'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice, Richard Holloway, Akita Noek

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DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. INFERNO I

                                                                                     


  
Facsimile, Libro del Chiodo                               Firenze, Biblioteca Riccardiana 1040
Enrico Giannini, Daniel-Claudiu Dumitrescu                                                                       



London, British Library, Yates Thompson 36, Priamo della Quercia. fol. 1. Consult their website for enlarged versions and descriptios of miniatures.

el mezzo del cammin di nostra vita            
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
                                                                                 

   Ahi quanto a dir qual era è cosa dura              4
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

   Tant' è amara che poco è più morte;                7
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.

   Io non so ben ridir com' i' v'intrai,                   10
tant' era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

  Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,           13
là dove terminava quella valle
che m'avea di paura il cor compunto,

   guardai in alto e vidi le sue spalle                    16
vestite già de' raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.

   Allor fu la paura un poco queta,                       19
che nel lago del cor m'era durata
la notte ch'i' passai con tanta pieta.
                                                                           

   E come quei che con lena affannata,               22
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l'acqua perigliosa e guata,

   così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,                  25
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.

   Poi ch'èi posato un poco il corpo lasso,           28
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.

   Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,               31
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;

   e non mi si partia dinanzi al volto,                   34
anzi 'mpediva tanto il mio cammino,
ch'i' fui per ritornar più volte vòlto.
                                                                          

   Temp' era dal principio del mattino,               37
e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino

  mosse di prima quelle cose belle;                      40
sì ch'a bene sperar m'era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle

   l'ora del tempo e la dolce stagione;                  43
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone.

   Questi parea che contra me venisse                 46     
con la test' alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l'aere ne tremesse.

   Ed una lupa, che di tutte brame                        49
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,

   questa mi porse tanto di gravezza                    52
con la paura ch'uscia di sua vista,
ch'io perdei la speranza de l'altezza.

   E qual è quei che volontieri acquista,              55 
e giugne 'l tempo che perder lo face,
che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista;

   tal mi fece la bestia sanza pace,                        58
che, venendomi 'ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove 'l sol tace.

   Mentre ch'i' rovinava in basso loco,                 61
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lungo silenzio parea fioco.

  Quando vidi costui nel gran diserto,                 64
«Miserere di me», gridai a lui,
«qual che tu sii, od ombra od omo certo!». 
                                                                                           

 
Giovanni Boccaccio, Biblioteca Riccardiana 1035

   Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,              67
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui.

   Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,          70
e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.

   Poeta fui, e cantai di quel giusto                       73
figliuol d'Anchise che venne di Troia,
poi che 'l superbo Ilïón fu combusto.

   Ma tu perché ritorni a tanta noia?                    76
perché non sali il dilettoso monte
ch'è principio e cagion di tutta gioia?».

   «Or se' tu quel Virgilio e quella fonte              79
che spandi di parlar sì largo fiume?»,
rispuos' io lui con vergognosa fronte.

   «O de li altri poeti onore e lume,                      82
vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
che m'ha fatto cercar lo tuo volume.

   Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore,             85
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore.

   Vedi la bestia per cu' io mi volsi;                      88
aiutami da lei, famoso saggio,
ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi».

   «A te convien tenere altro vïaggio»,                91
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
«se vuo' campar d'esto loco selvaggio;

   ché questa bestia, per la qual tu gride,            94
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;

   e ha natura sì malvagia e ria,                            97
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo 'l pasto ha più fame che pria.

   Molti son li animali a cui s'ammoglia,            100
e più saranno ancora, infin che 'l veltro
verrà, che la farà morir con doglia.

   Questi non ciberà terra né peltro,                    103
ma sapïenza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

   Di quella umile Italia fia salute                         106
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.

   Questi la caccerà per ogne villa,                       109
fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno,
là onde 'nvidia prima dipartilla.

   Ond' io per lo tuo me' penso e discerno          112
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno;

   ove udirai le disperate strida,                            116
vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch'a la seconda morte ciascun grida;

   e vederai color che son contenti                       118
nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beate genti.

   A le quai poi se tu vorrai salire,                        121
anima fia a ciò più di me degna:
con lei ti lascerò nel mio partire;

   ché quello imperador che là sù regna,             124
perch' i' fu' ribellante a la sua legge,
non vuol che 'n sua città per me si vegna.

   In tutte parti impera e quivi regge;                  127  
quivi è la sua città e l'alto seggio:
oh felice colui cu' ivi elegge!».

   E io a lui: «Poeta, io ti richeggio                      130
per quello Dio che tu non conoscesti,
acciò ch'io fugga questo male e peggio,

   che tu mi meni là dov' or dicesti,                     133
sì ch'io veggia la porta di san Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti».

