'Dante vivo', 1997-2016 © Julia Bolton Holloway, Carlo Poli, Società Dantesca Italiana, Federico Bardazzi, Ensemble San Felice

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DANTE ALIGHIERI

COMMEDIA. PARADISO X



Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 146


uardando nel suo Figlio con l'Amore               1
che l'uno e l'altro etternalmente spira,
lo primo e ineffabile Valore

   quanto per mente e per loco si gira                      4
con tant' ordine fé, ch'esser non puote
sanza gustar di lui chi ciò rimira.

   Leva dunque, lettore, a l'alte rote                          7
meco la vista, dritto a quella parte
dove l'un moto e l'altro si percuote;

   e lì comincia a vagheggiar ne l'arte                      10
di quel maestro che dentro a sé l'ama,
tanto che mai da lei l'occhio non parte.

   Vedi come da indi si dirama                                   13
l'oblico cerchio che i pianeti porta,
per sodisfare al mondo che li chiama.

   Che se la strada lor non fosse torta,                     16
molta virtù nel ciel sarebbe in vano,
e quasi ogne potenza qua giù morta;

   e se dal dritto più o men lontano                          19
fosse 'l partire, assai sarebbe manco
e giù e sù de l'ordine mondano.

   Or ti riman, lettor, sovra 'l tuo banco,                  22
dietro pensando a ciò che si preliba,
s'esser vuoi lieto assai prima che stanco.

   Messo t'ho innanzi: omai per te ti ciba;              25
ché a sé torce tutta la mia cura
quella materia ond' io son fatto scriba.

   Lo ministro maggior de la natura,                        28
che del valor del ciel lo mondo imprenta
e col suo lume il tempo ne misura,

   con quella parte che sù si rammenta                   31
congiunto, si girava per le spire
in che più tosto ognora s'appresenta;

   e io era con lui; ma del salire                                  34
non m'accors' io, se non com' uom s'accorge,
anzi 'l primo pensier, del suo venire.

   È Bëatrice quella che sì scorge                               37
di bene in meglio, sì subitamente
che l'atto suo per tempo non si sporge.

   Quant' esser convenia da sé lucente                     40
quel ch'era dentro al sol dov' io entra'mi,
non per color, ma per lume parvente!

   Perch' io lo 'ngegno e l'arte e l'uso chiami,         43
sì nol direi che mai s'imaginasse;
ma creder puossi e di veder si brami.

   E se le fantasie nostre son basse                           46
a tanta altezza, non è maraviglia;
ché sopra 'l sol non fu occhio ch'andasse.

   Tal era quivi la quarta famiglia                              49
de l'alto Padre, che sempre la sazia,
mostrando come spira e come figlia.

   E Bëatrice cominciò: «Ringrazia,                           52
ringrazia il Sol de li angeli, ch'a questo
sensibil t'ha levato per sua grazia».

   Cor di mortal non fu mai sì digesto                      55
a divozione e a rendersi a Dio
con tutto 'l suo gradir cotanto presto,

   come a quelle parole mi fec' io;                             58
e sì tutto 'l mio amore in lui si mise,
che Bëatrice eclissò ne l'oblio.

   Non le dispiacque; ma sì se ne rise,                     61
che lo splendor de li occhi suoi ridenti
mia mente unita in più cose divise.

   Io vidi più folgór vivi e vincenti                            64
far di noi centro e di sé far corona,
più dolci in voce che in vista lucenti:

   così cinger la figlia di Latona                                 67
vedem talvolta, quando l'aere è pregno,
sì che ritenga il fil che fa la zona.

   Ne la corte del cielo, ond' io rivegno,                   70
si trovan molte gioie care e belle
tanto che non si posson trar del regno;

   e 'l canto di quei lumi era di quelle;                     73 
chi non s'impenna sì che là sù voli,
dal muto aspetti quindi le novelle.

   Poi, sì cantando, quelli ardenti soli                      76
si fuor girati intorno a noi tre volte,
come stelle vicine a' fermi poli,

   donne mi parver, non da ballo sciolte,                79
ma che s'arrestin tacite, ascoltando
fin che le nove note hanno ricolte.

   E dentro a l'un senti' cominciar: «Quando         82
lo raggio de la grazia, onde s'accende
verace amore e che poi cresce amando,

   multiplicato in te tanto resplende,                       85
che ti conduce su per quella scala
u' sanza risalir nessun discende;

   qual ti negasse il vin de la sua fiala                      88
per la tua sete, in libertà non fora
se non com' acqua ch'al mar non si cala.

   Tu vuo' saper di quai piante s'infiora                  91
questa ghirlanda che 'ntorno vagheggia
la bella donna ch'al ciel t'avvalora.

   Io fui de li agni de la santa greggia                       94
che Domenico mena per cammino
u' ben s'impingua se non si vaneggia.

   Questi che m'è a destra più vicino,                       97
frate e maestro fummi, ed esso Alberto
è di Cologna, e io Thomas d'Aquino.

   Se sì di tutti li altri esser vuo' certo,                    100
di retro al mio parlar ten vien col viso
girando su per lo beato serto.

   Quell' altro fiammeggiare esce del riso              103
di Grazïan, che l'uno e l'altro foro
aiutò sì che piace in paradiso.

   L'altro ch'appresso addorna il nostro coro,       106
quel Pietro fu che con la poverella
offerse a Santa Chiesa suo tesoro.

   La quinta luce, ch'è tra noi più bella,                   109
spira di tale amor, che tutto 'l mondo
là giù ne gola di saper novella:

   entro v'è l'alta mente u' sì profondo                    112
saver fu messo, che, se 'l vero è vero,
a veder tanto non surse il secondo.

   Appresso vedi il lume di quel cero                       115
che giù in carne più a dentro vide
l'angelica natura e 'l ministero.

   Ne l'altra piccioletta luce ride                                118
quello avvocato de' tempi cristiani
del cui latino Augustin si provide.

   Or se tu l'occhio de la mente trani                        121
di luce in luce dietro a le mie lode,
già de l'ottava con sete rimani.

   Per vedere ogne ben dentro vi gode                    124
l'anima santa che 'l mondo fallace
fa manifesto a chi di lei ben ode.

   Lo corpo ond' ella fu cacciata giace                      127
giuso in Cieldauro; ed essa da martiro
e da essilio venne a questa pace.

   Vedi oltre fiammeggiar l'ardente spiro               130
d'Isidoro, di Beda e di Riccardo,
che a considerar fu più che viro.

   Questi onde a me ritorna il tuo riguardo,           133
è 'l lume d'uno spirto che 'n pensieri
gravi a morir li parve venir tardo:

   essa è la luce etterna di Sigieri,                             136
che, leggendo nel Vico de li Strami,
silogizzò invidïosi veri».

   Indi, come orologio che ne chiami                        139
ne l'ora che la sposa di Dio surge
a mattinar lo sposo perché l'ami,

   che l'una parte e l'altra tira e urge,                      142
tin tin sonando con sì dolce nota,
che 'l ben disposto spirto d'amor turge;

   così vid' ïo la gloriosa rota                                      145
muoversi e render voce a voce in tempra
e in dolcezza ch'esser non pò nota

   se non colà dove gioir s'insempra.                        148





Londra, British Library, Yates Thompson 36, fol. 147


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