FLORIN
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©
JULIA
BOLTON HOLLOWAY, AUREO ANELLO
ASSOCIATION,
1997-2010: FLORENCE'S 'ENGLISH' CEMETERY
|| BIBLIOTECA E BOTTEGA FIORETTA MAZZEI
|| ELIZABETH BARRETT BROWNING || WALTER SAVAGE
LANDOR || FLORENCE
IN SEPIA || BRUNETTO
LATINO, DANTE ALIGHIERI AND GEOFFREY
CHAUCER
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III,
IV,V || NON-PROFIT
GUIDE TO COMMERCE IN FLORENCE
|| AUREO
ANELLO,
CATALOGUE
COMMEDIA.
INFERNO XXIII
aciti, soli,
sanza
compagnia
1
n'andavam l'un dinanzi e l'altro dopo,
come frati minor vanno per via.

Vòlt' era in su
la favola
d'Isopo
4
lo mio pensier per la presente rissa,
dov' el parlò de la rana e del topo;
ché più
non si
pareggia `mo' e `issa'
7
che l'un con l'altro fa, se ben s'accoppia
principio e fine con la mente fissa.
E come l'un pensier de
l'altro
scoppia, 10
così nacque di quello un altro poi,
che la prima paura mi fé doppia.
Io pensava così:
`Questi per
noi
13
sono scherniti con danno e con beffa
sì fatta, ch'assai credo che lor nòi.
Se l'ira sovra 'l mal
voler
s'aggueffa,
16
ei ne verranno dietro più crudeli
che 'l cane a quella lievre ch'elli acceffa'.
Già mi sentia
tutti
arricciar li
peli
19
de la paura e stava in dietro intento,
quand' io dissi: «Maestro, se non celi
te e me tostamente, i'
ho
pavento
22
d'i Malebranche. Noi li avem già dietro;
io li 'magino sì, che già li sento».
E quei: «S'i'
fossi di
piombato
vetro,
25
l'imagine di fuor tua non trarrei
più tosto a me, che quella dentro 'mpetro.
Pur mo venieno i tuo'
pensier tra '
miei,
28
con simile atto e con simile faccia,
sì che d'intrambi un sol consiglio fei.
S'elli è che
sì la
destra costa
giaccia,
31
che noi possiam ne l'altra bolgia scendere,
noi fuggirem l'imaginata caccia».
Già non
compié di tal
consiglio rendere, 34
ch'io li vidi venir con l'ali tese
non molto lungi, per volerne prendere.
Lo duca mio di
sùbito mi
prese,
37
come la madre ch'al romore è desta
e vede presso a sé le fiamme accese,
che prende il figlio e
fugge e non
s'arresta,
40
avendo più di lui che di sé cura,
tanto che solo una camiscia vesta;
e giù dal collo
de la ripa
dura
43
supin si diede a la pendente roccia,
che l'un de' lati a l'altra bolgia tura.
Non corse mai sì
tosto acqua
per doccia
46
a volger ruota di molin terragno,
quand' ella più verso le pale approccia,
come 'l maestro mio per
quel
vivagno,
49
portandosene me sovra 'l suo petto,
come suo figlio, non come compagno.
A pena fuoro i
piè suoi
giunti al
letto
52
del fondo giù, ch'e' furon in sul colle
sovresso noi; ma non lì era sospetto:
ché l'alta
provedenza che
lor
volle
55
porre ministri de la fossa quinta,
poder di partirs' indi a tutti tolle.
Là giù
trovammo una
gente
dipinta
58
che giva intorno assai con lenti passi,
piangendo e nel sembiante stanca e vinta.
Elli avean cappe con
cappucci
bassi
61
dinanzi a li occhi, fatte de la taglia
che in Clugnì per li monaci fassi.
Di fuor dorate son,
sì
ch'elli abbaglia; 64
ma dentro tutte piombo, e gravi tanto,
che Federigo le mettea di paglia.
Oh in etterno faticoso
manto!
