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DANTE
ALIGHIERI
uardando nel
suo Figlio con
l'Amore
1
che l'uno e l'altro etternalmente spira,
lo primo e ineffabile Valore
quanto per mente e per
loco si
gira
4
con tant' ordine fé, ch'esser non puote
sanza gustar di lui chi ciò rimira.
Leva dunque, lettore, a
l'alte
rote
7
meco la vista, dritto a quella parte
dove l'un moto e l'altro si percuote;
e lì comincia a
vagheggiar ne
l'arte
10
di quel maestro che dentro a sé l'ama,
tanto che mai da lei l'occhio non parte.
Vedi come da indi si
dirama
13
l'oblico cerchio che i pianeti porta,
per sodisfare al mondo che li chiama.
Che se la strada lor
non fosse
torta,
16
molta virtù nel ciel sarebbe in vano,
e quasi ogne potenza qua giù morta;
e se dal dritto
più o men
lontano
19
fosse 'l partire, assai sarebbe manco
e giù e sù de l'ordine mondano.
Or ti riman, lettor,
sovra 'l tuo
banco,
22
dietro pensando a ciò che si preliba,
s'esser vuoi lieto assai prima che stanco.
Messo t'ho innanzi:
omai per te ti
ciba;
25
ché a sé torce tutta la mia cura
quella materia ond' io son fatto scriba.
Lo ministro maggior de
la
natura,
28
che del valor del ciel lo mondo imprenta
e col suo lume il tempo ne misura,
con quella parte che
sù si
rammenta
31
congiunto, si girava per le spire
in che più tosto ognora s'appresenta;
e io era con lui; ma
del
salire
34
non m'accors' io, se non com' uom s'accorge,
anzi 'l primo pensier, del suo venire.
È Bëatrice
quella che sì
scorge
37
di bene in meglio, sì subitamente
che l'atto suo per tempo non si sporge.
Quant' esser convenia
da sé
lucente
40
quel ch'era dentro al sol dov' io entra'mi,
non per color, ma per lume parvente!
Perch' io lo 'ngegno e
l'arte e l'uso
chiami,
43
sì nol direi che mai s'imaginasse;
ma creder puossi e di veder si brami.
E se le fantasie nostre
son
basse
46
a tanta altezza, non è maraviglia;
ché sopra 'l sol non fu occhio ch'andasse.
Tal era quivi la quarta
famiglia
49
de l'alto Padre, che sempre la sazia,
mostrando come spira e come figlia.
E Bëatrice
cominciò:
«Ringrazia,
52
ringrazia il Sol de li angeli, ch'a questo
sensibil t'ha levato per sua grazia».
Cor di mortal non fu
mai sì
digesto
55
a divozione e a rendersi a Dio
con tutto 'l suo gradir cotanto presto,
come a quelle parole mi
fec'
io;
58
e sì tutto 'l mio amore in lui si mise,
che Bëatrice eclissò ne l'oblio.
Non le dispiacque; ma
sì se ne
rise,
61
che lo splendor de li occhi suoi ridenti
mia mente unita in più cose divise.
Io vidi più
folgór vivi e
vincenti
64
far di noi centro e di sé far corona,
più dolci in voce che in vista lucenti:
così cinger la
figlia di
Latona
67
vedem talvolta, quando l'aere è pregno,
sì che ritenga il fil che fa la zona.
Ne la corte del cielo,
ond' io
rivegno,
70
si trovan molte gioie care e belle
tanto che non si posson trar del regno;
e 'l canto di quei lumi
era di
quelle;
73
chi non s'impenna sì che là sù voli,
dal muto aspetti quindi le novelle.
Poi, sì
cantando, quelli ardenti
soli
76
si fuor girati intorno a noi tre volte,
come stelle vicine a' fermi poli,
donne mi parver, non da
ballo
sciolte,
79
ma che s'arrestin tacite, ascoltando
fin che le nove note hanno ricolte.
E dentro a l'un senti'
cominciar:
«Quando
82
lo raggio de la grazia, onde s'accende
verace amore e che poi cresce amando,
multiplicato in te
tanto
resplende,
85
che ti conduce su per quella scala
u' sanza risalir nessun discende;
qual ti negasse il vin
de la sua
fiala
88
per la tua sete, in libertà non fora
se non com' acqua ch'al mar non si cala.

Tu vuo' saper di quai
piante
s'infiora
91
questa ghirlanda che 'ntorno vagheggia
la bella donna ch'al ciel t'avvalora.
Io fui de li agni de la
santa
greggia
94
che Domenico mena per cammino
u' ben s'impingua se non si vaneggia.
Questi che m'è a
destra più
vicino,
97
frate e maestro fummi, ed esso Alberto
è di Cologna, e io Thomas d'Aquino.
Se sì di tutti
li altri esser vuo'
certo,
100
di retro al mio parlar ten vien col viso
girando su per lo beato serto.
Quell' altro
fiammeggiare esce del
riso
103
di Grazïan, che l'uno e l'altro foro
aiutò sì che piace in paradiso.
L'altro ch'appresso
addorna il nostro
coro,
106
quel Pietro fu che con la poverella
offerse a Santa Chiesa suo tesoro.
La quinta luce,
ch'è tra noi più
bella,
109
spira di tale amor, che tutto 'l mondo
là giù ne gola di saper novella:
entro v'è l'alta
mente u' sì
profondo
112
saver fu messo, che, se 'l vero è vero,
a veder tanto non surse il secondo.
Appresso vedi il lume
di quel
cero
115
che giù in carne più a dentro vide
l'angelica natura e 'l ministero.
Ne l'altra piccioletta
luce
ride
118
quello avvocato de' tempi cristiani
del cui latino Augustin si provide.
Or se tu l'occhio de la
mente
trani
121
di luce in luce dietro a le mie lode,
già de l'ottava con sete rimani.
Per vedere ogne ben
dentro vi
gode
124
l'anima santa che 'l mondo fallace
fa manifesto a chi di lei ben ode.
Lo corpo ond' ella fu
cacciata
giace
127
giuso in Cieldauro; ed essa da martiro
e da essilio venne a questa pace.
Vedi oltre fiammeggiar
l'ardente
spiro
130
d'Isidoro, di Beda e di Riccardo,
che a considerar fu più che viro.
Questi onde a me
ritorna il tuo
riguardo,
133
è 'l lume d'uno spirto che 'n pensieri
gravi a morir li parve venir tardo:
essa è la luce
etterna di
Sigieri,
136
che, leggendo nel Vico de li Strami,
silogizzò invidïosi veri».
Indi, come orologio che
ne
chiami
139
ne l'ora che la sposa di Dio surge
a mattinar lo sposo perché l'ami,
che l'una parte e
l'altra tira e
urge,
142
tin tin sonando con sì dolce nota,
che 'l ben disposto spirto d'amor turge;
così vid'
ïo la gloriosa
rota
145
muoversi e render voce a voce in tempra
e in dolcezza ch'esser non pò nota
se non colà dove
gioir
s'insempra.
148
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