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Reader/Lettore, Carlo Poli



DANTE ALIGHIERI

          COMMEDIA. PURGATORIO XXX


uando il settentrïon del primo cielo,              1
che né occaso mai seppe né orto
né d'altra nebbia che di colpa velo,

   e che faceva lì ciascun accorto                         4
di suo dover, come 'l più basso face
qual temon gira per venire a porto,

   fermo s'affisse: la gente verace,                        7
venuta prima tra 'l grifone ed esso,
al carro volse sé come a sua pace;

   e un di loro, quasi da ciel messo,                      10
`Veni, sponsa, de Libano' cantando
gridò tre volte, e tutti li altri appresso.
                                                                     

  Quali i beati al novissimo bando                        13
surgeran presti ognun di sua caverna,
la revestita voce alleluiando,

   cotali in su la divina basterna                           16
si levar cento, ad vocem tanti senis,
ministri e messaggier di vita etterna.
                                                                     

   Tutti dicean: `Benedictus qui venis!',               19
e fior gittando e di sopra e dintorno,
`Manibus, oh, date lilïa plenis!'.

   Io vidi già nel cominciar del giorno                   22
la parte orïental tutta rosata,
e l'altro ciel di bel sereno addorno;

   e la faccia del sol nascere ombrata,                  25
sì che per temperanza di vapori
l'occhio la sostenea lunga fïata:

   così dentro una nuvola di fiori                         28
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,

   sovra candido vel cinta d'uliva                         31  
donna m'apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.

   E lo spirito mio, che già cotanto                       34
tempo era stato ch'a la sua presenza
non era di stupor, tremando, affranto,

   sanza de li occhi aver più conoscenza,              37
per occulta virtù che da lei mosse,
d'antico amor sentì la gran potenza.

   Tosto che ne la vista mi percosse                     40
l'alta virtù che già m'avea trafitto
prima ch'io fuor di püerizia fosse,

   volsimi a la sinistra col respitto                         43
col quale il fantolin corre a la mamma
quando ha paura o quando elli è afflitto,

   per dicere a Virgilio: `Men che dramma             46
di sangue m'è rimaso che non tremi:
conosco i segni de l'antica fiamma'.

   Ma Virgilio n'avea lasciati scemi                       49
di sé, Virgilio dolcissimo patre,
Virgilio a cui per mia salute die'mi;

   né quantunque perdeo l'antica matre,                52
valse a le guance nette di rugiada,
che, lagrimando, non tornasser atre.

   «Dante, perché Virgilio se ne vada,                   55
non pianger anco, non piangere ancora;
ché pianger ti conven per altra spada».

   Quasi ammiraglio che in poppa e in prora          58
viene a veder la gente che ministra
per li altri legni, e a ben far l'incora;

   in su la sponda del carro sinistra,                      61
quando mi volsi al suon del nome mio,
che di necessità qui si registra,

   vidi la donna che pria m'appario                       64
velata sotto l'angelica festa,
drizzar li occhi ver' me di qua dal rio.

   Tutto che 'l vel che le scendea di testa,             67
cerchiato de le fronde di Minerva,
non la lasciasse parer manifesta,

   regalmente ne l'atto ancor proterva                   70
continüò come colui che dice
e 'l più caldo parlar dietro reserva:

   «Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.       73
Come degnasti d'accedere al monte?
non sapei tu che qui è l'uom felice?».

  Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte;              76
ma veggendomi in esso, i trassi a l'erba,
tanta vergogna mi gravò la fronte.

   Così la madre al figlio par superba,                   79
com' ella parve a me; perché d'amaro
sente il sapor de la pietade acerba.

   Ella si tacque; e li angeli cantaro                       82
di sùbito `In te, Domine, speravi';
ma oltre `pedes meos' non passaro.
                                                                     

   Sì come neve tra le vive travi                           85
per lo dosso d'Italia si congela,
soffiata e stretta da li venti schiavi,

   poi, liquefatta, in sé stessa trapela,                    88
pur che la terra che perde ombra spiri,
sì che par foco fonder la candela;

   così fui sanza lagrime e sospiri                         91
anzi 'l cantar di quei che notan sempre
dietro a le note de li etterni giri;

  ma poi che 'ntesi ne le dolci tempre                   94
lor compatire a me, par che se detto
avesser: `Donna, perché sì lo stempre?',

   lo gel che m'era intorno al cor ristretto,             97
spirito e acqua fessi, e con angoscia
de la bocca e de li occhi uscì del petto.

   Ella, pur ferma in su la detta coscia                  100
del carro stando, a le sustanze pie
volse le sue parole così poscia:

   «Voi vigilate ne l'etterno die,                           103
sì che notte né sonno a voi non fura
passo che faccia il secol per sue vie;

   onde la mia risposta è con più cura                  106
che m'intenda colui che di là piagne,
perché sia colpa e duol d'una misura.

   Non pur per ovra de le rote magne,                 109
che drizzan ciascun seme ad alcun fine
secondo che le stelle son compagne,

   ma per larghezza di grazie divine,                    121
che sì alti vapori hanno a lor piova,
che nostre viste là non van vicine,

   questi fu tal ne la sua vita nova                       124
virtüalmente, ch'ogne abito destro
fatto averebbe in lui mirabil prova.

   Ma tanto più maligno e più silvestro                127
si fa 'l terren col mal seme e non cólto,
quant' elli ha più di buon vigor terrestro.

   Alcun tempo il sostenni col mio volto:             130
mostrando li occhi giovanetti a lui,
meco il menava in dritta parte vòlto.

   Sì tosto come in su la soglia fui                      133
di mia seconda etade e mutai vita,
questi si tolse a me, e diessi altrui.

   Quando di carne a spirto era salita,                 136
e bellezza e virtù cresciuta m'era,
fu' io a lui men cara e men gradita;

   e volse i passi suoi per via non vera,               139
imagini di ben seguendo false,
che nulla promession rendono intera.

  Né l'impetrare ispirazion mi valse,                   142
con le quali e in sogno e altrimenti
lo rivocai: sì poco a lui ne calse!

   Tanto giù cadde, che tutti argomenti               145
a la salute sua eran già corti,
fuor che mostrarli le perdute genti.

   Per questo visitai l'uscio d'i morti,                   148
e a colui che l'ha qua sù condotto,
li prieghi miei, piangendo, furon porti.

   Alto fato di Dio sarebbe rotto,                        151
se Letè si passasse e tal vivanda
fosse gustata sanza alcuno scotto

   di pentimento che lagrime spanda».                154


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