67
Noi ci volgemmo ancor pur a man manca
con loro insieme, intenti al tristo pianto;
ma per lo peso quella
gente
stanca
70
venìa sì pian, che noi eravam nuovi
di compagnia ad ogne mover d'anca.
Per ch'io al duca mio:
«Fa
che tu trovi 73
alcun ch'al fatto o al nome si conosca,
e li occhi, sì andando, intorno movi».
E un che 'ntese la
parola
tosca,
76
di retro a noi gridò: «Tenete i piedi,
voi che correte sì per l'aura fosca!
Forse ch'avrai da me
quel che tu
chiedi». 79
Onde 'l duca si volse e disse: «Aspetta,
e poi secondo il suo passo procedi».
Ristetti, e vidi due
mostrar gran
fretta 82
de l'animo, col viso, d'esser meco;
ma tardavali 'l carco e la via stretta.
Quando fuor giunti,
assai con
l'occhio bieco
mi rimiraron sanza far parola;
poi si volsero in sé, e dicean seco:
«Costui par vivo a
l'atto de
la
gola;
88
e s'e' son morti, per qual privilegio
vanno scoperti de la grave stola?».
Poi disser me: «O
Tosco,
ch'al collegio 91
de l'ipocriti tristi se' venuto,
dir chi tu se' non avere in dispregio».
E io a loro: «I'
fui nato e
cresciuto
94
sovra 'l bel fiume d'Arno a la gran villa,
e son col corpo ch'i' ho sempre avuto.
Ma voi chi siete, a cui
tanto
distilla
97
quant' i' veggio dolor giù per le guance?
e che pena è in voi che sì sfavilla?».
E l'un rispuose a me:
«Le
cappe rance
100
son di piombo sì grosse, che li pesi
fan così cigolar le lor bilance.
Frati godenti fummo, e
bolognesi;
103
io Catalano e questi Loderingo
nomati, e da tua terra insieme presi
come suole esser tolto
un uom
solingo, 106
per conservar sua pace; e fummo tali,
ch'ancor si pare intorno dal Gardingo».

Io cominciai: «O
frati, i
vostri mali . . . »;
109
ma più non dissi, ch'a l'occhio mi corse
un, crucifisso in terra con tre pali.
Quando mi vide, tutto
si
distorse,
112
soffiando ne la barba con sospiri;
e 'l frate Catalan, ch'a ciò s'accorse,
mi disse: «Quel
confitto che
tu
miri,
115
consigliò i Farisei che convenia
porre un uom per lo popolo a' martìri.
Attraversato è,
nudo, ne la
via,
118
come tu vedi, ed è mestier ch'el senta
qualunque passa, come pesa, pria.
E a tal modo il socero
si
stenta
121
in questa fossa, e li altri dal concilio
che fu per li Giudei mala sementa».
Allor vid' io
maravigliar
Virgilio
124
sovra colui ch'era disteso in croce
tanto vilmente ne l'etterno essilio.
Poscia drizzò al
frate cotal
voce:
127
«Non vi dispiaccia, se vi lece, dirci
s'a la man destra giace alcuna foce
onde noi amendue
possiamo
uscirci,
130
sanza costrigner de li angeli neri
che vegnan d'esto fondo a dipartirci».
Rispuose adunque:
«Più
che tu non speri
133
s'appressa un sasso che da la gran cerchia
si move e varca tutt' i vallon feri,
salvo che 'n questo
è rotto
e nol coperchia;
136
montar potrete su per la ruina,
che giace in costa e nel fondo soperchia».
Lo duca stette un poco
a testa
china;
139
poi disse: «Mal contava la bisogna
colui che i peccator di qua uncina».
E 'l frate: «Io
udi'
già dire a
Bologna
142
del diavol vizi assai, tra ' quali udi'
ch'elli è bugiardo, e padre di menzogna».
Appresso il duca a gran
passi sen
gì,
145
turbato un poco d'ira nel sembiante;
ond' io da li 'ncarcati mi parti'
dietro a le poste de le
care piante.
148
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