'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice

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DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PARADISO XXVII



Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 177


                                                                 

`l Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo',                 1
cominciò, `gloria!', tutto 'l paradiso,
sì che m'inebrïava il dolce canto.

   Ciò ch'io vedeva mi sembiava un riso                   4
de l'universo; per che mia ebbrezza
intrava per l'udire e per lo viso.

   Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!                          7
oh vita intègra d'amore e di pace!
oh sanza brama sicura ricchezza!

   Dinanzi a li occhi miei le quattro face                 10
stavano accese, e quella che pria venne
incominciò a farsi più vivace,

   e tal ne la sembianza sua divenne,                       13
qual diverrebbe Iove, s'elli e Marte
fossero augelli e cambiassersi penne.

   La provedenza, che quivi comparte                     16
vice e officio, nel beato coro
silenzio posto avea da ogne parte,

   quand' ïo udi': «Se io mi trascoloro,                    19
non ti maravigliar, ché, dicend' io,
vedrai trascolorar tutti costoro.

   Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio,                22
il luogo mio, il luogo mio, che vaca
ne la presenza del Figliuol di Dio,

   fatt' ha del cimitero mio cloaca                             25
del sangue e de la puzza; onde 'l perverso
che cadde di qua sù, là giù si placa».

   Di quel color che per lo sole avverso                  28
nube dipigne da sera e da mane,
vid' ïo allora tutto 'l ciel cosperso.

   E come donna onesta che permane                     31
di sé sicura, e per l'altrui fallanza,
pur ascoltando, timida si fane,

   così Beatrice trasmutò sembianza;                      34
e tale eclissi credo che 'n ciel fue
quando patì la supprema possanza.

  Poi procedetter le parole sue                                  37
con voce tanto da sé trasmutata,
che la sembianza non si mutò piùe:

   «Non fu la sposa di Cristo allevata                       40
del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,
per essere ad acquisto d'oro usata;

   ma per acquisto d'esto viver lieto                        43
e Sisto e Pïo e Calisto e Urbano
sparser lo sangue dopo molto fleto.

   Non fu nostra intenzion ch'a destra mano        46
d'i nostri successor parte sedesse,
parte da l'altra del popol cristiano;

   né che le chiavi che mi fuor concesse,                 49
divenisser signaculo in vessillo
che contra battezzati combattesse;

   né ch'io fossi figura di sigillo                                 52
a privilegi venduti e mendaci,
ond' io sovente arrosso e disfavillo.

   In vesta di pastor lupi rapaci                                 55
si veggion di qua sù per tutti i paschi:
o difesa di Dio, perché pur giaci?

   Del sangue nostro Caorsini e Guaschi                 58
s'apparecchian di bere: o buon principio,
a che vil fine convien che tu caschi!                                                                                      

   Ma l'alta provedenza, che con Scipio                   61
difese a Roma la gloria del mondo,
soccorrà tosto, sì com' io concipio;
                                                                                     

   e tu, figliuol, che per lo mortal pondo                 64
ancor giù tornerai, apri la bocca,
e non asconder quel ch'io non ascondo».

   Sì come di vapor gelati fiocca                                67
in giuso l'aere nostro, quando 'l corno
de la capra del ciel col sol si tocca,

   in sù vid' io così l'etera addorno                          70
farsi e fioccar di vapor trïunfanti
che fatto avien con noi quivi soggiorno.

   Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,                 73
e seguì fin che 'l mezzo, per lo molto,
li tolse il trapassar del più avanti.

   Onde la donna, che mi vide assolto                     76
de l'attendere in sù, mi disse: «Adima
il viso e guarda come tu se' vòlto».

   Da l'ora ch'ïo avea guardato prima                      79
i' vidi mosso me per tutto l'arco
che fa dal mezzo al fine il primo clima;

   sì ch'io vedea di là da Gade il varco                      82  
folle d'Ulisse, e di qua presso il lito
nel qual si fece Europa dolce carco.

   E più mi fora discoverto il sito                              85
di questa aiuola; ma 'l sol procedea
sotto i mie' piedi un segno e più partito.

   La mente innamorata, che donnea                      88
con la mia donna sempre, di ridure
ad essa li occhi più che mai ardea;

   e se natura o arte fé pasture                                   91
da pigliare occhi, per aver la mente,
in carne umana o ne le sue pitture,

   tutte adunate, parrebber nïente                           94
ver' lo piacer divin che mi refulse,
quando mi volsi al suo viso ridente.

   E la virtù che lo sguardo m'indulse,                    97
del bel nido di Leda mi divelse,
e nel ciel velocissimo m'impulse.

   Le parti sue vivissime ed eccelse                        100
sì uniforme son, ch'i' non so dire
qual Bëatrice per loco mi scelse.

   Ma ella, che vedëa 'l mio disire,                            103
incominciò, ridendo tanto lieta,
che Dio parea nel suo volto gioire:

   «La natura del mondo, che quïeta                       106
il mezzo e tutto l'altro intorno move,
quinci comincia come da sua meta;

   e questo cielo non ha altro dove                          109
che la mente divina, in che s'accende
l'amor che 'l volge e la virtù ch'ei piove.

  Luce e amor d'un cerchio lui comprende,          112
sì come questo li altri; e quel precinto
colui che 'l cinge solamente intende.

   Non è suo moto per altro distinto,                      115
ma li altri son mensurati da questo,
sì come diece da mezzo e da quinto;

   e come il tempo tegna in cotal testo                   118
le sue radici e ne li altri le fronde,
omai a te può esser manifesto.

   Oh cupidigia che i mortali affonde                       121
sì sotto te, che nessuno ha podere
di trarre li occhi fuor de le tue onde!

   Ben fiorisce ne li uomini il volere;                       124
ma la pioggia continüa converte
in bozzacchioni le sosine vere.

   Fede e innocenza son reperte                               127
solo ne' parvoletti; poi ciascuna
pria fugge che le guance sian coperte.

   Tale, balbuzïendo ancor, digiuna,                         130
che poi divora, con la lingua sciolta,
qualunque cibo per qualunque luna;

   e tal, balbuzïendo, ama e ascolta                          133
la madre sua, che, con loquela intera,
disïa poi di vederla sepolta.

   Così si fa la pelle bianca nera                                 136
nel primo aspetto de la bella figlia
di quel ch'apporta mane e lascia sera.

   Tu, perché non ti facci maraviglia,                       139
pensa che 'n terra non è chi governi;
onde sì svïa l'umana famiglia.

   Ma prima che gennaio tutto si sverni                  142
per la centesma ch'è là giù negletta,
raggeran sì questi cerchi superni,

   che la fortuna che tanto s'aspetta,                       145
le poppe volgerà u' son le prore,
sì che la classe correrà diretta;

   e vero frutto verrà dopo 'l fiore».                         148






Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol.



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