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Reader/Lettore, Carlo Poli



DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PARADISO XXIX


uando ambedue li figli di Latona,                   1
coperti del Montone e de la Libra,
fanno de l'orizzonte insieme zona,

   quant' è dal punto che 'l cenìt inlibra                  4
infin che l'uno e l'altro da quel cinto,
cambiando l'emisperio, si dilibra,

   tanto, col volto di riso dipinto,                           7
si tacque Bëatrice, riguardando
fiso nel punto che m'avëa vinto.

   Poi cominciò: «Io dico, e non dimando,             10
quel che tu vuoli udir, perch' io l'ho visto
là 've s'appunta ogne ubi e ogne quando.

   Non per aver a sé di bene acquisto,                   13
ch'esser non può, ma perché suo splendore
potesse, risplendendo, dir ``Subsisto",

   in sua etternità di tempo fore,                           16
fuor d'ogne altro comprender, come i piacque,
s'aperse in nuovi amor l'etterno amore.

   Né prima quasi torpente si giacque;                   19
ché né prima né poscia procedette
lo discorrer di Dio sovra quest' acque.

   Forma e materia, congiunte e purette,                22
usciro ad esser che non avia fallo,
come d'arco tricordo tre saette.

   E come in vetro, in ambra o in cristallo              25
raggio resplende sì, che dal venire
a l'esser tutto non è intervallo,

   così 'l triforme effetto del suo sire                     28
ne l'esser suo raggiò insieme tutto
sanza distinzïone in essordire.

   Concreato fu ordine e costrutto                         31
a le sustanze; e quelle furon cima
nel mondo in che puro atto fu produtto;

   pura potenza tenne la parte ima;                        34
nel mezzo strinse potenza con atto
tal vime, che già mai non si divima.

   Ieronimo vi scrisse lungo tratto                          37
di secoli de li angeli creati
anzi che l'altro mondo fosse fatto;

  ma questo vero è scritto in molti lati                    40
da li scrittor de lo Spirito Santo,
e tu te n'avvedrai se bene agguati;

   e anche la ragione il vede alquanto,                    43
che non concederebbe che ' motori
sanza sua perfezion fosser cotanto.

  Or sai tu dove e quando questi amori                  46
furon creati e come: sì che spenti
nel tuo disïo già son tre ardori.

   Né giugneriesi, numerando, al venti                   49
sì tosto, come de li angeli parte
turbò il suggetto d'i vostri alimenti.

   L'altra rimase, e cominciò quest' arte                 52
che tu discerni, con tanto diletto,
che mai da circüir non si diparte.

   Principio del cader fu il maladetto                      55
superbir di colui che tu vedesti
da tutti i pesi del mondo costretto.

   Quelli che vedi qui furon modesti                       58
a riconoscer sé da la bontate
che li avea fatti a tanto intender presti:

   per che le viste lor furo essaltate                        61
con grazia illuminante e con lor merto,
si c'hanno ferma e piena volontate;

   e non voglio che dubbi, ma sia certo,                 64
che ricever la grazia è meritorio
secondo che l'affetto l'è aperto.

   Omai dintorno a questo consistorio                    67
puoi contemplare assai, se le parole
mie son ricolte, sanz' altro aiutorio.

   Ma perché 'n terra per le vostre scole                 70
si legge che l'angelica natura
è tal, che 'ntende e si ricorda e vole,

   ancor dirò, perché tu veggi pura                         73
la verità che là giù si confonde,
equivocando in sì fatta lettura.

   Queste sustanze, poi che fur gioconde                76
de la faccia di Dio, non volser viso
da essa, da cui nulla si nasconde:

   però non hanno vedere interciso                        79
da novo obietto, e però non bisogna
rememorar per concetto diviso;

   sì che là giù, non dormendo, si sogna,                82
credendo e non credendo dicer vero;
ma ne l'uno è più colpa e più vergogna.

   Voi non andate giù per un sentiero                     85
filosofando: tanto vi trasporta
l'amor de l'apparenza e 'l suo pensiero!

   E ancor questo qua sù si comporta                     88
con men disdegno che quando è posposta
la divina Scrittura o quando è torta.

   Non vi si pensa quanto sangue costa                   91
seminarla nel mondo e quanto piace
chi umilmente con essa s'accosta.

   Per apparer ciascun s'ingegna e face                   94
sue invenzioni; e quelle son trascorse
da' predicanti e 'l Vangelio si tace.

   Un dice che la luna si ritorse                              97
ne la passion di Cristo e s'interpuose,
per che 'l lume del sol giù non si porse;

   e mente, ché la luce si nascose                           100
da sé: però a li Spani e a l'Indi
come a' Giudei tale eclissi rispuose.

   Non ha Fiorenza tanti Lapi e Bindi                     103
quante sì fatte favole per anno
in pergamo si gridan quinci e quindi:

   sì che le pecorelle, che non sanno,                     106
tornan del pasco pasciute di vento,
e non le scusa non veder lo danno.

   Non disse Cristo al suo primo convento:             109
`Andate, e predicate al mondo ciance';
ma diede lor verace fondamento;

  e quel tanto sonò ne le sue guance,                     112
sì ch'a pugnar per accender la fede
de l'Evangelio fero scudo e lance.

   Ora si va con motti e con iscede                        115
a predicare, e pur che ben si rida,
gonfia il cappuccio e più non si richiede.

   Ma tale uccel nel becchetto s'annida,                 118
che se 'l vulgo il vedesse, vederebbe
la perdonanza di ch'el si confida:

   per cui tanta stoltezza in terra crebbe,                121
che, sanza prova d'alcun testimonio,
ad ogne promession si correrebbe.

   Di questo ingrassa il porco sant' Antonio,           124
e altri assai che sono ancor più porci,
pagando di moneta sanza conio.

   Ma perché siam digressi assai, ritorci                 127
li occhi oramai verso la dritta strada,
sì che la via col tempo si raccorci.

   Questa natura sì oltre s'ingrada                         130
in numero, che mai non fu loquela
né concetto mortal che tanto vada;

   e se tu guardi quel che si revela                        133
per Danïel, vedrai che 'n sue migliaia
determinato numero si cela.

   La prima luce, che tutta la raia,                        136
per tanti modi in essa si recepe,
quanti son li splendori a chi s'appaia.

   Onde, però che a l'atto che concepe                 139
segue l'affetto, d'amar la dolcezza
diversamente in essa ferve e tepe.

   Vedi l'eccelso omai e la larghezza                     142
de l'etterno valor, poscia che tanti
speculi fatti s'ha in che si spezza,

   uno manendo in sé come davanti».                   145


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