'Dante vivo', 1997-2022 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice

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Sole



DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PARADISO XIII



Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 152


magini, chi bene intender cupe 
quel ch'i' or vidi--e ritegna l'image,
   mentre ch'io dico, come ferma rupe--,

  quindici stelle che 'n diverse plage      
  lo ciel avvivan di tanto sereno
  che soperchia de l'aere ogne compage;
                                                                                                                

7   imagini quel carro a cu' il seno
  basta del nostro cielo e notte e giorno,
  sì ch'al volger del temo non vien meno;

10   imagini la bocca di quel corno
  che si comincia in punta de lo stelo
  a cui la prima rota va dintorno,

13   aver fatto di sé due segni in cielo,
  qual fece la figliuola di Minoi
  allora che sentì di morte il gelo;

16   e l'un ne l'altro aver li raggi suoi,
  e amendue girarsi per maniera
  che l'uno andasse al primo e l'altro al poi;

19   e avrà quasi l'ombra de la vera 
  costellazione e de la doppia danza
  che circulava il punto dov' io era:

22   poi ch'è tanto di là da nostra usanza,
  quanto di là dal mover de la Chiana
  si move il ciel che tutti li altri avanza.

25  Lì si cantò non Bacco, non Peana,
  ma tre persone in divina natura,
  e in una persona essa e l'umana.

28  Compié 'l cantare e 'l volger sua misura;
  e attesersi a noi quei santi lumi,
  felicitando sé di cura in cura.

31   Ruppe il silenzio ne' concordi numi
  poscia la luce in che mirabil vita
  del poverel di Dio narrata fumi,

34   e disse: «Quando l'una paglia è trita,
  quando la sua semenza è già riposta,
  a batter l'altra dolce amor m'invita.
                                                                                                              

37  Tu credi che nel petto onde la costa
  si trasse per formar la bella guancia
  il cui palato a tutto 'l mondo costa,

40   e in quel che, forato da la lancia,
  e prima e poscia tanto sodisfece,
  che d'ogne colpa vince la bilancia,

43   quantunque a la natura umana lece
  aver di lume, tutto fosse infuso
  da quel valor che l'uno e l'altro fece;

46   e però miri a ciò ch'io dissi suso,
  quando narrai che non ebbe 'l secondo
  lo ben che ne la quinta luce è chiuso.

49   Or apri li occhi a quel ch'io ti rispondo,
  e vedräi il tuo credere e 'l mio dire
  nel vero farsi come centro in tondo.

52   Ciò che non more e ciò che può morire
  non è se non splendor di quella idea
  che partorisce, amando, il nostro Sire;

55   ché quella viva luce che sì mea
  dal suo lucente, che non si disuna
  da lui né da l'amor ch'a lor s'intrea,

58   per sua bontate il suo raggiare aduna,
  quasi specchiato, in nove sussistenze,
  etternalmente rimanendosi una.

61   Quindi discende a l'ultime potenze
  giù d'atto in atto, tanto divenendo,
  che più non fa che brevi contingenze;

64   e queste contingenze essere intendo
  le cose generate, che produce
  con seme e sanza seme il ciel movendo.

67  La cera di costoro e chi la duce
  non sta d'un modo; e però sotto 'l segno
  idëale poi più e men traluce.

70   Ond' elli avvien ch'un medesimo legno,
  secondo specie, meglio e peggio frutta;
  e voi nascete con diverso ingegno.

73   Se fosse a punto la cera dedutta 
  e fosse il cielo in sua virtù supprema,
  la luce del suggel parrebbe tutta;

76   ma la natura la dà sempre scema,
  similemente operando a l'artista
  ch'a l'abito de l'arte ha man che trema.

79   Però se 'l caldo amor la chiara vista
  de la prima virtù dispone e segna,
  tutta la perfezion quivi s'acquista.

82   Così fu fatta già la terra degna
  di tutta l'animal perfezïone;
  così fu fatta la Vergine pregna;

85   sì ch'io commendo tua oppinïone,
  che l'umana natura mai non fue
  né fia qual fu in quelle due persone.

88   Or s'i' non procedesse avanti piùe,
  `Dunque, come costui fu sanza pare?'
  comincerebber le parole tue.

91  Ma perché paia ben ciò che non pare,
  pensa chi era, e la cagion che 'l mosse,
  quando fu detto ``Chiedi", a dimandare.

94   Non ho parlato sì, che tu non posse
  ben veder ch'el fu re, che chiese senno
  acciò che re sufficïente fosse;

97   non per sapere il numero in che enno
  li motor di qua sù, o se necesse
  con contingente mai necesse fenno;

100   non si est dare primum motum esse,
  o se del mezzo cerchio far si puote
  trïangol sì ch'un retto non avesse.

103   Onde, se ciò ch'io dissi e questo note,
  regal prudenza è quel vedere impari
  in che lo stral di mia intenzion percuote;

106   e se al ``surse" drizzi li occhi chiari,
  vedrai aver solamente respetto
  ai regi, che son molti, e ' buon son rari.

109   Con questa distinzion prendi 'l mio detto;
  e così puote star con quel che credi
  del primo padre e del nostro Diletto.

112   E questo ti sia sempre piombo a' piedi,
  per farti mover lento com' uom lasso
  e al sì e al no che tu non vedi:

115   ché quelli è tra li stolti bene a basso,
  che sanza distinzione afferma e nega
  ne l'un così come ne l'altro passo;

118   perch' elli 'ncontra che più volte piega
  l'oppinïon corrente in falsa parte,
  e poi l'affetto l'intelletto lega.

121   Vie più che 'ndarno da riva si parte,
  perché non torna tal qual e' si move,
   chi pesca per lo vero e non ha l'arte.

124   E di ciò sono al mondo aperte prove
  Parmenide, Melisso e Brisso e molti,
  li quali andaro e non sapëan dove;

127   sì fé Sabellio e Arrio e quelli stolti
  che furon come spade a le Scritture
  in render torti li diritti volti.

130  Non sien le genti, ancor, troppo sicure
  a giudicar, sì come quei che stima
  le biade in campo pria che sien mature;

133  ch'i' ho veduto tutto 'l verno prima
  lo prun mostrarsi rigido e feroce,
  poscia portar la rosa in su la cima;
                                                                                      

136   e legno vidi già dritto e veloce
  correr lo mar per tutto suo cammino,
  perire al fine a l'intrar de la foce.

139  Non creda donna Berta e ser Martino,
  per vedere un furare, altro offerere,
  vederli dentro al consiglio divino;

142  ché quel può surgere, e quel può cadere».


Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 153



1 Throughout the Commedia are images of ships, profane voyages, like Ulysses', ending in shipwreck, and sacred pilgrim voyages, which reflect back and forth upon each other, a metaphor for the sinning/salvific poem: Pilgrim and Book, pp. 66, 72-76.

           Dante Society of America; https://www.youtube.com/watch?v=wkeGkqZBk0U&feature=youtu.be

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