'Dante vivo', 1997-2022 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice

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Cielo Stellate



DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PARADISO XXVII



Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 177


                                                                 

`l Padre, al Figlio, a lo Spirito Santo',
cominciò, `gloria!', tutto 'l paradiso,
   sì che m'inebrïava il dolce canto.

  Ciò ch'io vedeva mi sembiava un riso
  de l'universo; per che mia ebbrezza
  intrava per l'udire e per lo viso.

  Oh gioia! oh ineffabile allegrezza!
  oh vita intègra d'amore e di pace!
  oh sanza brama sicura ricchezza!

10   Dinanzi a li occhi miei le quattro face
  stavano accese, e quella che pria venne
  incominciò a farsi più vivace,
                                                                                                              

13   e tal ne la sembianza sua divenne,
  qual diverrebbe Iove, s'elli e Marte
  fossero augelli e cambiassersi penne.

16   La provedenza, che quivi comparte
  vice e officio, nel beato coro
  silenzio posto avea da ogne parte,

19   quand' ïo udi': «Se io mi trascoloro,
  non ti maravigliar, ché, dicend' io,
  vedrai trascolorar tutti costoro.

22   Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio,
  il luogo mio, il luogo mio, che vaca
  ne la presenza del Figliuol di Dio,

25   fatt' ha del cimitero mio cloaca
  del sangue e de la puzza; onde 'l perverso
  che cadde di qua sù, là giù si placa».

28   Di quel color che per lo sole avverso
  nube dipigne da sera e da mane,
  vid' ïo allora tutto 'l ciel cosperso.

31   E come donna onesta che permane
  di sé sicura, e per l'altrui fallanza,
  pur ascoltando, timida si fane,

34   così Beatrice trasmutò sembianza; 
  e tale eclissi credo che 'n ciel fue
  quando patì la supprema possanza.

37  Poi procedetter le parole sue
  con voce tanto da sé trasmutata,
  che la sembianza non si mutò piùe:

40   «Non fu la sposa di Cristo allevata 
  del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,
  per essere ad acquisto d'oro usata;
                                                                                                             

43   ma per acquisto d'esto viver lieto 
  e Sisto e Pïo e Calisto e Urbano
  sparser lo sangue dopo molto fleto.

46   Non fu nostra intenzion ch'a destra mano
  d'i nostri successor parte sedesse,
  parte da l'altra del popol cristiano;

49   né che le chiavi che mi fuor concesse,
  divenisser signaculo in vessillo
  che contra battezzati combattesse;

52   né ch'io fossi figura di sigillo 
  a privilegi venduti e mendaci,
  ond' io sovente arrosso e disfavillo.

55   In vesta di pastor lupi rapaci
  si veggion di qua sù per tutti i paschi:
  o difesa di Dio, perché pur giaci?

58   Del sangue nostro Caorsini e Guaschi
  s'apparecchian di bere: o buon principio,
  a che vil fine convien che tu caschi!                                                                                      

61   Ma l'alta provedenza, che con Scipio
  difese a Roma la gloria del mondo,
  soccorrà tosto, sì com' io concipio;
                                                                                     

64   e tu, figliuol, che per lo mortal pondo
  ancor giù tornerai, apri la bocca,
  e non asconder quel ch'io non ascondo».

67   Sì come di vapor gelati fiocca
  in giuso l'aere nostro, quando 'l corno
  de la capra del ciel col sol si tocca,

70   in sù vid' io così l'etera addorno 
  farsi e fioccar di vapor trïunfanti
  che fatto avien con noi quivi soggiorno.

73   Lo viso mio seguiva i suoi sembianti,
  e seguì fin che 'l mezzo, per lo molto,
  li tolse il trapassar del più avanti.

76   Onde la donna, che mi vide assolto 
  de l'attendere in sù, mi disse: «Adima
  il viso e guarda come tu se' vòlto».

79   Da l'ora ch'ïo avea guardato prima 
  i' vidi mosso me per tutto l'arco
  che fa dal mezzo al fine il primo clima;

82   sì ch'io vedea di là da Gade il varco 
  folle d'Ulisse, e di qua presso il lito
  nel qual si fece Europa dolce carco.

85   E più mi fora discoverto il sito 
  di questa aiuola; ma 'l sol procedea
  sotto i mie' piedi un segno e più partito.

88   La mente innamorata, che donnea
  con la mia donna sempre, di ridure
  ad essa li occhi più che mai ardea;

91   e se natura o arte fé pasture
  da pigliare occhi, per aver la mente,
  in carne umana o ne le sue pitture,

94   tutte adunate, parrebber nïente  
  ver' lo piacer divin che mi refulse,
  quando mi volsi al suo viso ridente.

97   E la virtù che lo sguardo m'indulse,             Primo Mobile
  del bel nido di Leda mi divelse,
  e nel ciel velocissimo m'impulse.

100   Le parti sue vivissime ed eccelse
  sì uniforme son, ch'i' non so dire
  qual Bëatrice per loco mi scelse.
                                                                                                                      

103   Ma ella, che vedëa 'l mio disire,
  incominciò, ridendo tanto lieta,
  che Dio parea nel suo volto gioire:

106   «La natura del mondo, che quïeta
  il mezzo e tutto l'altro intorno move,
  quinci comincia come da sua meta;

109   e questo cielo non ha altro dove
  che la mente divina, in che s'accende
  l'amor che 'l volge e la virtù ch'ei piove.

112  Luce e amor d'un cerchio lui comprende,
  sì come questo li altri; e quel precinto
  colui che 'l cinge solamente intende.

115   Non è suo moto per altro distinto, 
  ma li altri son mensurati da questo,
  sì come diece da mezzo e da quinto;

118   e come il tempo tegna in cotal testo
  le sue radici e ne li altri le fronde,
  omai a te può esser manifesto.

121   Oh cupidigia che i mortali affonde
  sì sotto te, che nessuno ha podere
  di trarre li occhi fuor de le tue onde!

124   Ben fiorisce ne li uomini il volere; 
  ma la pioggia continüa converte
  in bozzacchioni le sosine vere.

127   Fede e innocenza son reperte 
  solo ne' parvoletti; poi ciascuna
  pria fugge che le guance sian coperte.

130   Tale, balbuzïendo ancor, digiuna,                         130
  che poi divora, con la lingua sciolta,
  qualunque cibo per qualunque luna;

133   e tal, balbuzïendo, ama e ascolta 
  la madre sua, che, con loquela intera,
  disïa poi di vederla sepolta.

136   Così si fa la pelle bianca nera
  nel primo aspetto de la bella figlia
  di quel ch'apporta mane e lascia sera.

139   Tu, perché non ti facci maraviglia,
  pensa che 'n terra non è chi governi;
  onde sì svïa l'umana famiglia.

142   Ma prima che gennaio tutto si sverni
  per la centesma ch'è là giù negletta,
  raggeran sì questi cerchi superni,

145   che la fortuna che tanto s'aspetta,
  le poppe volgerà u' son le prore,
  sì che la classe correrà diretta;

148   e vero frutto verrà dopo 'l fiore».






Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol.



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