FLORIN
WEBSITE
©
JULIA
BOLTON HOLLOWAY, AUREO ANELLO
ASSOCIATION,
1997-2010: FLORENCE'S 'ENGLISH' CEMETERY
|| BIBLIOTECA E BOTTEGA FIORETTA MAZZEI
|| ELIZABETH BARRETT BROWNING || WALTER SAVAGE
LANDOR || FLORENCE
IN SEPIA || BRUNETTO
LATINO, DANTE ALIGHIERI AND GEOFFREY
CHAUCER
|| E-BOOKS
|| ANGLO-ITALIAN
STUDIES
|| CITY AND
BOOK
I,
II,
III,
IV,V || NON-PROFIT
GUIDE TO COMMERCE IN FLORENCE
|| AUREO
ANELLO,
CATALOGUE
COMMEDIA.
INFERNO XXII
o vidi
già cavalier muover campo,
1
e cominciare stormo e far lor mostra,
e talvolta partir per loro scampo;
corridor vidi per
la terra
vostra,
4
o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra;
quando con
trombe, e quando con campane,
7
con tamburi e con cenni di castella,
e con cose nostrali e con istrane;
né
già con sì diversa
cennamella
10
cavalier vidi muover né pedoni,
né nave a segno di terra o di stella.

Noi andavam con
li diece
demoni.
13
Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesa
coi santi, e in taverna coi ghiottoni.
Pur a la pegola
era la mia
'ntesa,
16
per veder de la bolgia ogne contegno
e de la gente ch'entro v'era incesa.
Come i dalfini,
quando fanno
segno
19
a' marinar con l'arco de la schiena
che s'argomentin di campar lor legno,
talor
così, ad alleggiar la
pena,
22
mostrav' alcun de' peccatori 'l dosso
e nascondea in men che non balena.

E come a l'orlo
de l'acqua d'un
fosso
25
stanno i ranocchi pur col muso fuori,
sì che celano i piedi e l'altro grosso,
sì stavan
d'ogne parte i
peccatori;
28
ma come s'appressava Barbariccia,
così si ritraén sotto i bollori.
I' vidi, e anco
il cor me
n'accapriccia,
31
uno aspettar così, com' elli 'ncontra
ch'una rana rimane e l'altra spiccia;
e Graffiacan, che
li era più di
contra,
34
li arruncigliò le 'mpegolate chiome
e trassel sù, che mi parve una lontra.
I' sapea
già di tutti quanti 'l
nome,
37
sì li notai quando fuorono eletti,
e poi ch'e' si chiamaro, attesi come.

«O
Rubicante, fa che tu li
metti
40
li unghioni a dosso, sì che tu lo scuoi!»,
gridavan tutti insieme i maladetti.
E io:
«Maestro mio, fa, se tu
puoi,
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che tu sappi chi è lo sciagurato
venuto a man de li avversari suoi».
Lo duca mio li
s'accostò
allato;
46
domandollo ond' ei fosse, e quei rispuose:
«I' fui del regno di Navarra nato.
Mia madre a servo
d'un segnor mi
puose, 49
che m'avea generato d'un ribaldo,
distruggitor di sé e di sue cose.
Poi fui famiglia del
buon re
Tebaldo;
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quivi mi misi a far baratteria,
di ch'io rendo ragione in questo caldo».
E Cirïatto,
a cui di bocca
uscia
55
d'ogne parte una sanna come a porco,
li fé sentir come l'una sdruscia.
Tra male gatte
era venuto 'l
sorco;
58
ma Barbariccia il chiuse con le braccia
e disse: «State in là, mentr' io lo 'nforco».
E al maestro mio
volse la
faccia;
61
«Domanda», disse, «ancor, se più disii
saper da lui, prima ch'altri 'l disfaccia».
Lo duca dunque:
«Or dì: de li altri
rii
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conosci tu alcun che sia latino
sotto la pece?». E quelli: «I' mi partii,
poco è, da
un che fu di là
vicino.
67
Così foss' io ancor con lui coperto,
ch'i' non temerei unghia né uncino!».
E Libicocco
«Troppo avem
sofferto»,
70
disse; e preseli 'l braccio col runciglio,
sì che, stracciando, ne portò un lacerto.
Draghignazzo anco
i volle dar di
piglio
73
giuso a le gambe; onde 'l decurio loro
si volse intorno intorno con mal piglio.
Quand' elli un
poco rappaciati
fuoro,
76
a lui, ch'ancor mirava sua ferita,
domandò 'l duca mio sanza dimoro:
«Chi fu
colui da cui mala
partita
79
di' che facesti per venire a proda?».
Ed ei rispuose: «Fu frate Gomita,
quel di Gallura,
vasel d'ogne
froda,
82
ch'ebbe i nemici di suo donno in mano,
e fé sì lor, che ciascun se ne loda.
Danar si tolse e
lasciolli di
piano,
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sì com' e' dice; e ne li altri offici anche
barattier fu non picciol, ma sovrano.
Usa con esso
donno Michel
Zanche
88
di Logodoro; e a dir di Sardigna
le lingue lor non si sentono stanche.

