'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice, Richard Holloway, Akita Noek

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DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. INFERNO XI


n su l'estremità d'un'alta ripa                             1
che facevan gran pietre rotte in cerchio,
venimmo sopra più crudele stipa;

   e quivi, per l'orribile soperchio                           4
del puzzo che 'l profondo abisso gitta,
ci raccostammo, in dietro, ad un coperchio

   d'un grand' avello, ov' io vidi una scritta             7 
che dicea: `Anastasio papa guardo,
lo qual trasse Fotin de la via dritta'.

   «Lo nostro scender conviene esser tardo,          10
sì che s'ausi un poco in prima il senso
al tristo fiato; e poi no i fia riguardo».

   Così 'l maestro; e io «Alcun compenso»,            13
dissi lui, «trova che 'l tempo non passi
perduto». Ed elli: «Vedi ch'a ciò penso».

   «Figliuol mio, dentro da cotesti sassi»,              16
cominciò poi a dir, «son tre cerchietti
di grado in grado, come que' che lassi.

   Tutti son pien di spirti maladetti;                         19
ma perché poi ti basti pur la vista,
intendi come e perché son costretti.

   D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista,           22
ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale
o con forza o con frode altrui contrista.

   Ma perché frode è de l'uom proprio male,         25   
più spiace a Dio; e però stan di sotto
li frodolenti, e più dolor li assale.

   Di vïolenti il primo cerchio è tutto;                      28
ma perché si fa forza a tre persone,
in tre gironi è distinto e costrutto.

   A Dio, a sé, al prossimo si pòne                              31
far forza, dico in loro e in lor cose,
come udirai con aperta ragione.

   Morte per forza e ferute dogliose                         34
nel prossimo si danno, e nel suo avere
ruine, incendi e tollette dannose;

   onde omicide e ciascun che mal fiere,                 37
guastatori e predon, tutti tormenta
lo giron primo per diverse schiere.

  Puote omo avere in sé man vïolenta                     40
e ne' suoi beni; e però nel secondo
giron convien che sanza pro si penta

   qualunque priva sé del vostro mondo,                43
biscazza e fonde la sua facultade,
e piange là dov' esser de' giocondo.

   Puossi far forza ne la deïtade,                                46
col cor negando e bestemmiando quella,
e spregiando natura e sua bontade;

   e però lo minor giron suggella                               49
del segno suo e Soddoma e Caorsa
e chi, spregiando Dio col cor, favella.

   La frode, ond' ogne coscïenza è morsa,               52
può l'omo usare in colui che 'n lui fida
e in quel che fidanza non imborsa.

   Questo modo di retro par ch'incida                      55
pur lo vinco d'amor che fa natura;
onde nel cerchio secondo s'annida

   ipocresia, lusinghe e chi affattura,                        58
falsità, ladroneccio e simonia,
ruffian, baratti e simile lordura.

   Per l'altro modo quell' amor s'oblia                    61
che fa natura, e quel ch'è poi aggiunto,
di che la fede spezïal si cria;

   onde nel cerchio minore, ov' è 'l punto               64 
de l'universo in su che Dite siede,
qualunque trade in etterno è consunto».

   E io: «Maestro, assai chiara procede                    67
la tua ragione, e assai ben distingue
questo baràtro e 'l popol ch'e' possiede.

  Ma dimmi: quei de la palude pingue,                    70
che mena il vento, e che batte la pioggia,
e che s'incontran con sì aspre lingue,

   perché non dentro da la città roggia                    73
sono ei puniti, se Dio li ha in ira?
e se non li ha, perché sono a tal foggia?».

   Ed elli a me «Perché tanto delira»,                       76
disse, «lo 'ngegno tuo da quel che sòle?
o ver la mente dove altrove mira?
                                                                                     

   Non ti rimembra di quelle parole                         79
con le quai la tua Etica pertratta
le tre disposizion che 'l ciel non vole,

   incontenenza, malizia e la matta                          82
bestialitade? e come incontenenza
men Dio offende e men biasimo accatta?

   Se tu riguardi ben questa sentenza,                     85
e rechiti a la mente chi son quelli
che sù di fuor sostegnon penitenza,

   tu vedrai ben perché da questi felli                      88
sien dipartiti, e perché men crucciata
la divina vendetta li martelli».

   «O sol che sani ogne vista turbata,                       91
tu mi contenti sì quando tu solvi,
che, non men che saver, dubbiar m'aggrata.

   Ancora in dietro un poco ti rivolvi»,                    94
diss' io, «là dove di' ch'usura offende
la divina bontade, e 'l groppo solvi».

   «Filosofia», mi disse, «a chi la 'ntende,               97
nota, non pure in una sola parte,
come natura lo suo corso prende

   dal divino 'ntelletto e da sua arte;                        100
e se tu ben la tua Fisica note,
tu troverai, non dopo molte carte,

   che l'arte vostra quella, quanto pote,                  103
segue, come 'l maestro fa 'l discente;
sì che vostr' arte a Dio quasi è nepote.

   Da queste due, se tu ti rechi a mente                  106
lo Genesì dal principio, convene
prender sua vita e avanzar la gente;

   e perché l'usuriere altra via tene,                         109
per sé natura e per la sua seguace
dispregia, poi ch'in altro pon la spene.

   Ma seguimi oramai che 'l gir mi piace;               112
ché i Pesci guizzan su per l'orizzonta,
e 'l Carro tutto sovra 'l Coro giace,

   e 'l balzo via là oltra si dismonta».                       115


  

Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol.20


1 Brunetto Latino acquires Aristotle's Nicomachean Ethics in Spain at the Court of Alfonso X el Sabio, translates it into French in Li Livres dou Tresor, and into Italian in the Tesoro, teaching it to Guido Cavalcanti, Dante Alighieri and Francesco da Barberino. It becomes Dante's structuring of vicesw and virtues for the Commedia.


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