FLORIN
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JULIA
BOLTON HOLLOWAY, AUREO ANELLO
ASSOCIATION,
1997-2010: FLORENCE'S 'ENGLISH' CEMETERY
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ANELLO,
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COMMEDIA. INFERNO XXXI
na medesma
lingua pria mi morse, 1
sì che mi tinse l'una e l'altra guancia,
e poi la medicina mi riporse;
così od'
io che solea far la
lancia
4
d'Achille e del suo padre esser cagione
prima di trista e poi di buona mancia.
Noi demmo il
dosso al misero vallone 7
su per la ripa che 'l cinge dintorno,
attraversando sanza alcun sermone.
Quiv' era men che
notte e men che giorno,10
sì che 'l viso m'andava innanzi poco;
ma io senti' sonare un alto corno,
tanto ch'avrebbe
ogne tuon fatto fioco, 13
che, contra sé la sua via seguitando,
dirizzò li occhi miei tutti ad un loco.
Dopo la dolorosa
rotta,
quando
16
Carlo Magno perdé la santa gesta,
non sonò sì terribilmente Orlando.
Poco portäi
in là volta la
testa,
19
che me parve veder molte alte torri;
ond' io: «Maestro, dì, che terra è questa?».
Ed elli a me:
«Però che tu trascorri
22
per le tenebre troppo da la lungi,
avvien che poi nel maginare abborri.
Tu vedrai ben, se
tu là ti congiungi, 25
quanto 'l senso s'inganna di lontano;
però alquanto più te stesso pungi».
Poi caramente mi
prese per mano 28
e disse: «Pria che noi siam più avanti,
acciò che 'l fatto men ti paia strano,
sappi che non son
torri, ma giganti, 31
e son nel pozzo intorno da la ripa
da l'umbilico in giuso tutti quanti».
Come quando la
nebbia si dissipa, 34
lo sguardo a poco a poco raffigura
ciò che cela 'l vapor che l'aere stipa,
così
forando l'aura grossa e
scura, 37
più e più appressando ver' la sponda,
fuggiemi errore e cresciemi paura;
però che,
come su la cerchia tonda 40
Montereggion di torri si corona,
così la proda che 'l pozzo circonda

torreggiavan di
mezza la persona 43
li orribili giganti, cui minaccia
Giove del cielo ancora quando tuona.
E io scorgeva
già d'alcun la faccia, 46
le spalle e 'l petto e del ventre gran parte,
e per le coste giù ambo le braccia.
Natura certo,
quando lasciò
l'arte 49
di sì fatti animali, assai fé bene
per tòrre tali essecutori a Marte.
E s'ella
d'elefanti e di
balene
52
non si pente, chi guarda sottilmente,
più giusta e più discreta la ne tene;
ché dove
l'argomento de la mente 55
s'aggiugne al mal volere e a la possa,
nessun riparo vi può far la gente.
La faccia sua mi
parea lunga e grossa 58
come la pina di San Pietro a Roma,
e a sua proporzione eran l'altre ossa;
sì che la
ripa, ch'era
perizoma
61
dal mezzo in giù, ne mostrava ben tanto
di sovra, che di giugnere a la chioma
tre Frison
s'averien dato mal vanto; 64
però ch'i' ne vedea trenta gran palmi
dal loco in giù dov' omo affibbia 'l manto.
«Raphèl
maì
amècche
zabì
almi»,
67
cominciò a gridar la fiera bocca,
cui non si convenia più dolci salmi.
E 'l duca mio
ver' lui: «Anima sciocca, 70
tienti col corno, e con quel ti disfoga
quand' ira o altra passïon ti tocca!
Cércati al
collo, e troverai la
soga 73
che 'l tien legato, o anima confusa,
e vedi lui che 'l gran petto ti doga».
Poi disse a me:
«Elli stessi s'accusa; 76
questi è Nembrotto per lo cui mal coto
pur un linguaggio nel mondo non s'usa.
Lasciànlo
stare e non parliamo a vòto; 79
ché così è a lui ciascun linguaggio
come 'l suo ad altrui, ch'a nullo è noto».
Facemmo adunque
più lungo vïaggio, 82
vòlti a sinistra; e al trar d'un balestro
trovammo l'altro assai più fero e maggio.
A cigner lui qual
che fosse 'l maestro, 85
non so io dir, ma el tenea soccinto
dinanzi l'altro e dietro il braccio destro
d'una catena che
'l tenea
avvinto
88
dal collo in giù, sì che 'n su lo scoperto
si ravvolgëa infino al giro quinto.
«Questo
superbo volle esser esperto
91
di sua potenza contra 'l sommo Giove»,
disse 'l mio duca, «ond' elli ha cotal merto.
Fïalte ha
nome, e fece le gran
prove 94
quando i giganti fer paura a' dèi;
le braccia ch'el menò, già mai non move».
E io a lui:
«S'esser puote, io
vorrei 97
che de lo smisurato Brïareo
esperïenza avesser li occhi mei».
Ond' ei rispuose:
«Tu vedrai Anteo
100
presso di qui che parla ed è disciolto,
che ne porrà nel fondo d'ogne reo.
Quel che tu vuo'
veder, più là è
molto
103
ed è legato e fatto come questo,
salvo che più feroce par nel volto».
Non fu tremoto
già tanto
rubesto,
106
che scotesse una torre così forte,
come Fïalte a scuotersi fu presto.
Allor temett' io
più che mai la
morte,
109
e non v'era mestier più che la dotta,
s'io non avessi viste le ritorte.
Noi procedemmo
più avante
allotta,
112
e venimmo ad Anteo, che ben cinque alle,
sanza la testa, uscia fuor de la grotta.
«O tu che
ne la fortunata
valle
115
che fece Scipïon di gloria reda,
quand' Anibàl co' suoi diede le spalle,
recasti
già mille leon per
preda,
118
e che, se fossi stato a l'alta guerra
de' tuoi fratelli, ancor par che si creda
ch'avrebber vinto
i figli de la
terra:
121
mettine giù, e non ten vegna schifo,
dove Cocito la freddura serra.
Non ci fare ire a
Tizio né a
Tifo:
124
questi può dar di quel che qui si brama;
però ti china e non torcer lo grifo.
Ancor ti
può nel mondo render
fama,
127
ch'el vive, e lunga vita ancor aspetta
se 'nnanzi tempo grazia a sé nol chiama».
Così disse
'l maestro; e quelli in
fretta
130
le man distese, e prese 'l duca mio,
ond' Ercule sentì già grande stretta.
Virgilio, quando
prender si
sentio,
133
disse a me: «Fatti qua, sì ch'io ti prenda»;
poi fece sì ch'un fascio era elli e io.
Qual pare a
riguardar la
Carisenda
136
sotto 'l chinato, quando un nuvol vada
sovr' essa sì, ched ella incontro penda:
tal parve
Antëo a me che stava a
bada
139
di vederlo chinare, e fu tal ora
ch'i' avrei voluto ir per altra strada.
Ma lievemente al
fondo che
divora
142
Lucifero con Giuda, ci sposò;
né, sì chinato, lì fece dimora,
e come albero in
nave si levò.
145
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