'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice

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DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PARADISO V



Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 137

«'io ti fiammeggio nel caldo d'amore               1
di là dal modo che 'n terra si vede,
sì che del viso tuo vinco il valore,

   non ti maravigliar, ché ciò procede                       4 
da perfetto veder, che, come apprende,
così nel bene appreso move il piede.

   Io veggio ben sì come già resplende                     7
ne l'intelletto tuo l'etterna luce,
che, vista, sola e sempre amore accende;

   e s'altra cosa vostro amor seduce,                        10
non è se non di quella alcun vestigio,
mal conosciuto, che quivi traluce.

   Tu vuo' saper se con altro servigio,                      13
per manco voto, si può render tanto
che l'anima sicuri di letigio».

   Sì cominciò Beatrice questo canto;                       16
e sì com' uom che suo parlar non spezza,
continüò così 'l processo santo:

   «Lo maggior don che Dio per sua larghezza      19
fesse creando, e a la sua bontate
più conformato, e quel ch'e' più apprezza,

   fu de la volontà la libertate;                                    22
di che le creature intelligenti,
e tutte e sole, fuoro e son dotate.

   Or ti parrà, se tu quinci argomenti,                      25
l'alto valor del voto, s'è sì fatto
che Dio consenta quando tu consenti;

   ché, nel fermar tra Dio e l'omo il patto,               28
vittima fassi di questo tesoro,
tal quale io dico; e fassi col suo atto.

   Dunque che render puossi per ristoro?              31
Se credi bene usar quel c'hai offerto,
di maltolletto vuo' far buon lavoro.

   Tu se' omai del maggior punto certo;                  34
ma perché Santa Chiesa in ciò dispensa,
che par contra lo ver ch'i' t'ho scoverto,

   convienti ancor sedere un poco a mensa,           37
però che 'l cibo rigido c'hai preso,
richiede ancora aiuto a tua dispensa.

   Apri la mente a quel ch'io ti paleso                       40
e fermalvi entro; ché non fa scïenza,
sanza lo ritenere, avere inteso.

   Due cose si convegnono a l'essenza                      43
di questo sacrificio: l'una è quella
di che si fa; l'altr' è la convenenza.

   Quest' ultima già mai non si cancella                   46
se non servata; e intorno di lei
sì preciso di sopra si favella:

   però necessitato fu a li Ebrei                                  49
pur l'offerere, ancor ch'alcuna offerta
sì permutasse, come saver dei.

   L'altra, che per materia t'è aperta,                        52
puote ben esser tal, che non si falla
se con altra materia si converta.

   Ma non trasmuti carco a la sua spalla                  55
per suo arbitrio alcun, sanza la volta
e de la chiave bianca e de la gialla;

   e ogne permutanza credi stolta,                            58
se la cosa dimessa in la sorpresa
come 'l quattro nel sei non è raccolta.

   Però qualunque cosa tanto pesa                           61
per suo valor che tragga ogne bilancia,
sodisfar non si può con altra spesa.

   Non prendan li mortali il voto a ciancia;             64
siate fedeli, e a ciò far non bieci,
come Ieptè a la sua prima mancia;

   cui più si convenia dicer `Mal feci',                       67
che, servando, far peggio; e così stolto
ritrovar puoi il gran duca de' Greci,

   onde pianse Efigènia il suo bel volto,                   70
e fé pianger di sé i folli e i savi
ch'udir parlar di così fatto cólto.

   Siate, Cristiani, a muovervi più gravi:                  73
non siate come penna ad ogne vento,
e non crediate ch'ogne acqua vi lavi.

   Avete il novo e 'l vecchio Testamento,                 76
e 'l pastor de la Chiesa che vi guida;
questo vi basti a vostro salvamento.

   Se mala cupidigia altro vi grida,                            79
uomini siate, e non pecore matte,
sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!

   Non fate com' agnel che lascia il latte                  82
de la sua madre, e semplice e lascivo
seco medesmo a suo piacer combatte!».

   Così Beatrice a me com' ïo scrivo;                         85
poi si rivolse tutta disïante
a quella parte ove 'l mondo è più vivo.

   Lo suo tacere e 'l trasmutar sembiante               88
puoser silenzio al mio cupido ingegno,
che già nuove questioni avea davante;

   e sì come saetta che nel segno                               91
percuote pria che sia la corda queta,
così corremmo nel secondo regno.
  

   E se la stella si cambiò e rise,                                 94
qual mi fec' io che pur da mia natura
trasmutabile son per tutte guise!

   Come 'n peschiera ch'è tranquilla e pura           97
traggonsi i pesci a ciò che vien di fori
per modo che lo stimin lor pastura,

   sì vid' io ben più di mille splendori                      100
trarsi ver' noi, e in ciascun s'udia:
«Ecco chi crescerà li nostri amori».

   E sì come ciascuno a noi venìa,                              103
vedeasi l'ombra piena di letizia
nel folgór chiaro che di lei uscia.

   Pensa, lettor, se quel che qui s'inizia                    106
non procedesse, come tu avresti
di più savere angosciosa carizia;

   e per te vederai come da questi                             109
m'era in disio d'udir lor condizioni,
sì come a li occhi mi fur manifesti.

   «O bene nato a cui veder li troni                           112
del trïunfo etternal concede grazia
prima che la milizia s'abbandoni,

   del lume che per tutto il ciel si spazia                 115
noi semo accesi; e però, se disii
di noi chiarirti, a tuo piacer ti sazia».

   Così da un di quelli spirti pii                                   118
detto mi fu; e da Beatrice: «Dì, dì
sicuramente, e credi come a dii».

   «Io veggio ben sì come tu t'annidi                        121
nel proprio lume, e che de li occhi il traggi,
perch' e' corusca sì come tu ridi;

   ma non so chi tu se', né perché aggi,                    124
anima degna, il grado de la spera
che si vela a' mortai con altrui raggi».

   Questo diss' io diritto a la lumera                         127
che pria m'avea parlato; ond' ella fessi
lucente più assai di quel ch'ell' era.

   Sì come il sol che si cela elli stessi                        130
per troppa luce, come 'l caldo ha róse
le temperanze d'i vapori spessi,

   per più letizia sì mi si nascose                                133
dentro al suo raggio la figura santa;
e così chiusa chiusa mi rispuose

   nel modo che 'l seguente canto canta.                 136




Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 138



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