   Allor si mosse, e io li tenni dietro.                   136


 
British Library, Yates Thompson 36, fol 2



Engraving from Botticelli



William Blake, Inferno I

1 Dante, with his poem, turns the condemnation (his exile and excommunication), of the Libro del Chiodo, into the freedom and salvation of the Commedia, going from tragedy to comedy, tears to laughter, the 'FELICITER' of Terence's Comedies.
2 In medieval depictions Dante outside of the text is in doctoral red teaching robes, within the Commedia in apprentice blue, as the student, making mistakes. Later illustrators, such as Botticelli and Blake, lose this Pilgrim's Progess from folly to wisdom.
3 Pilgrim and Book: Twice-Told Tales: Dante Alighieri borrows his Commedia's opening from Brunetto Latino's Tesoretto.
4 Dante, as will Milton later, describes himself as like an Israelite having escaped from drowning in the Red Sea (Yam Suf): Pilgrim and Book, p. 175, as well as like shipwrecked Aeneas and Paul.
5 Medieval rhetoricians believed that the opening of a poem should mirror reflect the Creation: Pilgrim and Book, pp.262-3.


'DANTE VIVO'- LA COMMEDIA DI DANTE ALIGHIERI (Testo, file audio, musica, immagini dei manoscritti):

Inferno I, Inferno II, Inferno III, Inferno IV, Inferno V, Inferno VI, Inferno VII, Inferno VIII, Inferno IX, Inferno X, Inferno XI, Inferno XII, Inferno XIII, Inferno XIV, Inferno XV, Inferno XVI, Inferno XVII, Inferno XVIII, Inferno XIX, Inferno XX, Inferno XXI, Inferno XXII, Inferno XXIII, Inferno XXIV, Inferno XXV, Inferno XXVI, Inferno XXVIIInferno XXVIII, Inferno XXIX, Inferno XXX, Inferno XXXI, Inferno XXXII, Inferno XXXIII, Inferno XXXIV 

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Paradiso
I, Paradiso II, Paradiso III, Paradiso IV, Paradiso V, Paradiso VI, Paradiso VII, Paradiso VIII, Paradiso IX, Paradiso X, Paradiso XI, Paradiso XII, Paradiso XIII, Paradiso XIV, Paradiso XV, Paradiso XVI, Paradiso XVII, Paradiso XVIII, Paradiso XIX, Paradiso XX, Paradiso XXI, Paradiso XXII, Paradiso XXIII, Paradiso XXIV, Paradiso XXV, Paradiso XXVI, Paradiso XXVII, Paradiso XXVIII, Paradiso XXIX, Paradiso XXX, Paradiso XXXI, Paradiso XXXII, Paradiso XXXIII

Fonti: 

Dante Alighieri. La Commedia secondo l'antica vulgata a cura di Giorgio Petrocchi. Edizione Nazionale a cura della Società Dantesca Italiana. Milano: Mondadori, 1966-1967.
Dante Alighieri. La Divina Commedia. Illustrazioni di Sandro Botticelli. Firenze: Le Lettere, 1997.
Dante Alighieri. La divina commedia nella figurazione artistica e nel secolare commento. A cura di Guido Biagi, Giuseppe Lando Passerini, Enrico Rostagno & Umberto Cosmo. 3 vols. Torino: UTET, 1924-39.
Vittorio Alinari. Paesaggi italici nella "Divina Commedia". Firenze: Presso Giorgio e Piero Alinari, 1921.
Blake Archive, http://www.blakearchive.org/blake/
Julia Bolton Holloway. The Pilgrim and the Book: A Study of Dante, Langland and Chaucer. Berne: Peter Lang, 1987, 1989, 1993. Trad in italiano, Il Pellegrino e il Libro: uno studio su Dante Alighieri. De strata francigena. Firenze: Centro Studio Romei, 2012.
Julia Bolton Holloway. Twice-Told Tales: Brunetto Latino and Dante Alighieri. Berne: Peter Lang, 1993.
The British Library, Yates Thompson 36 manuscript, http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/record.asp?MSID=6468
Robert Davidsohn. Storia di Firenze. Trad. di Giovanni Battista Klein. Firenze: Sansone, 1957. 8 volumes.
Brunetto Latini. Il Tesoretto. New York: Garland, 1981; Firenze, Le Lettere, Biblioteca Laurenziana Medicea, 2000.
Giovanni Papini. Dante vivo. Firenze: Libreria Editrice Fiorentina, 1933.
Horia-Roman Patapievici. Gli occhi di Beatrice: Com'era davvero il mondo di Dante? Paravia: Mondadori, 2004.
Renato Stopani. L'Aguato di Montaperti. Firenze: Editoriale Gli Arcipressi, 2002.
Renato Stopani. Firenze prima di Arnolfo. Città e architettura dall'XI secolo alla metà del Dugento. Firenze: Centro Studi Romei, 2014.


'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice