nel mezzo della sua testa
sì ha un
corno di maraviglioso splendore, ch'è lungo ben quattro piedi.
Ed è si forte e sì acuto, che egli fiede. E sappiate che
l'unicorno è si forte, e si fiero, che l'uomo nol puote giungere
se non è in una maniera, nè prendere, e ciò puote
bene
essere. Il modo è questo, che quando li cacciatori lo sentono
per la foresta, ed ellino vi mandano una fanciulla vergine, e quando
l'unicorno vede la fanciulla, nature gli dà che incontanente se
ne va a lei, e pone giù tutta sua forza, e ponle il capo in
grembo, e addormentasi, e dorme sì forte, per la grande
sicurtà ch'egli prende sopra li panni della fanciulla,
ch'è forte cosa. Allora vegnono li cacciatori e fanno di lui
loro
volontade.
rso
è una grande bestia, ed ha molto frale testa e la sua forza
è nella gambe e l'unghie, però va ella molte volte ritta.
E sappiate che quando l'orso è disagiata d'alcuna malattia o di
colpi, ella mangia d'un erba che ha nome flonius, che la guarisce. Ma
s'ella mangia pome di mandragora, le convien morire, se subito non
mangiasse formiche. Ma lo mele mangia ella volentieri sopra tutte le
altre cose. E sua natura sì è ch'ella non è
iscaldata di lussuria. E giacciono insieme, come il leone, il maschio
con la femina. E non porta suoi figliuoli più di trenta
dì. E per brevità di tempo non può natura compiere
la loro forma nè le loro fazione dentro dal corpo della madre
loro, anzi nascono come un pezzo di carne disfigurata, se non che ha
due occhi. Ma la madre li conforma, e dirizza con la lingua, secondo la
sua similitudine nelle sue braccia, per darli calore, e spirito di
vita. E così s'adormenta la madre, e dorme con essi in braccio
quattordici dì senza mangiare e senza bere. E dorme sì
forte che l'uomo la potrebbe innanzi uccidere che la si svegliasse. In
questa maniera istà la madre ben quattro mesi perchè i
suoi occhi sono sì tenebrosi che non vede se non poco. E questo
le addiviene per li suoi figliuoli. Ben son molti che dicono ch'ella
non ne fa più che uno. Di questa bestia dicono i più che
ella ingrassa per essere battuta, ma non ch'ella si diletti d'essere
battuta, anzi gliene pesa molta niquitosamente. Chè quando ella
va sotto ad alcun pero o melo per mangiare, ed alcuni gliene cade
addosso, ella vi monta su con grande niquitade, e rompelo e fiaccolo
tutto.
ui finisce
la prima parte di questi libri che divisa brevemante la generazione del
mondo, e l'incominciamento de're, e lo stabilimento dell'uno legge e
dell'altra, e la natura delle cose del cielo e della terra, e
l'antichità delle vecchie istorie. E brevemente conta di
ciascuna cosa lo suo essere. Che se'l maestro avesse più
lungamente scritto, e mostrato di ciascuna cosa la perchè e
come, lo libro sarebbe senza fine, chè acciò
bisognerebbero tutte arti e tutte filosofie. E però dice il
maestro, che la prima parte del suo Tesoro, si è come danari
contanti, sì come le gente non potrbbero accivire lo bisogno
senza moneta, così non potrebbe l'uomo
sapere ciò che questa prima parte conta. Qui tace il maestro
delle cose che appartegnono teorica, ch'è la prima scienza del
corpo della filosofia, e vuole tornare all'altre due scienze,
cioè a pratica ed a loico, per ammassare la secondo parte del
suo Tesoro, che dee essere di pietre preziose. Ed in questo sesto libro
parla di vizii e virtudi.