'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice

Call up/Cliccare su PurgatorioXIV.mp3 Reader/Lettore, Carlo Poli
Call up/Cliccare su Purg14.mp3 Lettore, Antonio Crasi



DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PURGATORIO XIV


hi è costui che 'l nostro monte cerchia                1
prima che morte li abbia dato il volo,
e apre li occhi a sua voglia e coverchia?».

   «Non so chi sia, ma so ch'e' non è solo;                     4
domandal tu che più li t'avvicini,
e dolcemente, sì che parli, acco'lo».

   Così due spirti, l'uno a l'altro chini,                           7
ragionavan di me ivi a man dritta;
poi fer li visi, per dirmi, supini;

   e disse l'uno: «O anima che fitta                               10
nel corpo ancora inver' lo ciel ten vai,
per carità ne consola e ne ditta

   onde vieni e chi se'; ché tu ne fai                             13 
tanto maravigliar de la tua grazia,
quanto vuol cosa che non fu più mai».

                                                                                                  

   E io: «Per mezza Toscana si spazia                         16
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia.

   Di sovr' esso rech' io questa persona:                    19
dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno,
ché 'l nome mio ancor molto non suona».

   «Se ben lo 'ntendimento tuo accarno                     22
con lo 'ntelletto», allora mi rispuose
quei che diceva pria, «tu parli d'Arno».

   E l'altro disse lui: «Perché nascose                         25
questi il vocabol di quella riviera,
pur com' om fa de l'orribili cose?».

   E l'ombra che di ciò domandata era,                      28
si sdebitò così: «Non so; ma degno
ben è che 'l nome di tal valle pèra;

   ché dal principio suo, ov' è sì pregno                     31
l'alpestro monte ond' è tronco Peloro,
che 'n pochi luoghi passa oltra quel segno,

   infin là 've si rende per ristoro                                 34
di quel che 'l ciel de la marina asciuga,
ond' hanno i fiumi ciò che va con loro,

   vertù così per nimica si fuga                                     37
da tutti come biscia, o per sventura
del luogo, o per mal uso che li fruga:

   ond' hanno sì mutata lor natura                              40
li abitator de la misera valle, 
che par che Circe li avesse in pastura.

   Tra brutti porci, più degni di galle                          43
che d'altro cibo fatto in uman uso,
dirizza prima il suo povero calle.

   Botoli trova poi, venendo giuso,                             46
ringhiosi più che non chiede lor possa,
e da lor disdegnosa torce il muso.

   Vassi caggendo; e quant' ella più 'ngrossa,         49
tanto più trova di can farsi lupi
la maladetta e sventurata fossa.

   Discesa poi per più pelaghi cupi,                            52
trova le volpi sì piene di froda,
che non temono ingegno che le occùpi.

   Né lascerò di dir perch' altri m'oda;                       55
e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta
di ciò che vero spirto mi disnoda.

   Io veggio tuo nepote che diventa                            58    
cacciator di quei lupi in su la riva
del fiero fiume, e tutti li sgomenta.

   Vende la carne loro essendo viva;                           61
poscia li ancide come antica belva;
molti di vita e sé di pregio priva.

   Sanguinoso esce de la trista selva;                           64
lasciala tal, che di qui a mille anni
ne lo stato primaio non si rinselva».

   Com' a l'annunzio di dogliosi danni                         67
si turba il viso di colui ch'ascolta,
da qual che parte il periglio l'assanni,

   così vid' io l'altr' anima, che volta                            70
stava a udir, turbarsi e farsi trista,
poi ch'ebbe la parola a sé raccolta.

   Lo dir de l'una e de l'altra la vista                             73
mi fer voglioso di saper lor nomi,
e dimanda ne fei con prieghi mista;

   per che lo spirto che di pria parlòmi                       76
ricominciò: «Tu vuo' ch'io mi deduca
nel fare a te ciò che tu far non vuo'mi.

   Ma da che Dio in te vuol che traluca                        79
tanto sua grazia, non ti sarò scarso;
però sappi ch'io fui Guido del Duca.

   Fu il sangue mio d'invidia sì rïarso,                        82    
che se veduto avesse uom farsi lieto,
visto m'avresti di livore sparso.

   Di mia semente cotal paglia mieto;                         85       
o gente umana, perché poni 'l core
là 'v' è mestier di consorte divieto?

   Questi è Rinier; questi è 'l pregio e l'onore          88
de la casa da Calboli, ove nullo
fatto s'è reda poi del suo valore.

   E non pur lo suo sangue è fatto brullo,                   91
tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno,
del ben richesto al vero e al trastullo;

   ché dentro a questi termini è ripieno                     94
di venenosi sterpi, sì che tardi
per coltivare omai verrebber meno.

   Ov' è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi?                    97
Pier Traversaro e Guido di Carpigna?
Oh Romagnuoli tornati in bastardi!

