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BOLTON HOLLOWAY, AUREO ANELLO
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1997-2010: FLORENCE'S 'ENGLISH' CEMETERY
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su Inferno
XIX.mp3
DANTE
ALIGHIERI
COMMEDIA.
INFERNO XIX
Simon
mago, o miseri
seguaci
1
che le cose di Dio, che di bontate
deon essere spose, e voi rapaci
per oro e per argento
avolterate,
4
or convien che per voi suoni la tromba,
però che ne la terza bolgia state.
Già eravamo, a
la seguente
tomba,
7
montati de lo scoglio in quella parte
ch'a punto sovra mezzo 'l fosso piomba.
O somma sapïenza,
quanta
è
l'arte
10
che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo,
e quanto giusto tua virtù comparte!
Io vidi per le coste e
per lo
fondo
13
piena la pietra livida di fóri,
d'un largo tutti e ciascun era tondo.
Non mi parean men ampi
né
maggiori
16
che que' che son nel mio bel San Giovanni,
fatti per loco d'i battezzatori;
l'un de li quali, ancor
non
è molt'
anni,
19
rupp' io per un che dentro v'annegava:
e questo sia suggel ch'ogn' omo sganni.
Fuor de la bocca a
ciascun
soperchiava
22
d'un peccator li piedi e de le gambe
infino al grosso, e l'altro dentro stava.
Le piante erano a tutti
accese
intrambe;
25
per che sì forte guizzavan le giunte,
che spezzate averien ritorte e strambe.
Qual suole il
fiammeggiar de le
cose unte 28
muoversi pur su per la strema buccia,
tal era lì dai calcagni a le punte.
«Chi è
colui, maestro,
che si
cruccia
31
guizzando più che li altri suoi consorti»,
diss' io, «e cui più roggia fiamma succia?».
Ed elli a me: «Se
tu vuo'
ch'i' ti
porti
34
là giù per quella ripa che più giace,
da lui saprai di sé e de' suoi torti».
E io: «Tanto
m'è bel,
quanto a te
piace:
37
tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto
dal tuo volere, e sai quel che si tace».
Allor venimmo in su
l'argine
quarto;
40
volgemmo e discendemmo a mano stanca
là giù nel fondo foracchiato e arto.
Lo buon maestro ancor
de la sua
anca
43
non mi dipuose, sì mi giunse al rotto
di quel che si piangeva con la zanca.
«O qual che se'
che 'l di
sù tien di
sotto,
46
anima trista come pal commessa»,
comincia' io a dir, «se puoi, fa motto».
Io stava come 'l frate
che
confessa
49
lo perfido assessin, che, poi ch'è fitto,
richiama lui per che la morte cessa.
Ed el gridò:
«Se' tu
già costì
ritto,
52
se' tu già costì ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi mentì lo scritto.
Se' tu sì tosto
di quell'
aver
sazio
55
per lo qual non temesti tòrre a 'nganno
la bella donna, e poi di farne strazio?».
Tal mi fec' io, quai
son color che
stanno,
58
per non intender ciò ch'è lor risposto,
quasi scornati, e risponder non sanno.
Allor Virgilio disse:
«Dilli
tosto:
61
``Non son colui, non son colui che credi"»;
e io rispuosi come a me fu imposto.
Per che lo spirto tutti
storse i
piedi;
64
poi, sospirando e con voce di pianto,
mi disse: «Dunque che a me richiedi?
Se di saper ch'i' sia ti cal
cotanto,
67
che tu abbi però la ripa corsa,
sappi ch'i' fui vestito del gran manto;
e veramente fui
figliuol de
l'orsa,
70
cupido sì per avanzar li orsatti,
che sù l'avere e qui me misi in borsa.
Di sotto al capo mio
son li altri
tratti
73
che precedetter me simoneggiando,
per le fessure de la pietra piatti.
Là giù
cascherò io altresì
quando
76
verrà colui ch'i' credea che tu fossi,
allor ch'i' feci 'l sùbito dimando.
Ma più è
'l tempo
già che i piè mi
cossi 79
e ch'i' son stato così sottosopra,
ch'el non starà piantato coi piè rossi:
ché dopo lui
verrà di
più laida
opra,
82
di ver' ponente, un pastor sanza legge,
tal che convien che lui e me ricuopra.
Nuovo Iasón
sarà, di
cui si
legge
85
ne' Maccabei; e come a quel fu molle
suo re, così fia lui chi Francia regge».
Io non so s'i' mi fui
qui troppo
folle,
88
ch'i' pur rispuosi lui a questo metro:
«Deh, or mi dì: quanto tesoro volle
Nostro Segnore in prima
da san
Pietro
91
ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?
Certo non chiese se non ``Viemmi retro".
Né Pier
né li altri
tolsero a
Matia
94
oro od argento, quando fu sortito
al loco che perdé l'anima ria.
Però ti sta,
ché tu
se' ben
punito;
97
e guarda ben la mal tolta moneta
ch'esser ti fece contra Carlo ardito.

E se non fosse ch'ancor
lo mi
vieta
100
la reverenza de le somme chiavi
che tu tenesti ne la vita lieta,
io userei parole ancor
più
gravi;
103
ché la vostra avarizia il mondo attrista,
calcando i buoni e sollevando i pravi.
Di voi pastor s'accorse
il
Vangelista,
106
quando colei che siede sopra l'acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista;
quella che con le sette
teste
nacque,
109
e da le diece corna ebbe argomento,
fin che virtute al suo marito piacque.
Fatto v'avete dio d'oro
e
d'argento;
112
e che altro è da voi a l'idolatre,
se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?
Ahi, Costantin, di
quanto mal fu
matre, 115
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre!».
E mentr' io li cantava
cotai
note,
118
o ira o coscïenza che 'l mordesse,
forte spingava con ambo le piote.
I' credo ben ch'al mio
duca
piacesse,
121
con sì contenta labbia sempre attese
lo suon de le parole vere espresse.
Però con ambo le
braccia mi
prese;
124
e poi che tutto su mi s'ebbe al petto,
rimontò per la via onde discese.
Né si
stancò d'avermi
a sé
distretto,
127
sì men portò sovra 'l colmo de l'arco
che dal quarto al quinto argine è tragetto.
Quivi soavemente spuose
il
carco,
130
soave per lo scoglio sconcio ed erto
che sarebbe a le capre duro varco.
Indi un altro vallon mi
fu
scoperto.
133

William Blake, Hell Canto 19
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