Omè, vedete
l'altro che
digrigna;
91
i' direi anche, ma i' temo ch'ello
non s'apparecchi a grattarmi la tigna».
E 'l gran
proposto, vòlto a
Farfarello
94
che stralunava li occhi per fedire,
disse: «Fatti 'n costà, malvagio uccello!».
«Se voi volete
vedere o
udire»,
97
ricominciò lo spaürato appresso,
«Toschi o Lombardi, io ne farò venire;
ma stieno i Malebranche
un poco in
cesso, 100
sì ch'ei non teman de le lor vendette;
e io, seggendo in questo loco stesso,
per un ch'io son,
ne farò venir
sette
103
quand' io suffolerò, com' è nostro uso
di fare allor che fori alcun si mette».
Cagnazzo a cotal
motto levò 'l
muso,
106
crollando 'l capo, e disse: «Odi malizia
ch'elli ha pensata per gittarsi giuso!».
Ond' ei, ch'avea
lacciuoli a gran
divizia,
109
rispuose: «Malizioso son io troppo,
quand' io procuro a' mia maggior trestizia».
Alichin non si tenne e,
di
rintoppo
112
a li altri, disse a lui: «Se tu ti cali,
io non ti verrò dietro di gualoppo,
ma batterò
sovra la pece
l'ali.
115
Lascisi 'l collo, e sia la ripa scudo,
a veder se tu sol più di noi vali».
O tu che leggi,
udirai nuovo
ludo:
118
ciascun da l'altra costa li occhi volse,
quel prima, ch'a ciò fare era più crudo.
Lo Navarrese ben
suo tempo
colse;
121
fermò le piante a terra, e in un punto
saltò e dal proposto lor si sciolse.
Di che ciascun di
colpa fu
compunto,
124
ma quei più che cagion fu del difetto;
però si mosse e gridò: «Tu se' giunto!».
Ma poco i valse:
ché l'ali al
sospetto
127
non potero avanzar; quelli andò sotto,
e quei drizzò volando suso il petto:
non altrimenti
l'anitra di
botto,
130
quando 'l falcon s'appressa, giù s'attuffa,
ed ei ritorna sù crucciato e rotto.
Irato Calcabrina
de la
buffa,
133
volando dietro li tenne, invaghito
che quei campasse per aver la zuffa;
e come 'l
barattier fu
disparito,
136
così volse li artigli al suo compagno,
e fu con lui sopra 'l fosso ghermito.
Ma l'altro fu
bene sparvier
grifagno
139
ad artigliar ben lui, e amendue
cadder nel mezzo del bogliente stagno.
Lo caldo
sghermitor sùbito
fue;
142
ma però di levarsi era neente,
sì avieno inviscate l'ali sue.
Barbariccia, con
li altri suoi
dolente,
145
quattro ne fé volar da l'altra costa
con tutt' i raffi, e assai prestamente
di qua, di
là discesero a la
posta;
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porser li uncini verso li 'mpaniati,
ch'eran già cotti dentro da la crosta.
E noi lasciammo
lor così 'mpacciati.
151
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