FLORIN
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JULIA
BOLTON HOLLOWAY, AUREO ANELLO
ASSOCIATION,
1997-2010: FLORENCE'S 'ENGLISH' CEMETERY
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LANDOR || FLORENCE
IN SEPIA || BRUNETTO
LATINO, DANTE ALIGHIERI AND GEOFFREY
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ANELLO,
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COMMEDIA. INFERNO XXVIII
hi poria mai
pur con parole sciolte
1
dicer del sangue e de le piaghe a pieno
ch'i' ora vidi, per narrar più volte?
Ogne lingua per certo verria
meno
4
per lo nostro sermone e per la mente
c'hanno a tanto comprender poco seno.
S'el s'aunasse ancor tutta la
gente
7
che già, in su la fortunata terra
di Puglia, fu del suo sangue dolente
per li Troiani e per la lunga
guerra
10
che de l'anella fé sì alte spoglie,
come Livïo scrive, che non erra,
con quella che sentio di colpi
doglie
13
per contastare a Ruberto Guiscardo;
e l'altra il cui ossame ancor s'accoglie
a Ceperan, là dove fu
bugiardo
16
ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo,
dove sanz' arme vinse il vecchio Alardo;

e qual forato suo membro e qual
mozzo 19
mostrasse, d'aequar sarebbe nulla
il modo de la nona bolgia sozzo.
Già veggia, per mezzul
perdere o lulla, 22
com' io vidi un, così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.
Tra le gambe pendevan le
minugia;
25
la corata pareva e 'l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.
Mentre che tutto in lui veder
m'attacco, 28
guardommi e con le man s'aperse il petto,
dicendo: «Or vedi com' io mi dilacco!
vedi come storpiato è
Mäometto!
31
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.
E tutti li altri che tu vedi
qui,
34
seminator di scandalo e di scisma
fuor vivi, e però son fessi così.
Un diavolo è qua dietro che
n'accisma 37
sì crudelmente, al taglio de la spada
rimettendo ciascun di questa risma,
quand' avem volta la dolente
strada;
40
però che le ferite son richiuse
prima ch'altri dinanzi li rivada.
Ma tu chi se' che 'n su lo scoglio
muse, 43
forse per indugiar d'ire a la pena
ch'è giudicata in su le tue accuse?».
«Né morte 'l giunse
ancor, né colpa 'l
mena»
46
rispuose 'l mio maestro, «a tormentarlo;
ma per dar lui esperïenza piena,
a me, che morto son, convien
menarlo
49
per lo 'nferno qua giù di giro in giro;
e quest' è ver così com' io ti parlo».
Più fuor di cento che,
quando
l'udiro,
52
s'arrestaron nel fosso a riguardarmi
per maraviglia, oblïando il martiro.
«Or dì a fra Dolcin
dunque che
s'armi,
55
tu che forse vedra' il sole in breve,
s'ello non vuol qui tosto seguitarmi,
sì di vivanda, che stretta
di
neve
58
non rechi la vittoria al Noarese,
ch'altrimenti acquistar non saria leve».
Poi che l'un piè per girsene
sospese,
61
Mäometto mi disse esta parola;
indi a partirsi in terra lo distese.
Un altro, che forata avea la
gola
64
e tronco 'l naso infin sotto le ciglia,
e non avea mai ch'una orecchia sola,
ristato a riguardar per
maraviglia
67
con li altri, innanzi a li altri aprì la canna,
ch'era di fuor d'ogne parte vermiglia,
e disse: «O tu cui colpa non
condanna
70
e cu' io vidi su in terra latina,
se troppa simiglianza non
m'inganna,
rimembriti di Pier da
Medicina,
73
se mai torni a veder lo dolce piano
che da Vercelli a Marcabò dichina.

E fa saper a' due miglior da
Fano,
76
a messer Guido e anco ad Angiolello,
che, se l'antiveder qui non è vano,
gittati saran fuor di lor
vasello
79
e mazzerati presso a la Cattolica
per tradimento d'un tiranno fello.

Tra l'isola di Cipri e di
Maiolica
82
non vide mai sì gran fallo Nettuno,
non da pirate, non da gente argolica.
Quel traditor che vede pur con
l'uno,
85
e tien la terra che tale qui meco
vorrebbe di vedere esser
digiuno,
farà venirli a parlamento
seco;
88
poi farà sì, ch'al vento di Focara
non sarà lor mestier voto né preco».

E io a lui: «Dimostrami e
dichiara,
91
se vuo' ch'i' porti sù di te novella,
chi è colui da la veduta amara».
Allor puose la mano a la
mascella
94
d'un suo compagno e la bocca li aperse,
gridando: «Questi è desso, e non favella.
Questi, scacciato, il dubitar
sommerse
97
in Cesare, affermando che 'l fornito
sempre con danno l'attender sofferse».
Oh quanto mi pareva
sbigottito
100
con la lingua tagliata ne la strozza
Curïo, ch'a dir fu così ardito!
E un ch'avea l'una e l'altra man
mozza, 103
levando i moncherin per l'aura fosca,
sì che 'l sangue facea la faccia sozza,
gridò: «Ricordera'ti
anche del
Mosca,
106
che disse, lasso!, ``Capo ha cosa fatta",
che fu mal seme per la gente tosca».
E io li aggiunsi: «E morte di
tua schiatta»; 109
per ch'elli, accumulando duol con duolo,
sen gio come persona trista e matta.
Ma io rimasi a riguardar lo
stuolo,
112
e vidi cosa ch'io avrei paura,
sanza più prova, di contarla solo;
se non che coscïenza
m'assicura,
115
la buona compagnia che l'uom francheggia
sotto l'asbergo del sentirsi pura.
Io vidi certo, e ancor par ch'io 'l
veggia, 118
un busto sanza capo andar sì come
andavan li altri de la trista greggia;
e 'l capo tronco tenea per le
chiome,
121
pesol con mano a guisa di lanterna:
e quel mirava noi e dicea: «Oh me!».
Di sé facea a sé
stesso
lucerna,
124
ed eran due in uno e uno in due;
com' esser può, quei sa che sì governa.
Quando diritto al piè del
ponte
fue,
127
levò 'l braccio alto con tutta la testa
per appressarne le parole sue,
che fuoro: «Or vedi la pena
molesta,
130
tu che, spirando, vai veggendo i morti:
vedi s'alcuna è grande come questa.
E perché tu di me novella
porti,
133
sappi ch'i' son Bertram dal Bornio, quelli
che diedi al re giovane i ma' conforti.
Io feci il padre e 'l figlio in
sé
ribelli;
136
Achitofèl non fé più d'Absalone
e di Davìd coi malvagi punzelli.
Perch' io parti' così giunte
persone,
139
partito porto il mio cerebro, lasso!,
dal suo principio ch'è in questo troncone.
Così s'osserva in me lo
contrapasso».
142
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