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Reader/Lettore, Carlo Poli



DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PARADISO XVII


ual venne a Climenè, per accertarsi                 1
di ciò ch'avëa incontro a sé udito,
quei ch'ancor fa li padri ai figli scarsi;

   tal era io, e tal era sentito                                   4
e da Beatrice e da la santa lampa
che pria per me avea mutato sito.

   Per che mia donna «Manda fuor la vampa          7
del tuo disio», mi disse, «sì ch'ella esca
segnata bene de la interna stampa:

   non perché nostra conoscenza cresca                  10
per tuo parlare, ma perché t'ausi
a dir la sete, sì che l'uom ti mesca».

   «O cara piota mia che sì t'insusi,                         13
che, come veggion le terrene menti
non capere in trïangol due ottusi,

   così vedi le cose contingenti                                16
anzi che sieno in sé, mirando il punto
a cui tutti li tempi son presenti;

  mentre ch'io era a Virgilio congiunto                     19
su per lo monte che l'anime cura
e discendendo nel mondo defunto,

   dette mi fuor di mia vita futura                            22
parole gravi, avvegna ch'io mi senta
ben tetragono ai colpi di ventura;

   per che la voglia mia saria contenta                     25
d'intender qual fortuna mi s'appressa:
ché saetta previsa vien più lenta».

   Così diss' io a quella luce stessa                          28  
che pria m'avea parlato; e come volle
Beatrice, fu la mia voglia confessa.

   Né per ambage, in che la gente folle                    31
già s'inviscava pria che fosse anciso
l'Agnel di Dio che le peccata tolle,

  ma per chiare parole e con preciso                       34
latin rispuose quello amor paterno,
chiuso e parvente del suo proprio riso:

   «La contingenza, che fuor del quaderno              37
de la vostra matera non si stende,
tutta è dipinta nel cospetto etterno;

   necessità però quindi non prende                        40
se non come dal viso in che si specchia
nave che per torrente giù discende.

   Da indi, sì come viene ad orecchia                      43
dolce armonia da organo, mi viene
a vista il tempo che ti s'apparecchia.

   Qual si partio Ipolito d'Atene                              46
per la spietata e perfida noverca,
tal di Fiorenza partir ti convene.

   Questo si vuole e questo già si cerca,                  49
e tosto verrà fatto a chi ciò pensa
là dove Cristo tutto dì si merca.

   La colpa seguirà la parte offensa                        52
in grido, come suol; ma la vendetta
fia testimonio al ver che la dispensa.

   Tu lascerai ogne cosa diletta                              55
più caramente; e questo è quello strale
che l'arco de lo essilio pria saetta.

   Tu proverai sì come sa di sale                           58
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.

   E quel che più ti graverà le spalle,                      61
sarà la compagnia malvagia e scempia
con la qual tu cadrai in questa valle;

   che tutta ingrata, tutta matta ed empia                64   
si farà contr' a te; ma, poco appresso,
ella, non tu, n'avrà rossa la tempia.

   Di sua bestialitate il suo processo                       67
farà la prova; sì ch'a te fia bello
averti fatta parte per te stesso.

   Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello                70
sarà la cortesia del gran Lombardo
che 'n su la scala porta il santo uccello;

   ch'in te avrà sì benigno riguardo,                        73
che del fare e del chieder, tra voi due,
fia primo quel che tra li altri è più tardo.

   Con lui vedrai colui che 'mpresso fue,                 76
nascendo, sì da questa stella forte,
che notabili fier l'opere sue.

   Non se ne son le genti ancora accorte                  79
per la novella età, ché pur nove anni
son queste rote intorno di lui torte;

   ma pria che 'l Guasco l'alto Arrigo inganni,           82
parran faville de la sua virtute
in non curar d'argento né d'affanni.

   Le sue magnificenze conosciute                           85
saranno ancora, sì che ' suoi nemici
non ne potran tener le lingue mute.

   A lui t'aspetta e a' suoi benefici;                           88
per lui fia trasmutata molta gente,
cambiando condizion ricchi e mendici;

   e portera'ne scritto ne la mente                            91
di lui, e nol dirai»; e disse cose
incredibili a quei che fier presente.

   Poi giunse: «Figlio, queste son le chiose               95
di quel che ti fu detto; ecco le 'nsidie
che dietro a pochi giri son nascose.

   Non vo' però ch'a' tuoi vicini invidie,                   98
poscia che s'infutura la tua vita
vie più là che 'l punir di lor perfidie».

   Poi che, tacendo, si mostrò spedita                      100
l'anima santa di metter la trama
in quella tela ch'io le porsi ordita,

   io cominciai, come colui che brama,                    103  
dubitando, consiglio da persona
che vede e vuol dirittamente e ama:

   «Ben veggio, padre mio, sì come sprona              106
lo tempo verso me, per colpo darmi
tal, ch'è più grave a chi più s'abbandona;

   per che di provedenza è buon ch'io m'armi,          109
sì che, se loco m'è tolto più caro,
io non perdessi li altri per miei carmi.

   Giù per lo mondo sanza fine amaro,                     112
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,

   e poscia per lo ciel, di lume in lume,                     115
ho io appreso quel che s'io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;

   e s'io al vero son timido amico,                            118
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico».

   La luce in che rideva il mio tesoro                        121
ch'io trovai lì, si fé prima corusca,
quale a raggio di sole specchio d'oro;

   indi rispuose: «Coscïenza fusca                            124
o de la propria o de l'altrui vergogna
pur sentirà la tua parola brusca.

   Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,                127
tutta tua visïon fa manifesta;
e lascia pur grattar dov' è la rogna.

   Ché se la voce tua sarà molesta                            130
nel primo gusto, vital nodrimento
lascerà poi, quando sarà digesta.

   Questo tuo grido farà come vento,                        134
che le più alte cime più percuote;
e ciò non fa d'onor poco argomento.

   Però ti son mostrate in queste rote,                       137
nel monte e ne la valle dolorosa
pur l'anime che son di fama note,

   che l'animo di quel ch'ode, non posa                     140
né ferma fede per essempro ch'aia
la sua radice incognita e ascosa,

   né per altro argomento che non paia».                   143


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