   Quando in Bologna un Fabbro si ralligna?           100
quando in Faenza un Bernardin di Fosco,
verga gentil di picciola gramigna?

   Non ti maravigliar s'io piango, Tosco,                   103
quando rimembro, con Guido da Prata,
Ugolin d'Azzo che vivette nosco,

   Federigo Tignoso e sua brigata,                              106
la casa Traversara e li Anastagi
(e l'una gente e l'altra è diretata),

   le donne e ' cavalier, li affanni e li agi                     109
che ne 'nvogliava amore e cortesia
là dove i cuor son fatti sì malvagi.

   O Bretinoro, ché non fuggi via,                                 112
poi che gita se n'è la tua famiglia
e molta gente per non esser ria?

   Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia;                         115
e mal fa Castrocaro, e peggio Conio,
che di figliar tai conti più s'impiglia.

   Ben faranno i Pagan, da che 'l demonio                 118
lor sen girà; ma non però che puro
già mai rimagna d'essi testimonio.

   O Ugolin de' Fantolin, sicuro                                     121
è 'l nome tuo, da che più non s'aspetta
chi far lo possa, tralignando, scuro.

   Ma va via, Tosco, omai; ch'or mi diletta                124
troppo di pianger più che di parlare,
sì m'ha nostra ragion la mente stretta».

   Noi sapavam che quell' anime care                         127
ci sentivano andar; però, tacendo,
facëan noi del cammin confidare.

   Poi fummo fatti soli procedendo,                            130
folgore parve quando l'aere fende,
voce che giunse di contra dicendo:

   `Anciderammi qualunque m'apprende';               133
e fuggì come tuon che si dilegua,
se sùbito la nuvola scoscende.

   Come da lei l'udir nostro ebbe triegua,                 136         
ed ecco l'altra con sì gran fracasso,
che somigliò tonar che tosto segua:

   «Io sono Aglauro che divenni sasso»;                    139
e allor, per ristrignermi al poeta,
in destro feci, e non innanzi, il passo.

   Già era l'aura d'ogne parte queta;                           142
ed el mi disse: «Quel fu 'l duro camo
che dovria l'uom tener dentro a sua meta.

   Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo                       145
de l'antico avversaro a sé vi tira;
e però poco val freno o richiamo.

   Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira,                      148
mostrandovi le sue bellezze etterne,
e l'occhio vostro pur a terra mira;

   onde vi batte chi tutto discerne».                           151





'DANTE VIVO'- LA COMMEDIA DI DANTE ALIGHIERI (Testo, lectura, musica, immagini dei manoscritti):

Inferno I, Inferno II, Inferno III, Inferno IV, Inferno V, Inferno VI, Inferno VII, Inferno VIII, Inferno IX, Inferno X, Inferno XI, Inferno XII, Inferno XIII, Inferno XIV, Inferno XV, Inferno XVI, Inferno XVII, Inferno XVIII, Inferno XIX, Inferno XX, Inferno XXI, Inferno XXII, Inferno XXIII, Inferno XXIV, Inferno XXV, Inferno XXVI, Inferno XXVIIInferno XXVIII, Inferno XXIX, Inferno XXX, Inferno XXXI, Inferno XXXII, Inferno XXXIII, Inferno XXXIV 

Purgatorio I, Purgatorio II, Purgatorio III, Purgatorio IV, Purgatorio V, Purgatorio VI, Purgatorio VII, Purgatorio VIII, Purgatorio IX, Purgatorio X, Purgatorio XI, Purgatorio XII, Purgatorio XIII, Purgatorio XIV, Purgatorio XV, Purgatorio XVI, Purgatorio XVII, Purgatorio XVIII, Purgatorio XIX, Purgatorio XX, Purgatorio XXI, Purgatorio XXII, Purgatorio XXIII, Purgatorio XXIV, Purgatorio XXV, Purgatorio XXVI, Purgatorio XXVII, Purgatorio XXVIII, Purgatorio XXIX, Purgatorio XXX, Purgatorio XXXI, Purgatorio XXXII, Purgatorio XXXIII

Paradiso
I, Paradiso II, Paradiso III, Paradiso IV, Paradiso V, Paradiso VI, Paradiso VII, Paradiso VIII, Paradiso IX, Paradiso X, Paradiso XI, Paradiso XII, Paradiso XIII, Paradiso XIV, Paradiso XV, Paradiso XVI, Paradiso XVII, Paradiso XVIII, Paradiso XIX, Paradiso XX, Paradiso XXI, Paradiso XXII, Paradiso XXIII, Paradiso XXIV, Paradiso XXV, Paradiso XXVI, Paradiso XXVII, Paradiso XXVIII, Paradiso XXIX, Paradiso XXX, Paradiso XXXI, Paradiso XXXII, Paradiso XXXIII

'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice