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BOLTON HOLLOWAY, AUREO ANELLO
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1997-2010: FLORENCE'S 'ENGLISH' CEMETERY
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su Inferno
VI.mp3
l tornar de la
mente, che si
chiuse
1
dinanzi a la pietà d'i due cognati,
che di trestizia tutto mi confuse,
novi tormenti e novi
tormentati
4
mi veggio intorno, come ch'io mi mova
e ch'io mi volga, e come che io guati.
Io sono al terzo
cerchio, de la
piova
7
etterna, maladetta, fredda e greve;
regola e qualità mai non l'è nova.

Grandine grossa, acqua
tinta e
neve
10
per l'aere tenebroso si riversa;
pute la terra che questo riceve.

Biblioteca Apostolica
Vaticana, Urbinate lat.
Cerbero, fiera crudele
e
diversa,
13
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.
Li occhi ha vermigli,
la barba unta e atra,
16
e 'l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti ed iscoia ed isquatra.
Urlar li fa la pioggia
come
cani;
19
de l'un de' lati fanno a l'altro schermo;
volgonsi spesso i miseri profani.
E 'l duca mio distese
le sue
spanne,
25
prese la terra, e con piene le pugna
la gittò dentro a le bramose canne.
Qual è quel cane
ch'abbaiando
agogna,
28
e si racqueta poi che 'l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,
cotai si fecer quelle
facce
lorde
31
de lo demonio Cerbero, che 'ntrona
l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.
Noi passavam su per
l'ombre che adona 34
la greve pioggia, e ponavam le piante
sovra lor vanità che par persona.
Elle giacean per terra
tutte
quante,
37
fuor d'una ch'a seder si levò, ratto
ch'ella ci vide passarsi davante.
«O tu che se' per
questo 'nferno tratto»,
40
mi disse, «riconoscimi, se sai:
tu fosti, prima ch'io disfatto, fatto».
E io a lui:
«L'angoscia che tu
hai
43
forse ti tira fuor de la mia mente,
sì che non par ch'i' ti vedessi mai.
Ma dimmi chi tu se' che
'n sì
dolente
46
loco se' messo, e hai sì fatta pena,
che, s'altra è maggio, nulla è sì
spiacente».
Ed elli a me: «La
tua città, ch'è
piena
49
d'invidia sì che già trabocca il sacco,
seco mi tenne in la vita serena.
Voi cittadini mi
chiamaste
Ciacco:
52
per la dannosa colpa de la gola,
come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.
E io anima trista non
son
sola,
55
ché tutte queste a simil pena stanno
per simil colpa». E più non fé parola.
Io li rispuosi:
«Ciacco, il tuo
affanno
58
mi pesa sì, ch'a lagrimar mi 'nvita;
ma dimmi, se tu sai, a che verranno
li cittadin de la
città
partita;
61
s'alcun v'è giusto; e dimmi la cagione
per che l'ha tanta discordia assalita».
E quelli a me:
«Dopo lunga
tencione
64
verranno al sangue, e la parte selvaggia
caccerà l'altra con molta offensione.
Poi appresso convien
che questa
caggia
67
infra tre soli, e che l'altra sormonti
con la forza di tal che testé piaggia.
Alte terrà lungo
tempo le
fronti,
70
tenendo l'altra sotto gravi pesi,
come che di ciò pianga o che n'aonti.
Giusti son due, e non
vi sono
intesi;
73
superbia, invidia e avarizia sono
le tre faville c'hanno i cuori accesi».
Qui puose fine al
lagrimabil
suono.
76
E io a lui: «Ancor vo' che mi 'nsegni
e che di più parlar mi facci dono.
Farinata e 'l
Tegghiaio, che fuor sì
degni,
79
Iacopo Rusticucci, Arrigo e 'l Mosca
e li altri ch'a ben far puoser li
'ngegni,

dimmi ove sono e fa
ch'io li
conosca;
82
ché gran disio mi stringe di savere
se 'l ciel li addolcia o lo 'nferno li attosca».
E quelli: «Ei son
tra l'anime più
nere;
85
diverse colpe giù li grava al fondo:
se tanto scendi, là i potrai vedere.
Ma quando tu sarai nel
dolce
mondo,
88
priegoti ch'a la mente altrui mi rechi:
più non ti dico e più non ti rispondo».
Li diritti occhi torse
allora in
biechi;
91
guardommi un poco e poi chinò la testa:
cadde con essa a par de li altri ciechi.
E 'l duca disse a me:
«Più non si
desta
94
di qua dal suon de l'angelica tromba,
quando verrà la nimica podesta:
ciascun rivederà
la trista
tomba,
97
ripiglierà sua carne e sua figura,
udirà quel ch'in etterno rimbomba».
Sì trapassammo
per sozza
mistura
100
de l'ombre e de la pioggia, a passi lenti,
toccando un poco la vita futura;
per ch'io dissi:
«Maestro, esti
tormenti
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crescerann' ei dopo la gran sentenza,
o fier minori, o saran sì cocenti?».
Ed elli a me:
«Ritorna a tua
scïenza,
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che vuol, quanto la cosa è più perfetta,
più senta il bene, e così la doglienza.
Tutto che questa gente
maladetta
109
in vera perfezion già mai non vada,
di là più che di qua essere aspetta».
Noi aggirammo a tondo
quella
strada,
112
parlando più assai ch'i' non ridico;
venimmo al punto dove si digrada:
quivi trovammo Pluto,
il gran
nemico.
115
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