'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice, Richard Holloway, Akita Noek, Eric McLuhan, Ted Nelson

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DANTE ALIGHIERI

          COMMEDIA. PURGATORIO XXIX




antando come donna innamorata,                    1
continüò col fin di sue parole:
`Beati quorum tecta sunt peccata!'.
                                                                                      

   E come ninfe che si givan sole                                 4
per le salvatiche ombre, disïando
qual di veder, qual di fuggir lo sole,

   allor si mosse contra 'l fiume, andando                7
su per la riva; e io pari di lei,
picciol passo con picciol seguitando.

   Non eran cento tra ' suoi passi e ' miei,                10
quando le ripe igualmente dier volta,
per modo ch'a levante mi rendei.

   Né ancor fu così nostra via molta,                          13
quando la donna tutta a me si torse,
dicendo: «Frate mio, guarda e ascolta».

   Ed ecco un lustro sùbito trascorse                         16
da tutte parti per la gran foresta,
tal che di balenar mi mise in forse.

   Ma perché 'l balenar, come vien, resta,                 19
e quel, durando, più e più splendeva,
nel mio pensier dicea: `Che cosa è questa?'.

   E una melodia dolce correva                                    22
per l'aere luminoso; onde buon zelo
mi fé riprender l'ardimento d'Eva,

   che là dove ubidia la terra e 'l cielo,                       25 
femmina, sola e pur testé formata,
non sofferse di star sotto alcun velo;

   sotto 'l qual se divota fosse stata,                           28
avrei quelle ineffabili delizie
sentite prima e più lunga fïata.

   Mentr' io m'andava tra tante primizie                  31
de l'etterno piacer tutto sospeso,
e disïoso ancora a più letizie,

   dinanzi a noi, tal quale un foco acceso,                34
ci si fé l'aere sotto i verdi rami;
e 'l dolce suon per canti era già inteso.

   O sacrosante Vergini, se fami,                                 37
freddi o vigilie mai per voi soffersi,
cagion mi sprona ch'io mercé vi chiami.

   Or convien che Elicona per me versi,                   40 
e Uranìe m'aiuti col suo coro
forti cose a pensar mettere in versi.

   Poco più oltre, sette alberi d'oro                            43
falsava nel parere il lungo tratto
del mezzo ch'era ancor tra noi e loro;

   ma quand' i' fui sì presso di lor fatto,                   46
che l'obietto comun, che 'l senso inganna,
non perdea per distanza alcun suo atto,

   la virtù ch'a ragion discorso ammanna,               49
sì com' elli eran candelabri apprese,
e ne le voci del cantare `Osanna'
                                                                                   

   Di sopra fiammeggiava il bello arnese                 52
più chiaro assai che luna per sereno
di mezza notte nel suo mezzo mese.

   Io mi rivolsi d'ammirazion pieno                           55
al buon Virgilio, ed esso mi rispuose
con vista carca di stupor non meno.

   Indi rendei l'aspetto a l'alte cose                           58
che si movieno incontr' a noi sì tardi,
che foran vinte da novelle spose.

   La donna mi sgridò: «Perché pur ardi                 61
sì ne l'affetto de le vive luci,
e ciò che vien di retro a lor non guardi?».

   Genti vid' io allor, come a lor duci,                        64
venire appresso, vestite di bianco;
e tal candor di qua già mai non fuci.

   L'acqua imprendëa dal sinistro fianco,                67
e rendea me la mia sinistra costa,
s'io riguardava in lei, come specchio anco.

   Quand' io da la mia riva ebbi tal posta,               70
che solo il fiume mi facea distante,
per veder meglio ai passi diedi sosta,

   e vidi le fiammelle andar davante,                        73
lasciando dietro a sé l'aere dipinto,
e di tratti pennelli avean sembiante;

   sì che lì sopra rimanea distinto                              76
di sette liste, tutte in quei colori
onde fa l'arco il Sole e Delia il cinto.

   Questi ostendali in dietro eran maggiori            79
che la mia vista; e, quanto a mio avviso,
diece passi distavan quei di fori.

   Sotto così bel ciel com' io diviso,                           82
ventiquattro seniori, a due a due,
coronati venien di fiordaliso.
                                                                                   

   Tutti cantavan: «Benedicta tue                               85
ne le figlie d'Adamo, e benedette
sieno in etterno le bellezze tue!».

   Poscia che i fiori e l'altre fresche erbette            88
a rimpetto di me da l'altra sponda
libere fuor da quelle genti elette,

   sì come luce luce in ciel seconda,                          91
vennero appresso lor quattro animali,
coronati ciascun di verde fronda.

   Ognuno era pennuto di sei ali;                               94
le penne piene d'occhi; e li occhi d'Argo,
se fosser vivi, sarebber cotali.

   A descriver lor forme più non spargo                  97  
rime, lettor; ch'altra spesa mi strigne,
tanto ch'a questa non posso esser largo;

  ma leggi Ezechïel, che li dipigne                             100
come li vide da la fredda parte
venir con vento e con nube e con igne;

   e quali i troverai ne le sue carte,                            103
tali eran quivi, salvo ch'a le penne
Giovanni è meco e da lui si diparte.

   Lo spazio dentro a lor quattro contenne             106
un carro, in su due rote, trïunfale,
ch'al collo d'un grifon tirato venne.

   Esso tendeva in sù l'una e l'altra ale                     109
tra la mezzana e le tre e tre liste,
sì ch'a nulla, fendendo, facea male.

   Tanto salivan che non eran viste;                          121
le membra d'oro avea quant' era uccello,
e bianche l'altre, di vermiglio miste.

   Non che Roma di carro così bello                          124
rallegrasse Affricano, o vero Augusto,
ma quel del Sol saria pover con ello;

   quel del Sol che, svïando, fu combusto                127
per l'orazion de la Terra devota,
quando fu Giove arcanamente giusto.

   Tre donne in giro da la destra rota                       130
venian danzando; l'una tanto rossa
ch'a pena fora dentro al foco nota;

   l'altr' era come se le carni e l'ossa                        133
fossero state di smeraldo fatte;
la terza parea neve testé mossa;

   e or parëan da la bianca tratte,                              136
or da la rossa; e dal canto di questa
l'altre toglien l'andare e tarde e ratte.

   Da la sinistra quattro facean festa,                       139
in porpore vestite, dietro al modo
d'una di lor ch'avea tre occhi in testa.

   Appresso tutto il pertrattato nodo                       142
vidi due vecchi in abito dispari,
ma pari in atto e onesto e sodo.

   L'un si mostrava alcun de' famigliari                    145
di quel sommo Ipocràte che natura
a li animali fé ch'ell' ha più cari;

   mostrava l'altro la contraria cura                          148
con una spada lucida e aguta,
tal che di qua dal rio mi fé paura.

   Poi vidi quattro in umile paruta;                           151
e di retro da tutti un vecchio solo
venir, dormendo, con la faccia arguta.

   E questi sette col primaio stuolo                           154
erano abitüati, ma di gigli
dintorno al capo non facëan brolo,

  anzi di rose e d'altri fior vermigli;                        157
giurato avria poco lontano aspetto
che tutti ardesser di sopra da' cigli.

  E quando il carro a me fu a rimpetto,                  160
un tuon s'udì, e quelle genti degne
parvero aver l'andar più interdetto,

  fermandosi ivi con le prime insegne.                   163  


Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 119



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