'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice, Richard Holloway, Akita Noek

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DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. INFERNO XVI


ià era in loco onde s'udia 'l rimbombo         1
de l'acqua che cadea ne l'altro giro,
simile a quel che l'arnie fanno rombo,

   quando tre ombre insieme si partiro,                4
correndo, d'una torma che passava
sotto la pioggia de l'aspro martiro.

   Venian ver' noi, e ciascuna gridava:                    7
«Sòstati tu ch'a l'abito ne sembri
esser alcun di nostra terra prava».

   Ahimè, che piaghe vidi ne' lor membri,          10
ricenti e vecchie, da le fiamme incese!
Ancor men duol pur ch'i' me ne rimembri.

   A le lor grida il mio dottor s'attese;                  13
volse 'l viso ver' me, e «Or aspetta»,
disse, «a costor si vuole esser cortese.

   E se non fosse il foco che saetta                         16
la natura del loco, i' dicerei
che meglio stesse a te che a lor la fretta».

   Ricominciar, come noi restammo, ei               19
l'antico verso; e quando a noi fuor giunti,
fenno una rota di sé tutti e trei.


William Blake, Inferno XVI

   Qual sogliono i campion far nudi e unti,         22
avvisando lor presa e lor vantaggio,
prima che sien tra lor battuti e punti,

   così rotando, ciascuno il visaggio                     25
drizzava a me, sì che 'n contraro il collo
faceva ai piè continüo vïaggio.

   E «Se miseria d'esto loco sollo                           28
rende in dispetto noi e nostri prieghi»,
cominciò l'uno, «e 'l tinto aspetto e brollo,

   la fama nostra il tuo animo pieghi                    31
a dirne chi tu se', che i vivi piedi
così sicuro per lo 'nferno freghi.

   Questi, l'orme di cui pestar mi vedi,               34
tutto che nudo e dipelato vada,
fu di grado maggior che tu non credi:

   nepote fu de la buona Gualdrada;                    37
Guido Guerra ebbe nome, e in sua vita
fece col senno assai e con la spada.
                                                                                         

   L'altro, ch'appresso me la rena trita,              40
è Tegghiaio Aldobrandi, la cui voce
nel mondo sù dovria esser gradita.
                                                                                         

   E io, che posto son con loro in croce,             43
Iacopo Rusticucci fui, e certo
la fiera moglie più ch'altro mi nuoce».
                                                                                          

   S'i' fossi stato dal foco coperto,                        46
gittato mi sarei tra lor di sotto,
e credo che 'l dottor l'avria sofferto;

   ma perch' io mi sarei brusciato e cotto,        49
vinse paura la mia buona voglia
che di loro abbracciar mi facea ghiotto.

   Poi cominciai: «Non dispetto, ma doglia       52
la vostra condizion dentro mi fisse,
tanta che tardi tutta si dispoglia,

   tosto che questo mio segnor mi disse            55
parole per le quali i' mi pensai
che qual voi siete, tal gente venisse.

   Di vostra terra sono, e sempre mai                  58
l'ovra di voi e li onorati nomi
con affezion ritrassi e ascoltai.

   Lascio lo fele e vo per dolci pomi                      61
promessi a me per lo verace duca;
ma 'nfino al centro pria convien ch'i' tomi».

   «Se lungamente l'anima conduca                     64
le membra tue», rispuose quelli ancora,
«e se la fama tua dopo te luca,

   cortesia e valor dì se dimora                              67
ne la nostra città sì come suole,
o se del tutto se n'è gita fora;

   ché Guiglielmo Borsiere, il qual si duole       70
con noi per poco e va là coi compagni,
assai ne cruccia con le sue parole».

   «La gente nuova e i sùbiti guadagni                73
orgoglio e dismisura han generata,
Fiorenza, in te, sì che tu già ten piagni».

   Così gridai con la faccia levata;                          76
e i tre, che ciò inteser per risposta,
guardar l'un l'altro com' al ver si guata.

   «Se l'altre volte sì poco ti costa»,                       79
rispuoser tutti, «il satisfare altrui,
felice te se sì parli a tua posta!

   Però, se campi d'esti luoghi bui                         82
e torni a riveder le belle stelle,
quando ti gioverà dicere ``I' fui",

   fa che di noi a la gente favelle».                          85
Indi rupper la rota, e a fuggirsi
ali sembiar le gambe loro isnelle.

   Un amen non saria possuto dirsi                      88 
tosto così com' e' fuoro spariti;
per ch'al maestro parve di partirsi.

   Io lo seguiva, e poco eravam iti,                         91
che 'l suon de l'acqua n'era sì vicino,
che per parlar saremmo a pena uditi.                                                                                      

   Come quel fiume c'ha proprio cammino       94
prima dal Monte Viso 'nver' levante,
da la sinistra costa d'Apennino,                                                                                      

   che si chiama Acquacheta suso, avante        97
che si divalli giù nel basso letto,
e a Forlì di quel nome è vacante,
                                                                                     

   rimbomba là sovra San Benedetto                  100
de l'Alpe per cadere ad una scesa
ove dovea per mille esser recetto;

   così, giù d'una ripa discoscesa,                          103
trovammo risonar quell' acqua tinta,
sì che 'n poc' ora avria l'orecchia offesa.

   Io avea una corda intorno cinta,                        106
e con essa pensai alcuna volta
prender la lonza a la pelle dipinta.

   Poscia ch'io l'ebbi tutta da me sciolta,           109
sì come 'l duca m'avea comandato,
porsila a lui aggroppata e ravvolta.

   Ond' ei si volse inver' lo destro lato,                112
e alquanto di lunge da la sponda
la gittò giuso in quell' alto burrato.

   `E' pur convien che novità risponda',              115
dicea fra me medesmo, `al novo cenno
che 'l maestro con l'occhio sì seconda'.

   Ahi quanto cauti li uomini esser dienno        118
presso a color che non veggion pur l'ovra,
ma per entro i pensier miran col senno!

   El disse a me: «Tosto verrà di sovra                  121
ciò ch'io attendo e che il tuo pensier sogna;
tosto convien ch'al tuo viso si scovra».

   Sempre a quel ver c'ha faccia di menzogna   124
de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote,
però che sanza colpa fa vergogna;

   ma qui tacer nol posso; e per le note               127
di questa comedìa, lettor, ti giuro,
s'elle non sien di lunga grazia vòte,

   ch'i' vidi per quell' aere grosso e scuro          130
venir notando una figura in suso,
maravigliosa ad ogne cor sicuro,

   sì come torna colui che va giuso                       133
talora a solver l'àncora ch'aggrappa
o scoglio o altro che nel mare è chiuso,

   che 'n sù si stende e da piè si rattrappa.       136


  

Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 29


1 Guido Guerra, Twice-Told Tales, pp. 24-40 e passim.
2 Tegghaio Aldobrandi Adimari, Twice-Told Tales, pp. 24-40 e passim.
3 Jacopo Rusticucci, Twice-Told Tales, pp. 24-32.


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