'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice

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DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PARADISO VII 


                                                                                            

sanna, sanctus Deus sabaòth,                     1
superillustrans claritate tua
felices ignes horum malacòth!
».

   Così, volgendosi a la nota sua,                       4
fu viso a me cantare essa sustanza,
sopra la qual doppio lume s'addua;

   ed essa e l'altre mossero a sua danza,        7
e quasi velocissime faville
mi si velar di sùbita distanza.

   Io dubitava e dicea `Dille, dille!'                    10
fra me, `dille' dicea, `a la mia donna
che mi diseta con le dolci stille'.

  Ma quella reverenza che s'indonna              13
di tutto me, pur per Be e per ice,
mi richinava come l'uom ch'assonna.

   Poco sofferse me cotal Beatrice                    16
e cominciò, raggiandomi d'un riso
tal, che nel foco faria l'uom felice:

   «Secondo mio infallibile avviso,                   19
come giusta vendetta giustamente
punita fosse, t'ha in pensier miso;

   ma io ti solverò tosto la mente;                     22
e tu ascolta, ché le mie parole
di gran sentenza ti faran presente.

   Per non soffrire a la virtù che vole               25
freno a suo prode, quell' uom che non nacque,
dannando sé, dannò tutta sua prole;

   onde l'umana specie inferma giacque         28
giù per secoli molti in grande errore,
fin ch'al Verbo di Dio discender piacque

   u' la natura, che dal suo fattore                     31
s'era allungata, unì a sé in persona
con l'atto sol del suo etterno amore.

   Or drizza il viso a quel ch'or si ragiona:     34   
questa natura al suo fattore unita,
qual fu creata, fu sincera e buona;

   ma per sé stessa pur fu ella sbandita          37
di paradiso, però che si torse
da via di verità e da sua vita.

   La pena dunque che la croce porse             40
s'a la natura assunta si misura,
nulla già mai sì giustamente morse;

   e così nulla fu di tanta ingiura,                      43
guardando a la persona che sofferse,
in che era contratta tal natura.

   Però d'un atto uscir cose diverse:                46
ch'a Dio e a' Giudei piacque una morte;
per lei tremò la terra e 'l ciel s'aperse.

   Non ti dee oramai parer più forte,               49 
quando si dice che giusta vendetta
poscia vengiata fu da giusta corte.

   Ma io veggi' or la tua mente ristretta          52
di pensiero in pensier dentro ad un nodo,
del qual con gran disio solver s'aspetta.

   Tu dici: ``Ben discerno ciò ch'i' odo;           55
ma perché Dio volesse, m'è occulto,
a nostra redenzion pur questo modo".

   Questo decreto, frate, sta sepulto                 58
a li occhi di ciascuno il cui ingegno
ne la fiamma d'amor non è adulto.

   Veramente, però ch'a questo segno             61
molto si mira e poco si discerne,
dirò perché tal modo fu più degno.

   La divina bontà, che da sé sperne                64
ogne livore, ardendo in sé, sfavilla
sì che dispiega le bellezze etterne.

   Ciò che da lei sanza mezzo distilla               67
non ha poi fine, perché non si move
la sua imprenta quand' ella sigilla.

   Ciò che da essa sanza mezzo piove              70
libero è tutto, perché non soggiace
a la virtute de le cose nove.

   Più l'è conforme, e però più le piace;          73
ché l'ardor santo ch'ogne cosa raggia,
ne la più somigliante è più vivace.

   Di tutte queste dote s'avvantaggia               76
l'umana creatura, e s'una manca,
di sua nobilità convien che caggia.

   Solo il peccato è quel che la disfranca        79
e falla dissimìle al sommo bene,
per che del lume suo poco s'imbianca;

   e in sua dignità mai non rivene,                    82
se non rïempie, dove colpa vòta,
contra mal dilettar con giuste pene.

   Vostra natura, quando peccò tota                85
nel seme suo, da queste dignitadi,
come di paradiso, fu remota;

   né ricovrar potiensi, se tu badi                     88
ben sottilmente, per alcuna via,
sanza passar per un di questi guadi:

   o che Dio solo per sua cortesia                     91
dimesso avesse, o che l'uom per sé isso
avesse sodisfatto a sua follia.

   Ficca mo l'occhio per entro l'abisso            94
de l'etterno consiglio, quanto puoi
al mio parlar distrettamente fisso.

   Non potea l'uomo ne' termini suoi              97
mai sodisfar, per non potere ir giuso
con umiltate obedïendo poi,

   quanto disobediendo intese ir suso;           100
e questa è la cagion per che l'uom fue
da poter sodisfar per sé dischiuso.

   Dunque a Dio convenia con le vie sue        103
riparar l'omo a sua intera vita,
dico con l'una, o ver con amendue.

   Ma perché l'ovra tanto è più gradita           106
da l'operante, quanto più appresenta
de la bontà del core ond' ell' è uscita,

   la divina bontà che 'l mondo imprenta,      109
di proceder per tutte le sue vie,
a rilevarvi suso, fu contenta.

   Né tra l'ultima notte e 'l primo die               112
sì alto o sì magnifico processo,
o per l'una o per l'altra, fu o fie:

   ché più largo fu Dio a dar sé stesso             115
per far l'uom sufficiente a rilevarsi,
che s'elli avesse sol da sé dimesso;

   e tutti li altri modi erano scarsi                    119
a la giustizia, se 'l Figliuol di Dio
non fosse umilïato ad incarnarsi.

   Or per empierti bene ogne disio,                 121
ritorno a dichiararti in alcun loco,
perché tu veggi lì così com' io.

   Tu dici: ``Io veggio l'acqua, io veggio il foco, 124
l'aere e la terra e tutte lor misture
venire a corruzione, e durar poco;

   e queste cose pur furon creature;                 127
per che, se ciò ch'è detto è stato vero, 
esser dovrien da corruzion sicure".

   Li angeli, frate, e 'l paese sincero                  130
nel qual tu se', dir si posson creati,
sì come sono, in loro essere intero;

   ma li alimenti che tu hai nomati                   133
e quelle cose che di lor si fanno
da creata virtù sono informati.

   Creata fu la materia ch'elli hanno;               136
creata fu la virtù informante
in queste stelle che 'ntorno a lor vanno.

   L'anima d'ogne bruto e de le piante            139
di complession potenzïata tira
lo raggio e 'l moto de le luci sante;

   ma vostra vita sanza mezzo spira                142
la somma beninanza, e la innamora
di sé sì che poi sempre la disira.

   E quinci puoi argomentare ancora              145
vostra resurrezion, se tu ripensi
come l'umana carne fessi allora

   che li primi parenti intrambo fensi».          148


Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 141



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