FLORIN
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©
JULIA
BOLTON HOLLOWAY, AUREO ANELLO
ASSOCIATION,
1997-2010: FLORENCE'S 'ENGLISH' CEMETERY
|| BIBLIOTECA E BOTTEGA FIORETTA MAZZEI
|| ELIZABETH BARRETT BROWNING || WALTER SAVAGE
LANDOR || FLORENCE
IN SEPIA || BRUNETTO
LATINO, DANTE ALIGHIERI AND GEOFFREY
CHAUCER
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STUDIES
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BOOK
I,
II,
III,
IV,V || NON-PROFIT
GUIDE TO COMMERCE IN FLORENCE
|| AUREO
ANELLO,
CATALOGUE
COMMEDIA. INFERNO XXVII
ià era
dritta in sù la fiamma e
queta
1
per non dir più, e già da noi sen gia
con la licenza del dolce poeta,
quand' un'altra, che
dietro a lei
venìa,
4
ne fece volger li occhi a la sua cima
per un confuso suon che fuor n'uscia.
Come 'l bue cicilian
che
mugghiò
prima
7
col pianto di colui, e ciò fu dritto,
che l'avea temperato con sua lima,
mugghiava con la voce
de
l'afflitto,
10
sì che, con tutto che fosse di rame,
pur el pareva dal dolor trafitto;
così, per non
aver via
né
forame
13
dal principio nel foco, in suo linguaggio
si convertïan le parole grame.
Ma poscia ch'ebber
colto lor
vïaggio
16
su per la punta, dandole quel guizzo
che dato avea la lingua in lor passaggio,
udimmo dire: «O
tu a cu' io
drizzo
19
la voce e che parlavi mo lombardo,
dicendo ``Istra ten va, più non t'adizzo",
perch' io sia giunto
forse alquanto
tardo,
22
non t'incresca restare a parlar meco;
vedi che non incresce a me, e ardo!
Se tu pur mo in questo
mondo
cieco
25
caduto se' di quella dolce terra
latina ond' io mia colpa tutta reco,
dimmi se Romagnuoli han
pace o
guerra; 28
ch'io fui d'i monti là intra Orbino
e 'l giogo di che Tever si diserra».
Io era in giuso ancora
attento e
chino,
31
quando il mio duca mi tentò di costa,
dicendo: «Parla tu; questi è latino».
E io, ch'avea
già pronta la
risposta,
34
sanza indugio a parlare incominciai:
«O anima che se' là giù nascosta,
Romagna tua non
è, e non fu
mai,
37
sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni;
ma 'n palese nessuna or vi lasciai.

Ravenna sta come stata
è
molt'
anni:
40
l'aguglia da Polenta la si cova,
sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni.

La terra che fé
già
la lunga
prova
43
e di Franceschi sanguinoso mucchio,
sotto le branche verdi si ritrova.

E 'l mastin vecchio e
'l nuovo da
Verrucchio, 46
che fecer di Montagna il mal governo,
là dove soglion fan d'i denti succhio.
Le città di
Lamone e di
Santerno
49
conduce il lïoncel dal nido bianco,
che muta parte da la state al verno.
E quella cu' il Savio
bagna il
fianco,
52
così com' ella sie' tra 'l piano e 'l monte,
tra tirannia si vive e stato franco.
Ora chi se', ti priego
che ne
conte;
55
non esser duro più ch'altri sia stato,
se 'l nome tuo nel mondo tegna fronte».
Poscia che 'l foco
alquanto ebbe
rugghiato
58
al modo suo, l'aguta punta mosse
di qua, di là, e poi diè cotal fiato:
«S'i' credesse
che mia
risposta
fosse
61
a persona che mai tornasse al mondo,
questa fiamma staria sanza più scosse;
ma però che
già mai
di questo
fondo
64
non tornò vivo alcun, s'i' odo il vero,
sanza tema d'infamia ti rispondo.
Io fui uom d'arme, e
poi fui
cordigliero,
67
credendomi, sì cinto, fare ammenda;
e certo il creder mio venìa intero,
se non fosse il gran
prete, a cui
mal
prenda!,
70
che mi rimise ne le prime colpe;
e come e quare, voglio che m'intenda.
Mentre ch'io forma fui
d'ossa e di
polpe
73
che la madre mi diè, l'opere mie
non furon leonine, ma di volpe.
Li accorgimenti e le
coperte
vie
76
io seppi tutte, e sì menai lor arte,
ch'al fine de la terra il suono uscie.
Quando mi vidi giunto
in quella
parte
79
di mia etade ove ciascun dovrebbe
calar le vele e raccoglier le sarte,
ciò che pria mi
piacëa,
allor
m'increbbe,
82
e pentuto e confesso mi rendei;
ahi miser lasso! e giovato sarebbe.
Lo principe d'i novi
Farisei,
85
avendo guerra presso a Laterano,
e non con Saracin né con Giudei,
ché ciascun suo
nimico era
cristiano,
88
e nessun era stato a vincer Acri
né mercatante in terra di Soldano,
né sommo officio
né
ordini
sacri
91
guardò in sé, né in me quel capestro
che solea fare i suoi cinti più macri.
Ma come Costantin
chiese
Silvestro
94
d'entro Siratti a guerir de la lebbre,
così mi chiese questi per maestro
a guerir de la sua
superba
febbre;
97
domandommi consiglio, e io tacetti
perché le sue parole parver ebbre.
E' poi ridisse: ``Tuo
cuor non
sospetti;
100
finor t'assolvo, e tu m'insegna fare
sì come Penestrino in terra getti.

Lo ciel poss' io
serrare e
diserrare,
103
come tu sai; però son due le chiavi
che 'l mio antecessor non ebbe care".
Allor mi pinser li
argomenti
gravi
106
là 've 'l tacer mi fu avviso 'l peggio,
e dissi: ``Padre, da che tu mi lavi
di quel peccato ov' io
mo cader
deggio,
109
lunga promessa con l'attender corto
ti farà trïunfar ne l'alto seggio".
Francesco venne poi,
com' io fu'
morto,
112
per me; ma un d'i neri cherubini
li disse: ``Non portar: non mi far torto.
Venir se ne dee
giù tra '
miei
meschini
115
perché diede 'l consiglio frodolente,
dal quale in qua stato li sono a' crini;
ch'assolver non si
può chi
non si
pente,
118
né pentere e volere insieme puossi
per la contradizion che nol consente".
Oh me dolente! come mi
riscossi
121
quando mi prese dicendomi: ``Forse
tu non pensavi ch'io löico fossi!".
A Minòs mi
portò; e
quelli
attorse
124
otto volte la coda al dosso duro;
e poi che per gran rabbia la si morse,
disse: ``Questi
è d'i rei
del foco
furo";
127
per ch'io là dove vedi son perduto,
e sì vestito, andando, mi rancuro».
Quand' elli ebbe 'l suo
dir
così
compiuto,
130
la fiamma dolorando si partio,
torcendo e dibattendo 'l corno aguto.
Noi passamm' oltre, e
io e 'l duca
mio,
133
su per lo scoglio infino in su l'altr' arco
che cuopre 'l fosso in che si paga il fio
a quei che scommettendo
acquistan
carco.
136
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